Viaggio in India

Autore/i: Hesse Hermann
Editore: Garzanti
pp. 126, Milano

Da Singapore a Sumatra a Ceylon (dove, pochi mesi più tardi, avrebbe potuto incontrare un giovane dandy torinese, Guido Gozzano, .. ) Hermann Hesse toccò, nel 1911, gli scali d’Oriente. Là aveva predicato suo nonno, missionario pietista; là – in India – era nata sua madre; la «fuga» o il «pellegrinaggio» di Hesse seguivano una scia di memorie familiari. Forse per questo Hesse riuscì a cogliere la «differenza» orientale come cosa domestica, con così chiaro e penetrante sguardo. É nota la parte importante che le filosofie orientali avrebbero avuto nelle opere della maturità di Hesse. É nota l’imprevedibile riscoperta dello Hesse «orientale» da parte della generazione hippy. Viaggio in India è tuttavia un’opera di sorprendente sobrietà e di vigili, rattenuti entusiasmi. I suoi rapidi schizzi devono tutto alle muse dell’attenzione, dell’intelligenza, dell’osservazione controllata. Si è sempre un poco delusi dal viaggio: solo il tempo gli darà radici e spazio nella memoria. Questo libro è il fedele ritratto di un continente ancora coloniale, un ritratto che tuttavia contiene, nelle sue pieghe, quelle Indie interiori, quel fantasma di un Oriente mitico e presente in ognuno, «casa e gioventù dell’anima»

Taccuino Giapponese

Autore/i: Pasqualotto Giangiorgio
Editore: Lindau
pp. 108, Torino

Il verde lucente del prato davanti alla scuola Shizutani, l’unica scuola confuciana antica rimasta in Giappone, è chiazzato dalle larghe macchie blu delle divise di centinaia di studenti seduti in attesa. Chiacchierano e ridono, ma, incredibilmente, non scorrazzano né urlano. Forse all’origine di queste forme di disciplina ormai connaturata anche nei comportamenti
dei giapponesi più giovani, sono proprio gli insegnamenti di Confucio.

I viaggi ci portano ogni giorno più lontano, senza contare la rapidissima circolazione di notizie, immagini, persone e cose in un pianeta che ci appare di conseguenza sempre più piccolo. A questa «visibilità globale» non sfugge neppure il Giappone che ci sembra di conoscere perché possiede un passato importante e una civiltà ricchissima ed è la terza economia mondiale, dopo America e Cina. Il rischio, però, è che lo sguardo che posiamo su un mondo così estraneo al nostro sia viziato da luoghi comuni e mezze verità. È proprio questo passo falso che il diario di viaggio di Giangiorgio Pasqualotto ci evita. Ciò che il Taccuino giapponese offre al lettore non, è infatti il classico percorso di ogni guida turistica con il corredo di descrizioni dettagliate di città, santuari e paesaggi, ma è il racconto di un’immersione dentro la storia, la cultura, l’arte, la religione e la filosofia del Paese del Sol Levante, alla ricerca della sua vera essenza.

Isolario Arabo Medioevale

Autore/i: Arioli Angelo
Editore: Adelphi
premessa dell’autore. pp. 344, Milano

Come approdi momentanei di un itinerario inventato – dal Mar di Cina e dall’Oceano Indiano al tenebroso «Mare Abbracciante» in Estremo Occidente – sfilano isole mirabili, piccoli universi dagli ambigui confini, viste, immaginate e raccontate da autori musulmani di varia provenienza (dall’Iraq alla Persia, al Marocco, alla Spagna), mercanti e viaggiatori, ma anche sedentari compilatori di opere geografiche, in un arco di tempo che va dalla metà del IX al XV secolo. Isole che appaiono e scompaiono, isole abitate soltanto da donne, o da esseri che si fanno sentire ma non si fanno mai vedere, l’isola delle scimmie, del leggendario e vendicativo uccello Rukhkh, degli antropofagi, del rubino, dei granchi pietrificati, degli androgini. Infinite varianti di isole fantastiche, che evocano meraviglie: come Finzioni di Borges, o Le città invisibili di Calvino o il Libro dei mostri di Wilcock.

