Canzoni dell’Amore Infinito

Autore/i: Kabīr
Editore: Lindau
cura e traduzione dal sanscrito di Brunilde Neroni pp. 130, Torino

Poeta, filosofo e mistico del XV secolo, Kabīr visse a stretto contatto prima dell’islam e poi dell’induismo, in un periodo di lotte sanguinose. Scelse di imboccare un cammino radicalmente diverso: rigettando gli sterili formalismi, gli inutili riti e i digiuni mortificanti prescritti ai fedeli dei due credi, propose una nuova concezione unitaria e gioiosa di Dio e del mondo. È l’amore universale da cui tutto nasce quello celebrato nelle “Canzoni dell’amore infinito”: in esso non c’è separazione tra vita e morte e ha finalmente termine ogni inquietudine umana, perché l’Amore non ha principio né fine, è il Senza Forma, e «per la sua misericordia» insegna a «camminare senza piedi, a vedere senza occhi, a udire senza orecchi, a bere senza labbra e a volare senza ali». Paradossalmente Kabīr divenne un punto di riferimento tanto per i credenti dell’islam quanto per gli induisti e quando morì, pare alla veneranda età di 119 anni, gli uni e gli altri si disputarono il corpo del Maestro. La leggenda vuole che al suo posto sia stato trovato un enorme fascio di gladioli selvatici che i due schieramenti si divisero: così una parte di quei fiori fu bruciata e gettata nel Gange, mentre l’altra venne sepolta.

La fiaccola della guida alla luogotenenza e all’intimità divine

Misbāh ul-Hidāyah ila’l-Khilāfah wa’l-Wilāyah
Autore/i: Ruhullah Khomeini
Editore: Irfan Edizioni
premessa e traduzione di Roberto Ruhullah Arcadi, revisione di Giuseppe Aiello. pp. 114, San Demetrio Corone (CS)

La Fiaccola della Guida all’Intimità e alla Luogotenenza Divine si occupa del significato trascendente della wilāyah e della khilāfah, realtà e nozioni che sono della massima importanza, perché danno ragione non solo della guida della comunità, ma anche della sostanza attuativa superna dei vari livelli della realtà.

Notizie su al-Ḥallāj

La mistica dell’islam
Autore/i: Massignon Louis
Editore: Morcelliana
introduzione, traduzione e cura di Luisa Orelli, postfazione di Maurice Borrmans. pp. 130, Brescia

Al-Husayn b. Mansur al-Hallaj, nato in Persia nell’858 della nostra era, morto crocifisso nel 922 a Baghdad, allora capitale del califfato abbaside, è una delle figure centrali del sufismo, la mistica islamica. Le sue parole sono state tramandate oralmente dai suoi discepoli e messe per iscritto nei secoli successivi. Il testo qui presentato è ricomposto da Louis Massignon che ha consacrato tutta la vita alla persona e all’opera di al-Hallaj, da cui ha tratto ispirazione per un profondo rinnovamento nella concezione e nella prassi del dialogo islamo-cristiano: coinvolgere tutti coloro che osano, come Abramo, accogliere «gli altri» come «ospiti di Dio», a loro volta messaggeri del solo «Straniero» che ogni credente attende di accogliere.
Si offre al lettore un classico di mistica sufi: come in una sorta di “Vangelo”, sono raccolte le sentenze, i gesti e le preghiere di al-Hallaj che i contemporanei videro attuarsi nei vari momenti della sua esistenza e soprattutto nel corso della sua Passione.

Louis Massignon (1883-1962) è stato un grande orientalista francese. Tra le sue opere, monumentale e più volte ristampata è La Passion de Husayn ibn Mansur Hallaj, 4 voll. (Gallimard, 1975). Tradotte in italiano: Parola data (Adelphi, 1995); L’ospitalità di Abramo. All’origine di ebraismo, cristianesimo e islam (Medusa, 2002); Il soffio dell’islam. La mistica araba e la letteratura occidentale (Medusa, 2008).

Luisa Orelli, arabista formatasi a Parigi (Paris III) e Roma (PISAI), ha vissuto a lungo al Cairo ed è traduttrice di letteratura araba.

