Afghanistan at the Beginning of the Twentieth Century

Nationalism and journalism in Afghanistan. A study of Serâj ul-akhbâr (1913-1918)
Autore/i: Schinasi May
Editore: Istituto Universitario Orientale
pp. 304, ill. b/n, Napoli

CONTENTS

Map of Afghanistan

Preface

Acknowledgments

List of illustrations

Transliteration

1 – Introduction

2 – Biography of Mahmud Tarzi

3 – Description of Serâj ul-akhbâr

4 – Geography, history, population, language and literature .

5 – Emir Habibullâh, the court, the capital

6 – An outline of organization

7 – M. Tarzi and the West

8 – M. Tarzi and the Muslim world .

9 – M. Tarzi and Afghanistan

10 – Conclusion

Passing references to Serâj ul-akhbâr

Appendices

Bibliography

Glossary

Index

Islam e Capitalismo

Saggio sui rapporti tra economia e religione
Autore/i: Rodinson Maxime
Editore: Einaudi
premessa dell’autore, traduzione di Patrizio Tucci. pp. 320, Torino

Maxime Rodinson, uno dei maggiori orientalisti contemporanei, definisce in questo saggio i rapporti tra religione islamica e strutture economiche, unendo l’informazione erudita dello specialista alle prospettive di una sociologia d’orientamento marxista. Prendendo le mosse dalle prescrizioni economiche dell’Islam, e descrivendo la loro influenza sul mondo medievale, l’autore studia l’interazione dell’ideologia musulmana e del sistema economico, comparandola con le analoghe prescrizioni ebraiche e cristiane, e analizza infine i rapporti del capitalismo contemporaneo con l’Islam. In particolare, Rodinson si chiede se il capitalismo si sia sviluppato nei paesi dell’Islam per un processo interno o a imitazione dell’Occidente, se la religione abbia ostacolato tale processo, o se abbia imposto una «via musulmana al capitalismo». Qui il dibattito si amplia: qual è la natura dei rapporti tra ideologia religiosa e prassi economica? È possibile «utilizzare» l’Islam nella costruzione del socialismo? Quale può essere il ruolo del marxismo nelle società musulmane? La documentata analisi di Rodinson si apre così ad una prospettiva d’insieme, e ad un giudizio sui più recenti avvenimenti.

Nato a Parigi nel I9I5, Maxime Rodinson ha vissuto sette anni nel Medio. Oriente, insegnando e lavorando al Service des Antiquites di Beirut. Oggi è Directeur d’etudes alla Ecole pratique des Hautes Etudes alla Sorbona. Ha’ diretto la rivista «Moyen Orient», e pubblicato una ricca serie di articoli sull’Oriente contemporaneo, la storia culturale e l’etnografia del mondo musulmano, la storia africana, la linguistica semitica e la sociologia. È autore di una biografia di Maometto (Einaudi, I973), di un volume su Israele e il rifiuto arabo. 75 anni di storia (Einaudi, I969) e sta preparando un Precis d’ethnologie du Proche-Orient e un saggio su Islam e marxismo.

René Leys

L’incanto della Città Proibita
Autore/i: Segalen Victor
Editore: ObarraO
introduzione dell’autore, introduzione, traduzione e cura di Alessandro Giarda. pp. 216, Milano

Pechino, 1911. Durante gli ultimi giorni della dinastia Qing, alla vigilia della Rivoluzione che porrà fine a un impero con oltre duemila anni di storia, il giovane professore belga René Leys, personaggio sfuggente e misterioso, sembra essere testimone delle vicende e degli intrighi che avvengono nelle stanze inaccessibili della Città Proibita.
Confidente del defunto Imperatore Guangxu, amico dell’attuale Reggente, agente della polizia segreta e, per di più, amante dell’Imperatrice vedova, la figura di René Leys e i suoi straordinari racconti offrono a Victor Segalen la possibilità di mettere in scena un serrato confronto tra Reale e Immaginario e di esprimere il suo personale concetto di esotismo, il cui “potere di concepire l’altro” è la chiave per penetrare nel cuore della Cina.
Un’opera venata di ironia e leggerezza, che oscilla tra il romanzo storico, il poliziesco, lo scritto autobiografico e costituisce una delle prove più enigmatiche e raffinate del primo Novecento.