L’Abate Antonio Stoppani sulla Via di Damasco

Autore/i: Vercellin Giorgio
Editore: Ipocan
prefazione di Daniela Bredi pp. 178, Roma

Sommario

Prefazione

Ringraziamenti

Elenco dei testi citati

Cap. I – L’Abate Antonio Stoppani, ovvero l’eco dei tempi

Cap. II – Partiam, partiam…

Cap. III – Addio, Alpi sublimi, indorate dal sole nascente…

Cap. IV – Su il sipario!

Cap. V – Ché la diritta via era smarrita

Cap. VI – … e in Oriente son già mille e tre!

Cap. VII – L’Abate nel serraglio

Cap. VIII – Mamma, e le Turche!

Cap. IX – Dove sta l’Allah? Uh, Madonna mia!

Cap. X – Unam, sanctam, catholicam et apostolicam

Appendice I – Il babbo della geologia italiana

Appendice 2 – Monte Barro

Appendice 3 – Il flebo

Il Viaggio in Giappone

di un gentiluomo italiano di fine Ottocento
Autore/i: Niri Paolo Augusto
Editore: Odradek
nota introduttiva dell’autore. pp. 96, 40 ill. b/n, Roma

Dopo tanti libri azzimati e seriosi pubblichiamo una chicca, di facile lettura ma del tutto affidabile, sul Giappone di fine Ottocento. Che poi si scopre non essere molto cambiato.

Un italiano residente in Giappone, tornato nella sua città natale, si trova tra le mani un voluminoso libro della fine dell’Ottocento che parla del viaggio di un nobile napoletano di origini abruzzesi nella terra del Sol levante.
La lettura del libro è intensa ed entusiasmante, e dal fascino dei luoghi da lui stesso visitati nonché dal confronto delle emozioni provate nasce una scelta antologica che ne ripropone in modo intelligente e scorrevole i contenuti, lasciandone nel contempo inalterato l’incanto complessivo.
Il Giappone alla fine dell’800 iniziava quel processo radicale e irreversibile di trasformazione e di occidentalizzazione che lo avrebbe portato poi ad essere protagonista dello sviluppo tecnologico e della modernità, sebbene permangano tuttora immutati alcuni tratti distintivi del carattere del suo popolo che suscitano rispetto e ammirazione.
Nella seconda metà dell’Ottocento il Giappone, dopo aver rinunciato a quella politica di isolamento che lo aveva reso inavvicinabile per più di due secoli, si aprì gradualmente ai rapporti con le potenze occidentali e all’afflussodegli stranieri.
In quell’epoca inoltre, grazie alla realizzazione del canale di Suez, inaugurato nel 1869, si rese possibile quel giro intorno al mondo, in piroscafo e in treno, che Jules Verne avrebbe descritto nel suo celebre libro, pubblicato nel 1873.
Molti europei, quindi, vinti dal fascino di Phileas Fogg (il gentleman inglese protagonista del romanzo Il giro del mondo in 80 giorni) e dell’Oriente, si improvvisarono globe-trotters e si recarono anche in Giappone, alla scoperta di un paese per molti versi ancora misterioso e sconosciuto. Tra questi il giovane De Riseis, nobile di nascita, che vi giunse nel 1893 e che ci ha lasciato una testimonianza tra le più vivaci e coinvolgenti del Giappone del periodo Meiji.

Paolo Augusto Niri (Chieti 1968) dal 2003 vive in Giappone, dove insegna l’italiano alla Kyoto University of Foreign Studies e alla Osaka University of Arts.

All’editore preme sottolineare la figura del nobile Giovanni De Riseis che sul finire del 1893, appena laureatosi a Napoli in giurisprudenza – aveva solo ventuno anni – intraprende un grand tour inusuale, dagli Stati Uniti, al Giappone, alla Cina.
Il prof. Niri, che insegna in Giappone, ha riscoperto gli appunti di viaggio del proprio connazionale e conterraneo, e ne propone una scelta antologica e commentata.
Nel caso di De Riseis, i proventi delle rendite fondiarie non vengono dissolti in beni di lusso; o per lo meno, il lusso di un viaggio intorno al mondo può condensarsi in un ponderoso libro di appunti di viaggio, capace di restituire sia il Paese attraversato con tutte le sue differenze, sia l’intelligenza, la cultura e la sensibilità di chi si è messo in viaggio.
I commenti di Niri alla scelta antologica propongono quindi un curioso e attraente gioco di “riflessioni” incrociate sul Giappone da parte di due colti e curiosi giramondo.

