Expressions of States of Mind in Asia

Proceedings of the INALCO-UNO.
Workshop Held in Naples, 27 May 2000
Autore/i: AA. VV.
Editore: Università degli Studi di Napoli L’Orientale
Edited by Paolo Santangelo pp. 314, 13 tavv. b/n, Napoli

CONTENTS

Preface

ALBERTO VENTURA, The “Intellect of Love” in Islam (Literature, Theology and Sufism)

GERARD COLAS, Emotions and Aesthetic Experience according to Sanskrit Poetics

FAIZAH SOENOTO RIWAI, Passions and Devotion in Modern Javanese Novels

ANNE CHENG, The Status of qing in Philosophical Texts of Ancient China

CATHERINE DESPEUX, Feeling in Zhuangzi. From Joy to Serenity

JACQUES PIMPANEAU, Some Notes on the Expression of Feelings in Chinese Theatre

PAOLO SANTANGELO, Lu Kun’s “Moral Psychology “, and the Analysis of Emotions in His Shenyinyu (“Groaning Words”)

ANTONETTA L. BRUNO, The Transformation of Emotion during a Divination. A Sociolinguistic Approach

MAURIZIO RIOTTO, A Korean Drama of Passions: the Inhyon wanghu-jon

MARA MILLER, Four Approaeches to Emotion in Japanese Visual Arts

L’Ideogramma Cinese come Mezzo di Poesia

Autore/i: Fenollosa Ernest
Editore: Luni
prefazione e curatela Matteo Luteriani, traduzione di Silvia Galimberti. pp. 64, Milano Prezzo: € 12,00

Il tratto, il carattere, la forza nel tratteggiare l’ideo-gramma, lo spazio tra una linea e l’altra: ogni cosa è verbo, ogni cosa è respiro. Tutta la poesia cinese è una poesia che respira; questi segni ci insegnano a osservare: quello che vediamo non è ciò che è.
L’ideogramma è esso stesso poesia: il «mezzo», il veicolo attraverso il quale la poesia si esprime, grazie al quale il pensiero ancora non si è materializzato, è ancora idea: anche se messo nero su bianco ci racconta la sua storia, il suo percorso, non è ancora diventato «significato», è posto a metà tra l’idea racchiusa nell’attimo della creazione artistica e l’atto materiale di divenire espressione. È questo il punto fondamentale da comprendere. L’ideogramma non è un «significato», ancorché si possa attribuire a una parola un significato univoco decontestualizzandola dal “momento”: è un divenire del pensiero. Se a ciò uniamo il respiro del movimento che ha portato il pennello a tracciare con più o meno forza, più o meno colore, il segno sul foglio, ci rendiamo ben conto che ancora prima di essere letta e compresa la calligrafia cinese esprime la sua «poiein», il suo atto creativo.
L’ideogramma cinese può essere inteso come una «nebbia» che sta a metà tra il pensiero che la elabora nella mente del poeta, e l’atto fisico di materializzazione sulla carta tramite il pennello e l’inchiostro. È un qualche cosa di ineffabile, imprendibile, incomprensibile, e pertanto unico e non spaziale, fuori del tempo. Si pone a metà tra due universi: l’universo della pura creatività, dell’invenzione poetica, e l’universo del creato; un anelito tra i due mondi, una profonda visione, un abisso di interpretazioni.
Ernest Fenollosa entra nel cuore del significato antico del «verbo» e ci presenta per la prima volta una visione straordinariamente nuova per poter interpretare due «poesie» così distanti tra loro, quella occidentale e quella cinese antica.

Ernest Fenollosa (1853 – 1908) è stato uno storico americano di arte giapponese, professore di filosofia ed economia politica all’Università Imperiale di Tokyo. Laureatosi in filosofia e sociologia a Harvard, nel 1878 si recò in Giappone per insegnare presso l’Università Imperiale di Tokyo. Convertitosi al buddhismo, si dedicò al primo inventario dei tesori nazionali del Giappone scoprendo antiche pergamene e salvando molti manufatti buddhisti antichi. Per questi suoi risultati l’Imperatore lo decorò con l’Ordine del Sol Levante e l’Ordine dei Sacri Tesori. Ebbe un ruolo importante di educatore durante la restaurazione del Giappone, e fu un entusiasta orientalista della cultura giapponese e cinese e dell’arte di questi due popoli, che collezionò e contribuì a far conoscere in Occidente.

