Conflitti Sociali e Movimenti Politico-Religiosi nell’Iran Tardo Antico.

Contributi della storiografia sovietica nel periodo 1920-1950
Autore/i: AA. VV.
Editore: Mimesis
A cura di Paolo Ognibene.
Con la collaborazione di Andrea Gariboldi.
Prefazione di Antonio Panaino. pp. 256, Milano

Fra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.C. l’Impero Sasanide attraversa un periodo particolarmente difficile e denso di cambiamenti. Una serie di calamità naturali e di sconfitte militari gettano l’Iran in una profonda crisi; tutto ciò è accompagnato da rivolgimenti e profonde trasformazioni sociali, In questo periodo si colloca il regno di Kawad e la comparsa di Mazdak che propugnava la comunione dei beni e delle donne. Personaggio scomodo per la storiografia contemporanea e posteriore, Mazdak e il movimento mazdakita sono stati ampiamente studiati oltre che nel mondo accademico occidentale, anche in Unione Sovietica. Attraverso una serie di scritti dei maggiori studiosi sovietici del mazdakismo, il lettore potrà seguire le vicende di Madzak e del suo movimento fino alla sua liquidazione sotto Xusraw.

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INDICE

PREFAZIONE DI A. PANAINO

INTRODUZIONE

A. GARIBOLDI, Aspetti economico-sociali del mazdakismo nella storiografia sovietica

TESTI

V.V. BARTOL’D
– Per la storia dei movimenti contadini in Persia (1923)

BOL’SAJA SOVETSKAJA ENCIKLOPEDIJA
– I ed: voce Mazdak (1938)
– II ed: voce Mazdak, Mazdakismo, movimento
mazdakita
(1954)
– III ed: voce mazdakismo, movimento mazdakita (1974)

LP. PETRUSEVSKlJ
Per la storia dei mazdakiti nell ’epoca del dominio islamico (1970)

N.V. PIGULEVSKAJA
Sulla questione della riforma fiscale di Xusraw
Anosag ruwan
(1937)
Il movimento mazdakita (1944)
L’idea di uguaglianza nella dottrina dei mazdakiti (1955)
Storia dell’Iran dai tempi più antichi fino alla fine del XVIII secolo: § 7 il movimento mazdakita (1958)

JU.A. SOLODUCHO
Il movimento di Mazdak e la rivolta della popolazione ebraica dell’Iraq nella prima metà del VI secolo d. C. (1940)

V.TARDOV

La letteratura dell’Iran dei secoli X-XV:§ 5 Ferdowsi e lo Sahname (1935)

APPENDICE I
Mazdak nello Sahname

APPENDICE II
– L’accademico V. V. Bartol’d. Notizia biografica
– Elenco degli scritti di V. V. Bartol’d
– Nina Viktorovna Pigulevskaja. Notizia biografica
– Elenco degli scritti di N. V. Pigulevskaja
– I.P. Petrusevskij. Notizia biografica
– Elenco degli scritti di I.P. Petrusevskij fino al 1960

BIBLIOGRAFIA

INDICE DEI NOMI DI PERSONA, LUOGO ETC.

The Archaeological Map of the Murghab Delta. Preliminary Reports 1990-95

Vol. I – Text and fgures.
Vol. II – Maps
Presentation by G. Gnoli and R. M. Munchaev.
Autore/i: Gubaev A.; Koshelenko G.; Tosi Mario
Editore: ISIAO
Vol. I. pp. 298 ill. b/n, vol. II 3 mappe, Roma

CONTENTS

Presentation, G. GNOLI AND R.M. MUNCHAEV

Introduction, L. BONDlOLI  AND M. TOSI

Outline of Recent Geological History of the Kopet-Dagh Mountains and the Southern Kara-Kum, B. MARCOLONGO, P. MOZZI

Palaeohydrography and Middle Holocene Desertification in the Northern Fringe of the Murghab Delta, M. CREMASCHI

Off-Site Archaeological Transects in Northern Margiana, S. CLEUZIOU, V. GAIBOV, A. ANNAEV

Preliminary Analysis of the Bronze Age Material Collected by the Margiana Archaeological Project and a First Chronological Assessment, E. MASIMOV, S. SALVATORI, B. UDEUMURADOV

The Bronze Age in Margiana, S. SALVATORI

Margiana Archaeological Map: The Bronze Age Settlement Pattern, S. SALVATORI

Preliminary Report on Ornamental Elements of “Incised Coarse Ware”, B. CERASETTI

The Pottery Chronological Seriation of the Murghab Delta from the End of the Bronze Age to the Achaemenid Period: a Preliminary Note, M. CATTANI, B. GENITO