La Cavalleria Spirituale

Kitāb-ul-Futuwwa
Autore/i: Sulami
Editore: Luni
introduzione di Giuditta Sassi. pp. 80, Milano

«Siamo tornati dalla piccola guerra santa alla grande guerra santa» disse Muhammad, il Profeta dell’Islām, di ritorno da una spedizione.
È questa «grande guerra santa» quella in cui sono impegnati i cavalieri della Futuwwa, non la guerra «del valoroso che par amore della gloria si getta da solo contro un esercito schierato in battaglia» (Ciuang-tze), ma «la lotta dell’uomo contro i nemici che egli porta in sé, ovverossia contro tutti gli elementi che, in lui, sono contrari all’ordine e all’unità», contro le proprie passioni e tendenze individuali, guerra condotta per ottenere «l’unità nell’intenzione e la costante tendenza verso il centro invariabile e immutabile».
I procedimenti di questo metodo, a volte solo apparentemente semplici e banali (cercare l’unione e la concordia con gli altri, abbandonare l’orgoglio, amare disinteressatamente, senza pretese e senza risentimenti, essere comprensivi e indulgenti con gli altri e inflessibili con se stessi…), se messi in pratica unicamente con lo scopo di essere in conformità con il Principio, sono volti a condurre all’unione con Esso e alla conoscenza per mezzo Suo.

Lo Sheikh Abū ‘Abd-er-Rahmān es-Sulamī di Nīshāpūr nacque nel 937 (325 dell’Egira) e morì nel 1021 (412 dell’Egira).
Compose un centinaio di scritti, di cui però ne sono rimasti solo 27, tra cui ricordiamo Risālat-ul-Malāmatyya (tradotta per la Luni Editrice con il titolo I Custodi del Segreto), Tabaqāt as-Sūfī (Le categorie dei Sūfī), I vizi dell’anima e la loro cura, Raccolta delle regole in uso presso i Sūfi.

Sufismo le Serie di Lezioni

Sufismo, Sufismo e Conoscenza, Sufismo e Saggezza, Sufismo e Pace, Sufismo e Islam
Autore/i: Angha Hazrat Salaheddin Ali Nader
Editore: MTO Publications
introduzione dell’autore – pp. XII-124, Roma Prezzo: € 20,00

Le serie di lezioni sul Sufismo è come il riflesso colorato della luce che proviene dalle sfaccettature di un diamante. La serie comprende i testi delle lezioni tenute nelle principali università europee, da Hazrat Salaheddin Ali Nader Angha, il Pir di MTO Shahmaghsoudi, Scuola di Sufismo Islamico. Ciascuna lezione è dedicata a un tema diverso, come indica il titolo. Considerata nel suo insieme, la serie presenta un distillato degli insegnamenti di questo famoso, riverito e stimolante Maestro Sufi del nostro tempo.
Nel Sufismo, i punti fondamentali  sono illustrati in una storia animata. Il Sufismo è definito come la realtà della religione, una disciplina che è il percorso verso la realizzazione della perfezione umana.
Sufismo e Conoscenza, descrive il movimento oltre la limitata conoscenza fisica, che si basa sugli impulsi sensoriali della nostra mente, verso la conoscenza insegnata dai profeti, basata sull’esperienza personale e conoscenza assoluta.
Sufismo e Saggezza, insegna che per ottenere la saggezza, dobbiamo prima riconoscere la saggezza e poi seguirla. In questo sforzo, la presenza di una guida, a noi presentata interiormente da Dio, è necessaria. I confini di tempo e spazio vengono trascesi, raggiungendo lo stato, inaccessibile ai sensi limitati.
Sufismo e Pace ci insegna che la pace in ogni livello è il risultato del benessere spirituale. Se vogliamo la pace nel mondo, noi come individui dobbiamo prima trovare la pace dentro di noi.
Sufismo e Islam, spiega il principio di unità, che è la legge fondamentale dell’Islam. Il vero significato di unità si rivela quando i limiti artificiali creati dalla mente crollano e sperimentiamo “gli orizzonti illimitati dell’esistenza” e ne testimoniamo l’unità.