Il Poema di Baal di Ilumilku

Autore/i: Garbini Giovanni
Editore: Paideia
introduzione dell’autore. pp. 192, ill. b/n, Brescia Prezzo: € 22,00

Fra gli scritti rivenuti a Ugarit, per una circostanza fortunata i testi più importanti, anche se molto danneggiati, provengono da una biblioteca di qualche importanza e sono tutti attribuibili a uno stesso scriba: Ilumilku, grande sacerdote della corte del re Niqmadu ii (1370-1335 a.C.). Fra questi testi brilla Il Poema di Baal, racconto in versi delle vicende che portarono Baal ad assumere una natura e un ruolo diversi da quelli originari: al termine del poema, il dio della tempesta di origine anatolica si muta nel re della regione dell’oltretomba ove risiedono anche i beati, i re divinizzati dopo la morte, i Refaim, nominati anche in una raccolta di molti secoli posteriore: la Bibbia ebraica. Le condizioni deplorevoli del testo rendono non di rado oscure le motivazioni di determinati atteggiamenti e la logica stessa delle vicende narrate, ma molti e frequenti sono nomi e motivi che il lettore della Bibbia trova qui non soltanto documentati ma anche forse meglio comprensibili.

 

Con il Braccio Piegato a Far da Cuscino

Ottantotto quartine di un maestro taoista del XIII secolo
Autore/i: Yuchan Bai
Editore: Einaudi
a cura di Alfredo Cadonna. pp. XVI-260, Torino Prezzo: € 15,50

A piedi nudi, i capelli scarmigliati
e una veste sbrindellata,
con l’aria di un idiota
vado in giro a ubriacarmi e intono poesie.
Quando mi aggiro per il mercato,
non c’è nessuno che mi riconosca.
Sono il bambino del Grande Imperatore
del Paradiso Orientale.

«Traducendo e commentando per la prima volta in una lingua occidentale le ottantotto quartine selezionate dalla vastissima produzione poetica del maestro Bai Yuchan, si è tenuto presente il principio taoista “conosci il bianco ma attieniti al nero” (Daodejing 28). Non si sono dunque privilegiate le poesie in cui prevale il discorso più strettamente dottrinale e che, se male interpretate, potrebbero stimolare elucubrazioni di tipo mentale (il “bianco” di cui parla il Daodejing). Si è infatti lasciato il dovuto spazio alle quartine che hanno al centro il mondo naturale o il tema del vino, affidando al lettore il compito di coglierne il significato più apparente e quello più riposto. Anche i temi per così dire “paesaggistici” sono presentati da Bai Yuchan sotto l’aspetto dell’interiorizzazione e permettono di smentire i luoghi comuni che ancora sussistono sul carattere meramente descrittivo della poesia classica cinese.
L’antologia è seguita da un’Appendice in cui si illustra per la prima volta al lettore italiano la complessa “tessitura” dei toni e delle rime propria di questo genere poetico». (Alfredo Cadonna)

Bai Yuchan è vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo ed è una delle personalità di maggiore spicco della tradizione taoista. Maestro itinerante, ritualista, poeta e calligrafo, lega il suo nome a un eremo costruito fra i monti del Wuyi, nella parte nord-occidentale dell’odierno Fujian.

Alfredo Cadonna è docente di Storia della filosofia e delle religioni della Cina all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha anche insegnato Filologia cinese all’Università di Napoli «L’Orientale».

Haiku

Una raccolta di haiku selezionati e tradotti da Miura Yumie
Autore/i: AA. VV.
Editore: Dalla Costa
Saggio introduttivo di Sabrina Dalla Costa pp. 194, Bergamo Prezzo: € 15,00

Haiku è una raccolta di brevi testi e al tempo stesso un ’quaderno’, uno spazio disponibile agli appunti del lettore, semplicemente segnato dalle presenze poetiche, dai segni della scrittura, senza che queste irrompano nella pagina divenendone esclusive protagoniste: tracce, appunto, come indica il nome della collana di cui la raccolta dedicata alla poesia giapponese rappresenta la prima pubblicazione. In ogni pagina è riportato uno haiku, accompagnato dalla scrittura ideogrammatica giapponese e da quella sillabica occidentale, e arricchito da parole chiave (i kigo) realizzate nella scrittura calligrafica degli haijin.

