Music and Medicine from East to West

Ibn Sīnā – Sergio Piro
Autore/i: D’Acierno Maria Rosaria
Editore: Irfan Edizioni
new edition with a comment by Nūrāldīn Nājī. pp. 120, ill. a colori, San Demetrio Corone (CS)

This research wants to highlight how important and advanced was the eastern world compared too the western civilization. My attention will focus on the philosophical field, but in the Muslim area, philosophy includes a large variety of subjects, and among them medicine and music. Medicine in the Islamic world also was “pluralistic”, with various practices serving different needs and sometimes intermingling”. Thus, I am going to examine how hospitals in Baghdad (705), in Fes (in the early 8th century), in Cairo (800), in Damascus and Aleppo (1270)  were organized, each one having its mental health department, in which psychiatric patients were cured by establishing a solid relationship with their doctors, whose firts purpose was to talk to them and consider them as human beings and not broken machines (Israel). It was applied, in fact, for the first time in history, the actual and very satisfying practice of music therapy. Then, throughout the evalutation of music from Plato to Aristotele, and well known Arab philosophers, I will analyze the link between medicine and psychology in Medieval Islam, and compare the techniques applied at that time to the methods used nowadays in western psychiatric hospitals. When talking about music within Islamic context, of course, it is necessary to examine its value, its origins, the instruments used, and how it is judged according to religious principles.

Maria Rosaria D’Acierno is professor of English and English Linguistics at the University of Naples Parthenope. She started as a researcher at Università L’Orientale with publications in particular on bilingualism and multilingualism/multiculturalism. Sha has studied abroad and as a speaker has partecipated in many international conferences. Sha has been a member and a research at the Mental Health Department of Scuola Antropologico-Trasformazionale held by Prof. Sergio Piro and has completed the five year psychotherapist course at the Mental Health Hospital “Frullone” in Naples. She has a three year master degree in Clinical Pedagogy attended in Florence. She graduated at Università L’Orientale in “lingue e Letterature Straniere” (Inglese, Tedesco e Francese), “Filosofia” (Facoltà di Lettere e Filosofia), and “Arabo e Urdu” (Facoltà di Studi Islamici). She has publications in the filed of linguistics in various areas from the analysis of political language, to that of advertisements, poetry, literary language and many other subjects. She is now considering the linguistic and socio-cultural problems related to immigrant people. With “Irfan Edizioni” she has published Contrastive Analysis and Translation: Arabic, Italian, English (2011).

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A comment by Nūrāldīn Nājī
Introduction
Chapter I
Islamic Influence on Medieval Europe
a) Can we deny Islamic Influence on Medieval Europe?
b) Arab fields of research influencing Medieval Europe
Chapter II
Music in the eastern world and its influence on the western civilization
a) Halāl –- حلال or Harām –- ?حرام
b) The origins of Arab music موسيقى عربية
c) Musical theory
d) Musical instruments
Chapter III
Greek and Islamic philosophers
a) Music and the soul: Greek and Islamic philosophers
b) The theory of humours and the meaning of soul for Muslim scholars
c) Arab philosophers and music
d) The Ikhwān al-Ṣafā إحْوَان الصًّفاء
Chapter IV
Music therapy and its resources in our post-modern world
a) The brain map for music and language
b) Effect of music therapy on the brain
c) The Anthropological-Transformational School between music and communication
Appendix
Bibliography

Fonti Ricciane

Storia dell’introduzione del cristianesimo in Cina
Autore/i: Ricci Matteo
Editore: La Libreria dello Stato
edite e commentate da Pasquale M. D’Elia S. I., sotto il patrocinio della Reale Accademia d’Italia, 3 volumi pp. CLXIV-386, XXXVI-652, XII-372, ill. b/n, Roma Prezzo: € 280,00

Documenti originali concernenti Matteo Ricci e la storia delle prime relazioni tra l’Europa e la Cina.

Dalla Prefazione:

Già in quella che prelude alla Rinascita e che noi siamo soliti di chiamare l’età di Dante, due italiani animosi, mercatore l’uno e missionario della fede l’altro, si spinsero sino al Gran Cataio, dove portò Fra Giovanni da Montecorvino una prima voce della civiltà cristiana, e donde riportò Marco Polo fra noi e diffuse col suo Milione le prime precise notizie sulla civiltà cinese.