The Iron Age in Merv Oasis, B. GENITO

Excavations at Takhirbai-depe (thr-l) (1992-1993). Preliminary Notes, M. CATTANI

A Semiprecious Stone-Working Area Dating to the Late Iron Age on the Surface of Takhirbai-depe, M. VIDALE, P. BIANCHETTI, M. CATTANI

A Preliminary Report on the Faunal Remains at Takhirbai-depe, P.P. JOGLEKAR

Copper Arrowheads Typology and Chronology, S. CLEUZIOU

Trial-trench at Site no. 215, B. GENITO
with an appendix by R. CASTELLI, P. MOZZI

A Clay Sealing fram Site 237, D. COLLON

Language, Ethnicity and Migration in Protohistoric Margiana, G. ERDOSY

The Achaemenids in the History of CentraL Asia, B. GENITO

Survey of the “Antiochus’ Wall”. Preliminary Report on the 1993-1994 Campaigns, A. BADER, P. CALLIERI, T. KHODZHANIYAZOV
with an appendix by D. ANGELUCCI

The Seleucid Period, A. BADER, V. GAlBOV, G. KOSHELENKO

The Parthian Period, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G.KOSHELENKO

The Sasanian Period, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G. KOSHELENKO

The Mediaeval Period, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G. KOSHELENKO

3erv, Margiana, Merv Oasis: a Comparison of the Concepts, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G. KOSHELENKO

Introductory Notes to the Site List

Catalogue of Sites

Authors

 

I Resti Ossei Umani delle Necropoli dello Swat (W. Pakistan)

Parte 1 – Butkara II
Autore/i: Alciati Giancarlo
Editore: Is. M.E.O.
Presentazioni di Giuseppe Tucci e Giuseppe Genna.
Introduzione dell’autore. pp. 68, XXVI tavv. b/n f.t., Roma

Estratto dalla Introduzione.

Le ricerche che la Missione Archeologica Italiana del Centro Studi e Scavi Archeologici in Asia dello IsMEO sotto la direzione del prof. G. Tucci sta svolgendo nelle regioni del Pakistan (dal 1955), dell’Afghanistan (dal 1956), dell’Iran (dal 1959) interessano vari livelli, che dalla fase preistorico-protostorica vanno all’islamica attraverso i periodi achemenide, partico, kushana, sasanide, ecc. Esse rispondono ad un programma che converge verso la soluzione di problemi di ordine storico, religioso, artistico e anche biologico in una concezione unitaria dello sviluppo di un popolo.

Accanto all’indagine più strettamente archeologica viene sentita come essenziale l’esigenza dell’analisi completa di ogni classe di reperti. Particolarmente curato e spinto a fondo in tali ricerche è lo studio tecnologico e naturalistico (analisi delle terrecotte, metalli, paste vitree, pietre, stucchi, colori, legno, terre, sostanze organiche, semi, materiale osseo; datazione dei ritrovati per mezzo del radiocarbonio, ecc.). A tal fine collaborano vari Istituti, dal cui continuo scambio di risultati scaturisce una validità di indagine estremamente profonda.

Nel quadro di questa attività, l’Istituto di Antropologia dell’Università di Roma, diretto dal prof. G. Genna, ha accolto l’impegno dello studio del materiale scheletrico umano, in quanto mezzo per la conoscenza biologica degli uomini autori di quelle civiltà. L’indagine è ora accentrata intorno a quanto proviene dallo scavo delle necropoli prebuddhiste di Butkara II, di Kātelai I, di Loebanr I, site nelle valli del Jāmbil e del Saidu (Swat, Pakistan occidentale).

In attesa delle osservazioni antropologiche sulle altre necropoli, vengono qui presentati i dati e i risultati dello studio del materiale osseo proveniente da Butkara II, la prima necropoli scavata in ordine di tempo; lo scavo (1961) fu diretto da M. Taddei sotto la guida di D. Faccenna….

Nelle Terre dei (Sette) Dormienti

Sopralluoghi, appunti, spunti
Autore/i: Scarcia Gianroberto
Editore: Graphe.It
pp. 252, in appendice nn. tavv. a colori, Perugia

