La Struttura Binaria del Corano

Autore/i: Villano Raoul
Editore: Ipocan
pp. 348, Roma

Indice generale

Premessa

I. Riflessioni sulla storia degli studi

I. 1. Diacronia e sincronia negli studi coranici

I. 2. Coesione e coerenza nel Corano

I. 2. 1. Verso una definizione del genere sura I. 2. 2. Il problema dell’ordine delle sure

II. La concezione dicotomica del mondo

III. La struttura binaria del testo

III. 1. Il lessico

III. 1. 1. Coppie di termini e di concetti

III. 1. 2. Coppie di nomi di Dio

III. 1. 3. Gli studi di ’A. Nawfal

III. 1. 3. 1. Coppie esplicite e coppie implicite

III. 1. 3. 2. Coppie di termini

III. 1. 3. 3. Coppie di concetti

III. 1. 3. 4. Coppie esplicite come base per la ricerca delle coppie implicite

III. 1. 3. 5. Coppie alternative

III. 1. 3. 6. Coppie miste

III. 1. 3. 7. Altre tipologie di i’giiz ’adadi

III. 2. Lo stile: il contrasto e la simmetria come elementi centrali dello stile del Corano

III. 3. La struttura: il concetto di coppia di sure in A. A. Islahi

III. 4. Marginalia: il numero due, il doppio, il duale e le kalimat addad

IV. Il Corano come opera aperta

IV. 1. La dinamica del discorso coranico (al-ta  ’bir al-qur ’ani)

IV. 1. 1. La struttura della parola (bunyat al-kalima)

IV. 1.2. L’anticipazione e il ritardo (al-taqaim wa-l-ta ’hir)

IV. 1. 3. La menzione, l’omissione [e l’aggiunta] (al-dikr wa-l-hadf)

IV. 1. 4. La similarità e la divergenza (al-tasahuh wa-l-ihtilaf)

IV. 2. Storia dell’esegesi I: al-muhkam wa-l- mutasabih

IV. 3. Storia dell’esegesi II. sab ’an min al-matani

Bibliografia

Indice dei nomi

Il Profeta Giuseppe (su di lui sia la Pace)

Commento alla Sûtra di Yûsuf, nel Corano
Autore/i: Sâmi Ramazanoğlu Mahmud
Editore: Erkam
traduzione e note a cura di Giuseppe Seminara. pp. 224, Istanbul

ManifestandoSi col Suo Attributo di Gloria (Jalâl) ai Profeti e ai santi, da Lui confermati con la Rivelazione, l’ispirazione divina e la pazienza, Allah li informa delle grandi sofferenze che li colpiranno.
Allah,  sia  celebrata  la  Sua  Maestà  (Jalla Jalâluhu) aveva deliberato una grande sventura e un acuto dolore per Giacobbe  e Giuseppe,  affinché  si  dimostrassero  pazienti nonostante tutta la loro amarezza, e si rafforzasse il loro pentimento
Questo  li  avrebbe  aiutati  a  essere  costantemente rivolti verso Dio e in Sua Compagnia, a troncare ogni
interesse per tutto ciò che non è Lui e a conseguire gli stati spirituali più elevati. Ve ne sono di così sublimi, da potersi
raggiungere solo affrontando e sopportando avversità e afflizioni di ogni genere.
Per questo motivo alcuni grandi sapienti hanno affermato che Giuseppe fu lasciato dodici anni in prigione, perché era necessario che raggiungesse il completo perfezionamento del suo essere e delle sue qualità con il ritiro spirituale, la
rettificazione dell’anima, le avversità e gli sforzi per superarle, affinché Dio fosse soddisfatto di lui. Se Giuseppe fosse rimasto col padre, invece, Allah non avrebbe facilitato la sua realizzazione spirituale. Per questo motivo i Profeti sono stati allontanati dalla loro Patria per qualche tempo, stranieri in terre lontane.