Trascorsero tre secoli: con la caduta della dinastia tartara, della voce di quel primo Apostolo si era spenta nella Cina ogni eco ed ogni ricordo e occorreva ricominciare. Ricominciarono, nella età di Sisto V e di Torquato Tasso, anche questa volta due italiani non meno animosi di quei due primi: Michele Ruggieri e Matteo Ricci, e portarono la parola di Cristo nel cuore stesso della Cina, dove all’inizio della loro predicazione, nel 1584, erano tre soli cattolici, e dove nel 1610 il Padre Ricci, morendo, ne lasciò circa 2500, tutti, o quasi, fra le classi più colte e più elevate e nell’ambito stesso della Corte Imperiale.

Ma un merito altrettanto insigne del dotto gesuita è stato quello di avere non solo diffusa in Cina con le sue opere di teologia, di filosofia, di cartografta e di matematica, scritte da lui stesso in cinese, la conoscenza e l’apprezzamento della civiltà occidentale, ma di avere diffuso tra noi, con le sue opere italiane, una conoscenza larga ed esatta della vita e della storia di quel lontano Impero, dei suoi costumi e delle sue istituzioni.

Non a torto egli è passato, nel campo degli studi, come il primo e il principe dei sinologi. Un sinologo dei nostri tempi, il Nocentini, potè anzi a buon diritto affermare che il Padre Ricci fu il primo ad estendere alla scienza i vantaggi delle missioni.

Delle sue opere maggiori, i Commentari della Cina e le Lettere, già ci ha dato il Padre Pietro Tacchi Venturi S. I., fra il 1911 e il 1913, una prima edizione che ottenne largo e favorevole consenso nel campo degli studiosi. Ma delle opere del Padre Ricci occorreva una nuova edizione, più compiuta e condotta con un riscontro più diretto e approfondito delle fonti cinesi. A questa impresa si è accinto il Padre Pasquale D’Elia S. I., sinologo valentissimo che già del Padre Ricci ha, di recente, pubblicato il grande Mappamondo.

Volume I – edizione del 1942

Parte I: Libri I-III

Da Macao a Nanciam (1582-1597)

Volume II – edizione del 1949

Parte II: Libri IV-V

Da Nanciam a Pechino (1597-1610-1611)

Volume III – edizione del 1949

Parte III: Appendici e Indici

Opera rarissima e fondamentale per la storia e diffusione del Cristianesimo in Cina.

Nell’Islam Iranico

Aspetti spirituali e filosofici – 2. Sohrawardī e i platonici di Persia
Autore/i: Corbin Henry
Editore: Mimesis
a cura di Roberto Revello, con uno scritto di Salvatore Lavecchia pp. 444, Milano

Autore di riferimento, nodo imprescindibile nella ricerca di un filone spirituale ininterrotto che va dall’Iran mazdeo all’Iran shiita, per Corbin Sohrawardi è stato il pensatore più congeniale, un vero alterego. Le opere dello shaykh al-Ishraq sono infatti iniziazione a un percorso filosofico e spirituale, l’incontro immaginale ed ermeneutico con un Plato redivivus, “un Platone percepito nella luce del futuro”. La hikmat al-Ishraq, “sapienza orientale” e “filosofia illuminativa” si fa barzakh, “essere tra”, confluenza nella gnosi islamica di tradizioni e testimonianze mazdee, caldaiche ed ermetiste. Il tesoro degli Ishraqiyun si consegna come lascito da riattivare attraverso un incontro personale, nei modi rappresentati simbolicamente dai “Racconti mistici” di Sohrawardi e così straordinariamente interpretati da Corbin in quest’opera.

Il Vuoto, le Forme, l’Altro

Tra Oriente e Occidente
Autore/i: Ghilardi Marcello
Editore: Morcelliana
introduzione dell’autore. pp. 544, Brescia

Se da sempre provoca il pensiero filosofico, la questione dell’”altro” assume nuovo interesse di fronte alla pluralità che caratterizza l’epoca odierna. Confrontandosi con autori e testi non solo della tradizione europea ma anche di quella orientale, in particolare cinese e giapponese, l’autore esamina l’alterità nell’ambito del linguaggio, della pratica artistica e dell’etica, giungendo a una inedita nozione di “vuoto”, non come nome dell’indicibile, ma come apertura nei confronti delle molteplici forme del mondo.