Il Divino Amante

La pratica spirituale indiana della via d’amore
Autore/i: Milanetti Giorgio
Editore: Ubaldini Editore
pp. 142, Roma Prezzo: € 9,00

La pratica della ’via d’amore’ (prem-marg) rappresenta uno degli aspetti più vivi e luminosi dell’intera spiritualità indiana. Non vi sono celati, infatti, soltanto gli elementi della passione devozionale (bhakti), ma anche tecniche fondamentali dello yoga e caratteri delle dottrine gnostiche e delle discipline esoteriche. La ’via d’amore’, dunque – che già venne additata nella Bhagavad-gita e che infine si affermò in epoca medievale con l’apoteosi delle figure divine di Rama e Krsna – costituisce un itinerario completo, la cui segreta integrazione venne insegnata dai viandanti più illuminati: così fecero i Sant (Kabir, Dadu, guru Nanak), cui viene dedicato un intero capitolo della presente opera; ma la necessità di alimentare l’ardore della passione devozionale con il copioso combustibile dell’ascesi, e di temperarlo al gelo del discernimento e della consapevolezza, traspare con la medesima urgenza anche dagli insegnamenti degli inebriati devoti di Krsna e dei Sufi indiani – i mistici dell’islam – di cui, rispettivamente, si occupano gli altri due capitoli.

La meta di quell’itinerario è l’abbandono di sé; il discioglimento (laya, fana) nell’abbraccio del Divino Amante. I canti che descrivono quell’ineffabile unione appaiono circonfusi di splendore, e le parole, assieme al pensiero, sembrano arretrare: ma l’emozione suscitata dai versi appassionati di quei santi può condurre ancor oggi – attraverso la sempre viva metafora dei modi dell’amore umano – fino sulla soglia della rivelazione del segreto dell’’unione’ (milan, samyog).

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Il Divino Amante

Krsna-bhakti. Il culto amoroso del dio-pastore

La via d’amore dei santi-poeti nirgun

La simbologia erotica dei sufi indiani

Nota sulla trascrizione e sulla pronuncia

Note

La qualità degli Sciiti (Ŝifāt al-Shī’ah)

Un classico della tradizione sapienziale islamica
Autore/i: Shaykh al-Ŝadūq
Editore: Irfan Edizioni
a cura di Damiano ’Abbas Di Palma. pp. 92, San Demetrio Corone (CS) Prezzo: € 7,00

Lo Sciismo imamita è una dottrina, un modo di vivere, una vera e propria attitudine spirituale che si fonda su saldi principi e precetti il cui mancato rispetto può fare di un individuo un musulmano ordinario, un semplice amante della Ahl al-Bayt (la Famiglia del Profeta) o addirittura un miscredente o un ipocrita, ma non un vero Sciita. Gli Sciiti, infatti, aggiungono alla tradizionale professione di fede la fedeltà e l’obbedienza agli Imam della Ahl al-Bayt, detentori dell’autorità spirituale e del potere temporale. Queste tradizioni raccolte nel Ŝifāt al-Shī’ah, nella loro semplicità e chiarezza, delineano il modello a cui deve ispirarsi chi desidera perfezionarsi eticamente e spiritualmente lungo la via indicata dal Profeta dell’Islam e dalla sua Ahl al-Bayt. Il testo è preceduto da una introduzione in cui Roberto Ruhollah Arcadi, musulmano italiano ricercatore presso l’Università di Shiraz (Iran), illustra alcune caratteristiche peculiari dell’Islam sciita nel contesto della tradizione dottrinale e mistico-esoterica dell’Islam e il suo rapporto con il mondo moderno.