La leggenda dei «Sette Dormienti di Efeso», insieme con le amplissime tematiche che a essa afferiscono, è notoriamente diffusa sia nel mondo cristiano sia in quello musulmano. La presente opera non costituisce una ripresa della problematica inerente la leggenda, neanche nel suo motivo antropologico di fondo. Aspetti, questi, affrontati a dovere negli studi, fondamentali, di Louis Massignon, prezioso complemento a quanto fornito dalla ricca letteratura esistente in proposito. Si tenta qui semplicemente di individuare alcuni elementi per lo più trascurati, o non adeguatamente segnalati, concernenti aspetti e momenti della vicenda. Formatosi dalla raccolta di appunti occorsi nel tempo, soprattutto nell’occasione di quelli che vengono definiti «Sopralluoghi» dell’Autore in alcuni fra i numerosi siti di ambo i mondi – che ogni tradizione e devozione religiosa vuole, e quasi rivendica, sede per eccellenza dei Dormienti – il presente lavoro diviene, pur ben lungi dall’esaurire le molteplici fattispecie della leggenda, testimonianza della complessa trama intessuta da culture ed esperienze, forse solo in apparenza, distanti tra loro.

Buddhist Caves of Jāghūrī and Qarabāgh-e Ghazni, Afghanistan

Autore/i: Verardi Giovanni; Paparatti Elio
Editore: Isiao
with an Appendix by Minoru Inaba pp. 120, in appendice CXVI tavv. b/n f.t., ill. b/n, mappe allegate, Roma

THE CAVES – General Observations:

The Jāghūrī ano Qarabāgh groups of caves not only belong to one and the same geographical environment but also share common characteristics in terms of typologies and the techniques employed to excavate them. The features they have in common are discussed in a separate chapter for the reader’s convenience, and to avoid repetitions in the descriptive chapter.

As pointed out above, the walls of the rock formations into which the caves were hewn out have partly collapsed. Frost split the rock along the clefts, rain and snow opened fissures, and the combined action of earthquakes led lo further collapse of walls already weakened by the excavation work. Consequently, huge blocks of rock and piles of debris often encumber the entrance to the caves, as well as the inner rooms and corridors, which are often inaccessible.

The cave fronlt as we see it now does not in general correspond to the original front of the rock-cut monasteries; today the mountain walls look as if cross-sectioned by falls of rock. Where the original front is preserved, the openings are generally warped by either the action or the natural elements or re-working activity carried out by later dwellers when the monastic period had come to an end. These have probably always been the poorest among the local people, unable even to afford houses in unfired brick, living in the caves with their cattle over the centuries. At Nāy Qal’a, however, we have an example of a cave preserving the original façade and at Tapa Zaytūn the outline of a large niche is intact…

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Foreword (by Giovanni Verardi)

Transliterations and Transcriptions

Maps

1. THE GEOGRAPHICAL SETTING

2. THE CAVES

General Observations

The Caves to the East of Mount Dehbaday

1. Nāy Qal’a

2. Homāy Qal’a

The Caves of the Upper Arghandāb Valley

The Caves along the Tayna Tangī/Daryā-ye Gawargīn

3. Tapa Sanawbar

4. Shāh Khwāja

5. Ghār-e Shākī Nōka

6. Gawargīn

7. Kōh-e Ēl

8. Ghār-e Shāh

The Caves along the Qōl-e Karīz in the Nāwaye Khodāydād

9. Sangdara

10. Tapa Hesār and Bālā Khāna

11. Bayak and Lālā Khēl

The Caves along the Daryā-ye Alwadā and beyond

12. Qaryā-ye Bābā Kamāl

13. Tapa Zaytūn

Excursus: Cave 2 al Haybāk

14. Shotor Ghār and Tōp-e Āhangarān

3. THE HISTORICAL SETTING

To the West of Ghaznī: The Archaeological Data

Caojuzha/Zābulistān and Jāghūrī

Fulishisatangna/Wujīristān

The Buddhist Kingdom of Zābul

Buddhist and tīrthikas

4. TENTATIVE CHRONOLOGY

APPENDIX: Nāy Qal’a, Wujīristān and the Khalaj (by Minoru Inaba)

References

Index

Plates

Repertorio Terminologico per la Schedatura delle Sculture dell’Arte Gandharica

Sulla base dei materiali provenienti dagli scavi della missione archeologica italiana dell’IsIAO nello Swat, Pakistan
Autore/i: Faccenna Domenico; Filigenzi Anna
Editore: Isiao
pp. 280, ill. b/n, Roma

Dall’Introduzione:

L’analisi e la descrizione di un oggetto necessitano di un linguaggio e di una terminologia quanto più possibile univoci e costanti, onde evitare al massimo una disturbante varietà espressiva, purtroppo frequente. La coerenza terminologica del linguaggio inoltre diventa necessaria qualora si faccia uso di tecniche di schedatura informatizzata. Questo è precisamente il nostro caso.