Shambhala Rossa

Magia, profezia e geopolitica nel cuore dell’Asia
Autore/i: Znamenski Andrei
Editore: Settimo Sigillo
introduzione di Marcello De Martino, traduzione di Massimo Carlucci. pp. 304, nn. ill. b/n, Roma

Molti conoscono Shambhala come la leggendaria terra di felicità spirituale che è situata o in India secondo il Kalachakra Tantra nel buddhismo tibetano o nella catena montuosa dell’Himalaya sotto il nome di Shangri-La grazie al popolare film Lost Horizon (Orizzonte perduto) del 1937 di Frank Capra, ma pochi sanno del ruolo che il mito di Shambhala ha svolto nella geopolitica russa all’inizio del XX secolo. Shambhala rossa è il primo libro in inglese che racconta la storia di cercatori politici e religiosi provenienti da Oriente e da Occidente che si servirono delle profezie buddhiste per promuovere i loro programmi spirituali, sociali e geopolitici. C’erano persone di diverse convinzioni ed ambienti come Ja-lama e Agvan Dorzhiev, ma tra costoro si annoverava anche un pittore teosofo come Nicholas Roerich, un crittografo della polizia segreta bolscevica come Gleb Bokii, uno scrittore di occultismo con tendenze a sinistra qual era Alexander Barchenko, rivoluzionari e diplomatici bolscevichi come
Georgy Chicherin e Boris Shumatsky insieme ai loro compagni di viaggio indigeni Elbek-Dorjik Rinchino, Sergei Borisov e Choibalsan, e infine il fanatico di destra Roman von Ungern-Sternberg, il sanguinario barone bianco.
Il nuovo libro di Andrei Znamenski e una sfida per tutti coloro che rifiutano di accettare le connessioni tra leggenda e politica. Shambhala rossa da un incontestabile elemento di prova che l’ideologia comunista atea del XX secolo non ha disdegnato di usare un mito buddista tibetano come una sorta di instrumentum regni, cioe uno strumento politico di propaganda: sinistra russa e intellettuali di destra, come pure ricercatori spirituali, si trovarono tutti uniti in un’antica idea di rinascita, sognando una terra egualitaria, una Shambhala rossa, dove un’umanita trasformata potesse vivere in una Nuova Era di pace. Lfautore fornisce un’indagine innovativa attraverso la quale siamo fatti consapevoli che il Sacro e Profano possono condividere lo stesso milieu mitico: una lettura obbligata per le persone interessate a quella zona indefinita tra mistica, esoterismo e politica.

Andrei Znamenski ha studiato storia e antropologia sia in Russia che negli Stati Uniti. Gia ricercatore residente alla Biblioteca del Congresso, e stato visiting professor presso l’Universita di Hokkaido in Giappone e ha insegnato storia russa e storia delle religioni presso l’Universita di Toledo in Ohio, l’Alabama State University e l’Universita di Memphis. I suoi principali campi di interesse sono lo sciamanesimo, la storia dell’esoterismo occidentale e la storia russa come pure le religioni indigene
della Siberia e del Nord America. Znamenski viaggiato e vissuto molto in Alaska, Siberia e Giappone

Dalle Indie alla Cina

Le trasformazioni della cartografia per una nuova raffigurazione del mondo 1492 – 1735
Autore/i: Viviano Gianpiero
Editore: Sagep Editori
introduzione dell’autore. pp. 96, nn. tavv. a colori ripiegate f.t., interamente e riccamente ill. a colori, Genova Prezzo: € 20,00

