Vagabondo Illuminato

La vita e gli insegnamenti di Patrul Rinpoche
Autore/i: Ricard Matthieu
Editore: Astrolabio Ubaldini
a cura di Constance Wilkinson, traduzione di Guido Lena pp. 304, fotografie in b/n, Roma

Il libro offre una messe di aneddoti sulla vita di Patrul Rinpoche, uno dei maestri e yogin più stimati del diciannovesimo secolo. Famoso per la sua dedizione alla pratica spirituale, Patrul preferiva vivere tra la gente comune, nelle tende dei nomadi, anziché tra gli sfarzi dei grandi monasteri tibetani. Le storie, raccolte da fonti orali e scritte e tradotte dallo studioso e monaco Matthieu Ricard nell’arco di trent’anni, illustrano l’insegnamento spesso non convenzionale di un grande santo capace di trasmettere il dharma in ogni suo atto. Il volume è arricchito dalle numerose fotografie (molte delle quali di Ricard) che raffigurano i luoghi in cui visse Patrul e gli eremitaggi e le grotte in cui si ritirava a meditare.

Tara, l’Arte del Potere Femminile

Autore/i: Tsultrim Freccero Carla
Editore: Chiara Luce
prefazione dell’autrice. pp. 128, ill. b/n, Pomaia (Pisa)

In questo libro, scritto da una monaca buddhista occidentale, Tara viene raccontata nel suo contesto storico e spirituale e vista come esperienza archetipica del femminile liberato, espressione di potere, gioia, saggezza e splendente virtù.
Tara può giungere in soccorso di ognuno di noi, immediatamente , al primo accenno, al primo richiamo della nostra mente sofferente. E quando Tara tocca anche un solo infinitesimale attimo psichico della nostra coscienza, come un sole che spunta dalle nuvole, dilaga ovunque riempiendo di energia radiante la nostra vita.

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Prefazione

Primo capitolo:
Tara ti presento Tara

Secondo capitolo:
Tara nel tempo

Terzo capitolo:
I 108 nomi di Tara

Quarto capitolo:
Tara siamo noi

Recitare il mantra di Tara e meditare sul mantra

Le lodi a Tara sono senza numero

Shambhala Rossa

Magia, profezia e geopolitica nel cuore dell’Asia
Autore/i: Znamenski Andrei
Editore: Settimo Sigillo
introduzione di Marcello De Martino, traduzione di Massimo Carlucci. pp. 304, nn. ill. b/n, Roma

Molti conoscono Shambhala come la leggendaria terra di felicità spirituale che è situata o in India secondo il Kalachakra Tantra nel buddhismo tibetano o nella catena montuosa dell’Himalaya sotto il nome di Shangri-La grazie al popolare film Lost Horizon (Orizzonte perduto) del 1937 di Frank Capra, ma pochi sanno del ruolo che il mito di Shambhala ha svolto nella geopolitica russa all’inizio del XX secolo. Shambhala rossa è il primo libro in inglese che racconta la storia di cercatori politici e religiosi provenienti da Oriente e da Occidente che si servirono delle profezie buddhiste per promuovere i loro programmi spirituali, sociali e geopolitici. C’erano persone di diverse convinzioni ed ambienti come Ja-lama e Agvan Dorzhiev, ma tra costoro si annoverava anche un pittore teosofo come Nicholas Roerich, un crittografo della polizia segreta bolscevica come Gleb Bokii, uno scrittore di occultismo con tendenze a sinistra qual era Alexander Barchenko, rivoluzionari e diplomatici bolscevichi come
Georgy Chicherin e Boris Shumatsky insieme ai loro compagni di viaggio indigeni Elbek-Dorjik Rinchino, Sergei Borisov e Choibalsan, e infine il fanatico di destra Roman von Ungern-Sternberg, il sanguinario barone bianco.
Il nuovo libro di Andrei Znamenski e una sfida per tutti coloro che rifiutano di accettare le connessioni tra leggenda e politica. Shambhala rossa da un incontestabile elemento di prova che l’ideologia comunista atea del XX secolo non ha disdegnato di usare un mito buddista tibetano come una sorta di instrumentum regni, cioe uno strumento politico di propaganda: sinistra russa e intellettuali di destra, come pure ricercatori spirituali, si trovarono tutti uniti in un’antica idea di rinascita, sognando una terra egualitaria, una Shambhala rossa, dove un’umanita trasformata potesse vivere in una Nuova Era di pace. Lfautore fornisce un’indagine innovativa attraverso la quale siamo fatti consapevoli che il Sacro e Profano possono condividere lo stesso milieu mitico: una lettura obbligata per le persone interessate a quella zona indefinita tra mistica, esoterismo e politica.