Pertanto nella schedatura e nello studio del materiale scultoreo di arte gandharica, proveniente dagli scavi della Missione Archeologica Italiana dell’lslAO (già IsMEO) in Pakistan, si è ritenuto opportuno elaborare un Repertorio Terminologico, organizzato per argomento. Il materiale comprende rilievi figurali, statue, elementi architettonici, decorati o semplicemente modanati, quali parti di monumenti.

Il Repertorio, pur riferentesi nella sua fase iniziale soprattutto a tale materiale, si è successivamente ampliato, comprendendo l’insieme di questa produzione artistica manifestatasi nella regione del Gandhara e quindi talvolta esteso nei sensi geografico (Afghanistan) e temporale (post-Gandhara). Esso, iniziato da tempo, ha subito poi inevitabilmente un graduale processo di elaborazione, del quale si riscontrano evidenti tracce nella scelta bibliografica del materiale e nella sua rappresentazione grafica.

Esso non è un dizionario poiché una tale opera si pone per sua natura quale prodotto conclusivo di una ricerca; non è un manuale pur fornendo dati e parametri utili; non ha ovviamente illusorie pretese di completezza. Esso si pone soltanto come primo strumento di lavoro, nel corso del quale potrà acquistare una definizione più articolata e forse giungere ad una sufficiente ampiezza.

I termini scelti oscillano tra una loro natura ora prettamente tecnica ora più generica e corrente: ciò sta appunto a sottolineare la convenzionalità della loro assunzione e come in tali limiti debbano essere considerati. La loro scelta è dettata da un principio di utilità del tutto pratica per giungere all’adozione e all’impiego di un comune linguaggio.

Ripetizioni, errori e imprecisioni nei lemmi, mancanze, discontinuità nella disposizione delle immagini, possono nel tempo essere ovviate. Il lavoro è “aperto”: né può essere altrimenti per un materiale, come il nostro, che sempre più si arricchisce nel numero e nelle particolarità espressive.

Ci si è fermati alla descrizione dell’oggetto nella sua forma rappresentativa. Procedere oltre, nel contenuto, nella sua esegesi, avrebbe significato entrare in altra dimensione di lavoro, che non appartiene alle finalità del presente assunto…

Con la collaborazione di Pia Brancaccio, Pierfrancesco Callieri, Domenico Giubilei, Ciro Lo Muzio, Francesco Martore, Patrizio Pensabene, Peter Rockwell, Piero Spagnesi, Elisabetta Valento.

Shahr-I Sokhta 1975-1978: Central Quarters Excavations

Preliminary report
Autore/i: Salvatori Sandro; Vidale Massimo
Editore: Isiao
pp. 188, nn. ill. b/n, cartine allegate, Roma

THE EXCAVATIONS – Architectural Remains:

When, in 1975, (Salvatori 1977, 1979; Biscione et al. 1977) we began excavations at the so-called Central Quarters, in the archaeological compound of the protohistoric settlement of Shahr-i Sokhta, the aim was to unearth a vast architectonic complex located by M. Tosi, with the help of aereal photography, at approximately 300 m west of the Eastern Residential Area (hereafter ERA; see Tosi 1976) where urban excavations during previous campaigns had been concentrated (Tosi 1968; 1969; 1983a). The area in question is separated from the ERA by a rather vast clayey depression (labelled North Eastern Depression, hereafter NED), and located in the southern portion of the part of the site called Central Quarters, due to its topographic position in relation to the general setting of the archaeologic territory of Shahr-i Sokhta (Fig. I). From a morphological point of view, the area is relatively level, with the exception of a slight, breast-shaped relief in the north-eastern part, at the edge of the NED, and which gives origin to a slight slope on the whole of the south-western part.

The complex proved to consist of a thick boundary wall which defines an area of approximately half a hectare (Fig. 2). In the south-eastern corner of this area, regular internal partitions of a rectangular building are clearly identifyable, due to evident chromatic variations produced by salt concentrations on the top of the buried structures. At the beginning of the excavations, the mud brick structures came to light only few cm below the present aeolian surface (Fig. 3)…

The Kũfic Inscription in Persian Verses in the Court of the Royal Palace of Mas’ūd III at Ghazni

Autore/i: Bombaci Alessio
Editore: Is. M.E.O.
Preface by author pp. XV-68, XLI tavv. b/n f.t., Roma

Introduction

Between 1959 and 1964 the Italian Archaeological Mission in Afghanistan brought to light tbe remains of a Persian inscription in verse at once historical and monumental; it was of considerable length (about 250 m), carved in floriated Kũfic characters, and because of its overall features appears to be unique. It covered the façades of the main court of a palace that has been tbe object of excavation at Ghazni since 1957. The parts of the inscription that have been preserved afford no evidence as to the date which is obviously the same as that of the palace itself. That it was the residence of the Ghaznavid ruler Mas’ūd III, who was born at Ghazni in 453/1061 and reigned from the 5 shavval 492/25 August 1099 to the shavval of 508/March 1115 can no longer be doubted….