Giuro su Iddio che i nostri Sciiti sono soltanto coloro che temono Iddio e Gli obbediscono. Essi si distinguono a motivo dell’umiltà, della sottomissione [reverenziale], della fiducia, del frequente ricordo d’Iddio, del digiuno, della preghiera, del rispetto nei confronti dei genitori, dell’aiuto del vicino, in ispecie quello povero, dei senza-tetto, degli indebitati e degli orfani, [e anche a motivo] della [loro] veridicità, della recitazione del Corano, ed evitando la menzione di persone se non per farne gli elogi. (Imam Abu Ja’far al-Baqir [V imam sciita])

Abu Ja’far Muĥammad ibn ’Alī ibn al-Ĥusayn ibn Mūsā ibn Bābawayh al-Qummī (306 AH/918 d.C. – 381 AH/991 d.C.), noto anche come Shaykh al-Ŝadūq, è uno dei più grandi eruditi e tradizionisti dell’Islam, autore di numerose opere, tra cui ricordiamo il Man la yaĥduruhu-l-faqīh, una raccolta di tradizioni costituente una delle quattro fonti primarie della scuola giuridica sciita.

Sufismo e Islam

L’importanza della donna nella mistica
Autore/i: Mancini Tamara
Editore: La Caravella
introduzione dell’autrice. pp. 182, Viterbo Prezzo: € 13,00

Il Sufismo è una dottrina unica nel suo genere, non rappresenta solo il rispetto per la predicazione, ma è un mezzo raffinato per arrivare a Dio; è un supporto spirituale fornito alle masse, un fenomeno complesso, un’esperienza mistica caratterizzata dalla meditazione, dalle rinunce, dal digiuno.
Impegno e perseveranza contraddistinguono i Sufi, il cui scopo ultimo è imbattersi nella Conoscenza, nell’amore e nella bellezza divina.
L’autrice ripercorre la storia della mistica islamica, dall’origine fino agli sviluppi più recenti, prendendo in particolare considerazione la figura femminile, citando mistiche come Fatima An-Nisaburya e Rabi’a Al Adawija detta anche Rabi’a di Basra; donne umili e profonde che fanno di questo testo un libro per le donne, una voce che grida contro la misoginia islamica, si pone a sostegno dell’integrazione e a condanna dell’etnocentrismo e della generalizzazione a tutti i costi.
Di questi aspetti il libro vuole essere un’introduzione, un punto di riferimento per chi voglia conoscere dal punto di vista storico e religioso questo fenomeno di cui oggi si parla con sempre maggiore interesse.

Tamara Mancini laureata in Scienze Storiche all’Università La Sapienza di Roma, si è dedicata con attenzione allo studio delle religioni, su tutte quella islamica, della quale ha analizzato gli aspetti storici, politici e religiosi volgendosi alla scoperta del Sufismo, dei testi mistici e della spiritualità interreligiosa. Sufismo e Islam è la sua prima pubblicazione.

The Gulistan (Rose Garden) of Sa’di

Bilingual English and Persian Edition with Vocabulary
Autore/i: Shaykh Mushrifuddin Sa‘di of Shiraz
Editore: Ibex Publishers
new english translation and preface by Wheeler M. Thackston. pp. 254, Bethesda (Maryland) Prezzo: € 45,00