La Casa della Saggezza

L’epoca d’oro della scienza araba
Autore/i: Al-Khalili Jim
Editore: Bollati Boringhieri
prefazione dell’autore, traduzione di Andrea Migliori. pp. 344, nn. ill. b/n, Torino Prezzo: € 24,00

Nel IX secolo il califfo abbaside di Baghdad, Abu Jafar Abdullah al-Mamun, creò uno dei centri di studio più imponenti che la storia umana abbia mai conosciuto, noto col nome di Bayt al-Hikma, La casa della saggezza. Jim Al-Khalili, con la sua usuale prosa avvincente, ci svela i nomi dei protagonisti di questa avventura meravigliosa: Abu Rayhan al-Biruni, Ibn al-Shatir, al-Khwarizmi, Ibn al-Haytham, al-Razi ed altri ancora. Dietro a questi nomi, per noi quasi sconosciuti, si nascondono le vite e le opere di scienziati che hanno di fatto posto le basi del mondo moderno.
L’autore ricostruisce con straordinaria perizia la storia di un’epoca nella quale menti geniali spinsero le frontiere della conoscenza così in là da plasmare le civiltà che seguirono, fino ai giorni nostri. Il suo libro è anche un tentativo di reintrodurre in Occidente un pezzo fondamentale di una cultura a lungo ignorata e in buona parte ancora da esplorare. Il pensiero scientifico e culturale occidentale è in debito, ben più di quanto comunemente si pensi, con ciò che realizzarono mille anni fa gli scienziati e i pensatori del mondo islamico, in un periodo che fu elusivamente descritto come una lunga Età Oscura, una penosa parentesi posta tra la grande civiltà classica greco-latina e il Rinascimento europeo. Si omette così, troppo spesso, di dire che per 700 anni la lingua internazionale della scienza fu l’arabo.

Jim Al-Khalili (Baghdad, 1962) è docente di fisica teorica presso la University of Surrey, dove tiene anche una cattedra di comunicazione scientifica. Vicepresidente della British Science Association, è anche membro onorario della British Association for the Advancement of Science, membro della Royal Society e Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico (OBE). Nel corso della sua attività ha ricevuto il Michael Faraday Prize e il Kelvin Prize. Come comunicatore, Al-Khalili è spesso presente nei canali televisivi e radiofonici britannici, oltre a scrivere per il «Guardian» e l’«Observer». In italiano sono stati pubblicati Buchi neri, wormholes e macchine del tempo (2003) e, per Bollati Boringhieri, La fisica del diavolo. Maxwell, Schrödinger, Einstein e i paradossi del mondo (2012).

Morale Buddhista

Autore/i: De Lorenzo Giuseppe
Editore: Ar
introduzione dell’autore. pp. 68, 2 tavv. a colori e b/n f.t., Avellino Prezzo: € 10,00

“I veri monumenti classici” – scrive Giuseppe De Lorenzo, offrendoci uno di quegli aforismi che meritano di restare scolpiti nella memoria — “cominciano là dove finisce la gesticolazione.” Sono propriamente “aumani”, puntualizzerebbe Julius Evola. I passi devono essere “fermi e leggeri”, dice ancora De Lorenzo per arrivare alle regioni dove abitano “Dei, eroi e santi”. E non c’è il minimo bisogno di seguire la voce, troppo compromessa con il mondo, dell’intermediario-sensale, il sacerdote, il velli-catore della “santa asinità” (Giordano Bruno), greve e magniloquente. Spesso, sulle labbra del vero Maestro, “si vede un fine sorriso errare”, “un sottile scherzo”: la sprezzatura, il contrassegno dell’uomo eccezionale.
Oltre il desiderio, l’odio, l’errore e la paura, c’è l’opera perfetta, quella che ogni uomo dovrebbe perseguire, o venerare in chi la compie. Ma, purtroppo (ed è la grande e meschinissima tragedia umana), solo “chi ha occhi vedrà le cose”. Soprattutto vedrà che la dottrina e l’ordine sono un “rifugio”, un conforto. “Chi ha occhi”, non i “pidocchi uomini” (come disse Marco Aurelio degli assassini senza pugnale di Socrate). Ecco gli straordinari insegnamenti della morale buddhista che De Lorenzo sa offrirci nella sua sintesi, scoprendo insospettabili alleati perfino in Lucrezio, Giordano Bruno, Schopenhauer. (Anna K. Valerio)

La Via Razionale

Autore/i: Matgioi
Editore: Luni
traduzione di Giovanni Caviglione. pp. 240, Milano Prezzo: € 20,00