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CONTENTS

Preface

Acknowledgements

Abbreviations

Part I. THE INSCRIPTION

1. Introduction

2. Archaeological data

3. Text and Translation

Part II. COMMENT

1. Epigraphic Comment

2. Historical Comment

a. The background

b. The content of the inscription

c. The cultural significance

Bibliographical Index

A. Primary Sources

B. Studies

Index

List of Illustrations

Concordance

Afghanistan at the Beginning of the Twentieth Century

Nationalism and journalism in Afghanistan. A study of Serâj ul-akhbâr (1913-1918)
Autore/i: Schinasi May
Editore: Istituto Universitario Orientale
pp. 304, ill. b/n, Napoli

CONTENTS

Map of Afghanistan

Preface

Acknowledgments

List of illustrations

Transliteration

1 – Introduction

2 – Biography of Mahmud Tarzi

3 – Description of Serâj ul-akhbâr

4 – Geography, history, population, language and literature .

5 – Emir Habibullâh, the court, the capital

6 – An outline of organization

7 – M. Tarzi and the West

8 – M. Tarzi and the Muslim world .

9 – M. Tarzi and Afghanistan

10 – Conclusion

Passing references to Serâj ul-akhbâr

Appendices

Bibliography

Glossary

Index

Scritti In Onore di Giovanni D’Erme

Autore/i: AA. VV.
Editore: Università degli Studi di Napoli L’Orientale
A cura di Michele Bernardini e Natalia L. Tornesello.
Opera in due volumi. Vol. I pp. XVIII-694; vol. II pp. VI-695-1384, ill. b/n, Napoli

Indice

Volume I

Sabina Antonini, A Ḥimyarite Artefact in the Parthian-Sasanian Style

Sabir Badalkhan, The Lūṛīs: Artists and Artisans of Southwest Asia

Carmela Baffioni, La visione teologica dell’embriologia in Faḫr al-Dīn al-Rāzī

Giorgio Banti, Remarks about the Orthography of the Earliest ‘Ajamī Texts in Harari

Alessandro Bausi, Note aggiuntive sull’Epistola 70 di Cipriano: versione etiopica e versione siriaca

Giampiero Bellingeri, Di veneti nodi irrisolti su seta agemina

Michele Bernardini, Circa i Normanni e i Grandi Selgiuchidi ai tempi della Prima Crociata

Giovanni Canova, Le armi e le cavalcature del Profeta Muḥammad

Patrizia Carioti, The Dutch Attack on Portuguese Macao (1622), in the International Setting of the XVII Century Far Eastern Seas

Sandra Marina Carletti, Perché attualmente in Cina non si scrivono grandi opere?

Giacomo E. Carretto, Tentazioni

Mario Casari, Tramonto settentrionale: glossa a Cor. XVIII, 85-86

Lucia Caterina, Il diletto del letterato cinese

Carlo G. Cereti, Zurwān ī Dagrand Xwadāy and Material Existence

Giovanni Cerri, Sofocle, Edipo a Colono, Stasimo I

Matteo Compareti, A Possible Sasanian Textile Fragment in the Benaki Museum (Athens)

Francesca M. Corrao, Tracce arabe alle origini della poesia italiana

Simone Cristoforetti, Il sizdah bedar e il ‘pesce d’aprile’

Rosita D’Amora, Alcune considerazioni sul valore simbolico del copricapo in ambito turco-ottomano

Alessandro De Maigret, Venticinque anni di ricerche della missione archeologica italiana nella Repubblica dello Yemen (1980-2004)

Ernesto Simone D’Erme, La struttura energetica corporea nella medicina tradizionale cinese (MTC). Qi Gong – Tui na e terapie correlate

Ela Filippone, I dimostrativi in antico persiano

Kate Fleet, Fickle Deceivers: Iranians Viewed from the Porte at the End of the Nineteenth Century

Maria Vittoria Fontana, “La fortuna di un ‘ajā’ib?” (pp. 441-456).