Atharva Veda Saṁhitā

2 Volumes
Autore/i: Whitney William Dwight
Editore: Motilal Banarsidass
translated into english with critical and exegetical commentary William Dwight Whitney. vol. 1 pp. 470, vol. 2 pp. 471-1046, Delhi

Atharva-veda means `the Veda of the Atharvan’ or `the Knowledge of Magic Formulas’. The great importance of the Atharva-veda Samhita lies in the fact that it is an invaluable source of knowledge of popular belief as yet uninfluenced by ancient Indian priestly religion, of the faith in numberless spirits, imps, ghosts, and demons of every kind, and of the witchcraft, so eminently important to ethnology and for the history of religion. This work includes in the first place, critical notes upon the text, giving the various readings of the manuscripts; second, the readings of Paippalada of Kashmere version, furnished by the late Professor Roth; furhter, notice of the corresponding passages in all the other Vedic texts, with report of the various readings; the data of the Hindu scholiast respecting authorship, divinity, and metre of each verse; also references to the anciallary literature, especially to the well-edited Kausika and Vaitana Sutras, with account of the ritualistic use therein made of the hymns or parts of hymns, so far as this appears to cast any light upon their meaning; also, extracts from the printed commentary;p and finally, a simple literal translation with introduction and indices.

Mahaparinirvana-Sutra

Ovvero il libro della totale estinzione del Buddha
Autore/i: Puini Carlo
Editore: Carabba
prefazione dell’autore. pp. 142, Lanciano Prezzo: € 15,00

Del Mahaparinirvana-sutra, – importantissimo, perchè narra gli ultimi fatti e discorsi di Buddha – s’è perso da gran tempo l’originale e non esiste che una redazione cinese dovuta a Pe-fa-tsu. Il Prof. Puini, che fù  valente sinologo italiano, ne fece una diligente versione, arricchendola di note, di appendici e di un glossario. (G. Papini)

Tao Te Ching

Una guida all’interpretazione del libro fondamentale del taoismo
Autore/i: Lao Tzu
Editore: Feltrinelli
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini. pp. 608, ill. b/n, Milano Prezzo: € 14,00

Il Tao Te Ching (Daodejing nella nuova trascrizione Pinyin del cinese) è il testo fondamentale del taoismo. Tradizionalmente attribuito al “Vecchio Maestro”, Lao Tzu, contemporaneo anziano di Confucio, questo libricino antico di duemilacinquecento anni contiene in forma poetica e supremamente concisa insegnamenti che si collocano ai vertici della saggezza umana di ogni tempo. Malgrado il gran numero di traduzioni esistenti, la sottigliezza e la ricchezza dell’opera del Vecchio Maestro sono rimaste finora accessibili solo ai sinologi. Il testo cinese infatti è spesso enigmatico e sempre contiene molteplici risonanze e allusioni, onde ogni traduzione è inevitabilmente parziale e riduttiva. Lo scopo di questo libro è mettere a disposizione, in maniera chiara e non accademica, del lettore anche non specialista gli strumenti per apprezzarne tutta la profondità e la varietà di sfaccettature. Il volume non si limita quindi a fornire una nuova traduzione, bensì offre una scelta di classiche traduzioni del passato, un commento delle idee fondamentali, una discussione sulle possibili interpretazioni e un’analisi parola per parola del testo cinese: un’opera unica in Italia e innovativa a livello mondiale.

Zend-Avesta

Testi religiosi del mazdeismo
Autore/i: Zarathustra
Editore: Ghibli
introduzione e cura di Alessandro Bausani. pp. 190, Milano Prezzo: € 14,00

Chiunque fosse, Zoroastro è autore di una delle più grandi rivoluzioni religiose della storia. È il fondatore consapevole di una fede dualistica basata su un’elaborazione filosofica del problema del male. E ancora oggi, questa elaborazione, è un vero e proprio monumento alla dignità umana. Eppure la vita e le opere di questo protagonista epocale della spiritualità si perdono nel mistero. Questo libro raccoglie le poche, affascinati testimonianze su un mito fondativo universalmente riconosciuto. L’essenza della spiritualità umana potrebbe esser racchiusa in queste poche, dense, poetiche pagine.

Zarathustra derivato dalla forma greca di Zarathuštra (IX-XVIII secolo a.C. — IX-XVIII secolo a.C.) profeta e mistico iranico, fondatore dello Zoroastrismo e autore delle cinque Gatha raccolte nell’ Avesta.