Questo studio di Matgioi affronta l’interpretazione profonda del Tao Te Ching. In poche parole l’Autore spiega esattamente l’argomento della sua dissertazione: «Il primo libro, il Tao, la «Via», è la spiegazione razionale dei problemi cosmogonici e metafisici contenuti nei testi della tradizione primordiale, e soprattutto nell’I Ching: la Via – che è il Tao di Lao Tzu – è precisamente il ciclo elicoidale simbolico che la“creazione” (per parlare in termini occidentali) traccia lungo tutto il “giorno di Brahma”; è la serie dei mutamenti dell’I Ching, compreso il mutamento finale, la Trasformazione, che conclude e corona la creazione. Qui non abbiamo nulla di umano, nel senso che non abbiamo nulla che si applica esclusivamente all’uomo. È la Via, dal movimento immobile ed eterno, lungo la quale, con un movimento relativo proprio, si svolgono le contingenze (materia, vita, pensiero, forza e, tra le altre cose, umanità), e nella quale, quando vi rientrano, le contingenze si distruggono in quanto formali, per non essere più nient’altro che dei partecipanti frammentari dell’assoluto.
«Il Te di Lao Tzu è il libro della ragione, in base al quale l’umano, conformato come lo conosciamo oggi, può comporre le sue idee, i suoi mezzi, e anche la sua condotta, dal momento che ha conosciuto il Tao, e sa dove è diretto dalla volontà del Cielo, e come può, temporaneamente e meritatamente, conformarsi a questa volontà, e prepararsi relativamente a riceverne gli effetti.
«Così, osando porre l’espressione di un’immagine ardita, ma decisiva, il Te è l’applicazione del Tao al composto umano sulla Terra. Il Te perciò non ha nessuno dei caratteri metafisici del Tao; ha tutti i caratteri razionali di un principio eterno e intangibile che, per il bene di esseri parcellizzati, si riduce a delle contingenze e si rinchiude entro limiti formali.
«Il Te è distinto dal Tao, e non si può arrivare al Te se non attraverso il Tao».
Con la pubblicazione di questo secondo volume Luni Editrice ha voluto completare gli studi compiuti da Matgioi sul Taoismo: La Via metafisica e La Via razionale sono uno l’integrazione dell’altro studio e al tempo stesso possono essere letti e apprezzati singolarmente. Rappresentano uno dei rarissimi approcci tradizionali occidentali non speculativi o filosofici alla Tradizione primordiale del Tao.

Tao Te Ching

Una guida all’interpretazione del libro fondamentale del taoismo
Autore/i: Lao Tzu
Editore: Feltrinelli
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini. pp. 608, ill. b/n, Milano Prezzo: € 14,00

Il Tao Te Ching (Daodejing nella nuova trascrizione Pinyin del cinese) è il testo fondamentale del taoismo. Tradizionalmente attribuito al “Vecchio Maestro”, Lao Tzu, contemporaneo anziano di Confucio, questo libricino antico di duemilacinquecento anni contiene in forma poetica e supremamente concisa insegnamenti che si collocano ai vertici della saggezza umana di ogni tempo. Malgrado il gran numero di traduzioni esistenti, la sottigliezza e la ricchezza dell’opera del Vecchio Maestro sono rimaste finora accessibili solo ai sinologi. Il testo cinese infatti è spesso enigmatico e sempre contiene molteplici risonanze e allusioni, onde ogni traduzione è inevitabilmente parziale e riduttiva. Lo scopo di questo libro è mettere a disposizione, in maniera chiara e non accademica, del lettore anche non specialista gli strumenti per apprezzarne tutta la profondità e la varietà di sfaccettature. Il volume non si limita quindi a fornire una nuova traduzione, bensì offre una scelta di classiche traduzioni del passato, un commento delle idee fondamentali, una discussione sulle possibili interpretazioni e un’analisi parola per parola del testo cinese: un’opera unica in Italia e innovativa a livello mondiale.

Vie Spirituali e Filosofiche della Cina

Autore/i: Chai Ch’u; Chai Winberg
Editore: Jouvence
introduzione degli autori. pp. 252, ill. b/n, Milano Prezzo: € 16,00

Tempo progressivo, uomo come soggetto, rapporto lineare causa effetto. Sono concetti e parole che nemmeno esistono nella lingua cinese. Una lingua e una cultura che parlano piuttosto di tempo come ciclo, di fatto come processo, di uomo come microcosmo di forze. Da Confucio a Han Fei Tze, questo libro è un cammino lungo le vie di una spiritualità alta e armonica che non smette di affascinare l’indaffarato Occidente. Una storia rigorosa, un racconto da seguire in tutte le pieghe dell’essere.