Italo Costante Fortino, Gli arbëreshë: cultura e identità

Andrea Gariboldi, Agathias e l’origine di Ardašir

Grazia Giovinazzo, I tesorieri e i funzionari itin-eranti di Persepoli

Roberta Giunta, Testimonianze epigrafiche dei reg-nanti ghaznavidi a Ġazni

Gherardo Gnoli, Ancora su antico-persiano xšaça-

Roxane Haag-Higuchi, Praise and Criticism in Politics. Contemporary Voices on Ḥājji Mirzā Āqāsi

Giancarlo Lacerenza, Sul termine ’ysqh nel Sefer ḥaḵmônî

Claudia Leurini, Some Notes about the Manichaean ‘Luminous Assembly’

Claudio Lo Jacono, Sul contributo arabo e persiano alla formazione del primo Islam

Mauro Maggi, A Syro-Persian Version of Matthew 23.29-35

Amedeo Maiello, Rubino Ventura and the Hindūstānī Mujāhidīns on the Frontier According to the Tārīx-i Aḥmadīya

Volume II

Ugo Marazzi, Una kamlanie di guarigione tuvina

Daniela Meneghini, Il Moxtārnāme di ‘Aṭṭār: prefazi-one e capitolo nono su Ḥeyrat e Sargaštegi

Costantino Nicas, Gli Elleni e il Mediterraneo

Paolo Ognibene, I nomi dei mesi in osseto

Paola Orsatti, Forme con valore deittico in persiano: una marca del referente individuato (-i accentata)?

Antonio Panaino, Pahlavi Gwcyhl: gōzihr o gawčihr?

Shyam Manohar Pandey, Candāyan e Lorikāyan: trasformazione letteraria di un’epica orale

Angelo Michele Piemontese, Il romanzo di Alessandro nella Cosmografia persiana di Hamadāni

Andrea Piras, Manichaeus claudicans. La zoppaggine dell’eretico e del taumaturgo

Angelo R. Pupino, Pirandello, Verga, la ‘dialettalità’

Anna Maria Quagliotti, Considerations on Some Gandharan Scenes Depicting the Wrestling Match in Connection with the Other Episodes in the Cycle of Siddhārtha’s Competitions

Adriano V. Rossi, La scrittura antico-persiana e la scrittura elamico-achemenide

Giorgio Rota, Caccia e regalità nella Persia safavide e in Europa occidentale: alcune osservazioni preliminari

Carlo Saccone, Tipologie dei poemi a cornice persiani

Encarnación Sánchez García, Materiali di storia persiana nella cultura umanistica spagnola di metà Cinquecento: dai classici ai moderni (Pero Mexía, Díaz Tanco e l’Anonimo del Viaje de Turquía)

Paolo Santangelo, ‘Libertà’ e necessità nella percezione della vita quotidiana. La questione della predestinazione nelle fonti letterarie Ming e Qing

Gianroberto Scarcia, Parole in libertà (vigilata) di comparazione mora, bianca, meticcia

Francesco Sferra, Le dodici strofe sulla realtà suprema

Raya Y. Shani, On the Legitimate Authority Issue in Bal‘amī’s Tarjuma-yi Tārīḫ-i Ṭabarī at the Freer Gallery in Washington D.C.

Iván Szántó, The Equestrian Monument in Islamic Art

Maria Szuppe, Une description des lieux de pèlerinage (ziyāratgāh) autour de Ghazna, Afghanistan (fin du XVIIe s.?)

Natalia L. Tornesello, Il soggiorno napoletano di Ḥājj Sayyāḥ, solitario viaggiatore persiano del XIX secolo

Roberto Tottoli, «Due fiumi sono credenti e due miscredenti… ». Una geografia fluviale sacra in un detto attribuito a Muḥammad ?

François Vallat, L’inscription néo-élamite de Manaka[…]-untaš et l’emploi des déterminatifs à basse époque

Alberto Ventura, Su Ḥāfeẓ, la gnosi e il dualismo

Riccardo Zipoli, L’Erotikòs di Loṭf-‘Ali Beyg Āzar-e Beygdeli

Vladimir Zori, Sulle tecniche costruttive islamiche in Sicilia: il soffitto della Cappella Palatina di Palermo

Angra Mainyu [V. Curzi], Sei personaggi che non hanno mai perso l’autore

Sergio Bertolissi, A proposito di Barbari

Giancarlo Coppola, Gli stranieri

Giovanni La Guardia, Conversazione

La fiaccola della guida alla luogotenenza e all’intimità divine

Misbāh ul-Hidāyah ila’l-Khilāfah wa’l-Wilāyah
Autore/i: Ruhullah Khomeini
Editore: Irfan Edizioni
premessa e traduzione di Roberto Ruhullah Arcadi, revisione di Giuseppe Aiello. pp. 114, San Demetrio Corone (CS)

La Fiaccola della Guida all’Intimità e alla Luogotenenza Divine si occupa del significato trascendente della wilāyah e della khilāfah, realtà e nozioni che sono della massima importanza, perché danno ragione non solo della guida della comunità, ma anche della sostanza attuativa superna dei vari livelli della realtà.

