The Byzantine-Ottoman Transition in Venetian ChroniclesLa Transizione Bizantino-Ottomana nelle Cronache Veneziane

Autore/i: AA. VV.
Editore: Viella
A cura di Sebastian Kolditz, Markus Koller pp. 326, ill. b/n, Roma

During the 14th and 15th centuries the Ottoman Empire emerged as the new hegemonial power in the Romania, i.e. the territories that once had formed the core of Byzantium. As a major economic and political agent in this area, Venice and the Venetian elite were thoroughly affected by this transition, and consequently Venetian documents have often been used to elucidate the history of the late Byzantine and early Ottoman epoch. Yet, the repercussion of this change in the numerous works of late medieval Venetian historiography, particularly in the often anonymous chronicles, still awaits systematic exploration.
Against this background, the present collection of papers, that goes back to an international workshop held in 2014, combines both, methodological reflections on the characteristics of the Venetian cronachistica and the use of the information it contains, and a number of individual case-studies reflecting crucial stages of the Byzantine-Ottoman transition.

Nel XIV e XV secolo, l’Impero Ottomano si andò affermando come nuova potenza egemoniale nella regione che un tempo era stata il nucleo di Bisanzio. Questa transizione interessò anche Venezia e l’élite veneziana in quanto attori politici ed economici di rilievo nell’area. Di conseguenza, i documenti veneziani sono stati spesso utilizzati per illustrare la storia di un’epoca che vide il tramonto dell’Impero bizantino e l’ascesa di quello ottomano. Eppure, le ripercussioni di queste trasformazioni sulla copiosa produzione storiografica tardo-medievale della Serenissima e, in particolare, sulle cronache veneziane spesso anonime, non erano ancora state studiate in modo sistematico.
In tale contesto questo volume, frutto di un workshop internazionale, combina riflessioni metodologiche sulle caratteristiche della cronachistica veneziana e dell’uso delle informazioni in essa contenute e singoli casi di studio che riflettono fasi cruciali della transizione bizantino-ottomana.

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Table of Contents / Indice

Foreword

Prefazione

Sebastian Kolditz, Markus Koller, The Byzantine-Ottoman Transition in Venetian Chronicles. An Introduction

Dorit Raines, Venetian Chronicle Writing: From Factual Compilation to Event Telling

Şerban V. Marin, The Venetian Historical Writing and Its Immobilisms

Peter Schreiner, Gli imperatori bizantini nella cronachistica veneziana

Maria Pia Pedani, Chronicles and Documents: Two Kinds of Sources, One Study

Georg Christ, News from the Aegean: Antonio Morosini Reporting on the Battle of Gallipoli (Early 15th Century)

Thierry Ganchou, Les chroniques vénitiennes et les unions ottomanes des filles de l’empereur byzantin Jean V Palaiologos, Eirènè et Maria (1358 et 1376)

Sebastian Kolditz, The Council of Ferrara-Florence as Reflected in Venetian Chronicles: Preliminary Observations

Carlo Campana, «…per la maggior parte è sottoposta a’ Turchi… e sono per il più Greci». Le cronache della Marciana e la Romania

Colin Imber, Fact and Fantasy: Venetian Reports on the Anti-Ottoman Rebellion in Syria, 1520-1521

Giorgio Vespignani, Romània e Romei tra Venezia, Mosca e il Mar Nero dopo la caduta di Costantinopoli (secoli XV-XVI)

Hans Georg Majer, Franz Babinger und die italienischen Quellen zur frühosmanischen Geschichte

Contributors / Gli autori

Index of personal names / Indice dei nomi di persona

Index of places / Indice dei nomi di luogo

Autorità e Potere nei Paesi Musulmani

Concetti e Pratiche
Autore/i: AA. VV.
Editore: Jaca Book
A cura di Elisa Giunchi, Marco A. Golfetto, Letizia Osti. Collana a cura di Massimo Campanini pp. 160, Milano