Un percorso molto lungo quello proposto dall’Autore, ma decisivo per quanto riguarda le due date estreme (1492 e 1735) in quanto rappresentano il periodo nel quale la raffigurazione cartografica del mondo subisce la più radicale trasformazione non solo rispetto ai secoli precedenti, ma anche riguardo alla cartografia di pochi anni prima del 1492.
La cartografia successiva a questo anno è frutto sia dei resoconti dei grandi navigatori che del lavoro sulla terraferma svolto nell’ambito delle più varie professionalità da cartografi, geografi, matematici, cosmografi, disegnatori, incisori, stampatori, editori e… missionari per quanto riguarda la grande area, pressoché sconosciuta, dell’estremo Oriente.
Dopo una rassegna descrittiva (accompagnata da opportuni rimandi bibliografici per chi volesse approfondire i vari argomenti toccati) l´Autore focalizza la propria analisi sulle carte seicentesche (ma anche su quelle di poco precedenti e successive) per evidenziare un argomento ancora dibattuto nella storia della cartografia ovvero su come hanno potuto vaste aree continentali (in particolare l´Europa e il bacino del Mediterraneo) continuare ad essere rappresentate in modo (a noi) palesemente distorto fino alle soglie del Settecento.
Con l´aiuto di qualche schema grafico e di una tabella riassuntiva di dati di raffronto per alcune significative distanze geografiche, l´Autore propone una propria risposta lasciando aperta al lettore la possibilità di ulteriori verifiche su altri punti geografici.

Le Grandi Vie di Comunicazione Europa-Asia

Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: ERI
pp. 188, nn. tavv. b/n f.t., 1 cartina a colori ripiegata f.t., Torino Prezzo: € 45,00

L’Autore, che non è soltanto un noto orientalista ma altresì un esploratore che percorse in ripetute spedizioni molte di quelle vie di cui parla in questa sua sintesi, traccia l’immagine di una storia, mostrando come l’Oriente e l’Occidente sin dai primordi si congiungano in un alternarsi di accostamenti ora pacifici ora violenti: sono le espansioni di splendidi imperi, gli incontri e gli urti che premono dal mondo ellenico-romano e dal mondo indoiranico, cinese, mongolico, a tratti sopraffatti dalle irruzioni devastatrici dei cavalieri nomadi.
Questo «Saggio» è una evocazione del rapporto attuatosi tra l’Asia e l’Occidente, lungo i percorsi delle grandi carovaniere: che non sono soltanto vie fisiche di comunicazione ma corridoi lungo i quali si trasmettono i messaggi spirituali e si maturano i processi interiori delle civiltà.
Giuseppe Tucci è professore ordinario di Religioni e Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente presso l’Università di Roma. Ha insegnato italiano, cinese e tibetano presso la Università di Calcutta.
Ha diretto tre missioni archeologiche nella valle dello Swat nel Pakistan Occidentale ed in Afghanistan. Socio dell’Accademia Imperiale del Giappone, Socio d’onore della Società Asiatica di Parigi, Dottore honoris causa dell’Università di Kolosvar e di Delhi, Socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, insignito del titolo di «Oceano delle Sacre Scritture» dall’Università di Calcutta, Presidente dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente.
È autore di numerosissime pubblicazioni in italiano e specialmente in inglese sulla storia e la filosofia dell’Oriente e di cronache sulle missioni scientifiche da lui intraprese.

Esperienza dell’India

Autore/i: Disertori Beppino
Editore: Neri Pozza
pp. 276, Temi (Trento) Prezzo: € 18,00

Il cuore spirituale delle otto Delhi e dell’India intera è l’ara sul luogo della cremazione di Mohandas Karamchand Gandhi, che il suo popolo e il mondo chiamarono Mahatma, Il Magnanimo. Le acque della Jumna specchiarono le fiamme di quel rogo, segnando un momento storico supremo, come quello del paranirvana di Buddha. La mia prima visita è proprio al Raj Gath per il rito dell’offerta floreale sull’ara del Mahatma. È mio dovere e diritto per l’antica devozione.
Devo compiere un lungo tratto a piedi scalzi …..
M’inchino sul marmo lucido e vi vedo specchiati il mio volto commosso e i petali gialli delle sacre tagete che sto spargendo. È un invito al nosce te ipsum: all’esame di coscienza, alla diuturna ricerca interiore e alla fedeltà all’atman che abita in noi. È l’ammonimento intranseunte del Maestro agli uomini transeunti.