Lo haiku è una forma poetica che affonda le proprie radici nella tradizione letteraria giapponese: introdotto nel XVII secolo da Matsuo Basho, consiste in una composizione brevissima, tuttavia caratterizzata da una struttura metrica rigorosa. Tema privilegiato dello haiku è il mondo naturale, le suggestioni evocate al poeta da eventi minimi, casuali o apparentemente insignificanti. La stesura poetica corrisponde all’atto di cogliere ciò che trascorre, dare immagine a ciò che per sua natura non può essere fissato, che rifiuta contorni. Per questo motivo il linguaggio e il suo contenuto si identificano: la parola, il verso, il suono, si fanno portatori di significati accessibili solo a chi saprà comprenderne il ruolo di tramite tra il mondo reale (ciò che può avere una forma e un nome) e quello sovrannaturale.

La Centuria Poetica

Autore/i: Fujiwara No Teika
Editore: Se
a cura di Marcello Muccioli. pp. 124, Milano Prezzo: € 13,00

“La poesia giapponese è l’espressione di una ispirazione improvvisa, di un’emozione istantanea, accennata con pochi, rapidi tratti. E un’arte essenzialmente basata sull’accenno, spesso appena adombrato, e sulla metafora, a cui l’abilità del poeta conferisce la facoltà di evocare nell’animo del lettore tutto un mondo di immagini. E stato detto più volte, e giustamente, che mentre il poeta occidentale descrive, quello giapponese suggerisce, accenna. […] Lo Hyaku-nin Is-shù, letteralmente “Una poesia (per ognuno) di cento poeti”, reso da noi con “La centuria poetica”, è un’antologia privata (Shisen-shù) attribuita a Fujiwara-no-Sadaie, più comunemente noto, leggendo il suo nome alla cinese, come Fujiwara Teika. Questa raccolta riflette i gusti e le tendenze artistiche dell’epoca più splendida della poesia giapponese.” (dallo scritto di Marcello Muccioli)

al-Mutanabbi

Voice of the ’Abbasid Poetic Ideal
Autore/i: Larkin Margaret
Editore: Oneworld Publications
preface. pp. xv-144, Oxford Prezzo: € 38,00

This exhaustive and yet enthralling study considers the life and work of al-Mutanabbi (915-965), often regarded as the greatest of the classical Arab poets. A revolutionary at heart and often imprisoned or forced into exile throughout his tumultuous life, al-Mutanabbi wrote both controversial satires and when employed by one of his many patrons, laudatory panegyrics. Employing an ornate style and use of the ode, al-Mutanabbi was one of the first to successfully move away from the traditionally rigid form of Arabic verse, the ’qasida’.

Margaret Larkin is Associate Professor of Near Eastern Studies, Berkeley University. Author of The Theology of Meaning: ’Abd al-Qahir al-Jurjani’s Theory of Discourse, she has also written numerous scholarly articles on both classical and modern Arabic literature.

The Gulistan (Rose Garden) of Sa’di

Bilingual English and Persian Edition with Vocabulary
Autore/i: Shaykh Mushrifuddin Sa‘di of Shiraz
Editore: Ibex Publishers
new english translation and preface by Wheeler M. Thackston. pp. 254, Bethesda (Maryland) Prezzo: € 45,00