Gli eventi riportati dalle cronache internazionali evidenziano il fermento culturale, sociale e politico che esiste oggi nei Paesi a maggioranza musulmana. Questi accadimenti nascono da tensioni politiche e socio-economiche e da dialettiche culturali che, da un lato, hanno delle specificità nazionali, e, dall’altro, una natura precipua ma transnazionale. Essa si può spiegare attraverso il consenso che larghi strati delle popolazioni musulmane accordano a figure di autorità, istituzioni sociali o sistemi normativi e concettuali tradizionali che sono sopravvissuti nel corso dei secoli, adattandosi e rimodellandosi in base alle mutate condizioni storiche. Dalla coscienza della complessità di questi apporti prende le mosse questo libro, che vuole mettere a fuoco la pluralità che sostanzia il concetto stesso di «autorità». Le direttrici sottese dalla riflessione sono, quindi, necessariamente due: quella dell’eterogeneità, sia essa intesa in senso cronologico o geografico; e quella della continuità, che ha permesso la persistenza di categorie di pensiero, istituzioni e strutture sociali che hanno dato forme per certi versi simili alle civiltà del Vicino e Medio Oriente, al subcontinente indiano, ma anche, al di là di queste, a parte dell’Africa subsahariana e alle isole del sudest asiatico.

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ASPETTI DELL’ AUTORITÀ NEI PAESI MUSULMANI: RIFLESSIONI E PROSPETTIVE,
Elisa Giunchi, Marco Aurelio Golfetto, Letizia Osti

Nota su traslitterazione e date

Bibliografia selezionata di approfondimento

ALFARABI: RELIGIONE E AUTORITÀ NELLO STATO IDEALE ISLAMICO DELLA FILOSOFIA, Massimo Campanini

La città virtuosa

La proposta politica di Alfarabi

Un modello teocratico?

Conclusione

PROFETA SERVO O PROFETA RE? LA RAPPRESENTAZIONE DI MUHAMMAD E I CONFLITTI INTORNO ALL’AUTORITÀ NEL PRIMO PERIODO ISLAMICO, Samuela Pagani

L’umiliazione del re

La contrazione dell’ angelo

L’esaltazione del servitore

Conclusione

«TOCCA AL CALIFFO SALUTARCI PER PRlMO». AUTORITÀ SPIRITUALE E POTERE TEMPORALE IN MUHYI L-DIN lBN ’ARABI, Marco Aurelio Golfetto

Ibn ’Arabi e il suo tempo

L’autorità politica secondo Ibn ’Arabi

I requisiti dell’ autorità califfale

La dimensione interiore dell’ autorità

Conclusioni

AUTORITÀ E PRIMAZIA SPIRITUALE NELL’ISLAM SCIITA: IL CASO DEL SUFISMO IRANIANO CONTEMPORANEO, Alessandro Cancian

Usulismo, akhbarismo e il sufismo sciita

Il sufismo di Gunabad e l’usulismo

Conclusione

CORTI SCIARAITICHE, AUTORITÀ ISTITUZIONALE E LEGITTIMITÀ IN EPOCA CONTEMPORANEA: IL CASO ISRAELIANO, Nijmi Edres

La lunga crisi del sistema sciaraitico: gli anni 1948-1995

Recupero di legittimità e respingimento delle interferenze

La questione della nomina dei giudici musulmani da parte dell’ autorità israeliana

Respingimento delle ingerenze della Knesset, ijtihad e modernizzazione

Conclusioni

LA CONTROVERSIA ANTI-AHMADYYA E IL CONFLITTO PER L’AUTORITÀ NEL PAKISTAN CONTEMPORANEO, Diego Abenante

La matrice religiosa della comunità

La controversia anti-Ahmadiyya in Pakistan

Il rapporto tra il centro e le province

L’inizio dell’agitazione

Le conseguenze della campagna anti-Ahmadiyya

IL CAMALEONTE TRIBALE LIBICO, Giovanni Parigi

Il tribalismo libico

Le tribù libiche e Gheddafi

Tribù, rivoluzione e guerra civile

Tribù e milizie

Lo Scettro e la Croce

La campagna di ’Amda Ṣeyon I contro l’Ifāt (1332)
Autore/i: AA. VV.
Editore: Istituto Universitario Orientale
Edizione critica, traduzione e introduzione di Paolo Marrassini pp. 226, Napoli