Is the Gulistan the most influential book in the Iranian world? In terms of prose, it is the model, which all writers of Persian seek to emulate. In terms of moral, philosophical or practical wisdom, it is endlessly quoted to either illustrate or prove a point. Sir John Malcolm even relates being told that it is the basis of the law of the Persians. It also traveled abroad. Voltaire, Goethe, Arnold, Longfellow, Emerson, Thoreau, Melville, and Franklin discovered, read, and took inspiration from the work. Moreover, travelers to Iran have often point out that to understand the mind of the inhabitants, one should read the Gulistan.
Written some seven and a half centuries ago by Sa’di of Shiraz the Gulistan or Rose Garden is a collection of moral stories divided into eight themes: “The Conduct of Kings,” “The Character of Dervishes,” “The Superiority of Contentment,” “The Benefits of Silence,” “Love and Youth,” “Feebleness and Old Age,” “The Effects of Education,” and “The Art of Conversation.” In each section stories are told from which the reader learns how to behave in a given situation. Sa’di can be moral. “Honesty gives God pleasure. I haven’t seen anyone get lost on the right road.” He may be practical. “If you can’t stand the sting, don’t put your finger into a scorpion’s hole.” He is philosophical in these lines which are engraved at the entrance of the United Nations: “The members of the human race are limbs one to another, for at creation they were of one essence. When one limb is pained by fate, the others cannot rest.”
The Gulistan is considered the essence of elegant but simple Persian prose. For 600 years, it was the first book placed in the learner’s hand. In Persian-speaking countries today, quotations from the Gulistan appear in every conceivable type of literature and is the source of numerous everyday proverbial statements, much as Shakespeare is in English.
This is the first complete English translation of the Gulistan in more than a century. Wheeler M. Thackston, Professor of Persian at Harvard University, has faithfully translated Sa’di into clear contemporary English. To help the student, the original Persian is presented facing the English translation. A 3,600 word Persian-English and Arabic-English glossary is included to aide with the more difficult meanings.
The Gulistan is imbued with a practical wisdom of life. Sa’di recognizes people for what they are. Every personality type that exists is found in the Rose Garden, the good, the bad, the weak, the strong, the pious, the impious, honest folk, and the most conniving of cheats. Hypocrites abound, foolish kings appear with their wily ministers, wise rulers vie with their malevolent courtiers, boastful young warriors turn tail and run. The beauty of Sa’di’s wisdom is that it is timeless. What is expressed is in a setting so close and familiar to the modern experience that it is as relevant today as it was six hundred years ago.

Wheeler M. Thackston is Professor of the Practice of Persian at Harvard University where he has taught for more than 30 years. He is also the author of other books including: An Introduction to Persian; A Millennium of Classical Persian Poetry; An Introduction to Koranic and Classical Arabic; and An Introduction to Syriac.

Con i Dervisci

Otto incontri sul campo
Autore/i: AA. VV.
Editore: Mimesis
a cura di Giovanni De Zorzi pp. 240, nn. ill. b/n, Milano – Udine Prezzo: € 20,00

Il sufismo è anche, e forse soprattutto, trasmissione viva di un sapere che viene consegnato in maniera orale/aurale da maestro ad allievo, da derviscio a derviscio. Per rendere una simile impalpabile e poco dicibile trasmissione, un approccio possibile è sembrato essere quello antropologico: il libro è infatti composto da diversi articoli tratti dalle esperienze, dai viaggi e dagli incontri sul campo (da qui il titolo) avuti da giovani studiosi italiani in discipline antropologiche, etnomusicologiche ed orientalistiche. Alla luce del noto verso del poeta di lingua persiana Mewlana Jalâl ud-Dîn Rûmî (1207-1273) che canta “in realtà, il ramo è giunto ad esistere in vista del frutto”, ad ognuno è stato chiesto di riconsiderare i propri incontri con esponenti viventi del sufismo, ossia con i frutti di un passato che è tutto presente. Dall’insieme dei contributi emerge un panorama fatto di paesaggi, viaggi, cibi, immagini, colloqui, impressioni ed incontri in un’area che, andando da occidente ad oriente, va dal Marocco, all’Albania, all’Etiopia, alla Siria, al Kurdistan iraniano, all’Iran, all’Asia centrale per arrivare sino in India.

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Check-in: preludio al viaggio di Giovanni De Zorzi

1. Marocco

Visita alla città dei santi: l’esperienza del sacro nei circoli sufi di Fez di Ruggero Vimercati Sanseverino

2. Albania

Baba Tomor: l’Albania dei Bektashi di Nicola Scaldaferri

3. Etiopia

Lo Dhikr e le donne nella città dei santi di Ilaria Sartori

4. Siria

Shaykh Mahmud Abu al-Huda al-Husayni. Insegnare il sufismo nell’Aleppo di oggi di Francesco Chiabotti

5. Kurdistan

Viaggio nel Kurdistan iraniano tra le donne della confraternita Qaderi-Talabani di Kermanshah di Irene Chellini

6. Iran

Incontro con il maestro della Ne’Matollahiyya Gonabadiyya, Nur ’Ali Tabandeh “Majzub ’Ali Shah” di Alessandro Cancian