Andrei Znamenski ha studiato storia e antropologia sia in Russia che negli Stati Uniti. Gia ricercatore residente alla Biblioteca del Congresso, e stato visiting professor presso l’Universita di Hokkaido in Giappone e ha insegnato storia russa e storia delle religioni presso l’Universita di Toledo in Ohio, l’Alabama State University e l’Universita di Memphis. I suoi principali campi di interesse sono lo sciamanesimo, la storia dell’esoterismo occidentale e la storia russa come pure le religioni indigene
della Siberia e del Nord America. Znamenski viaggiato e vissuto molto in Alaska, Siberia e Giappone

Nepal, alla Scoperta del Regno dei Malla

Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: Fratelli Melita Editori
prefazione e introduzione dell’autore, fotografie di Francesca Bonardi. pp. 96, nn. ill. b/n, Roma Prezzo: € 16,00

Questo libro prende spunto da una spedizione archeologica compiuta nel Nepal con lo soopo di scoprire e salvare, e non solo attraverso il documento fotografico, I resti delle civiltà che si sono succedute nelle zone Imalaiane e ricostruire le complesse vicende delle genti che fecero da ponte fra il subcontinente Indo-pakistano e l’Asia centrale. Vengono così registrate le caratteristiche storiche e culturali dei Malia, popolo audace e guerriero che dall’XI al XIV secolo dominò ’su tutte le vaste terre desertiche a nord dell’Amalia. Controllando perfino le ’strade dei pellegrini verso il Mansarovar e il Cailasa, sfruttando le ricche miniere d’oro di Tok-Gialug, i Malia ebbero infatti il monopolio assoluto dei traffici intercorrenti fra l’India e il Tibet, fondamento precipuo di un vasto Impero.

Templi, rovine e iscrizioni cl vengono incontro in una terra ricca di mistero e Immersa nel silenzio. Essi riescono a narrarci le vicende d’un grandioso impero di tipo feudale che per tre secoli dominò il Nepal ed il Tibet occidentale.

Giuseppe Tucci, nato a Macerata nel 1894, premio Jawaharlal Nehru, è stato. professore di ,religioni e filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente all’Università di Roma, Ha compiuto oltre dieci pericolose esplorazioni nel Tibet e nel Nepal, scoprendo documenti che hanno aperto nuovi orizzonti agli studi asiatici.

The Practice of Dzogchen

Autore/i: Longchen Rabjam
Editore: Snow Lion Publications
introduced, translated and annotated by Tulku Thondup; edited by Harold Talbott pp. XXII-466, Ithaca – New York – Usa Prezzo: € 23,00

The Practice of Dzogchen is an anthology of writings on Dzogpa Chenpo (Dzogchen) by Longchen Rabjam (1308-1363), the most celebrated writer and adept of the Nyingmapa School of Tibetan Buddhism. Dzogpa Chenpo is the innermost esoteric philosophy and meditation training, which until recent decades was only whispered into the ears of heart-disciples by the learned masters. Dzogpa Chenpo employs a meditative technique which effortlessly uncovers the emotional and intellectuallay layers of the mind and instantly awakens its essential nature, which is Buddha Mind or Buddhahood itself.