Alessandro Bausani (1921-1988) è stato un islamista, iranista storico delle religioni. è considerato uno dei massimi studiosi italiani dell’Islam, ed è il traduttore e commentatore di una delle più importanti versioni in lingua italiana del Corano. Tra le opere più importanti Persia religiosa, L’Islam, Il pazzo sacro nell’Islam.

Lieh Tzu (Liezi)

Il classico taoista della perfetta virtù del vuoto
Autore/i: Lieh Tzu
Editore: Urra
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini. pp. XXX-210, Milano Prezzo: € 19,00

La riscoperta del classico più sconosciuto del taoismo attraverso una nuova traduzione commentata e integrale dell’originale cinese.
La vitalità del taoismo, la tradizione filosofica e religiosa che, insieme al confucianesimo, ha più profondamente permeato il pensiero cinese in oltre duemila anni, sta nella sua natura fluida, che sfugge a ogni inquadramento dottrinario; nell’accento posto sulla spontaneità e sulla naturalezza; nel rifiuto dei ruoli e delle convenzioni sociali; nello humor e nell’ironia con cui erode le certezze della mente ordinaria; e infine in una sottile vocazione anarchica. Il Lieh Tzu (o Liezi, nella attuale romanizzazione pinyin del cinese), è forse la formulazione più piana e accessibile di questa ‘non-dottrina’. Pervenutoci in una redazione di vari secoli posteriore agli altri due classici del taoismo, il Tao Te Ching e il Chuang Tzu, questo testo possiede un’organicità che ne fa una via d’accesso privilegiata per chi voglia avvicinarsi a questa fondamentale avventura del pensiero umano. Nel libro il discorso filosofico è strettamente intrecciato con una componente sciamanica, in cui il magico e il meraviglioso vengono costantemente a ricordarci il mistero di questo universo in cui siamo immersi.
E la complessità del carattere del Lieh Tzu è pienamente restituito da Augusto Shantena Sabbadini, profondo conoscitore della cultura cinese classica, in questa traduzione integrale dall’originale cinese, accompagnata dai suoi commenti esplicativi e di raffronto con altre scelte interpretative.
Lieh Tzu, (“maestro Lie”, o Lie Yukou) è secondo la tradizione l’autore di questo libro. Un filosofo-sciamano con questo nome è spesso citato nei primi testi taoisti, dove viene detto di lui che “viaggia cavalcando il vento”.

Tao Te Ching

Autore/i: Lao Tzu
Editore: Luni
introduzione e traduzione dal Francese di Pietro Nutrizio. pp. 160, Milano Prezzo: € 18,00

Secondo i criteri storici moderni, pressoché nulla di certo si sa riguardo Lao-tzu (il «Vecchio Maestro»), se pure esistette un uomo solo a cui fosse attribuito questo soprannome. Situando nel secolo VI a. C. l’origine contemporanea delle dottrine taoista e confuciana, riadattamenti di una dottrina unica precedente, la storia tradizionale è di maggior aiuto nell’individuazione del periodo in cui vissero i loro fondatori, Lao-tzu e Confucio. Molto celebre è il racconto dell’incontro di quest’ultimo con Lao-tzu, riferito dallo storico cinese Sima Qian nel suo Shi Ji (Memorie storiche) e riecheggiante le acri sortite di Lieh-tzu e di Chuang-tzu nei confronti del meschino esclusivismo dei più tardi discepoli di Confucio. Quando Confucio si recò alla corte dei Ceè, presso cui si dice che Lao-tzu fosse conservatore degli archivi, gli si presentò per informarsi sui riti. Ne ebbe questa risposta: «Quelli di cui tu parli, anche le loro ossa sono già  andate in polvere; di loro non restano che le parole. Inoltre, quando l’uomo onesto vive in un’epoca propizia, si affretta verso la corte in carro; quando vive in un’epoca sfavorevole, erra alla ventura. Ho inteso dire che il mercante capace nasconde le sue ricchezze e ha l’aria di un poveraccio; se possiede la pienezza della virtù interiore, l’uomo superiore ha l’apparenza esteriore di uno sciocco. Perdi la tua arroganza, e tutti quei desideri che hai, e quell’aria di sufficienza e quello zelo petulante: sono cose da cui la tua persona non trae nessun profitto. È tutto quello che ho da dirti». Del colloquio, Confucio riferì così ai suoi discepoli: «(…) Gli animali che corrono si possono prendere con la rete; quelli che nuotano si possono prendere con la nassa; quelli che volano si possono abbattere con le frecce; ma il drago non so come fare ad afferrarlo: si innalza nel cielo sui vapori e sul vento. Oggi ho visto Lao-tzu, è simile al drago!» La risposta di Lao-tzu e la conseguente reazione di Confucio delineano chiaramente i rapporti tra le due dottrine, entrambe legittime dal punto di vista tradizionale, e la differenza dei campi in cui essi si collocano.