Victor Segalen (1878-1919) scrittore, poeta, etnografo, archeologo è uno dei grandi intellettuali “irregolari” del Novecento francese. Imbarcato come medico di marina, nel 1903 giunge a Tahiti dove scopre le ultime opere di Gauguin e la civiltà maori traendo ispirazione per Les Immémoriaux. Nel 1909 parte per la Cina, dove soggiornerà a più riprese fino al 1914 prendendo parte a importanti e avventurose spedizioni archeologiche. Dall’incontro con la cultura cinese nascono, oltre a René Leys, opere come Stèles, Le Fils du Ciel ed Equipée. Muore in circostanze misteriose a Huelgoat nel 1919. La maggior parte dei suoi testi, rimasti inediti in vita, saranno riscoperti e pubblicati a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.

Islam-Occidente

La notte della ragione
Autore/i: Hamel Pasquale; Tessitore Giovanni
Editore: Bonanno
introduzione degli autori. pp. 180, Acireale

Il volume contiene due contributi, fra loro complementari, sul tema della odierna conflittualità tra l’Islam e l’Occidente, trattato in modo semplice e discorsivo per interessare anche un lettore che non abbia una particolare, approfondita conoscenza della materia.

Cuore dell’Eurasia

Il Xinjiang dalla preistoria al 1949
Autore/i: Rippa Alessandro
Editore: Mimesis
prefazione di Giampiero Bellingeri. pp. 210, Milano

Il testo rappresenta un’introduzione alla storia del Xinjiang, dalla preistoria fino al 1949, anno dell’istituzione della Repubblica Popolare Cinese. Il principale proposito del volume è quello di sottolineare il ruolo strategico della regione, oggi estremo confine occidentale della Cina e tradizionalmente uno dei principali snodi lungo la via della seta. Attraverso un’analisi storica ma anche geografica e letteraria, il testo mostra come la posizione “centrale” del Xinjiang abbia favorito l’approdo in regione di influenze, popolazioni e culture variegate, contribuendo alla formazione di civiltà ricche e straordinariamente complesse. L’opera si rivolge ad un pubblico non necessariamente accademico, ed è basata su anni di ricerca in Xinjiang e sull’analisi di fonti primarie e secondarie di diverso genere. Si tratta della prima storia del Xinjiang pubblicata in lingua italiana, e colma così un vuoto importante nella letteratura sulla Cina nel nostro paese.

Alessandro Rippa è postdoc presso l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, affiliato al progetto “Remoteness and Connectivity: Highland Asia in the World” finanziato dal consiglio Europeo della ricerca. Alessandro ha ottenuto il dottorato in antropologia presso l’università di Aberdeen, ha vissuto in Cina per diversi anni e condotto ricerca etnografica in Xinjiang e Pakistan tra il 2009 e il 2013.

Islamismo e Democrazia

Autore/i: Redaelli Riccardo
Editore: Vita e Pensiero
introduzione dell’autore. pp. 104, Milano