Estratto dalla Introduzione

Il presente volume contiene l’edizione critica, accompagnata da una traduzione italiana annotata, del racconto della campagna condotta dal re  ’Amda Ṣeyon I (1314-1344) contro i musulmani dell’Etiopia sud-orientale nel 1332. Tale racconto viene generalmente indicato come “Cronaca’’, ma, per il motivo ora esposto, e per quelli sottolineati più avanti (pp. 22 e 43), si cercherà qui di evitare, per quanto possibile, questo termine, pur non essendo in grado di sostiturlo con uno nuovo che sia del tutto soddisfacente. Lo scopo del lavoro è dunque strettamente filologico, e del testo viene data qui la prima edizione critica completa, basata su tutti e sette i manoscritti finora noti; è anche, in un certo senso, letterario, perché ha cercato di rintracciare, sia pure in modo incompleto, un certo numero di paralleli, concettuali e formali che si trovano negli altri testi storici etiopici….

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INDICE GENERALE

Ringraziamenti

Elenco delle abbreviazioni

Introduzione

I. Considerazioni preliminari

II. Dati filologici

III. Particolarità linguistiche

IV. Elementi di contenuto

V. Problemi vari

Avvertenza

Testo e traduzione

I. La ribellione di Sabraddin

II. I sette paesi musulmani

III. La grande coalizione

IV. La campagna finale

Indice dei toponimi e degli etnonimi

Errata corrige

Storia dei Samurai

Cronache dal periodo degli stati combattenti
Autore/i: Dei Francesco
Editore: Odoya
pp. 368, nn. ill. b/n, Bologna

Un racconto degli eventi politici e militari che segnarono la storia del Giappone nel XVI secolo; un lasso di tempo che rappresenta la parte conclusiva del Sengoku jidai, il periodo degli Stati combattenti, caratterizzato da un forte decentramento politico e da un’elevata bellicosità tra i vari clan che si dividevano le province del Sol Levante. Un’epoca durante la quale decine di famiglie di samurai si affrontarono animate dal grande sogno di unificare il paese sotto il controllo di un unico padrone. Nella prima parte del libro, l’autore prende in esame le principali istituzioni politiche, la situazione sociale ed economica, il contatto con gli europei e il rapporto con la religione cristiana. Il volume entra poi nel cuore della trattazione raccontando la vita e le gesta dei più famosi daimyō e samurai, la loro etica, le tecniche di combattimento e soprattutto come si faceva guerra nel Giappone feudale. In queste pagine si susseguono i nomi romantici di grandi guerrieri come Imagawa Yoshimoto, Oda Nobunaga, Takeda Shingen e Toyotomi Hideyoshi che – insieme ad altri – si alternarono in sanguinosissime battaglie quali Okehazama, Nagashino, Sekigahara, Tennōji e tante altre. Alla fine solo uno riuscì a portare a termine la missione assegnata dal destino: Tokugawa Ieyasu, di cui seguiremo le gesta dai primi timidi tentativi per imporre il potere fino alla sua divinizzazione. Già pubblicato con il titolo “Il sole e il ciliegio” (2011), questa nuova edizione amplia il volume originario descrivendo campagne e battaglie in precedenza solo accennate ed è inoltre arricchita da mappe appositamente realizzate.

Afghanistan at the Beginning of the Twentieth Century

Nationalism and journalism in Afghanistan. A study of Serâj ul-akhbâr (1913-1918)
Autore/i: Schinasi May
Editore: Istituto Universitario Orientale
pp. 304, ill. b/n, Napoli

CONTENTS

Map of Afghanistan

Preface

Acknowledgments

List of illustrations

Transliteration

1 – Introduction

2 – Biography of Mahmud Tarzi

3 – Description of Serâj ul-akhbâr

4 – Geography, history, population, language and literature .