Persia Religiosa

Da Zaratustra a Bahâ’u’llâh
Autore/i: Bausani Alessandro
Editore: Libreria Editrice Aseq
prefazione dell’autore. pp. 544, 52 foto b/n, Roma

Quattro grandi periodi scandiscono la storia religiosa e culturale dell’Iran: quello della religione antica col formarsi della dottrina di Zaratustra, quello della religione medievale mazdea, quello del primo Islam persiano, quello moderno in cui la Persia si isola dai mussulmani «ortodossi» e genera, in pieno sec. XIX, la nuova religione Bâbî-Bahâ’î. È possibile stabilire una continuità tra questi grandi momenti? Una continuità diretta, no; un aspetto unitario, si, derivante in ciascuna delle fasi dall’apporto del mondo gnostico-mesopotamico. Questa la tesi scientifica che il Bausani si propone. E tuttavia considerare il suo libro come una pure trattazione di storia religiosa sarebbe limitarne la portata. Subito il discorso si anima, fin dai titoli delle tre parti che lo compongono: Il Ciclo e l’Angelo (cioè il Tempo Ciclico, il platonismo angelizzato); l’Intelletto Rosso (nome preso in prestito ad un trattato mistico, per accennare all’universo di «simboli corposi» tipico della teologia iranica); l’Iddio che muta (cioè il Dio islamico, arbitrario e personale). E il libro sembra trasformarsi in uno scrigno brulicante di tesori mistici, magici, mitici, spirituali, che secoli di sapienza hanno creato ad uso di tutti gli uomini, del loro mestiere di vivere, della loro speranza di sopravvivere, della loro angoscia di morire. Basterebbe l’idea terribile ed esaltante del Tempo Salvato, il racconto degli uomini che, interrogati dal Creatore, rinunciano alla beatitudine paradisiaca, «scelgono» di scendere nel tempo e nella vita terrestre per lottare contro il male. Si vedono, in questo libro, nascere miti a ritroso: cioè motivi già acquisiti dall’intelligenza che si incorporano in figure simboliche (ed è una illuminazione anche per la nascita della poesia). Si vedono campeggiare, nelle loro biografie e nei loro pensieri, giganteschi personaggi: da Zaratustra a Mani, dall’«anarchico» Mazdak ad Avicenna coi suoi «racconti visionari». Teologi discutono, Profeti vaticinano, Angeli appaiono, luminosi o neri. E il lettore, guidato sempre da un lucido interprete, trova pregnanti, illuminanti o perturbatrici risposte all’assurda, perenne, inesorabile domanda: che cos’è la condizione umana?

Alessandro Bausani (Roma 1921-1988) si è dedicato prestissimo allo studio delle lingue medio-orientali (arabo, turco, persiano, urdu), in cui si è perfezionato viaggiandone i paesi. Ha insegnato il persiano e l’urdu all’Istituto Orientale di Napoli e all’Università di Roma. L’opera, già vasta, di Bausani smentisce il pregiudizio che l’approfondimento del persiano, o magari dell’urdu, sia una specialità astrusa e pittoresca. Per contro, il famoso «appello dell’Oriente», che da almeno un paio di secoli influenza correnti segrete o palesi del nostro pensiero, si è dipartito quasi soltanto dall’Estremo Oriente. Alla fascia di mondo tra l’Egitto e la Persia, a questo crogiolo di visioni della vita e dell’oltrevita, avevamo quasi cessato di rivolgere le nostre dirette interrogazioni. Bausani contribuisce a colmare un simile vuoto. Ma riesce anche un efficacissimo divulgatore: gli innumerevoli dati su cui impianta i suoi lavori diventano per il lettore altrettante nozioni nuove, spesso sorprendenti. Attraverso quelle notizie si compie un avventuroso e rivelatore viaggio, non solo della mente: si riscoprono, nella loro originale identità, parecchie intuizioni di cui il nostro spirito e la nostra psicologia erano inconsapevolmente nutrite. Bausani ha anche molto tradotto: il Corano, il Poema Celeste di Mohammed Iqbal, le Quartine di Omar Khayyam, l’opera poetica di Avicenna, i Testi religiosi Zoroastriani. È autore, oltre che di saggi, di una Storia delle Letterature del Pakistan, di un panorama della Religione Islamica e di una una Storia della Letteratura Persiana.