Le cosiddette primavere arabe, con il loro sostanziale fallimento, hanno suscitato nel mondo occidentale una delusione che ha portato molti a concludere che il rapporto tra islam e democrazia sia impossibile. Questo libro affronta finalmente il problema nella prospettiva corretta, mettendo in luce i meccanismi attraverso i quali culture e storie politiche diverse finiscono per fraintendersi. La prima cosa da capire – ci dice Riccardo Redaelli, che da anni si occupa di geopolitica e storia del Medio Oriente – è che la religione islamica non è una realtà monolitica, bensì storicamente diversificata secondo le etnie, le culture e le regioni di quel mondo. Il secondo punto è che i concetti di democrazia e di Stato nazionale, affermatisi nei nostri sistemi occidentali e basati sul concetto di libertà individuale, risultano difficilmente applicabili nelle società islamiche perché estranei alle loro tradizioni. È invece la rivelazione coranica il fondamento dei loro sistemi politici e statuali, pur se in declinazioni molto diverse. Ma le esperienze di (teo)democrazia islamica sono state finora deludenti, come mostra qui Redaelli analizzando le più significative, e spesso hanno addirittura finito per dividere e polarizzare quelle società.
A complicare la situazione, le visioni radicali e militanti hanno rinverdito il mito del califfato islamico da riportare in vita sulle ceneri degli Stati nazionali moderni, favorendo l’affermazione di movimenti inclini all’uso di una violenza brutale, come nel caso dei gruppi che predicano il jihad armato su scala globale. Un affresco nient’affatto semplice da decifrare, la cui corretta comprensione, tuttavia, è un’urgenza drammatica per l’Occidente.

Riccardo Redaelli è professore ordinario di Geopolitica e di Storia e istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Presso lo stesso Ateneo dirige il Centro di Ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo Allargato (CRiSSMA) e il Master in Middle Eastern Studies dell’ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali). Autore di numerosi articoli su riviste specializzate e di contributi a volumi miscellanei.

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INTRODUZIONE
I. Il pericolo di una reifi cazione dell’islam
Un’immagine cristallizzata e astorica
Il difficile rapporto con la modernità
Una rosa è una rosa è una rosa
II. Fra umma e nazione. Il mondo musulmano e lo Stato nazionale
Due invenzioni di successo: lo Stato-nazione e la democrazia
Il mito califfale
Umma, wataniyya, qawmiyya
Il fallimento dell’illusione pan-arabista
III. Rappresentare il popolo: la difficile applicazione di un modello allogeno
Il rifiuto della democrazia occidentale
La ikraha fi -l-din
Garantire le minoranze nelle società frammentate
Il concetto di rappresentanza
IV. I fallimenti di una via islamica alla democrazia e l’illusione califfale
La prospettiva islamista e l’islam quale ideologia d’opposizione
Un modello islamico sciita: la Repubblica Islamica dell’Iran
L’assolutismo saudita
La prospettiva jihadista del ritorno al califfato: il califfato di al-Baghdadi
CONCLUSIONE
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

«Bianche Ombre d’Arabi» – Alterità Islamica nella Guerra Italo-Turca (1911-1912)

Autore/i: Scotto Davide
Editore: Scienze e Lettere
pp. 316-412, nn. ill. b/n, Roma

Premessa (1911-2011)

Latinità d’oltremare

Tra crociate e conversione

Le dimensioni dell’alterità

Un catalogo di stilemi

Scorci di un Islam vissuto

Tra esperienza e proiezione

Un lascito da soppesare

Abbreviazioni bibliografiche

Sigilmassa

Fonti per servire alla storia (materiale e immateriale) di un’antica città carovaniera
Autore/i: Iacovella Angelo
Editore: Bibliotheca Aretina
prefazione di Vanni Beltrami, introduzione dell’autore. pp. 198, nn. ill. b/n, Roma

Alle porte del Sahara, sotto i raggi al sole meridiano o al tramonto, quando le ombre della palme paiono animarsi come in un miraggio, all’orizzonte si stagliano maestose, simili a ciclopi addormentati, le mura ocra di Sigilmassa, che racchiudono, sotto un coltre di sabbia e di sterpaglie, ciò che resta della leggendaria «città dell’oro», snodo cruciale tra il Maghreb e l’Africa nera.

“Guerra Santa” e Conquiste Islamiche nel Mediterraneo

(VII – XI secolo)
Autore/i: AA. VV.
Editore: Viella
a cura di Marco Di Branco e Kordula Wolf pp. 198, Roma

In seguito alle conquiste islamiche, il Mediterraneo diventò un fluido spazio di confine tra società musulmane e cristiane, contrassegnato da continui contatti e conflitti, intrecci e scambi, trasformazioni e tensioni.