5 – Emir Habibullâh, the court, the capital

6 – An outline of organization

7 – M. Tarzi and the West

8 – M. Tarzi and the Muslim world .

9 – M. Tarzi and Afghanistan

10 – Conclusion

Passing references to Serâj ul-akhbâr

Appendices

Bibliography

Glossary

Index

Islam e Capitalismo

Saggio sui rapporti tra economia e religione
Autore/i: Rodinson Maxime
Editore: Einaudi
premessa dell’autore, traduzione di Patrizio Tucci. pp. 320, Torino

Maxime Rodinson, uno dei maggiori orientalisti contemporanei, definisce in questo saggio i rapporti tra religione islamica e strutture economiche, unendo l’informazione erudita dello specialista alle prospettive di una sociologia d’orientamento marxista. Prendendo le mosse dalle prescrizioni economiche dell’Islam, e descrivendo la loro influenza sul mondo medievale, l’autore studia l’interazione dell’ideologia musulmana e del sistema economico, comparandola con le analoghe prescrizioni ebraiche e cristiane, e analizza infine i rapporti del capitalismo contemporaneo con l’Islam. In particolare, Rodinson si chiede se il capitalismo si sia sviluppato nei paesi dell’Islam per un processo interno o a imitazione dell’Occidente, se la religione abbia ostacolato tale processo, o se abbia imposto una «via musulmana al capitalismo». Qui il dibattito si amplia: qual è la natura dei rapporti tra ideologia religiosa e prassi economica? È possibile «utilizzare» l’Islam nella costruzione del socialismo? Quale può essere il ruolo del marxismo nelle società musulmane? La documentata analisi di Rodinson si apre così ad una prospettiva d’insieme, e ad un giudizio sui più recenti avvenimenti.

Nato a Parigi nel I9I5, Maxime Rodinson ha vissuto sette anni nel Medio. Oriente, insegnando e lavorando al Service des Antiquites di Beirut. Oggi è Directeur d’etudes alla Ecole pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha’ diretto la rivista «Moyen Orient», e pubblicato una ricca serie di articoli sull’Oriente contemporaneo, la storia culturale e l’etnografia del mondo musulmano, la storia africana, la linguistica semitica e la sociologia. È autore di una biografia di Maometto (Einaudi, I973), di un volume su Israele e il rifiuto arabo. 75 anni di storia (Einaudi, I969) e sta preparando un Precis d’ethnologie du Proche-Orient e un saggio su Islam e marxismo.

René Leys

L’incanto della Città Proibita
Autore/i: Segalen Victor
Editore: ObarraO
introduzione dell’autore, introduzione, traduzione e cura di Alessandro Giarda. pp. 216, Milano

Pechino, 1911. Durante gli ultimi giorni della dinastia Qing, alla vigilia della Rivoluzione che porrà fine a un impero con oltre duemila anni di storia, il giovane professore belga René Leys, personaggio sfuggente e misterioso, sembra essere testimone delle vicende e degli intrighi che avvengono nelle stanze inaccessibili della Città Proibita.
Confidente del defunto Imperatore Guangxu, amico dell’attuale Reggente, agente della polizia segreta e, per di più, amante dell’Imperatrice vedova, la figura di René Leys e i suoi straordinari racconti offrono a Victor Segalen la possibilità di mettere in scena un serrato confronto tra Reale e Immaginario e di esprimere il suo personale concetto di esotismo, il cui “potere di concepire l’altro” è la chiave per penetrare nel cuore della Cina.
Un’opera venata di ironia e leggerezza, che oscilla tra il romanzo storico, il poliziesco, lo scritto autobiografico e costituisce una delle prove più enigmatiche e raffinate del primo Novecento.