Nepal, alla Scoperta del Regno dei Malla

Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: Fratelli Melita Editori
prefazione e introduzione dell’autore, fotografie di Francesca Bonardi. pp. 96, nn. ill. b/n, Roma Prezzo: € 16,00

Questo libro prende spunto da una spedizione archeologica compiuta nel Nepal con lo soopo di scoprire e salvare, e non solo attraverso il documento fotografico, I resti delle civiltà che si sono succedute nelle zone Imalaiane e ricostruire le complesse vicende delle genti che fecero da ponte fra il subcontinente Indo-pakistano e l’Asia centrale. Vengono così registrate le caratteristiche storiche e culturali dei Malia, popolo audace e guerriero che dall’XI al XIV secolo dominò ’su tutte le vaste terre desertiche a nord dell’Amalia. Controllando perfino le ’strade dei pellegrini verso il Mansarovar e il Cailasa, sfruttando le ricche miniere d’oro di Tok-Gialug, i Malia ebbero infatti il monopolio assoluto dei traffici intercorrenti fra l’India e il Tibet, fondamento precipuo di un vasto Impero.

Templi, rovine e iscrizioni cl vengono incontro in una terra ricca di mistero e Immersa nel silenzio. Essi riescono a narrarci le vicende d’un grandioso impero di tipo feudale che per tre secoli dominò il Nepal ed il Tibet occidentale.

Giuseppe Tucci, nato a Macerata nel 1894, premio Jawaharlal Nehru, è stato. professore di ,religioni e filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente all’Università di Roma, Ha compiuto oltre dieci pericolose esplorazioni nel Tibet e nel Nepal, scoprendo documenti che hanno aperto nuovi orizzonti agli studi asiatici.

Central Asia and Tibet

Towards the Holy City of Lassa
Autore/i: Sven Hedin
Editore: Hurst and Blackett Limited
rilegatura in marocchino rosso con fregi in oro e stemma di Lord Montgomerie copia del Memorial Fund, copia con piccolo strappo su una delle carte geografiche. vol. 1 pp. xvii-608, vol. 2 pp. xiv-664, 420 ill. b/n, 8 full-page color ill., 5 maps b/n, London Prezzo: € 650,00