Questo volume a più voci si propone di affrontare il tema del delicato passaggio che conduce dalla guerra di conquista islamica (ǧihād) alla creazione di strutture amministrative nei territori ­assoggettati, analizzando anche vari aspetti delle complesse dinamiche a esso inerenti.

Si prendono in esame alcuni importanti contesti mediterranei tra il VII e l’XI secolo: l’Egitto, il Maghreb, l’Andalusia, la Francia e l’Italia meridionale, le grandi isole. Lo scopo è quello di comprendere ancora meglio alcuni sviluppi e ­impatti dell’espansione musulmana, di affrontare le problematiche legate alla scarsità e all’interpretazione delle fonti e, non da ultimo, di invitare a guardare oltre l’orizzonte della propria disciplina.

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Kordula Wolf, Introduzione

Samir Khalil Samir, L’Apocalypse de Samuel de Qalamūn et la domination des Hagaréens

Marco Di Branco, Dalla guerra navale alla conquista delle grandi isole del Mediterraneo. Cipro, Rodi, Creta

Ann Christys, From ǧihād to diwān in two providential histories of Hispania/al-Andalus

Giuseppe Mandalà, Tra minoranze e periferie. Prolegomeni a un’indagine sui cristiani arabizzati di Sicilia

Marco di Branco, Kordula Wolf, Terra di conquista? I musulmani in Italia meridionale nell’epoca aghlabita (184/800-269/909)

Aldo A. Settia, «In locis qui sunt Fraxeneto vicina». Il mito dei Saraceni fra Provenza e Italia occidentale

Lutz Berger, Postface: Continuity and Change in the Early Medieval Mediterranean

Indici
Indice delle persone
Indice dei luoghi
Abstracts

La Primavera Araba

Origini ed effetti delle rivolte che stanno cambiando il Medio Oriente
Autore/i: AA. VV.
Editore: Vita e Pensiero
prefazione di Michela Mercuri e Stefano Maria Torelli, introduzione di Vittorio Emanuele Parsi. pp. 288, Milano

17 dicembre 2010: il giovane ambulante tunisino Mohamed Bouazizi si dà alle fiamme per protestare contro la polizia che aveva sequestrato la mercanzia che cercava di vendere per la strada. Quello che sembrava un episodio come tanti ha segnato, simbolicamente, l’inizio di una serie di cambiamenti epocali nell’area del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Mentre in alcuni Paesi, come la Siria, si continua a combattere, in altri, come Tunisia, Egitto e Libia, regimi che credevamo oramai consolidati sono caduti, facendo emergere le enormi contraddizioni, ma anche le grandi speranze, di un mondo che, dall’altra parte del mare, abbiamo sempre giudicato ‘immutabile nel suo apparente immobilismo’. Cosa c’è davvero dietro alle piazze colme di giovani che inneggiano alla libertà e per questa hanno deciso di morire? Quali sono e da dove nascono storicamente le dinamiche che hanno dato vita alle rivolte? E soprattutto cosa accadrà ora che l’argine si è rotto e l’onda della ‘primavera araba’ sembra poter travolgere gli equilibri, già precari e complessi, della regione? Nulla sarà davvero più come prima? Sono domande a cui questo libro intende rispondere attraverso il contributo di studiosi che hanno analizzato sia i Paesi direttamente coinvolti dalle sollevazioni, sia gli attori regionali che, pur non essendone stati direttamente toccati, ne sono in qualche modo interessati, per cercare non solo di conoscere, ma anche e soprattutto di comprendere il senso delle rivolte arabe e i loro possibili esiti, per nulla scontati.
In appendice l’intervista a Malek Twal, Segretario generale del ministero delle riforme politiche del regno hascemita di Giordania.