Victor Segalen (1878-1919) scrittore, poeta, etnografo, archeologo è uno dei grandi intellettuali “irregolari” del Novecento francese. Imbarcato come medico di marina, nel 1903 giunge a Tahiti dove scopre le ultime opere di Gauguin e la civiltà maori traendo ispirazione per Les Immémoriaux. Nel 1909 parte per la Cina, dove soggiornerà a più riprese fino al 1914 prendendo parte a importanti e avventurose spedizioni archeologiche. Dall’incontro con la cultura cinese nascono, oltre a René Leys, opere come Stèles, Le Fils du Ciel ed Equipée. Muore in circostanze misteriose a Huelgoat nel 1919. La maggior parte dei suoi testi, rimasti inediti in vita, saranno riscoperti e pubblicati a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.

Islam-Occidente

La notte della ragione
Autore/i: Hamel Pasquale; Tessitore Giovanni
Editore: Bonanno
introduzione degli autori. pp. 180, Acireale

Il volume contiene due contributi, fra loro complementari, sul tema della odierna conflittualità tra l’Islam e l’Occidente, trattato in modo semplice e discorsivo per interessare anche un lettore che non abbia una particolare, approfondita conoscenza della materia.

Cuore dell’Eurasia

Il Xinjiang dalla preistoria al 1949
Autore/i: Rippa Alessandro
Editore: Mimesis
prefazione di Giampiero Bellingeri. pp. 210, Milano

Il testo rappresenta un’introduzione alla storia del Xinjiang, dalla preistoria fino al 1949, anno dell’istituzione della Repubblica Popolare Cinese. Il principale proposito del volume è quello di sottolineare il ruolo strategico della regione, oggi estremo confine occidentale della Cina e tradizionalmente uno dei principali snodi lungo la via della seta. Attraverso un’analisi storica ma anche geografica e letteraria, il testo mostra come la posizione “centrale” del Xinjiang abbia favorito l’approdo in regione di influenze, popolazioni e culture variegate, contribuendo alla formazione di civiltà ricche e straordinariamente complesse. L’opera si rivolge ad un pubblico non necessariamente accademico, ed è basata su anni di ricerca in Xinjiang e sull’analisi di fonti primarie e secondarie di diverso genere. Si tratta della prima storia del Xinjiang pubblicata in lingua italiana, e colma così un vuoto importante nella letteratura sulla Cina nel nostro paese.

Alessandro Rippa è postdoc presso l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, affiliato al progetto “Remoteness and Connectivity: Highland Asia in the World” finanziato dal consiglio Europeo della ricerca. Alessandro ha ottenuto il dottorato in antropologia presso l’università di Aberdeen, ha vissuto in Cina per diversi anni e condotto ricerca etnografica in Xinjiang e Pakistan tra il 2009 e il 2013.

Islamismo e Democrazia

Autore/i: Redaelli Riccardo
Editore: Vita e Pensiero
introduzione dell’autore. pp. 104, Milano

Le cosiddette primavere arabe, con il loro sostanziale fallimento, hanno suscitato nel mondo occidentale una delusione che ha portato molti a concludere che il rapporto tra islam e democrazia sia impossibile. Questo libro affronta finalmente il problema nella prospettiva corretta, mettendo in luce i meccanismi attraverso i quali culture e storie politiche diverse finiscono per fraintendersi. La prima cosa da capire – ci dice Riccardo Redaelli, che da anni si occupa di geopolitica e storia del Medio Oriente – è che la religione islamica non è una realtà monolitica, bensì storicamente diversificata secondo le etnie, le culture e le regioni di quel mondo. Il secondo punto è che i concetti di democrazia e di Stato nazionale, affermatisi nei nostri sistemi occidentali e basati sul concetto di libertà individuale, risultano difficilmente applicabili nelle società islamiche perché estranei alle loro tradizioni. È invece la rivelazione coranica il fondamento dei loro sistemi politici e statuali, pur se in declinazioni molto diverse. Ma le esperienze di (teo)democrazia islamica sono state finora deludenti, come mostra qui Redaelli analizzando le più significative, e spesso hanno addirittura finito per dividere e polarizzare quelle società.
A complicare la situazione, le visioni radicali e militanti hanno rinverdito il mito del califfato islamico da riportare in vita sulle ceneri degli Stati nazionali moderni, favorendo l’affermazione di movimenti inclini all’uso di una violenza brutale, come nel caso dei gruppi che predicano il jihad armato su scala globale. Un affresco nient’affatto semplice da decifrare, la cui corretta comprensione, tuttavia, è un’urgenza drammatica per l’Occidente.