Del Tao Te Ching, che è l’unica opera scritta di Lao-tzu, una delle definizioni più concise e aderenti alla realtà  che siano state date in Occidente, è quella di Granet: «Il Lao-tzu (ovvero il Tao Te Ching, l’opera di Lao-tzu) sembra essere una sorta di prontuario destinato a iniziati», giudizio che specifica: «le brevi sentenze che lo compongono erano, a quel che pare, destinate a servire come temi di meditazione».
Quanto al Taoismo, di cui tante cose aberranti sono state dette in Occidente negli ultimi decenni, qualcosa della sua vera natura si può dedurre da questi versi di Lao-tzu nella traduzione di Léon Wieger:

Quando un letterato di classe superiore
sente parlare del ritorno al Principio (Tao),
vi si applica con ardore.
Se è un letterato di classe media,
vi si applica con indecisione.
Se è un letterato di classe inferiore,
ne ride.
Ed è un segno della verità  di tale dottrina,
che questa specie di gente ne rida.
Il fatto che non la comprendano,
prova la sua trascendenza.

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Introduzione
Avvertimenti di lettura
Libro Primo
Libro Secondo

Sutra del Loto

Autore/i: Anonimo
Editore: Bur
introduzione di Francesco Serra, traduzione e note di Luciana Meazza. pp. 418, Milano Prezzo: € 11,00

Io consegno, metto, pongo, depongo nelle vostre mani il supremo perfetto risveglio da me raggiunto dopo incalcolabili infinite miriadi di centinaia di migliaia di kalpa. Figli di nobile schiatta, accettatelo, conservatelo, diffondetelo, comprendetelo, mostratelo, illustratelo e predicatelo a tutti gli esseri. (Buddha Śākyamuni)

Il Sutra del Loto è la mistica visione del Buddha a cui, per quasi venti secoli, si sono inchinati India, Cina e Giappone.
Dire che il Sutra del Loto è la Bibbia dell’Oriente è solo un’approssimazione molto vaga. Esso è soprattutto un mantra, una formula magica, un frammento di paradiso caduto sulla terra. Un’apertura del cuore e della mente. Dove il tempo e lo spazio della successione ordinata e lineare a cui abbiamo incatenato le nostre vite e i nostri pensieri si perde nella visione simultanea dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, dell’infinitamente prima e dell’infinitamente dopo. Il dolore dell’esistenza è sempre presente ma è ormai ridotto a un incidente trascurabile, dovuto all’infantilità di esseri così persi nelle loro piccole gioie e dolori da non scorgere che fuori c’è l’universo intero con cui giocare. Proprio come il fiore di loto che, pur crescendo nel e dal fango, non ne resta macchiato.

Francesco Sferra insegna Lingua e letteratura sanscrita presso l’Università di Napoli L’Orientale.

Luciana Meazza ha tradotto e scritto diversi saggi sulla filosofia buddhista e sul tantrismo.