Central Asia and Tibet

Towards the Holy City of Lassa
Autore/i: Sven Hedin
Editore: Hurst and Blackett Limited
rilegatura in marocchino rosso con fregi in oro e stemma di Lord Montgomerie copia del Memorial Fund, copia con piccolo strappo su una delle carte geografiche. vol. 1 pp. xvii-608, vol. 2 pp. xiv-664, 420 ill. b/n, 8 full-page color ill., 5 maps b/n, London Prezzo: € 650,00

Preface:
IN offering, as I do in the following pages, the results of my latest travels in Central Asia to the English-speaking world, my first duty must be to thank al those who have in various ways contributed to the success of the journey. In the first place, my sincere and earnest thanks must be tendered to His Majesty King Oscar of Sweden and Norway. With his accustomed generosity and enlightenment he made possible the inception of an undertaking, the success of which was in no slight degree due to his valuable assistance and his distinguished patronage. During the many years which I have devoted to the exploration of the little-known interior of Asia His Majesty has always followed my movements with the warmest interest and sympathy, graciously encouraging me to fresh efforts, and honouring me in the most flattering way after each new success. To him, therefore, I desire to express my deepest and most heartfelt gratitude.
To His Imperial Majesty the Czar of Russia I also owe a heavy debt of gratitude for the invaluable support he was pleased to afford me.
The services which his Cossacks rendered me were such as money alone could not repay. In my caravan there was not the faintest echo of those bloody and hostile passages which in the past have more than once clouded the relations between Swedes and Russians. Seldom have I been served with such signal devotion and zeal as I was during the three years I had the good fortune to have associated with me these four Cossacks of the Czar’s great army. At the same time may I also express my heartfelt thanks to His Excellency, General Kuropatkin, Russian Minister of War, for the valuable assistance he so kindly rendered me? After the very substantial help which King Oscar so generously gave me by way of a start, I experienced no difficulty in raising the funds necessary for my journey, long and important though it was. I had no need to appeal to any except my own countrymen; and amongst them I had on this, as on former occasions, no more liberal friend than M. Emanuel Nobel, of St. Petersburg.
The Swedish edition of this book I have dedicated to my deeply revered parents, as a slight token of the love and affection I owe them for all they have done for me in the past. By a happy inspiration, I have asked, and obtained, the kind permission of His Excellency, Lord Curzon, Viceroy of India, to dedicate to him the EnglishAmerican edition. It affords me the sincerest pleasure thus publicly to thank him for the truly magnificent hospitality which he and Lady Curzon showed me when I was in Calcutta and Barrackpur. It was owing to Lord Curzon’s influential favour that my visit in India turned out so exceedingly pleasurable, in fact, I shall never forget it. But whilst thus tendering the evidence of my gratitude to the able and successful administrator, I desire also, by my dedication of the book to Lord Curzon, to express my admiration for the learned geographer, and, at the same time, render my homage to one who is counted amongst the profoundest of living students of the geography and politics of Asia. I congratulate the powerful empire which has such posts as the Viceroyalty of India to bestow upon the noblest and best of her sons; I congratulate her still more in having sons like Lord Cunon to whom she can entrust the rule of a dependency compared with which most of even the Great Powers of Europe are but as pigmies beside a giant.
It also affords me great pleasure to offer my respectful thanks to the Royal Geographical Society for the distinguished and flattering reception it has always accorded to me, for the unique and highly valued honours it has bestowed upon me, and for the proofs of hospitality, sympathy, and kindness with which I have been overwhelmed by those of its members with whom I have had the good fortune to be brought into contact, but more especially to Sir Clements R. Markham, its esteemed president, and Dr. J. Scott Keltie, its valued secretary. By both the officers and members of the Royal Scottish Geographical Society I have been no less honoured and, encouraged; and herewith I tender to them also my heartfelt thanks.
This book cannot claim to be anything more than a digested and ordered diary of my latest travels in Asia, together with a description of the regions which.1 have crossed and recrossed to an added total of some six thousand English miles. If the narrative should be found somewhat heavy and lacking in variety-it will be an exact counterpart of the regions I have travelled through. Travel in Asia is not a dance upon the dropping petals of the rose. Life, with the slow-moving caravans of its boundless deserts and untrodden mountain solitudes, cannot help being monotonous. I have, however, tried to convey an impression of the manner of life, and of how the days pass, amid the lonely desolation of those illimitable wastes. And in any case my