Riccardo Redaelli è professore ordinario di Geopolitica e di Storia e istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Presso lo stesso Ateneo dirige il Centro di Ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo Allargato (CRiSSMA) e il Master in Middle Eastern Studies dell’ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali). Autore di numerosi articoli su riviste specializzate e di contributi a volumi miscellanei.

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INTRODUZIONE
I. Il pericolo di una reifi cazione dell’islam
Un’immagine cristallizzata e astorica
Il difficile rapporto con la modernità
Una rosa è una rosa è una rosa
II. Fra umma e nazione. Il mondo musulmano e lo Stato nazionale
Due invenzioni di successo: lo Stato-nazione e la democrazia
Il mito califfale
Umma, wataniyya, qawmiyya
Il fallimento dell’illusione pan-arabista
III. Rappresentare il popolo: la difficile applicazione di un modello allogeno
Il rifiuto della democrazia occidentale
La ikraha fi -l-din
Garantire le minoranze nelle società frammentate
Il concetto di rappresentanza
IV. I fallimenti di una via islamica alla democrazia e l’illusione califfale
La prospettiva islamista e l’islam quale ideologia d’opposizione
Un modello islamico sciita: la Repubblica Islamica dell’Iran
L’assolutismo saudita
La prospettiva jihadista del ritorno al califfato: il califfato di al-Baghdadi
CONCLUSIONE
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

«Bianche Ombre d’Arabi» – Alterità Islamica nella Guerra Italo-Turca (1911-1912)

Autore/i: Scotto Davide
Editore: Scienze e Lettere
pp. 316-412, nn. ill. b/n, Roma

Premessa (1911-2011)

Latinità d’oltremare

Tra crociate e conversione

Le dimensioni dell’alterità

Un catalogo di stilemi

Scorci di un Islam vissuto

Tra esperienza e proiezione

Un lascito da soppesare

Abbreviazioni bibliografiche

Sigilmassa

Fonti per servire alla storia (materiale e immateriale) di un’antica città carovaniera
Autore/i: Iacovella Angelo
Editore: Bibliotheca Aretina
prefazione di Vanni Beltrami, introduzione dell’autore. pp. 198, nn. ill. b/n, Roma

Alle porte del Sahara, sotto i raggi al sole meridiano o al tramonto, quando le ombre della palme paiono animarsi come in un miraggio, all’orizzonte si stagliano maestose, simili a ciclopi addormentati, le mura ocra di Sigilmassa, che racchiudono, sotto un coltre di sabbia e di sterpaglie, ciò che resta della leggendaria «città dell’oro», snodo cruciale tra il Maghreb e l’Africa nera.

“Guerra Santa” e Conquiste Islamiche nel Mediterraneo

(VII – XI secolo)
Autore/i: AA. VV.
Editore: Viella
a cura di Marco Di Branco e Kordula Wolf pp. 198, Roma

In seguito alle conquiste islamiche, il Mediterraneo diventò un fluido spazio di confine tra società musulmane e cristiane, contrassegnato da continui contatti e conflitti, intrecci e scambi, trasformazioni e tensioni.

Questo volume a più voci si propone di affrontare il tema del delicato passaggio che conduce dalla guerra di conquista islamica (ǧihād) alla creazione di strutture amministrative nei territori ­assoggettati, analizzando anche vari aspetti delle complesse dinamiche a esso inerenti.