Preface:
IN offering, as I do in the following pages, the results of my latest travels in Central Asia to the English-speaking world, my first duty must be to thank al those who have in various ways contributed to the success of the journey. In the first place, my sincere and earnest thanks must be tendered to His Majesty King Oscar of Sweden and Norway. With his accustomed generosity and enlightenment he made possible the inception of an undertaking, the success of which was in no slight degree due to his valuable assistance and his distinguished patronage. During the many years which I have devoted to the exploration of the little-known interior of Asia His Majesty has always followed my movements with the warmest interest and sympathy, graciously encouraging me to fresh efforts, and honouring me in the most flattering way after each new success. To him, therefore, I desire to express my deepest and most heartfelt gratitude.
To His Imperial Majesty the Czar of Russia I also owe a heavy debt of gratitude for the invaluable support he was pleased to afford me.
The services which his Cossacks rendered me were such as money alone could not repay. In my caravan there was not the faintest echo of those bloody and hostile passages which in the past have more than once clouded the relations between Swedes and Russians. Seldom have I been served with such signal devotion and zeal as I was during the three years I had the good fortune to have associated with me these four Cossacks of the Czar’s great army. At the same time may I also express my heartfelt thanks to His Excellency, General Kuropatkin, Russian Minister of War, for the valuable assistance he so kindly rendered me? After the very substantial help which King Oscar so generously gave me by way of a start, I experienced no difficulty in raising the funds necessary for my journey, long and important though it was. I had no need to appeal to any except my own countrymen; and amongst them I had on this, as on former occasions, no more liberal friend than M. Emanuel Nobel, of St. Petersburg.
The Swedish edition of this book I have dedicated to my deeply revered parents, as a slight token of the love and affection I owe them for all they have done for me in the past. By a happy inspiration, I have asked, and obtained, the kind permission of His Excellency, Lord Curzon, Viceroy of India, to dedicate to him the EnglishAmerican edition. It affords me the sincerest pleasure thus publicly to thank him for the truly magnificent hospitality which he and Lady Curzon showed me when I was in Calcutta and Barrackpur. It was owing to Lord Curzon’s influential favour that my visit in India turned out so exceedingly pleasurable, in fact, I shall never forget it. But whilst thus tendering the evidence of my gratitude to the able and successful administrator, I desire also, by my dedication of the book to Lord Curzon, to express my admiration for the learned geographer, and, at the same time, render my homage to one who is counted amongst the profoundest of living students of the geography and politics of Asia. I congratulate the powerful empire which has such posts as the Viceroyalty of India to bestow upon the noblest and best of her sons; I congratulate her still more in having sons like Lord Cunon to whom she can entrust the rule of a dependency compared with which most of even the Great Powers of Europe are but as pigmies beside a giant.
It also affords me great pleasure to offer my respectful thanks to the Royal Geographical Society for the distinguished and flattering reception it has always accorded to me, for the unique and highly valued honours it has bestowed upon me, and for the proofs of hospitality, sympathy, and kindness with which I have been overwhelmed by those of its members with whom I have had the good fortune to be brought into contact, but more especially to Sir Clements R. Markham, its esteemed president, and Dr. J. Scott Keltie, its valued secretary. By both the officers and members of the Royal Scottish Geographical Society I have been no less honoured and, encouraged; and herewith I tender to them also my heartfelt thanks.
This book cannot claim to be anything more than a digested and ordered diary of my latest travels in Asia, together with a description of the regions which.1 have crossed and recrossed to an added total of some six thousand English miles. If the narrative should be found somewhat heavy and lacking in variety-it will be an exact counterpart of the regions I have travelled through. Travel in Asia is not a dance upon the dropping petals of the rose. Life, with the slow-moving caravans of its boundless deserts and untrodden mountain solitudes, cannot help being monotonous. I have, however, tried to convey an impression of the manner of life, and of how the days pass, amid the lonely desolation of those illimitable wastes. And in any case my
labours bring their own reward, in the consciousness that they have contributed, in some degree at least, to the advancement of human knowledge.
In this book I have contented myself with merely an occasional glance at the scientific results of the journey. The fuller and detailed account of them is reserved for a separate work, to which I would like to be allowed to refer the reader who is interested in the geography of Central Asia. The work in question will appear in the course of the next three years, and will be accompanied by an atlas in a couple of folio vols. I shall be happy to answer any inquiries about the Scientific Results, as well as to enrol the names of subscribers; for the production of the work must necessarily be costly, and its success will, of course. depend upon the number of subscribers who come forward.
As I can make no pretensions to being either a historical or an archaelogical scholar, I have seen fit to quote the opinions of two gentlemen, who are well conversant with such subjects, with regard to the ruins of the ancient towns that I had the good fortune to discover beside the ancient lake of Lop-nor. I allude to Professor Himly, of Wiesbaden, and Mr. Macartney, Agent of the Government of India at Kashgar. Dr. M. A. Stein’s Sand-buried Ruirrs of Khofan did not, unfortunately, appear in time for me to refer to it in the text. Nevertheless it cannot be overlooked. It is a work which is as admirable in execution as it is important for the valuable matter it contains. Indeed, it would not be easy to conceive an abler survey, at once clear and full of the keenest insight, of the historic and archaeological problems connected with Central Asia It is certain to mark an era in the investigation of that part of the world. This classic production -for such it is bound to become-cannot be too warmly recommended. The great admiration I have for it must be my excuse for dwelling for a moment upon one or two of the numerous fascinating topics it suggests.
In the first place I desire to acknowledge the loyal spirit in which Dr. Stein has recognised my claim to be the first discoverer of Dandan Uiliq (though I confess I never heard this name applied to the site), and of Kara-dung. With regard to the shifting of the Keriya-daria towards the east, I would refer to my paper in Petermann’s Mitteilungen, Ergiinzungsheft, No. 131, p. 37 (1900).’ The following pages will afford abundant proofs of the tendency of the rivers of East Turkestan to shift their beds. Had Dr. Stein enjoyed the same opportunities that I have had for studying their courses, and the rapid alterations they undergo, he would have found nothing surprising in the fact that the Keriya-daria has shifted its course 234 miles further to the east. T h a t is a movement which would require for its accomplishment neither centuries nor thousands of years. Once the bed of an East Turkestan river gets choked with mud, it is only a question of a comparatively few years for it to alter its course. T h e detailed results of my investigations on the Mus-tagh-ata, and the Eastern Pamirs generally, are not yet published, but they will, I trust, be published ere long. The materials which I collected for a map of the region are at this moment in the hands of the geographical firm of Justus Perthes in Gotha; in fact, I have made an arrangement with them to publish the whole in another separate monograph of the well-known Petermann’s Mitteilungen.
Dr. Stein is to be congratulated upon having exposed the scandalous fabrication of “ancient MSS.” which for a time went on wholesale in Khotan. Fortunately he discovered it before more serious or more mischievous results were able to ensue.
I ought perhaps to state that the reasons why I so seldom advert to the travels of my predecessors and contemporaries in the same parts of the world have not been either forgetfulness or want of due recognition of them ; but simply because my own materials have been so voluminous that the requisite space has been wanting.
Finally, I must thank my publishers, Messrs. H u n t and Blackett, for the generous and obliging spirit in which they have met me throughout. They are issuing the book in what I can only describe as a first class manner, and I trust the result will amply compensate them for the trouble and sacrifices they have made.
The present book has been translated by Mr. J. T. Bealby, the same gentleman who so ably translated Through Asia. To him also I desire to offer my sincere thanks for the painstaking and diligent care he has bestowed upon the English rendering. Unless I am mistaken, it is an excellent piece of work.