labours bring their own reward, in the consciousness that they have contributed, in some degree at least, to the advancement of human knowledge.
In this book I have contented myself with merely an occasional glance at the scientific results of the journey. The fuller and detailed account of them is reserved for a separate work, to which I would like to be allowed to refer the reader who is interested in the geography of Central Asia. The work in question will appear in the course of the next three years, and will be accompanied by an atlas in a couple of folio vols. I shall be happy to answer any inquiries about the Scientific Results, as well as to enrol the names of subscribers; for the production of the work must necessarily be costly, and its success will, of course. depend upon the number of subscribers who come forward.
As I can make no pretensions to being either a historical or an archaelogical scholar, I have seen fit to quote the opinions of two gentlemen, who are well conversant with such subjects, with regard to the ruins of the ancient towns that I had the good fortune to discover beside the ancient lake of Lop-nor. I allude to Professor Himly, of Wiesbaden, and Mr. Macartney, Agent of the Government of India at Kashgar. Dr. M. A. Stein’s Sand-buried Ruirrs of Khofan did not, unfortunately, appear in time for me to refer to it in the text. Nevertheless it cannot be overlooked. It is a work which is as admirable in execution as it is important for the valuable matter it contains. Indeed, it would not be easy to conceive an abler survey, at once clear and full of the keenest insight, of the historic and archaeological problems connected with Central Asia It is certain to mark an era in the investigation of that part of the world. This classic production -for such it is bound to become-cannot be too warmly recommended. The great admiration I have for it must be my excuse for dwelling for a moment upon one or two of the numerous fascinating topics it suggests.
In the first place I desire to acknowledge the loyal spirit in which Dr. Stein has recognised my claim to be the first discoverer of Dandan Uiliq (though I confess I never heard this name applied to the site), and of Kara-dung. With regard to the shifting of the Keriya-daria towards the east, I would refer to my paper in Petermann’s Mitteilungen, Ergiinzungsheft, No. 131, p. 37 (1900).’ The following pages will afford abundant proofs of the tendency of the rivers of East Turkestan to shift their beds. Had Dr. Stein enjoyed the same opportunities that I have had for studying their courses, and the rapid alterations they undergo, he would have found nothing surprising in the fact that the Keriya-daria has shifted its course 234 miles further to the east. T h a t is a movement which would require for its accomplishment neither centuries nor thousands of years. Once the bed of an East Turkestan river gets choked with mud, it is only a question of a comparatively few years for it to alter its course. T h e detailed results of my investigations on the Mus-tagh-ata, and the Eastern Pamirs generally, are not yet published, but they will, I trust, be published ere long. The materials which I collected for a map of the region are at this moment in the hands of the geographical firm of Justus Perthes in Gotha; in fact, I have made an arrangement with them to publish the whole in another separate monograph of the well-known Petermann’s Mitteilungen.
Dr. Stein is to be congratulated upon having exposed the scandalous fabrication of “ancient MSS.” which for a time went on wholesale in Khotan. Fortunately he discovered it before more serious or more mischievous results were able to ensue.
I ought perhaps to state that the reasons why I so seldom advert to the travels of my predecessors and contemporaries in the same parts of the world have not been either forgetfulness or want of due recognition of them ; but simply because my own materials have been so voluminous that the requisite space has been wanting.
Finally, I must thank my publishers, Messrs. H u n t and Blackett, for the generous and obliging spirit in which they have met me throughout. They are issuing the book in what I can only describe as a first class manner, and I trust the result will amply compensate them for the trouble and sacrifices they have made.
The present book has been translated by Mr. J. T. Bealby, the same gentleman who so ably translated Through Asia. To him also I desire to offer my sincere thanks for the painstaking and diligent care he has bestowed upon the English rendering. Unless I am mistaken, it is an excellent piece of work.