Is the Gulistan the most influential book in the Iranian world? In terms of prose, it is the model, which all writers of Persian seek to emulate. In terms of moral, philosophical or practical wisdom, it is endlessly quoted to either illustrate or prove a point. Sir John Malcolm even relates being told that it is the basis of the law of the Persians. It also traveled abroad. Voltaire, Goethe, Arnold, Longfellow, Emerson, Thoreau, Melville, and Franklin discovered, read, and took inspiration from the work. Moreover, travelers to Iran have often point out that to understand the mind of the inhabitants, one should read the Gulistan.
Written some seven and a half centuries ago by Sa’di of Shiraz the Gulistan or Rose Garden is a collection of moral stories divided into eight themes: “The Conduct of Kings,” “The Character of Dervishes,” “The Superiority of Contentment,” “The Benefits of Silence,” “Love and Youth,” “Feebleness and Old Age,” “The Effects of Education,” and “The Art of Conversation.” In each section stories are told from which the reader learns how to behave in a given situation. Sa’di can be moral. “Honesty gives God pleasure. I haven’t seen anyone get lost on the right road.” He may be practical. “If you can’t stand the sting, don’t put your finger into a scorpion’s hole.” He is philosophical in these lines which are engraved at the entrance of the United Nations: “The members of the human race are limbs one to another, for at creation they were of one essence. When one limb is pained by fate, the others cannot rest.”
The Gulistan is considered the essence of elegant but simple Persian prose. For 600 years, it was the first book placed in the learner’s hand. In Persian-speaking countries today, quotations from the Gulistan appear in every conceivable type of literature and is the source of numerous everyday proverbial statements, much as Shakespeare is in English.
This is the first complete English translation of the Gulistan in more than a century. Wheeler M. Thackston, Professor of Persian at Harvard University, has faithfully translated Sa’di into clear contemporary English. To help the student, the original Persian is presented facing the English translation. A 3,600 word Persian-English and Arabic-English glossary is included to aide with the more difficult meanings.
The Gulistan is imbued with a practical wisdom of life. Sa’di recognizes people for what they are. Every personality type that exists is found in the Rose Garden, the good, the bad, the weak, the strong, the pious, the impious, honest folk, and the most conniving of cheats. Hypocrites abound, foolish kings appear with their wily ministers, wise rulers vie with their malevolent courtiers, boastful young warriors turn tail and run. The beauty of Sa’di’s wisdom is that it is timeless. What is expressed is in a setting so close and familiar to the modern experience that it is as relevant today as it was six hundred years ago.

Wheeler M. Thackston is Professor of the Practice of Persian at Harvard University where he has taught for more than 30 years. He is also the author of other books including: An Introduction to Persian; A Millennium of Classical Persian Poetry; An Introduction to Koranic and Classical Arabic; and An Introduction to Syriac.

Uccelli Migranti

Autore/i: Tagore Rabindranath
Editore: Sovera
pp. 96, Roma Prezzo: € 6,90

Come uccelli in volo questi trecentoventisei aforismi nei quali si condensano le visioni mistiche e gli slanci poetici di Rabindranath Tagore: la voce più pura e sublimata dell’India moderna. Nel suo linguaggio immaginifico trasmette il pensiero di una cultura millenaria, cui l’Occidente deve molto.

Poeta Mistico Fariduddin ’Aṭṭār

Colloquio Italo-Iraniano (Roma, 24-25 marzo 1977)
Autore/i: AA. VV.
Editore: Accademia Naz. Dei Lincei
pp. 92, Roma Prezzo: € 11,00

DIARIO DEI LAVORI

I SEDUTA Giovedì 24 marzo 1977 – ore 10 SEYYED HOSSEIN NASR: «Some observations on the pIace of ’Attar within the Sufi tradition» GIANROBERTO SCARCIA: «Iblis in ’Attar: il Demiurgo come Spia»

II SEDUTA Giovedì 24 marzo 1977 – ore 16.30 TAGHI TAFAZZOLI: «Essai critique sur Ies oeuvres de ’Attar et une esquisse du Elàhì-Nàmeh» III SEDUTA Venerdì 25 marzo 1977 – ore 10 JOHN ANDREW BOYLE: «Popular literature and foIkIore in ’Attar’s mathnavis» ALESSANDRO BAUSANI: «Considerazioni sulla Tadhkiratu ’l-Auliyà’ di ’Attar»

Vino, Efebi e Apostasia

Poesia di infamia e perdizione nella Persia medievale
Autore/i: Hafez
Editore: Carocci
a cura di Carlo Saccone pp. 324, Roma Prezzo: € 29,00

Vino, efebi e apostasia sono un po’ i tre pilastri, sotto il profilo tematico, della poetica persiana classica, che tipicamente predilige motivi “mal-famati” o bad-nâm, un termine dal trasparentissimo etimo indoeuropeo. Abilmente orchestrando questi elementi, Hâfez ha saputo produrre una poesia che si libra tra il Sensibile e il Sovrasensibile, tra il terreno e il celeste, qualcosa che incantò il vecchio Goethe, il quale rese omaggio a Hâfez nel suo West-Oestlicher Diwan e lo definì “il mio gemello orientale”. Poeta edonista e cantore della vita libertina all’apparenza, le sue immagini sono traslucide di realtà soprannaturali: il vino può rimandare a mistiche ebbrezze, il bel coppiere può ricordare il Dio del Corano (LXXVI, 21) che versa il vino ai beati; e la condotta trasgressiva, il peccato ostentato in barba alla legge e ai dottori, può magari sottilmente rinviare a una ricerca di santità. Ma sopra ogni cosa colpisce il frammentarismo strutturale e irriducibile di questa poesia, le tante “sospensioni nel vuoto” che si producono nel passaggio da un verso all’altro, là dove l’autore sa spesso introdurre sorprese, novità repentine di tono, cambi imprevisti di giro d’immagini, alternanze inattese di pensieri, arguzie, argomenti, ironie.