Michela Mercuri ha conseguito il dottorato di ricerca in Rappresentazioni e comportamenti politici all’Università Cattolica di Milano, presso la quale, dal 2003 al 2010, è stata cultore della materia in Comunicazione politica, Relazioni internazionali e Sistemi politici comparati. Dal 2006 al 2010 ha ricoperto il ruolo di ricercatore presso Eupolis Lombardia. Dal 2009 è docente di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei e di Strutture internazionali per la cooperazione presso l’Università degli Studi di Macerata. I suoi interessi di ricerca riguardano la storia e la geopolitica del Mediterraneo e del Medio Oriente con particolare riferimento alla Libia.

Stefano Maria Torelli è Ph.D. candidate in Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Roma La Sapienza, con un progetto di ricerca sulla nascita del nazionalismo curdo e la politica delle Potenze europee. I suoi interessi di ricerca riguardano il mondo araboislamico, la storia e la politica estera della Turchia e la geopolitica del Medio Oriente. Dal 2011 è cultore della materia in Storia e istituzioni dei Paesi islamici presso l’Università degli Studi di Milano e dal 2009 è direttore del Desk Medio Oriente e Maghreb della rivista di geopolitica e relazioni internazionali Equilibri.net. È co-autore dell’Atlante Geopolitico Mondiale, edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani (2011). Collabora con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano ed è membro del Centro Italiano di Studi sull’Islam Politico (CISIP).

Shambhala Rossa

Magia, profezia e geopolitica nel cuore dell’Asia
Autore/i: Znamenski Andrei
Editore: Settimo Sigillo
introduzione di Marcello De Martino, traduzione di Massimo Carlucci. pp. 304, nn. ill. b/n, Roma

Molti conoscono Shambhala come la leggendaria terra di felicità spirituale che è situata o in India secondo il Kalachakra Tantra nel buddhismo tibetano o nella catena montuosa dell’Himalaya sotto il nome di Shangri-La grazie al popolare film Lost Horizon (Orizzonte perduto) del 1937 di Frank Capra, ma pochi sanno del ruolo che il mito di Shambhala ha svolto nella geopolitica russa all’inizio del XX secolo. Shambhala rossa è il primo libro in inglese che racconta la storia di cercatori politici e religiosi provenienti da Oriente e da Occidente che si servirono delle profezie buddhiste per promuovere i loro programmi spirituali, sociali e geopolitici. C’erano persone di diverse convinzioni ed ambienti come Ja-lama e Agvan Dorzhiev, ma tra costoro si annoverava anche un pittore teosofo come Nicholas Roerich, un crittografo della polizia segreta bolscevica come Gleb Bokii, uno scrittore di occultismo con tendenze a sinistra qual era Alexander Barchenko, rivoluzionari e diplomatici bolscevichi come
Georgy Chicherin e Boris Shumatsky insieme ai loro compagni di viaggio indigeni Elbek-Dorjik Rinchino, Sergei Borisov e Choibalsan, e infine il fanatico di destra Roman von Ungern-Sternberg, il sanguinario barone bianco.
Il nuovo libro di Andrei Znamenski e una sfida per tutti coloro che rifiutano di accettare le connessioni tra leggenda e politica. Shambhala rossa da un incontestabile elemento di prova che l’ideologia comunista atea del XX secolo non ha disdegnato di usare un mito buddista tibetano come una sorta di instrumentum regni, cioe uno strumento politico di propaganda: sinistra russa e intellettuali di destra, come pure ricercatori spirituali, si trovarono tutti uniti in un’antica idea di rinascita, sognando una terra egualitaria, una Shambhala rossa, dove un’umanita trasformata potesse vivere in una Nuova Era di pace. Lfautore fornisce un’indagine innovativa attraverso la quale siamo fatti consapevoli che il Sacro e Profano possono condividere lo stesso milieu mitico: una lettura obbligata per le persone interessate a quella zona indefinita tra mistica, esoterismo e politica.