Il Potere del Nulla

Autore/i: David Neel Alexandra
Editore: Voland
traduzione di Paolina Baruchello. pp. 192, Roma Prezzo: € 15,00

Munpa, discepolo e servitore di un santo eremita, trova il suo Maestro assassinato. Pieno di dolore e di rabbia si mette sulle tracce dell’omicida. I mille sviluppi della sua indagine lo porteranno dal Tibet in Cina, dalla prigione a un monastero, da una zuffa al letto di una locandiera. Un detective improvvisato alle prese con un misto di superstizione e logica, di ingenuità e furbizia. Scritto da Alexandra David-Néel e dal figlio adottivo, il Lama Yongden, il romanzo è ricco di colpi di scena e pervaso di filosofia orientale.

Louise Eugenie Alexandrine David (1868-1969) nasce a Saint-Mandé, vicino Parigi. Orientalista, conferenziera e instancabile viaggiatrice, nel 1904 sposa Philippe Néel. Nel 1911 l’uscita di Buddismo del Buddha coincide con la sua partenza per l’Asia. Philippe non rivedrà la moglie che nel 1926. Lei intanto si recherà in Nepal, Cina, Corea, Giappone, fino a entrare nel 1925, prima donna europea, a Lhasa, la città proibita agli stranieri. L’impresa è riportata dalla stampa di tutto il mondo e Alexandra, una volta tornata in Europa, pubblica i suoi libri più famosi: Viaggio di una parigina a Lhasa, Il lama dalle cinque saggezze, Mistici e maghi del Tibet, Nel paese dei briganti gentiluomini (tutti pubblicati da Voland). Morirà ultracentenaria e le sue ceneri verranno disperse nel Gange.

Pan Gu: per lo Studio del Tema Mitico dell’Uovo Cosmico e dell’Uomo Cosmico nell’Area Sino-Tibetana

Si evidenzia l’articolo contenuto in “Cina” n. 19 (da p. 7 a p. 28)
Autore/i: Vitiello Giovanni
Editore: Ist. Italiano per il Medio ed Estremo Oriente
pp. 21, Roma Prezzo: € 25,00

Esiste un’ampia tematica che si concentra sulle espressioni uovo cosmico, uomo cosmico, Cielo e Terra come genitori cosmici: tre tipi frequentemente ricorrenti negli studi storico-religiosi se si pensa per il primo agli studi orfici fino a quelli sull’antica mitologia giapponese; per il secondo alle figure di Purusa, Ymir e all’Uomo Primordiale; per il terzo a tematiche cosmogoniche ben note, da Esiodo all’Enuma Elish, a Rangi e Papa in contesto polinesiano.

Si tratta di temi da non considerare, quasi per implicanza reciproca, come connessi e fusi, pur verificandosi talvolta sovrapposizioni parziali o posizioni in serie. Esempi di sovrapposizione parziale sono sia la tematica di cielo-terra nell’ambito tematico, prettamente “germinale”, dell’Uovo Cosmico e delle due metà in cui esso si apre, sia il caso di Cielo e Terra (personificati o meno) come genitori cosmici o come elementi di una coppia progenitrice.

Oltre a casi di sovrapposizione si danno anche casi di “seriazione”: esemplare appunto il rapporto fra il tema dell’uovo cosmico e quello dell’uomo cosmico. Come si vedrà infatti nel corso dell’analisi delle fonti, i due temi si trovano spessissimo commisti, se non organicamente fusi come nel mito cinese di Pan Gu. Ed è probabile che questo rapporto, su cui comunque si tornera più avanti, possa essere spiegato valutando nei giusti termini la funzione che il tema dello smembramento svolge all’interno dei miti in questione.

Nella figura di Pan Gu, che costituisce un luogo classico degli studi storico-religiosi relativi alla tematica cosmogonica, l’elemento centrale è proprio questa seriazione fra tematica di uovo cosmico e tematica di uomo primordiale, nella quale si introduce il tema della separazione del cielo dalla terra, come rottura dell’indistinto caotico, atto che dà il via al cosmo.

Toccando queste tematiche una estensione immensa, i problemi di tipologia storica sono quanto mai delicati. Un’analisi che miri a segnalare i rapporti fra le varie mitologie incentrate su temi in questione, non dovrà perciò affidarsi in modo univoco a spiegazioni di tipo diffusionistico oppure di sviluppo parallelo. Entrambe resteranno valide anche qualora siano individuate aree in cui i temi in questione siano specificamente documentati.

Ed è a questo proposito che la coscienza e la centralità di queste tematiche presso le popolazioni che abitano le zone di confine fra le alte civiltà della Cina, del Tibet e della valle del Gange (mi riferisco ai Lolo, ai Miao, ai Mo-so o Na khi, ecc.) mi sembrano di valore notevole.