Ch’u Chai e Winberg Chai sono padre e figlio, due studiosi di origine cinese, che hanno vissuto a lungo negli Stati Uniti e in Europa. Winberg Chai è stato il primo asiatico vicepresidente americano di una università statale. Autore di molti libri sulla Cina, è stato professore di scienze politiche presso l’Università del Wyoming.

Transmutatio

La via ermetica alla felicità – The Hermetic Way to Happiness
Autore/i: AA. VV.
Editore: Edizioni Dell’Orso
a cura di Daniela Boccassini e Carlo Testa. pp. 386, ill. b/n, Alessandria Prezzo: € 30,00

Fin dal suo concepimento, e in tutte le fasi della sua realizzazione, Transmutatio ha inteso far proprio l’invito che Virgilio estende a Dante perdutosi «nella selva erronea di questa vita»: «A te convien tenere altro viaggio, / […] / se vuo’ campar d’esto loco selvaggio». Settecento anni più tardi, non si può dire che il «loco» che ancora abitiamo sia meno selvaggio di un tempo. Ben altrimenti spoglio di selve, questo sì; ma proprio nelle sue devastate fattezze il «loco» preposto a nostra dimora viene a mostrarci il volto vero di ciò che chiamiamo “selvaggio”: l’inesplorato, recondito volto dell’umana ferocia. È questo il «gran diserto» dal quale occorre scampare; è questa la prima materia che si rende necessario trasmutare. Da sempre. Con misericordia. E dunque tenendo «altro viaggio».
Si apre così, per via dell’inflessione “ermetica” propria al discorso che in queste pagine si svolge, uno spazio centrale condiviso dai testi qui accolti e dagli autori che li hanno scritti. Nel suo insieme, Transmutatio traccia un percorso che aspira a ritornare su se stesso, a ricongiungersi con la propria origine, nella speranza di portare se stesso e quell’origine al loro reciproco incontro, e mutuo compimento. È a partecipare di tale spazio, di tale versante interno del pensiero, che è invitato il lettore per farsi a sua volta, di quello spazio, pellegrino ed esploratore.

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Introduzione Il silenzio delle parole, di Daniela Boccassini. I: ERMENEUTICA La dignité retrouvée de la matière, di Françoise Bonardel; Non più, non ancora. Coscienza liminare e trasformazione, di Carla Stroppa; «Nel Mutare mettiti in cammino»: i Sonetti a Orfeo di Rilke come ermeneutica del mondo, di Carlo Testa. II: RADICI Il risveglio delle potenze spirituali nell’esperienza mistica e visionaria in Eurasia, di Grazia Shogen Marchianò; Nawābit: i “germogli” della Città Eccellente in Al-Fārābī, Ibn Bāğğa, e nella tradizione platonica che li ispirò, di Massimo Jevolella; La simbologia trasformativa del bambino divino nella Bibbia. Per una lettura a-duale e interiore, di Gianni Vacchelli. III: GUARDANDO A ORIENTE «Tu es ce que tu comprends»: Jābir ibn Hayyān et la transmutation alchimique en Islam, di Pierre Lory; La cinquième nature comme voie d’accès à l’immortalité, di Reza Kouhkan; Islam and the Transformative Power of Love, di William Chittick. IV: GUARDANDO A OCCIDENTE Alchymia Archetypica: Theurgy, Inner Transformation and the Historiography of Alchemy, di Hereward Tilton; Il Flauto magico di Mozart: la via massonica alla felicità, di Maria Soresina; Immaginario alchemico e ricerca della felicità ne L’Oiseau bleu di Maeterlinck, di Sabrina Martina. V: SCONFINAMENTI Neither One nor Two: Trans-mutation, the Sacred Word and the Feminine, di Patrick Laude; «Imagini di ben seguendo vere»: misticismo, alchimia e psicologia del profondo, da Dante a Dürer, di Daniela Boccassini; Gradus ad Cælum: The Theo-politics of Happiness, di Carlo Testa. Una lettura tra Oriente e Occidente: «O mon Iran, où es-tu?», di Henry Corbin, a cura di Daniela Boccassini. Recensioni, abstracts e notizie sugli autori.