Andrei Znamenski ha studiato storia e antropologia sia in Russia che negli Stati Uniti. Gia ricercatore residente alla Biblioteca del Congresso, e stato visiting professor presso l’Universita di Hokkaido in Giappone e ha insegnato storia russa e storia delle religioni presso l’Universita di Toledo in Ohio, l’Alabama State University e l’Universita di Memphis. I suoi principali campi di interesse sono lo sciamanesimo, la storia dell’esoterismo occidentale e la storia russa come pure le religioni indigene
della Siberia e del Nord America. Znamenski viaggiato e vissuto molto in Alaska, Siberia e Giappone

Questioni d’Oriente

Europa e Impero ottomano nel diritto internazionale dell’Ottocento
Autore/i: Augusti Eliana
Editore: Edizioni Scientifiche Italiane
pp. X-414, Napoli Prezzo: € 44,00

Nell’Ottocento il Diritto internazionale stava cambiando volto grazie a un gruppo selezionato di giuristi che isolò le criticità del vecchio jus publicum europaeum e reinventò i testi alla luce dei sempre meno rari processi di inclusione alla comunità internazionale. Non più costretto ai paradigmi fondanti dell’europeità e della cristianità, il nuovo diritto provava a ricomporre il dialogo giuridico con l’ ‘altro’ da una prospettiva universale. Restavano, però, le contraddizioni. I rapporti con l’Impero ottomano, in particolare, dovevano essere riletti tenendo conto delle riforme su modello occidentale avviate formalmente dalla Sublime Porta negli anni Trenta. Questioni d’Oriente ricostruisce un cinquantennio (1828-1878) di azioni e reazioni nei rapporti tra Europa e Impero ottomano all’interno di questo processo di costruzione del nuovo ordine internazionale, mettendo in luce i dispositivi usati dai protagonisti del cambiamento per ricondurre prassi e strategie di controllo dello spazio giuridico euro-mediterraneo al diritto.

Eliana Augusti è ricercatore in Storia del diritto medievale e moderno presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università del Salento. Coordinatore nazionale del progetto di ricerca FIR 2012 Politiche migratorie e legal transplant nel Mediterraneo: strategie di controllo tra colonialismo e post-colonialismo, ha collaborato con il Max-Planck-Institut für europäische Rechtsgeschichte di Frankfurt am Main e l’Erik Castrén Institute of International Law and Human Rights di Helsinki. Tra i suoi saggi più recenti, Da Asmara a Tripoli (1899-1922): William Caffarel e l’amministrazione della giustizia oltremare (Carocci, 2012); L’intervento europeo in Oriente nel XIX secolo: storia contesa di un istituto controverso (Klostermann, 2012).

Le Grandi Vie di Comunicazione Europa-Asia

Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: ERI
pp. 188, nn. tavv. b/n f.t., 1 cartina a colori ripiegata f.t., Torino Prezzo: € 45,00

L’Autore, che non è soltanto un noto orientalista ma altresì un esploratore che percorse in ripetute spedizioni molte di quelle vie di cui parla in questa sua sintesi, traccia l’immagine di una storia, mostrando come l’Oriente e l’Occidente sin dai primordi si congiungano in un alternarsi di accostamenti ora pacifici ora violenti: sono le espansioni di splendidi imperi, gli incontri e gli urti che premono dal mondo ellenico-romano e dal mondo indoiranico, cinese, mongolico, a tratti sopraffatti dalle irruzioni devastatrici dei cavalieri nomadi.
Questo «Saggio» è una evocazione del rapporto attuatosi tra l’Asia e l’Occidente, lungo i percorsi delle grandi carovaniere: che non sono soltanto vie fisiche di comunicazione ma corridoi lungo i quali si trasmettono i messaggi spirituali e si maturano i processi interiori delle civiltà.
Giuseppe Tucci è professore ordinario di Religioni e Filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente presso l’Università di Roma. Ha insegnato italiano, cinese e tibetano presso la Università di Calcutta.
Ha diretto tre missioni archeologiche nella valle dello Swat nel Pakistan Occidentale ed in Afghanistan. Socio dell’Accademia Imperiale del Giappone, Socio d’onore della Società Asiatica di Parigi, Dottore honoris causa dell’Università di Kolosvar e di Delhi, Socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, insignito del titolo di «Oceano delle Sacre Scritture» dall’Università di Calcutta, Presidente dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente.
È autore di numerosissime pubblicazioni in italiano e specialmente in inglese sulla storia e la filosofia dell’Oriente e di cronache sulle missioni scientifiche da lui intraprese.