Poemetti Mitologici Babilonesi e Assiri

Le poesie che hanno dato corpo a miti ancora vivi nel vostro immaginario
Autore/i: Furlani Giuseppe
Editore: Ghibli
pp. 94, Milano Prezzo: € 8,00

Filologo di gran fama, instancabile ricercatore nelle biblioteche d’Europa, Giuseppe Furlani ha fatto conoscere al pubblico occidentale le perle di questa sapienza antica. Dolci versi che incarnano la mitologia assira e babilonese. Liriche che attingono al pensiero e alle narrazioni misteriose di una civiltà sofisticata e colta. La bellezza dei versi si accompagna alla straordinaria occasione di conoscere direttamente i documenti di queste culture le cui eco si sentono ancora nella struttura del mito greco antico e nella nostra narrativa.

Giuseppe Furlani (1885-1968) si laureò in giurisprudenza nel 1908 e in filosofia nel 1913 all’università di Graz. In seguito soggiornò a lungo a Monaco, Berlino, Parigi e Londra, perfezionando gli studi di filosofia orientale. Durante la prima guerra mondiale fu segretario della commissione governativa italiana a Londra; tale impegno diplomatico non gli impedì di frequentare assiduamente le maggiori biblioteche di quella città, né di ricavarne una gran quantità di materiali contenuti prevalentemente in poco noti manoscritti del Vicino Oriente.

Vessantara Il principe Generoso

Il lento fluire dei doni di sé
Autore/i: Anonimo Buddhista
Editore: Mimesis
a cura di Paola M. Rossi pp. 122, ill. b/n, Milano – Udine Prezzo: € 12,00

La Storia di Vessantara, principe generoso (Vessantarajātaka) è uno dei più famosi racconti buddhisti; ultimo racconto dei 547 che costituiscono la raccolta delle vite precedenti del futuro Buddha (jātaka), appartiene al Canone del buddhismo Theravāda di Ceylon: Vessantara, dedito alla soddisfazione dei desideri altrui, realizza la suprema perfezione del dono (dānapāramitā), donando tutti i beni e votandosi alla vita ascetica in una foresta meravigliosa, che diventa lo spazio incantato in cui attingere attraverso la meditazione alla Onniscienza. Sospeso tra fiaba e insegnamento dottrinale, questo testo rappresenta uno dei principali esempi di poesia buddhista, nonché uno dei racconti più noti ancora oggi nel Sud-Est asiatico, dove Vessantara è venerato come massimo esempio di virtù. La presente edizione è il rifacimento di una precedente traduzione, aggiornata e rinnovata nell’apparato critico e nell’introduzione, alla luce dei più recenti studi buddhisti. Paola M. Rossi studiosa di cultura vedica e di Buddhismo antico, collabora da anni ai progetti di ricerca in Indologia e Lingua e Letteratura Sanscrita dell’Università Statale di Milano; per queste edizioni ha pubblicato Atharvaveda. Il Veda delle formule magiche.

Oriente Moderno Anno XXIV, 2-3-2005

Studi in Memoria di Pier Giovanni Donini
Autore/i: AA. VV.
Editore: Ipocan
pp. XII-355, Roma Prezzo: € 30,00

Bibliografia degli scritti di Pier Giovanni Donini Massimo ALONE, Ascesa e declino delll’Islam radicale in Sudan (1989-2004)

Daniela AMALDI, Erano rossi i topi che distrussero la diga di Ma’rib?

Luca ANCESCHI, Asia Centrale post-sovietica: cosa c’è dopo la pianificazione centralizzata?