Il Potere del Nulla

Autore/i: David Neel Alexandra
Editore: Voland
traduzione di Paolina Baruchello. pp. 192, Roma Prezzo: € 15,00

Munpa, discepolo e servitore di un santo eremita, trova il suo Maestro assassinato. Pieno di dolore e di rabbia si mette sulle tracce dell’omicida. I mille sviluppi della sua indagine lo porteranno dal Tibet in Cina, dalla prigione a un monastero, da una zuffa al letto di una locandiera. Un detective improvvisato alle prese con un misto di superstizione e logica, di ingenuità e furbizia. Scritto da Alexandra David-Néel e dal figlio adottivo, il Lama Yongden, il romanzo è ricco di colpi di scena e pervaso di filosofia orientale.

Louise Eugenie Alexandrine David (1868-1969) nasce a Saint-Mandé, vicino Parigi. Orientalista, conferenziera e instancabile viaggiatrice, nel 1904 sposa Philippe Néel. Nel 1911 l’uscita di Buddismo del Buddha coincide con la sua partenza per l’Asia. Philippe non rivedrà la moglie che nel 1926. Lei intanto si recherà in Nepal, Cina, Corea, Giappone, fino a entrare nel 1925, prima donna europea, a Lhasa, la città proibita agli stranieri. L’impresa è riportata dalla stampa di tutto il mondo e Alexandra, una volta tornata in Europa, pubblica i suoi libri più famosi: Viaggio di una parigina a Lhasa, Il lama dalle cinque saggezze, Mistici e maghi del Tibet, Nel paese dei briganti gentiluomini (tutti pubblicati da Voland). Morirà ultracentenaria e le sue ceneri verranno disperse nel Gange.

Alexandra David-Néel

Autore/i: Bruni Alessandra
Editore: Ali&No
pp.146, ill. b/n, Perugia Prezzo: € 12,00

Il viaggio di Alexandra è quello di uno spirito libero, di un’indomita e coraggiosa esploratrice che ha scelto di inseguire un sogno, quello della conoscenza della filosofia buddista, e ha fatto una scelta di vita controcorrente in un’epoca, la prima metà del Novecento, in cui viaggiare per una donna era a dir poco disdicevole. Di Alexandra David-Néel in questo libro si ricorda l’anelito di libertà, l’emancipazione, la forza, la sete filosofica, i viaggi in Oriente. Della sua ricerca di vita, svolta contemporaneamente su un piano geografico e spirituale, queste pagine raccontano le tappe più importanti, ma soprattutto la messa in discussione di tutti i luoghi comuni, di tutte le certezze, con l’unico obiettivo della ricerca di quella Verità che, da sola, soddisfa e appaga i veri cercatori dello spirito.