7. Uzbekistan

Con Dervisci Naqshbandi-Jahri nella Valle del Fergana di Giovanni De Zorzi

8. India

Zikr e Sama’ tra i Sufi Qadiri di Hyderabad di Mauro Valdinoci

Notizie biografiche degli autori

 

 

Cristo e l’Advaita

La mistica di Henri Le Saux tra cristianesimo ed induismo
Autore/i: Trianni Paolo; Skudlarek William
Editore: Studium
presentazione di Juan Javier Flores Arcas, introduzione di Paolo Trianni. pp. 168, Roma Prezzo: € 13,50

Il monaco benedettino Henri Le Saux (1910-1973) è stato protagonista di una delle vicende teologiche e spirituali più singolari del Novecento. Egli, infatti, nel 1950, insieme a Jules Monchanin, ha prima fondato in India l’ashram di Shantivanam – che rappresenta a tutt’oggi una pionieristica testimonianza di inculturazione monastica –, ed ha successivamente condiviso la vita ascetica degli eremiti e dei monaci itineranti indù, giungendo a sperimentare, come prete e monaco cattolico, l’esperienza spirituale dell’advaita, ovverosia quell’unione mistica col divino che l’induismo vedantico legge in termini di non-dualità, che egli ha cercato di ricomprendere in chiave cristologica e trinitaria.

William Skudlarek osb, monaco della Saint John’s Abbey, Collegiville, Minesota, è segretario generale del Dialogo Interreligioso Monastico. Ha insegnato omiletica e liturgia alla Scuola di Teologia della Saint John’s University. Ha servito alla Maryknoll Mission Society in Brasile per cinque anni ed in Giappone, dove risiede attualmente, per sette. Ha curato i volumi: God’s harp string. The life and legacy of the benedictine monk Swami Abhshiktananda (2010); Witness to the Fullness of Light: The Vision and Relevance of the Benedictine Monk Swami Abhishiktananda (2011).

Paolo Trianni, già docente dell’Istituto di Studi Interdisciplinari su Religioni e Culture della Pontificia Università Gregoriana, insegna al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma ed è autore di svariati libri ed articoli che hanno per tema il confronto metafisico e teologico con le culture religiose dell’India. Collabora con la cattedra di Storia del pensiero teologico del Dipartimento di Ricerche filosofiche dell’Università Tor Vergata e con l’Asus (Accademia di Scienze Umane e Sociali). È nella redazione della rivista internazionale «Dilatato Corde». Ha all’attivo diverse curatele e le pubblicazioni: Il Monachesimo non cristiano (2008); Henri Le Saux (Swami Abhishiktananda). Un incontro con l’India (2011); Il Cristo di tutti. Teilhard de Chardin e le religioni (2012).

Vino, Efebi e Apostasia

Poesia di infamia e perdizione nella Persia medievale
Autore/i: Hafez
Editore: Carocci
a cura di Carlo Saccone pp. 324, Roma Prezzo: € 29,00

Vino, efebi e apostasia sono un po’ i tre pilastri, sotto il profilo tematico, della poetica persiana classica, che tipicamente predilige motivi “mal-famati” o bad-nâm, un termine dal trasparentissimo etimo indoeuropeo. Abilmente orchestrando questi elementi, Hâfez ha saputo produrre una poesia che si libra tra il Sensibile e il Sovrasensibile, tra il terreno e il celeste, qualcosa che incantò il vecchio Goethe, il quale rese omaggio a Hâfez nel suo West-Oestlicher Diwan e lo definì “il mio gemello orientale”. Poeta edonista e cantore della vita libertina all’apparenza, le sue immagini sono traslucide di realtà soprannaturali: il vino può rimandare a mistiche ebbrezze, il bel coppiere può ricordare il Dio del Corano (LXXVI, 21) che versa il vino ai beati; e la condotta trasgressiva, il peccato ostentato in barba alla legge e ai dottori, può magari sottilmente rinviare a una ricerca di santità. Ma sopra ogni cosa colpisce il frammentarismo strutturale e irriducibile di questa poesia, le tante “sospensioni nel vuoto” che si producono nel passaggio da un verso all’altro, là dove l’autore sa spesso introdurre sorprese, novità repentine di tono, cambi imprevisti di giro d’immagini, alternanze inattese di pensieri, arguzie, argomenti, ironie.