Carmela BAFFIONI, Il rapporto astrologia-medicina nelle considerazioni embriologiche del Kitab al-Mudbal al-kabir di Abu Ma’sar al-Balhi

Cristiana BALDAZZI, Due percorsi intellettuali: ’Adil Zu’aytir vs Gustave Le Bon

Michele BERNARDINI, Il colpo di Stato di Timur a Balh nel 1370

Michele BRONDINO, Ambizioni coloniali del Regno Sardo-Piemontese sulla Reggenza di Tunisi (1825-32)

Massimo CAMPANINI, Democracy in the Islamic Political Concept

Giovanni CANOVA, Storia, mito, epopea: note sulla poesia hilaliana

Franco CARDINI, La Toscana medievale e l’Oriente musulmano

Giacomo E. CARRETTO, Pascarella, Nasreddin, gli asini e l’esotismo

Federico CRESTI, Il nazionalismo libico a Tripoli durante l’amministrazione militare britannica: note su Ahmad e ’Ali al-Faqih Hasan e sul ’Blocco nazionalista libero’: al-Kutlah al-wataniyyah al-hurrah (1945-1949)

Mirella GALLETTI, Sakir Hasbak: un intellettuale iracheno ponte tra Arabi e Curdi

Gennaro GERVASIO, Scrivere la storia dai margini. Note sull’alternativa marxista in Egitto (1967-1981)

Laura GUAZZONE, La transizione politica in Egitto tra liberalizzazione di regime, intifadah al-islah e Fratelli Musulmani

Michelangelo GUIDA, Ali Bulaç: Political Ideas of a Leading Turkish Islamist

Antonino PELLITTERI, “La fonte d’acqua dolce nella storia di Tripoli d’Occidente” di Ahmad Bey al-Na’ib al-Ansari: un esempio di storiografia arabo-ottomana di fine Ottocento

Angelo M. PIEMONTESE, I sepolcri antichi repertoriati nella cosmografia di Hamadani

Marco SALATI, Proscrizione, pentimento e perdono: alcuni documenti riguardanti la prostituzione nella Aleppo ottomana del XVIII secolo

Gianroberto SCARCIA, Intorno ai cosiddetti kamikaze islamici

Guido VALABREGA, Nuove tendenze storiografiche in Israele. Risvolti politici d’attualità a cinquant’anni dalla fondazione dello Stato

Ṭṭūṭiyān-i Hind

Specchi identitari e proiezioni cosmopolite indo-persiane (1680-1856)
Autore/i: Pellò Stefano
Editore: Società Editrice Fiorentina
pp. 220, Firenze Prezzo: € 16,00

Ṭūṭī-yi Hind, “il pappagallo dell’India”, è l’appellativo con cui è noto da sempre il grande poeta indo-persiano Amīr Khusraw di Delhi (1253-1325), e ṭūṭiyān-i Hind, “i pappagalli dell’India” sono, per il celebre Ḥāfiz̤ di Shiraz (ca. 1315-ca. 1390), quegli scrittori sudasiatici che scelgono di addolcire la propria lingua con lo zucchero della prestigiosa cultura poetica proveniente dall’Iran. Nell’India del nord, tra la fine del Seicento e la prima metà dell’Ottocento, centinaia di scribi, amministratori e intellettuali appartenenti a varie correnti religiose hindu, soprattutto vaiṣṇava, scelsero di utilizzare la lingua persiana come strumento privilegiato di produzione letteraria, trasformandosi a loro volta in nuovi ṭūṭiyān-i Hind. Questo volume, attraverso l’analisi critica e comparativa di un gran numero di fonti indo-persiane inedite, ripercorre le strategie di testualizzazione e di (auto-)rappresentazione del proteiforme spazio identitario ‘hindu’ pre-coloniale all’interno del vasto panorama cosmopolita della civiltà letteraria persiana islamica, durante il periodo a cavallo tra il declino dei Mughal e l’inizio della dominazione britannica.

Stefano Pellò insegna Lingua e Letteratura Persiana e Studi Indo-Persiani all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, ed è stato visiting professor presso la School of Oriental and African Studies di Londra e la Columbia University di New York. Si occupa prevalentemente dei processi di diffusione e ricezione della cultura linguistica e letteraria persiana nel subcontinente indiano e dei conseguenti fenomeni cosmopoliti di interazione estetica in ambito soprattutto poetico. Ha inoltre pubblicato numerosi saggi e articoli d’argomento filologico a proposito delle scienze poetiche e linguistiche persiane tradizionali, e svolge una parallela attività come traduttore letterario. Tra le sue pubblicazioni si segnala la prima versione italiana integrale – in collaborazione con Gianroberto Scarcia – dell’opera lirica di Ḥāfiz̤ di Shiraz («Canzoniere», Milano, Ariele, 2005), di cui esiste anche una versione antologica aggiornata («Ottanta canzoni», Torino, Einaudi, 2008).