Si prendono in esame alcuni importanti contesti mediterranei tra il VII e l’XI secolo: l’Egitto, il Maghreb, l’Andalusia, la Francia e l’Italia meridionale, le grandi isole. Lo scopo è quello di comprendere ancora meglio alcuni sviluppi e ­impatti dell’espansione musulmana, di affrontare le problematiche legate alla scarsità e all’interpretazione delle fonti e, non da ultimo, di invitare a guardare oltre l’orizzonte della propria disciplina.

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Kordula Wolf, Introduzione

Samir Khalil Samir, L’Apocalypse de Samuel de Qalamūn et la domination des Hagaréens

Marco Di Branco, Dalla guerra navale alla conquista delle grandi isole del Mediterraneo. Cipro, Rodi, Creta

Ann Christys, From ǧihād to diwān in two providential histories of Hispania/al-Andalus

Giuseppe Mandalà, Tra minoranze e periferie. Prolegomeni a un’indagine sui cristiani arabizzati di Sicilia

Marco di Branco, Kordula Wolf, Terra di conquista? I musulmani in Italia meridionale nell’epoca aghlabita (184/800-269/909)

Aldo A. Settia, «In locis qui sunt Fraxeneto vicina». Il mito dei Saraceni fra Provenza e Italia occidentale

Lutz Berger, Postface: Continuity and Change in the Early Medieval Mediterranean

Indici
Indice delle persone
Indice dei luoghi
Abstracts

La Primavera Araba

Origini ed effetti delle rivolte che stanno cambiando il Medio Oriente
Autore/i: AA. VV.
Editore: Vita e Pensiero
prefazione di Michela Mercuri e Stefano Maria Torelli, introduzione di Vittorio Emanuele Parsi. pp. 288, Milano

17 dicembre 2010: il giovane ambulante tunisino Mohamed Bouazizi si dà alle fiamme per protestare contro la polizia che aveva sequestrato la mercanzia che cercava di vendere per la strada. Quello che sembrava un episodio come tanti ha segnato, simbolicamente, l’inizio di una serie di cambiamenti epocali nell’area del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Mentre in alcuni Paesi, come la Siria, si continua a combattere, in altri, come Tunisia, Egitto e Libia, regimi che credevamo oramai consolidati sono caduti, facendo emergere le enormi contraddizioni, ma anche le grandi speranze, di un mondo che, dall’altra parte del mare, abbiamo sempre giudicato ‘immutabile nel suo apparente immobilismo’. Cosa c’è davvero dietro alle piazze colme di giovani che inneggiano alla libertà e per questa hanno deciso di morire? Quali sono e da dove nascono storicamente le dinamiche che hanno dato vita alle rivolte? E soprattutto cosa accadrà ora che l’argine si è rotto e l’onda della ‘primavera araba’ sembra poter travolgere gli equilibri, già precari e complessi, della regione? Nulla sarà davvero più come prima? Sono domande a cui questo libro intende rispondere attraverso il contributo di studiosi che hanno analizzato sia i Paesi direttamente coinvolti dalle sollevazioni, sia gli attori regionali che, pur non essendone stati direttamente toccati, ne sono in qualche modo interessati, per cercare non solo di conoscere, ma anche e soprattutto di comprendere il senso delle rivolte arabe e i loro possibili esiti, per nulla scontati.
In appendice l’intervista a Malek Twal, Segretario generale del ministero delle riforme politiche del regno hascemita di Giordania.

Michela Mercuri ha conseguito il dottorato di ricerca in Rappresentazioni e comportamenti politici all’Università Cattolica di Milano, presso la quale, dal 2003 al 2010, è stata cultore della materia in Comunicazione politica, Relazioni internazionali e Sistemi politici comparati. Dal 2006 al 2010 ha ricoperto il ruolo di ricercatore presso Eupolis Lombardia. Dal 2009 è docente di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei e di Strutture internazionali per la cooperazione presso l’Università degli Studi di Macerata. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia e la geopolitica del Mediterraneo e del Medio Oriente con particolare riferimento alla Libia.