Nel Cuore dell’Antica India

e del suo Divino Incanto – La Bhagavad Gita di Vyasa Sante
Autore/i: Vyasa Sante
Editore: Gesp
pp. 384, ill. b/n, Città di Castello (PG) Prezzo: € 20,00

Questo libro è un’emozionante immersione nell’antica cultura e nelle spiritualità dell’India, frutto dell’esperienza diretta ed entusiasta di un ricercatore indipendente che da quarant’anni si dedica allo studio delle tradizioni metafisiche di questo Paese.
Nel cuore dell’antica India e del suo divino Canto rappresenta un’opportunità da non perdere per tutti coloro che vogliono farsi un’idea chiara, o approfondire la propria conoscenza, su questo affascinante ma complesso mondo dottrinale, composto da più visioni filosofiche e strade per la realizzazione di Sé.
Vyasa Sante condurrà il lettore in un suggestivo itinerario che partendo dalla storia antica delle civiltà aryane prosegue con la descrizione delle loro usanze e della loro cultura, fino alla scoperta della vera essenza delle principali dottrine spirituali sorte in questa terra leggendaria. Dal Buddismo all’Induismo, con le sue due più importanti scuole di pensiero Duale e Non Duale, passando per il Tantra, potremo avventurarci lungo i sentieri già calcati dagli innumerevoli ricercatori del sommo Bene, arrivando infine a comprendere come ogni cosa esistente, compresi noi stessi, costituisca un tutt’uno con l’Assoluto.
Con una prosa scorrevole e coinvolgente l’autore ci racconterà anche la vita straordinaria e la predicazione illuminante dei più famosi maestri spirituali indiani come Buddha, Shankaracharya e Chaitanya, offrendoci una panoramica comprensibile ed esaustiva dei loro diversi insegnamenti e anche di Quello che tutti li unisce.
La narrazione si conclude con un tuffo nella Bhagavadgita, la scrittura sapienziale più celebre e rappresentativa delle tradizioni spirituali dell’India.
Vyasa Sante ci guiderà sapientemente alla conoscenza di questo testo sacro, proponendo una versione dell’opera di facile lettura, frutto di un attento studio comparativo tra le migliori traduzioni dal sanscrito, volto a evidenziarne i significati universalistici originali e mettere il testo al riparo da interpretazioni scolastiche faziose.

Il fascino per la cultura classica dell’India non manca di attirare sempre più appassionati e curiosi di ogni età, affascinati da ciò che ancora giunge a noi dalla grandiosità di queste antichissime tradizioni. Dall’amore di un ricercatore per questa terra che fin dalla notte dei tempi ha ospitato la predicazione di tantissimi maestri illuminati, nasce Nel cuore dell’antica India e nel suo divino Canto, un libro che si prefigge l’obiettivo ambizioso di riunire in un unico testo un’approfondita panoramica sulla storia, le usanze, le profonde conoscenze tradizionali indiane e l’essenza delle sue correnti spirituali.
A differenza di altri trattati sulle filosofie sacre che spesso possono risultare complessi e impegnativi da leggere, questo libro, concepito come un avvincente viaggio, ci porterà facilmente nel cuore di queste tradizioni.
Con un linguaggio sempre appassionante ed esaustivo, l’autore Vyasa Sante ripercorre millenni di storia per condurre il lettore alla scoperta dei più profondi segreti della metafisica indiana.
Le vivide descrizioni di come si svolgeva la vita quotidiana nelle antiche ed evolute civiltà di questo fervido territorio, aiuteranno noi occidentali a comprendere lo spirito di questi popoli e anche ciò che li ha animati nella ricerca di una propria possibile e piena realizzazione spirituale.
I racconti e le storie riportate dagli antichi testi sacri ci permetteranno di entrare nell’essenza più intima di queste tradizioni, al quale di solito non è facile accedere per la complessità di questa cultura.
Le parole e gli insegnamenti senza tempo di Buddha, Sankaracharya, Chaitanya e di molti altri mistici capaci di dare risposte agli interrogativi e alle aspirazioni più profonde dell’animo umano, ci risuoneranno sempre più familiari tra le pagine di questo libro.
Sarà possibile per noi anche assistere ai vivaci confronti filosofici che di frequente avvenivano tra le varie dottrine e vedere come queste, in definitiva, abbiano sempre convissuto pacificamente nel rispetto reciproco, creando così un ambiente maturo e pluralista, pregno di misticismo e spiritualità, primo esempio di grande democrazia ideologica fondata sul principio della non violenza, mantenutosi lungamente tale dai tempi remoti fino alla sua lenta decadenza sotto i ripetuti domini stranieri subiti dall’India nell’ultimo millennio.
Infine, a conclusione del libro, Vyasa Sante ci presenterà una versione integrale e fluida della Bhgavadgita, il più celebre testo sacro indiano, offrendoci la possibilità di addentrarci nel profondo di queste antiche spiritualità e di comprendere perché numerosissimi intellettuali del nostro tempo, tra cui anche Eistein, Jung, Hesse, Gandhi, Steiner, Schopenhauer, l’abbiano definita senza esitazioni un’Opera straordinaria, in grado di rivelare all’uomo, come forse nessun’altra, la più completa visione del Supremo Divino che tutto pervade.