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Introduzione

Tibet

Area di confine sino-tibetana

Cina

Bibliografia

Glossario

Tibet

Il tetto del mondo tra passato e presente
Autore/i: AA. VV.
Editore: White Star
testo di Maria Antoni Sironi Diemberger, introduzione di Kurt Diemberger pp. 224, completamente illustrato a colori, Vercelli Prezzo: € 29,90

Montagne superbe scintillanti di ghiacci deserti d’alta quota punteggiati di yak e nomadi, grandiosi monasteri distrutti, distanze infinite, ponti sospesi sui fiumi vorticosi introducono il lettore nel “Paese cinto da mura di montagne coperte di neve”, per usare la definizione dei Tibetani stessi. Agli occhi del mondo occidentale esso appare come una fortezza isolata, fuori dal tempo, arroccata dietro la catena dell’Himalaya, un Paese meraviglioso, mitico, immobile, quasi oleografico. In realtà, da sempre esso fu teatro di mutamenti, terremoti, guerre, invasioni, denominazioni fino ai tempi recenti, quando venne scosso da sconvolgimenti politici che di colpo lo proiettarono sul palcoscenico internazionale del XX secolo, nei giochi di interesse tra le varie potenze. Il testo fa da filo conduttore a una serie di stupende fotografie e insieme formano un’introduzione al Tibet, al suo mondo, al suo vissuto, rivolta a quei lettori che, al di là dei miti vecchi e nuovi, cercano di percepire il caleidoscopio di immagini che coesistono nella realtà quotidiana del Paese delle Nevi.

Alexandra David-Néel

Autore/i: Bruni Alessandra
Editore: Ali&No
pp.146, ill. b/n, Perugia Prezzo: € 12,00

Il viaggio di Alexandra è quello di uno spirito libero, di un’indomita e coraggiosa esploratrice che ha scelto di inseguire un sogno, quello della conoscenza della filosofia buddista, e ha fatto una scelta di vita controcorrente in un’epoca, la prima metà del Novecento, in cui viaggiare per una donna era a dir poco disdicevole. Di Alexandra David-Néel in questo libro si ricorda l’anelito di libertà, l’emancipazione, la forza, la sete filosofica, i viaggi in Oriente. Della sua ricerca di vita, svolta contemporaneamente su un piano geografico e spirituale, queste pagine raccontano le tappe più importanti, ma soprattutto la messa in discussione di tutti i luoghi comuni, di tutte le certezze, con l’unico obiettivo della ricerca di quella Verità che, da sola, soddisfa e appaga i veri cercatori dello spirito.

Alessandra Bruni nel 1993 pubblica il racconto Brezza per l’editore Parole e Immagini di Firenze. Nel 1997 pubblica, per le Edizioni Via del Vento, Collana Ocra Gialla, il volume di racconti L’isola, nel 1999, per le stesse edizioni, Natale a Villa Seurat e altre prose, racconti inediti di Henry Miller, curandone la traduzione. Nel maggio 2001 compare nell’antologia Anime lontane, a cura di Luigi Arcangeli, insieme a Antonella Anedda, Roberto Roversi, Anna Cascella e altri. Dal 2000 al 2003 dirige una casa editrice a San Gimignano, La Rosa dei sensi. Scrive di arte contemporanea con testi per Marco lodola, Soheir Kashoggi, Paolo Staccioli, Giampaolo Talani, Mario Ceroli e altri. Orientalista, si dedica alla divulgazione della dottrina buddista theravada.

Les Contes Facétieux du Cadavre

Bilingue tibétain-français
Autore/i: Anonimo
Editore: Langues & Mondes
traducteur Françoise Robin. pp. 336, Paris Prezzo: € 18,00

Œuvre structurée par un récit-cadre dans lequel s’insèrent vingt-quatre épisodes, Les Contes facétieux du cadavre relatent les efforts déployés par Dechö-sangpo pour rapporter sur son dos à son maître spirituel un cadavre du nom de Ngödrup-chän. Fort désireux de retrouver son cimetière, le cadavre, qui sait pouvoir retrouver sa liberté en faisant parler le jeune homme, ne cesse de le charmer par des histoires prenantes. Et Dechö-sangpo, qui ne peut résister à l’envie de faire des commentaires, doit donc vingt-quatre fois repartir chercher Ngödrup-chän.
Le public trouvera dans ce texte traduit pour la première fois une charmante introduction à la culture tibétaine traditionnelle.