Il Ritorno del Mahdi

(Mukhtasaru Ithbati’r-Raja’h)
Autore/i: Al-Fadl ibn Shadhan An-Nishapūri
Editore: Irfan Edizioni
traduzione di Giuseppe Aiello. pp. XIV-34, San Demetrio Corone (CS)

Secondo la tradizione islamica, la Parusia dell’Imam al-Mahdi, l’Imam Occulto, porrà fine all’era oscura della presente umanità e inaugurerà un Governo universale restaurando la Tradizione primordiale. Quest’ opera è una raccolta di 23 tradizioni (ahadīth) compilata intorno al 258/871 e rappresenta una delle fonti più antiche sull’argomento.
Al-Fadl ibn Shadhan An-Nishapūri (180/796-260/873) fu un giurisperito e teologo musulmano di scuola sciita. Visse a Nishapūr (nel Khorasan, regione che attualmente si estende tra l’Iran e r Afghanistan) e fu tra i compagni del Decimo e dell’Undicesimo Imam dei musulmani sciiti duodecimani. Il suo mausoleo si trova nel sito della vecchia città di Nishapūr, a breve distanza dalla città attuale.
Quando si solleverà il nostro Qa’im (lett. “colui che si solleva”, ossia l’Imam al-Mahdi), metterà la mano sulla testa dei servi di Dio, riunendo i loro intelletti e perfezionandoli. Dopodiché il Signore potenzierà la loro vista e il loro udito, in modo tale che non vi sia più alcun ostacolo tra loro e il Qa’im. In tal modo, quando vorrà parlare con loro, essi potranno sentirlo e vederlo [da ogni luogo] senza che egli si muova dal posto in cui si trova.

Arte ed Estetica nell’Islam

Autore/i: Allamah Muhammad Taqi Jafari
Editore: Irfan Edizioni
prefazione di Maria Rosaria D’Acierno, traduzione di Kazem Zakeri (Zaccaria). pp. 148, San Demetrio Corone (CS)

In quest’opera l’Autore affronta, dal punto di vista filosofico islamico, i temi più importanti dell’arte e dell’estetica, tra cui: il significato e i differenti tipi di bellezza, la distinzione tra arte conformista e arte d’avanguardia, il ruolo dell’artista nella società, il talento e la creatività, il rapporto tra la bellezza con l’etica e la verità rivelata. Un intero capitolo, infine, è dedicato al tema della bellezza artistica e naturale, nelle fonti tradizionali dell’Islam, ossia il Corano e le tradizioni del Profeta e degli Imam.

Allamah Muhammad Taqi Jafari  (1923-1998), nato a Tabriz (Iran), è stato un autorevole filosofo e teologo musulmano di scuola sciita. Scrisse molte opere nelle quali affrontò diverse tematiche in ambito antropologico, sociologico, mistico e filosofo, tra le quali ricordiamo un imponente commentario in 15 volumi al capolavoro del misticismo universale del poeta Rumi, il Mathnawi, e la sua incom-piuta traduzione commentata in persiano del Nahj al-Balaghah, che raccoglie i detti, i sermoni e le lettere (in lingua araba) attribuite ad Ali ibn Abu Talib, quarto califfo e primo Imam sciita.

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Presentazione

Profilo biografico di Allamah Jafari

1. Uno sguardo alla filosofia dell’arte secondo l’Islam

2. L’arte dal punto di vista filosofico

3. Arte conformista e arte d’avanguardia

4. Arte e innovazione

5. L’artista e la creativita’

6. Unita’ e molteplicita’ nell’arte

7. La bellezza e la sua relazione con la verita’ e l’etica

8. La bellezza dal punto di vista filosofico

9. La bellezza secondo le fonti islamiche

Nell’Islam Iranico

Aspetti spirituali e filosofici – 2. Sohrawardī e i platonici di Persia
Autore/i: Corbin Henry
Editore: Mimesis
a cura di Roberto Revello, con uno scritto di Salvatore Lavecchia pp. 444, Milano

Autore di riferimento, nodo imprescindibile nella ricerca di un filone spirituale ininterrotto che va dall’Iran mazdeo all’Iran shiita, per Corbin Sohrawardi è stato il pensatore più congeniale, un vero alterego. Le opere dello shaykh al-Ishraq sono infatti iniziazione a un percorso filosofico e spirituale, l’incontro immaginale ed ermeneutico con un Plato redivivus, “un Platone percepito nella luce del futuro”. La hikmat al-Ishraq, “sapienza orientale” e “filosofia illuminativa” si fa barzakh, “essere tra”, confluenza nella gnosi islamica di tradizioni e testimonianze mazdee, caldaiche ed ermetiste. Il tesoro degli Ishraqiyun si consegna come lascito da riattivare attraverso un incontro personale, nei modi rappresentati simbolicamente dai “Racconti mistici” di Sohrawardi e così straordinariamente interpretati da Corbin in quest’opera.