Danza coi Sufi

Incontro con l’Islam mistico
Autore/i: Ambrosio Alberto Fabio
Editore: Edizioni San Paolo
introduzione dell’autore. pp. 168, Cinisello Balsamo (MI) Prezzo: € 9,90

L’autore, domenicano, è da anni uno dei maggiori studiosi cristiani dell’Islam mistico. In questo libro racconta l’origine di questa sua passione e introduce il lettore nello straordinario mondo del sufismo, la mistica islamica. Ambrosio mettendosi in gioco in prima persona, conduce il lettore a una duplice riflessione, sia teorica che personale, riguardo al tema del dialogo intrareligioso, tanto caro a Raimon Panikkar. Una profonda e inedita scoperta dell’Islam che affascina e non spaventa, quello dei grandi mistici e delle scuole spirirtuali.

Gli Yogin del Ladakh

Un pellegrinaggio tra gli eremiti dell’Himalaya buddhista
Autore/i: Crook John; Low J.
Editore: Ubaldini Editore
traduzione di Cristiana De Falco pp. 318, fotografie b/n f. t., Roma Prezzo: € 28,00

Questo libro esplora il buddhismo tibetano da un punto di vista insolito e piuttosto impegnativo: l’osservazione diretta, sul campo, delle sue manifestazioni e pratiche da parte degli eremiti dell’Himalaya. I due autori, etologo-antropologo il primo e tibetologo-psicoterapeuta il secondo, entrambi con una solida esperienza di meditazione buddhista, hanno visitato remoti monasteri e grotte per incontrare gli yogin e i lama del Ladakh, eredi di una tradizione di cui sono ormai gli unici portatori viventi. Seguaci della scuola Kargyupa, che conta tra i suoi santi figure eminenti quali Marpa e Milarepa, questi yogin, più che alla filosofia e all’etica buddhista sono dediti a uno stile di vita arduo e a pratiche meditative complesse, trasmesse in grande segretezza solo a chi si è consacrato al loro stesso sentiero. La disciplina interiore ha donato loro un senso di onestà, disponibilità, cordialità, abnegazione, accettazione dell’altro, una saggezza che non è mera conoscenza e che non si manifesta tanto nelle loro parole, quanto nel loro intero modo di essere e di agire. Il volume comprende la traduzione di un manoscritto inedito di Tipun Padma Chogyal, affidato a James Low perché fosse reso noto in Occidente: “Il quaderno di appunti sulla meditazione”, un testo che illustra i vari stadi di sviluppo della pratica della Mahamudra.

Il Tao della Mistica

Le vie della contemplazione tra Oriente e Occidente
Autore/i: Raguin Yves
Editore: Fazi
introduzione di Maciej Bielawski pp. XVI-458, Roma Prezzo: € 18,00

Raguin, missionario gesuita e autore del più importante dizionario della lingua cinese, è uno dei massimi esperti di spiritualità orientale. Mettendo a confronto le pratiche di meditazione della tradizione cristiana e di quella asiatica, ha costruito un monumento al dialogo interreligioso.

Il testo trae origine da una serie di lezioni sul tema della contemplazione tenute nel 1976 da Yves Raguin nell’Institute of East Asian Spirituality. Raguin abbraccia subito una prospettiva di ampio respiro, concentrandosi sulle pratiche contemplative in Oriente e Occidente e considerandole contributi alla stessa ricerca di Dio che accomuna l’intera umanità. La meditazione, lo stare seduti in preghiera, la consapevolezza, la mistica, la parola e il silenzio, la pienezza e il vuoto, l’amore sono alcuni dei temi affrontati da Raguin nel suo confrontarsi con taoismo, buddismo, yoga, confucianesimo, zen e altre culture ancora. Il risultato è un ricco manuale che illustra come la spiritualità sia stata declinata nelle diverse culture: ogni tassello del mosaico composto da Raguin rivela qualcosa in più dell’anelito spirituale dell’uomo.