 

Esegesi della Sura Ya-Sin

Autore/i: ’Abbas Di Palma Damiano
Editore: Irfan Edizioni
introduzione dell’autore. pp. 96, San Demetrio Corone (CS) Prezzo: € 8,00

Il Corano non è un libro di prosa o poesia, né di storia, teologia, diritto o etica, bensì una fusione affascinante di ognuna di queste materie. È uno dei più importanti e discussi testi sacri al mondo; fonte di apprendimento, conforto e ispirazione per più di un miliardo di musulmani, oltre che oggetto di ricerca e studio per molti ricercatori ed intellettuali. Al contempo, l’esegesi coranica è una delle scienze più antiche in seno al mondo islamico. Studiosi ed esegeti di ogni tempo hanno trascorso anni interi alla ricerca di una corretta metodologia di interpretazione al fine di svelare i significati più profondi di questa Sacra Scrittura. Questa breve opera è un commento alla sura Ya Sin, il trentaseiesimo capitolo del Corano, e mira ad essere uno spunto di riflessione per chi non abbia grande familiarità con le scienze coraniche e, per curiosità o interesse personale, vuole approfondire alcuni aspetti ad esse inerenti.

Damiano ’Abbas Di Palma (Firenze, 1980), che ha abbracciato l’Islam all’età di 18 anni, ha studiato scienze islamiche sia nelle scuole religiose tradizionali (la Hawzah ‘Ilmiyyah di Londra, quella di Damasco e quella di Qom) che in istituti accademici (l’Islamic College for Advanced Studies e la Middlesex University di Londra, e la facoltà di lingua araba dell’Università di Damasco). Primo italiano ad aver raggiunto il grado di Hujjatulislam della gerarchia religiosa dell’Islam sciita, attualmente è presidente dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi”, incarico che ricopre sin dalla sua fondazione nel 2005.

Il Segreto della Regina dei Tre Mondi. Tripurārahasya

Autore/i: Anonimo
Editore: Laksmi
a cura di Alberto Pelissero. pp. 360, ill. b/n, Savona Prezzo: € 19,90