“Nous sommes tous (…) subjugués par ces récits sans âge, presque ensorcelés par les « merveilleuses histoires » du loquace cadavre, qui sollicitent notre esprit et notre imaginaire.” (Sitartmag)

Maschere dell’Himalaya e del Tibet

Autore/i: Candellero Massimo
Editore: Marco Valerio
con una premessa di Aldo Proserpio pp. 360, completamente illustrato a colori, Cercenasco (TO) Prezzo: € 150,00

La Maschera ha avuto ovunque larga diffusione, a diversi livelli culturali. Poche sono le aree geografiche dove non fu mai impiegata ed anche in quelle fu comunque diffuso il Mascheramento, attraverso la pittura corporale ed il tatuaggio.

L’origine della Maschera, inoltre, è antichissima: graffiti e dipinti ce ne testimoniano l’uso già da parte dei cacciatori paleolitici; uso che certo si accrebbe di nuovi impieghi cultuali e religiosi con la rivoluzione agricola del neolitico.

Su tali antichi ed universali impieghi ci possono illuminare le testimonianze forniteci dallo sciamanesimo, come, più in generale, dalle tradizioni rituali e dai manufatti artistici di vari popoli dell’Africa, dell’America e dell’Asia. In relazione a tale soggetto, un particolare interesse riveste l’area tibeto-himalayana.

Qui, infatti, sono presenti una varietà di popoli ed una complessa stratigrafia di credenze: molte delle quali ancora vitali, nonostante la loro lontana origine e le tante trasformazioni avvenute nel corso dell’ultimo secolo.

In esse, sotto le più recenti e complesse elaborazioni filosofiche e religiose dell’Induismo e del Buddhismo, è così tuttora possibile studiare le tracce di un primordiale animismo e di un remoto sciamanesimo pan-asiatico.

In questo volume viene dunque descritto, innanzitutto, un quadro della complessa realtà etnica del mondo himalayano. Quindi, vengono esaminate le principali valenze simboliche, cerimoniali e religiose che, in esso, sono state svolte dalla Maschera e dalla pratica del Mascheramento, nel corso del tempo. Tali valenze sono numerose, poiché comprendono la superficie e la magia, il mito e la fede religiosa, la rappresentazione storica e la pura forma di divertimento. La Maschera appare talora come una semplice espressione popolare; ma in altri casi racchiude pure profonde allegorie e arcani significati simbolici di carattere esoterico: non a tutti, dunque, immediatamente comprensibili.

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Premessa

Parte I

Distinzioni

Maschere classiche
Maschere di villaggio
Maschere arcaiche

Aree di provenienza

Il Terai

I Tharu I Rajbansi
I Rabhas
Satar e Santal

Bengala, Bihār, Jharkand e Orissa

Il Chhau
Ravankata e Ramlila
Gambhira
Polia e Desi
I Dhimal

Il medio Himalaya

I Kiranti
I Rai
I Limbu
Tamang, Magar e Gurung

Le valli centrali

Le alte terre

La Mongolia
Gli Sherpa
Il Sikkim
Il Bhutan

Storia e simbologia del ’Chams

La tradizione Nyingmapa e le danze sacre
La tradizione Sakyapa
La tradizione Kagyugpa
La tradizione Gelugpa
Alcune figure del folclore antico

Maschere cultuali e oracolari

Parte seconda

Apparato iconografico

Riferimenti bibliografici

Indice dei nomi delle divinità e delle personalità storiche

Indice delle etnie e delle località

East and West – Year VI – Number 4 – January 1956

Autore/i: AA. VV.
Editore: Ist. Italiano per il Medio ed Estremo Oriente
a cura di Giuseppe Tucci pp. 84, ill. b/n, Roma Prezzo: € 20,00

Contents

GIUSEPPE TUCCI: The Symbolism of the Temples of bSam yas

LUCIANO PETECH: Italian Travellers in the
Indonesian Seas

JEAN FILLIOZAT: Scientific Thought in Ancient Asia

RANIERO GNOLI: Vrttikara and Karika-kara

ANTHONY ELENJIMITTAM: Psychology of Sanatana Dharma

MARIO BUSSAGLI: Universal Value of Indian Aesthetics

LIONELLO LANCIOTTI: Sword Casting and Related Legends in China (II) . The Transformation of Ch’ih Pi’s Legend