La Libia nella Storia del Mediterraneo

Anno LXIII. N. 2, Giugno 2008
Autore/i: AA. VV.
Editore: Ist. It. per l’Africa e l’Oriente
presentazione e cura di Salaheddin Hasan Sury e Salvatore Bono. pp. 404, Roma Prezzo: € 35,00

Rivista di studi e documentazione dell’istituto italiano per l’Africa e l’Oriente.
Atti del Convegno, Roma, 10-12 maggio 2003.

Presentazione di Salaheddin Hasan Sury Salvatore Bono
SALVATORE BONO: La Libia nella storia del Mediterraneo
ATTILIO MASTINO RAIMONDO ZUCCA. La Libia dai Garamanti a Giustiniano
M. TAHAR]ERARY: Septimius Severus, the Roman Emperor, 193-211 AD
HENRI BRESC: La Sicile et l’espace libyen au Moyen Age
LAURA BALLETTO: L’impresa di Filippo Doria contro Tripoli (1335)
BARTOLOMÉ BENNASSAR: Tripoli, la course et les renégats
JOHN WRIGHT: Sequins, Slaves & Senna: Tripoli’s International Trade in 1767
SALAHEDDIN HASAN SURY: Confrontation in the Mediterranean: the Tripoli US relations 1775-1806
ORHAN KOLOĞLU: Libya, from the Ottoman perspective (1835-1918)
YORDAN PEEV: Un exilé bulgare en Libye au début du XXᵉ siècle
ALÌ A. ARMIDA: From Tribe to Class: the Origins and the Politics of Resistance in Colonial Libya
VICTOR MORALES LEZCANO: D’Algésiras à Tripoli: 1906-1911. Le couronnement italo-espagnol de l’hégémonie coloniale européenne dans le nord de l’Afrique
LÁSZLÓ J NAGY: La guerre italo-turque en Tripolitaine (1911-1912) et la Hongrie
ANDRZEJ DZIUBINSKI: La Libye coloniale d’après deux relations polonaises de 1934
GIANLUIGI ROSSI: La Libia nel Mediterraneo, 1943-1951. interessi delle potenze, indipendenza e questione dell’unità
EDOUARD GOMBAR: Libya and Czechoslovakia 1960-1992
MOHIEDDINE HADHRI: La Libye, le Grand Maghreb et la Méditerranée. Dynamiques unitaires et intégration régionale au sud de la Méditerranée
GIAMPAOLO CALCHI NOVATI: L’azione internazionale di Gheddafi fra ideologia e geopolitica

Delhi, 15 Agosto 1947 la Fine del Colonialismo

Autore/i: Rothermund Dietmar
Editore: Il Mulino
traduzione di Serena Andreassi. pp. 260, Bologna Prezzo: € 32,00

Il 15 agosto 1947 il viceré inglese lord Mountbatten concedeva l’indipendenza all’India; il giorno prima, a Karachi, l’aveva concessa al Pakistan. L’autonomia del più importante territorio dell’impero coloniale inglese segna una data importante per la storia mondiale: l’inizio di quel processo di decolonizzazione che, nel giro di una ventina di anni, avrebbe coinvolto tutti i possedimenti colloniali europei, dall’India al Sudest asiatico, al Medio Oriente, all’Africa. Il libro ricostruisce la storia del nazionalismo indiano, esamina poi la vicenda parallela del Pakistan e dello Sri Lanka, per allargare in seguito l’esposizione al Sudest asiatico, agli stati arabi dall’Iraq all’Algeria e al Marocco, all’emancipazione dei paesi dell’Africa nera.
Un processo chiave nella storia mondiale del Novecento, che ha prodotto un nuovo assetto delle relazioni internazionali, politiche ed economiche.