Un uomo scopre casualmente, all’interno di una roccia, l’esistenza di un universo parallelo retto da coordinate spaziotemporali diverse rispetto a quelle che regolano il nostro. Incuriosito, vi penetra per un giorno, per scoprire, una volta uscitone, che nel mondo esterno è trascorso un periodo di tempo lunghissimo. Una donna misteriosa espone a un principe ingenuo una complicata allegoria, ma non glie ne fornisce la chiave interpretativa: acconsentirà a sciogliere l’enigma solo dopo aver risposto ai quesiti che la strana storia susciterà in lui. Un ragazzino tiene a un’assemblea di vegliardi eruditi una memorabile lezione su complesse questioni dottrinali, ma verrà a sua volta svergognato da una donna asceta. Riconosciuta la propria ignoranza di fronte a lei, accetterà di dichiararsi suo discepolo pur di farsi istruire. Un asceta che ha dedicato parecchi anni della sua esistenza a pratiche di mortificazione si accorge di aver smarrito il senso degli insegnamenti ricevuti un tempo da un maestro autorevole e decide di cercare di recuperarli, ritrovando il filo del discorso di un precettore sottovalutato a suo tempo.
Il segreto della regina dei tre mondi – Sezione sulla gnosi getta una sfida al lettore in primo luogo per l’impossibilità di incasellarlo entro un genere letterario preciso nell’àmbito delle nostre categorie occidentali. Una serie di avvincenti narrazioni incastonate l’una entro l’altra con la tecnica del racconto-cornice; la presenza di passi lirici e di un vero e proprio breve poema; l’uso di apologhi edificanti; la trattazione di temi speculativi di carattere filosofico e religioso di grande profondità sono solo alcuni degli elementi di interesse di questo libro. Autorevole e venerata espressione dell’hinduismo tardomedievale, il testo è presentato al pubblico nella sua prima versione italiana, condotta sull’edizione critica, aggiornata nella bibliografia e nelle note in questa sua riedizione. Il volume è arricchito da copiosi riferimenti a un commento indigeno del XIX secolo, che si sofferma a glossare punti dottrinali oscuri, inserendo l’opera in una fitta rete di riferimenti testuali che consentono di valutarne l’importanza per il mondo indiano. L’introduzione e le note del curatore cercano di arricchire il quadro, presentando il testo all’interno della cornice rappresentata dalla scuola della “conoscenza luminosa” (śrīvidyā), che proclama sostanzialmente, entro il culto della Dea, l’identità tra la coscienza divina trascendente e la consapevolezza individuale del devoto.

L’Incendio del Cuore

Il canto tantrico del fremito.
Autore/i: Odier Daniel
Editore: Psiche
introduzione dell’autore, traduzione dal francese di Alba Bertagnolli. pp. 176, Torino Prezzo: € 12,00

In questo testo l’autore ci fornisce una spiegazione dello Spandakarika o Canto del fremito, uno dei testi fondamentali dello shivaismo kashmiro rivelato all’inizio del IX secolo da Shiva a Vasugupta, o più chiaramente sbocciato dal cuore stesso di Vasugupta, che espone l’essenza dei tantra in cinquantadue strofe meravigliosamente ellittiche. Si dice anche che Vasugupta le abbia ricevute in sogno mentre meditava in una grotta del monte Kailash, residenza mistica del dio che sfoggia il tridente e dove nasce il fiume sacro, il Gange.
L’autore presenta i testi del Chan, dello Dzogchen e della Mahamudra kashmiri, cinesi e tibetani, che soltanto l’esperienza mistica può unire. Molti di questi testi essenziali sono qui tradotti in italiano per la prima volta. Gli insegnamenti che seguiranno provengono dai più grandi maestri del tantrismo kashmiro, tibetano e indiano, ma anche dai grandi maestri chan che trasmisero l’essenza della Mahamudra. Essi sono: Abhinavagupta, Ksemaraja, Vasugupta, Kallata, Utpaladeva, Lalla, Savari, Virupa, Ma-t’sou, Niu-tou, Tao-sin, Da-hui, Chen-huei, Foyan, Pao-che e Yuan-wu.
Il commento di ogni strofa dello Spandakarika, o Canto del fremito, è costituito da tre parti: la prima, scritta; la seconda, una citazione di uno dei più grandi maestri della tradizione della Mahamudra; la terza, la trascrizione di un insegnamento orale trasmesso in occasione di un seminario dedicato a questo testo.