GIUSEPPE MORICHINI: Basho’s Love Verses

Y. KRISHAN: Buddhism and Ethics

ULYSSES YOUNG: Travels and Adventures of a Hindu Mystic

FRANCESCO GABRIELI: In memory of Ettore Rossi

MASSIMO SCALIGERO: Sketch of a Psychology founded on Yoga

R. A. JAIRAZBHOY: The Taj and its Critics

LIONELLO LANCIOTTI – MASSIMO SCALIGERO –
RAM SINGH TOMAR: In the Library

VIRGILIO ORSINI: Italian Literary Reviews of the Early 20th Century

IsMEO Activities

Nepal: Alla Scoperta del Regno dei Malla

Un leggendario impero nell’Asia misteriosa
Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: Newton & Compton
prefazione dell’autore, fotografie di Francesca Bonardi. pp. 96, 68 tavv. b/n f.t., Roma Prezzo: € 16,00

Questo libro prende spunto da una spedizione archeologica compiuta nel Nepal con lo soopo di scoprire e salvare, e non solo attraverso il documento fotografico, I resti delle civiltà che si sono succedute nelle zone Imalaiane e ricostruire le complesse vicende delle genti che fecero da ponte fra il subcontinente Indo-pakistano e l’Asia centrale. Vengono così registrate le caratteristiche storiche e culturali dei Malia, popolo audace e guerriero che dall’XI al XIV secolo dominò ’su tutte le vaste terre desertiche a nord dell’Amalia. Controllando perfino le ’strade dei pellegrini verso il Mansarovar e il Cailasa, sfruttando le ricche miniere d’oro di Tok-Gialug, i Malia ebbero infatti il monopolio assoluto dei traffici intercorrenti fra l’India e il Tibet, fondamento precipuo di un vasto Impero.

Templi, rovine e iscrizioni cl vengono incontro in una terra ricca di mistero e Immersa nel silenzio. Essi riescono a narrarci le vicende d’un grandioso impero di tipo feudale che per tre secoli dominò il Nepal ed il Tibet occidentale.

Giuseppe Tucci, nato a Macerata nel 1894, premio Jawaharlal Nehru, è stato. professore di ,religioni e filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente all’Università di Roma, Ha compiuto oltre dieci pericolose esplorazioni nel Tibet e nel Nepal, scoprendo documenti che hanno aperto nuovi orizzonti agli studi asiatici.

The Classical Tibetan Language

Autore/i: Beyer Stephan V.
Editore: State University of New York Press
pp. xxiv-508, ill. b/n, Albany Prezzo: € 25,00

Among Asian languages, Tibetan is second only to Chinese in the depth of its historical record, with texts dating back as far as the eighth and ninth centuries, written in an alphabetic script that preserves the contemporaneous phonological features of the language.
The Classical Tibetan Language is the first comprehensive description of the Tibetan language and is distinctive in that it treats the classical Tibetan language on its own terms rather than by means of descriptive categories appropriate to other languages, as has traditionally been the case. Beyer presents the language as a medium of literary expression with great range, power, subtlety, and humor, not as an abstract object. He also deals comprehensively with a wide variety of linguistic phenomena as they are actually encountered in the classical texts, with numerous examples of idioms, common locutions, translation devices, neologisms, and dialectal variations.
“Beyer’s work is the first grammar of classical literary Tibetan that adopts a genuinely fresh approach to the language, abandoning the tired (and often inaccurate) conventions of Indo-European grammar that dominate the available textbooks. Though some of his conclusions and assertions may be controversial, Beyer forces us to think about the distinctive features of Tibetan in a challenging and animated fashion. His many examples, drawn from all branches of the literature, are superb.
“The fields of Buddhist Studies, Asian History, and Comparative Literature have all suffered as a result of the limited access to Tibetan primary sources. Beyer’s book will significantly contribute to rectifying this state of affairs.”– Matthew Kapstein, Columbia University

Stephan V. Beyer has a Ph.D. in Buddhist Studies and is author of The Cult of Tara: Magic and Rituals in Tibet and The Buddhist Experience. He is currently an attorney and partner at Sidley and Austin in Chicago.