Alessandra Bruni nel 1993 pubblica il racconto Brezza per l’editore Parole e Immagini di Firenze. Nel 1997 pubblica, per le Edizioni Via del Vento, Collana Ocra Gialla, il volume di racconti L’isola, nel 1999, per le stesse edizioni, Natale a Villa Seurat e altre prose, racconti inediti di Henry Miller, curandone la traduzione. Nel maggio 2001 compare nell’antologia Anime lontane, a cura di Luigi Arcangeli, insieme a Antonella Anedda, Roberto Roversi, Anna Cascella e altri. Dal 2000 al 2003 dirige una casa editrice a San Gimignano, La Rosa dei sensi. Scrive di arte contemporanea con testi per Marco lodola, Soheir Kashoggi, Paolo Staccioli, Giampaolo Talani, Mario Ceroli e altri. Orientalista, si dedica alla divulgazione della dottrina buddista theravada.

Vagabonda nel Turkestan

Una donna in viaggio da Samarcanda al Deserto delle Sabbie Rosse
Autore/i: Maillart Ella
Editore: EDT
premessa dell’autrice, traduzione di Silvia Vacca. pp. IX-150, Prezzo: € 9,50

“Mai mattino della mia vita mi è apparso più bello. Vorrei inventare un grido che sappia esprimere un sentimento tanto intenso. Partire per me è come rivivere… procedo attraverso una realtà più bella di qualsiasi straordinaria magia.”

Ella Maillart Ginevrina, annoverata fra le maggiori scrittrici-viaggiatrici del Novecento, Ella Maillart (1903-1997) ha scritto numerose opere, tra cui, pubblicate in Italia da EDT, Oasi proibite, Vagabonda nel Turkestan (tratto da Des monts célestes aux sables rouges), Ti-Puss, La via crudele, Crociere e carovane.

La Collana di Giada

Autore/i: Di Givra Giovanni
Editore: Bestetti e Tumminelli
pp. 190, ill. b/n f. t., Milano – Roma Prezzo: € 32,00

“Cercar di vedere tutte le belle cose indicatemi, trovare io stesso delle belle cose ignorate da altri, è stato sempre nei miei propositi viaggiando attraverso il mondo, ove troppa gente vive e si disloca come un baule.

L’Arte è il fiore dell’anima nazionale, in una determinata epoca: nessun modo è, quindi, migliore – per la effettiva comprensione dello spirito d’un popolo in un dato momento storico – che d’osservare attentamente, di ritrovare con passione, le caratteristiche d’arte esistenti tuttora nel paese. Per la stessa ragione, l’Arte più è nazionale, più s’intona alle tradizioni, all’ambiente esterno, e meglio essa risponde ad una superiore idea di verità, ad un senso di necessità superiore. Riesce ridicolo – e penoso ad osservare – l’importare, specie in paesi di antica civiltà, forme e concetti artistici completamente differenti da quelli indigeni ed assolutamente loro estranei.

Nel mio viaggio intorno all’Asia, e durante i due anni trascorsi fra la mia destinazione alla Legazione in Pekino e quella all’Ambasciata in Tokio, ho sempre cercato di vedere o di rinvenire le cose più belle; e queste, soltanto, formano i grani de «La Collana di Giada».
Ho scritto di ogni cosa nel modo in cui essa m’apparve, aggiungendo le sensazioni ch’essa mi produsse ed i ricordi che, insieme, suscitò nella mia anima. Questo libro, dunque, è anche il romanzo della mia vita.

Ricordo quando, studente di liceo nel «Real Collegio Carlo Alberto» in Moncalieri, presso Torino, vedevo, alle volte, nella sera, passare dinanzi, sulla strada ferrata, la «Valigia delle Indie». Io vedevo il treno apparire, e rapido, tutto vibrante di suoni ferrigni e di luci, distendersi attraverso la campagna e scomparire nel fondo come un lampo, lasciando dietro di sè, come una scia di nave, una visione d’Oriente. Fin quasi dall’infanzia io m’ero indugiato deliziosamente a trascorrere col pensiero tra quei paesi lontani, ove la bellezza pare continuamente fluire dalla realtà al sogno.”