Daniel Odier diviene discepolo di Kalou Rinpoché nel 1968. Segue i suoi insegnamenti e riceve da lui la trasmissione di Mahamudra. Affascinato dal Chan (lo zen cinese delle origini) studia la vicinanza tra il Chan ed il Tantra, ispirato dai lavori dell’eremita cinese Chien Ming Chen, incontrato a Kalimpong nel 1968. Qualche anno più tardi in un eremitaggio Himalayano, Daniel segue l’insegnamento della sua maestra kashmira, la yogini Lalita Devi, dalla quale riceve nuovamente la trasmissione di Mahamudra e degli insegnamenti mistici più profondi delle scuole Pratyabhijnâ e Spanda della tradizione Kaula. Daniel si dedica per alcuni anni all’insegnamento del tantrismo e del buddhismo in numerose università americane, ma decide in seguito di abbandonare l’approccio accademico, per incoraggiare la pratica indipendente conducendo seminari in diversi Paesi. Nel 2004, in Cina, riceve la trasmissione del lignaggio di “Zhao Zhou” (778-897) Grande Maestro Chan (Zen) cinese Jing Hui, erede del dharma di Xu Yun (1839-1959) considerato come il più grande maestro cinese del XX secolo e detentore dei cinque lignaggi del Chan. Riconosciuto come Sifu (maestro Chan) Daniel riunisce così nel suo insegnamento le due vie che lo toccano più profondamente. Propone un budddhismo laico in diretto contatto con la realtà quotidiana toccando l’essenza del Chan al di fuori delle forme classiche della presa dei rifugi, dei voti e degli altri impegni formali.

Les Sāmkhya-kārikā d’Īśvarakrsna

Autore/i: Bouanchaud Bernard
Editore: Agamat
introduction de Pierre-Sylvain Filliozat pp. 224, Palaiseau Prezzo: € 22,00

Il est un grand nombre d’œuvres indiennes qui ont une valeur assez exemplaire, universelle et permanente pour se preter à de toujours nouvelles interprétations, nouvelles lectures, nouvelles expériences. Le présent ouvrage restitue les Strophes du Sāmkhya du sage indien Īśvarakrsna dans le cadre de la culture française contemporaine, dans un moment où elle s’éveille à l’existence de la philosophie indienne à travers la pratique du yoga. Il est bien compris et bien admis maintenant que la culture d’une époque, d’un pays, d’une région, d’un cercle n’est pas la seule au monde et qu’elle inclut la conscience de l’existence de beaucoup d’autres.

Quand donc on adapte un livre d’une ancienneté respectable aux temps d’aujourd’hui, sous des climats bien éloignés de sa terre d’origine, doit-on ignorer ce que ce meme livre a pu signifier d’autre à son auteur, à ses lecteurs de toute époque? On se posera du moins la question de savoir s’il est susceptible de plusieurs sens, si au cours de l’histoire on l’a toujours compris de la meme façon…

Segni a matita

Il Ramayana

Raccontato da Ornella Guidi
Autore/i: Anonimo
Editore: Sansoni
prefazione di Oscar Botto pp. XVI-216, Firenze Prezzo: € 20,00

Dalla Prefazione di Oscar Botto:

Non v’è ragione di cercare particolari motivi per giustificare l’enormità del successo che ha incontrato il Ramayana: la grandiosa coreografia che ha per sfondo l’immensità dell’India, la carica umana della vicenda, le eleganze stilistiche di una lingua strutturalmente «perfetta» come il sanscrito, la musicalità dei versi, la profusione di immagini di rara bellezza, sono il piedistallo indistruttibile sul quale poggia la gloria dell’epica ramaica.

Sono questi valori che hanno promosso e che continuano a promuovere adattamenti, imitazioni, epitomi e rielaborazioni. A quest’ultimo genere di composizioni letterarie appartiene l’opera di Ornella Guidi. Rielaborare significa assumersi un impegno arduo, perché presuppone profonda conoscenza dei contenuti, sincero amore per l’opera, intervento discreto e rispettoso sul testo, misura consapevole e responsabile nella ricerca di accorgimenti espositivi che non tolgano nulla all’originale, ma lo sfrondino del superfluo e dell’eccessivo.

La presente rielaborazione della storia di Rama risponde a questi presupposti essenziali e rende un grande servigio al poema di Valmiki perché lo fa più vicino al nostro gusto e ne diffonde la conoscenza tra un pubblico di lettori ben più vasto di quello che può essere lo sparuto drappello degli specialisti.

Ancora una volta, quindi, si aggiunge nuova linfa alla vitalità e alla freschezza del Ramayana; ancora una volta sembra trovare rinnovata verifica la profezia che nel poema stesso è posta in bocca a Brahma: «Fino a che le montagne e i fiumi resteranno fermi sulla terra, fino ad allora il racconto del Ramayana continuerà a circolare tra gli uomini».