Stefano Maria Torelli è Ph.D. candidate in Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, con un progetto di ricerca sulla nascita del nazionalismo curdo e la politica delle Potenze europee. I suoi interessi di ricerca riguardano il mondo araboislamico, la storia e la politica estera della Turchia e la geopolitica del Medio Oriente. Dal 2011 è cultore della materia in Storia e istituzioni dei Paesi islamici presso l’Università degli Studi di Milano e dal 2009 è direttore del Desk Medio Oriente e Maghreb della rivista di geopolitica e relazioni internazionali Equilibri.net. È co-autore dell’Atlante Geopolitico Mondiale, edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani (2011). Collabora con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano ed è membro del Centro Italiano di Studi sull’Islam Politico (CISIP).

Shambhala Rossa

Magia, profezia e geopolitica nel cuore dell’Asia
Autore/i: Znamenski Andrei
Editore: Settimo Sigillo
introduzione di Marcello De Martino, traduzione di Massimo Carlucci. pp. 304, nn. ill. b/n, Roma

Molti conoscono Shambhala come la leggendaria terra di felicità spirituale che è situata o in India secondo il Kalachakra Tantra nel buddhismo tibetano o nella catena montuosa dell’Himalaya sotto il nome di Shangri-La grazie al popolare film Lost Horizon (Orizzonte perduto) del 1937 di Frank Capra, ma pochi sanno del ruolo che il mito di Shambhala ha svolto nella geopolitica russa all’inizio del XX secolo. Shambhala rossa è il primo libro in inglese che racconta la storia di cercatori politici e religiosi provenienti da Oriente e da Occidente che si servirono delle profezie buddhiste per promuovere i loro programmi spirituali, sociali e geopolitici. C’erano persone di diverse convinzioni ed ambienti come Ja-lama e Agvan Dorzhiev, ma tra costoro si annoverava anche un pittore teosofo come Nicholas Roerich, un crittografo della polizia segreta bolscevica come Gleb Bokii, uno scrittore di occultismo con tendenze a sinistra qual era Alexander Barchenko, rivoluzionari e diplomatici bolscevichi come
Georgy Chicherin e Boris Shumatsky insieme ai loro compagni di viaggio indigeni Elbek-Dorjik Rinchino, Sergei Borisov e Choibalsan, e infine il fanatico di destra Roman von Ungern-Sternberg, il sanguinario barone bianco.
Il nuovo libro di Andrei Znamenski e una sfida per tutti coloro che rifiutano di accettare le connessioni tra leggenda e politica. Shambhala rossa da un incontestabile elemento di prova che l’ideologia comunista atea del XX secolo non ha disdegnato di usare un mito buddista tibetano come una sorta di instrumentum regni, cioe uno strumento politico di propaganda: sinistra russa e intellettuali di destra, come pure ricercatori spirituali, si trovarono tutti uniti in un’antica idea di rinascita, sognando una terra egualitaria, una Shambhala rossa, dove un’umanita trasformata potesse vivere in una Nuova Era di pace. Lfautore fornisce un’indagine innovativa attraverso la quale siamo fatti consapevoli che il Sacro e Profano possono condividere lo stesso milieu mitico: una lettura obbligata per le persone interessate a quella zona indefinita tra mistica, esoterismo e politica.

Andrei Znamenski ha studiato storia e antropologia sia in Russia che negli Stati Uniti. Gia ricercatore residente alla Biblioteca del Congresso, e stato visiting professor presso l’Universita di Hokkaido in Giappone e ha insegnato storia russa e storia delle religioni presso l’Universita di Toledo in Ohio, l’Alabama State University e l’Universita di Memphis. I suoi principali campi di interesse sono lo sciamanesimo, la storia dell’esoterismo occidentale e la storia russa come pure le religioni indigene
della Siberia e del Nord America. Znamenski viaggiato e vissuto molto in Alaska, Siberia e Giappone