Lettera di un Amico

I versi che svelano la via del sacro dharma
Autore/i: Acharya Nagarjuna
Editore: Jouvence
con testo a fronte, a cura di Chodup Tchiring Lama, Domenico Grandi e Alma Lauria. pp. 142, Milano

Questa magnifica opera di Nagarjuna, che è studiata e citata da tutti i grandi maestri e principali autori di testi filosofici buddisti di tradizione tibetana, in quanto universalmente apprezzata, offre una guida al buddismo in forma metrica. È considerata una raccolta di consigli ad un amico di stirpe regale, evidentemente propenso al buddismo.

Acharya Nagarjuna (tib. klu-sdrub), è un celebre filosofo buddista indiano del II secolo d.C., fondatore della scuola filosofica Madhyamika (tib. dbu-ma), che è stato più volte riconosciuto come secondo Buddha storico.

Chodup Tchiring Lama, nato in Tibet, ex monaco buddista. Fondatore e docente della Scuola Moderna presso l’Università monastica di Sera-Jeh, nel sud dell’India. Docente di lingua e cultura tibetana presso l’Ismeo di Milano. Diverse volte è stato accanto a Sua Santità il Dalai Lama, come accompagnatore e interprete.

Domenico Grandi, diploma di lingua e cultura tibetana presso l’Ismeo di Milano, preceduto dallo studio pluriennale del giapponese e di altre lingue dell’Asia Orientale. Traduttore di testi poetici.

Alma Lauria, socio fondatore dell’Istituto di studi economico-sociali dell’Asia Orientale presso l’Università Bocconi di Milano. Ha compiuto ripetuti viaggi nei paesi himalaiani cui sono seguiti approfondimenti sul Tibet, preceduti dal diploma di lingua e cultura tibetana presso l’Ismeo di Milano.

Lieh Tzu (Liezi)

Il classico taoista della perfetta virtù del vuoto
Autore/i: Lieh Tzu
Editore: Urra
traduzione e cura di Augusto Shantena Sabbadini. pp. XXX-210, Milano Prezzo: € 19,00

La riscoperta del classico più sconosciuto del taoismo attraverso una nuova traduzione commentata e integrale dell’originale cinese.
La vitalità del taoismo, la tradizione filosofica e religiosa che, insieme al confucianesimo, ha più profondamente permeato il pensiero cinese in oltre duemila anni, sta nella sua natura fluida, che sfugge a ogni inquadramento dottrinario; nell’accento posto sulla spontaneità e sulla naturalezza; nel rifiuto dei ruoli e delle convenzioni sociali; nello humor e nell’ironia con cui erode le certezze della mente ordinaria; e infine in una sottile vocazione anarchica. Il Lieh Tzu (o Liezi, nella attuale romanizzazione pinyin del cinese), è forse la formulazione più piana e accessibile di questa ‘non-dottrina’. Pervenutoci in una redazione di vari secoli posteriore agli altri due classici del taoismo, il Tao Te Ching e il Chuang Tzu, questo testo possiede un’organicità che ne fa una via d’accesso privilegiata per chi voglia avvicinarsi a questa fondamentale avventura del pensiero umano. Nel libro il discorso filosofico è strettamente intrecciato con una componente sciamanica, in cui il magico e il meraviglioso vengono costantemente a ricordarci il mistero di questo universo in cui siamo immersi.
E la complessità del carattere del Lieh Tzu è pienamente restituito da Augusto Shantena Sabbadini, profondo conoscitore della cultura cinese classica, in questa traduzione integrale dall’originale cinese, accompagnata dai suoi commenti esplicativi e di raffronto con altre scelte interpretative.
Lieh Tzu, (“maestro Lie”, o Lie Yukou) è secondo la tradizione l’autore di questo libro. Un filosofo-sciamano con questo nome è spesso citato nei primi testi taoisti, dove viene detto di lui che “viaggia cavalcando il vento”.

L’Anima della Cina

Autore/i: Wilhelm Richard
Editore: Ibis
premessa e cura di Anna Ruchat, prefazione dell’autore. pp. 424, nn. ill. b/n, Como Prezzo: € 16,00

“Per me è un conforto che come missionario non abbia convertito neppure un cinese”.

Richard Wilhelm ha contribuito più di ogni altro a far conoscere in Occidente la vasta eredità spirituale della Cina, traducendo alcune tra le più importanti opere filosofiche orientali. Questo libro non è però una traduzione dal cinese, bensì un’opera originale in cui il grande sinologo e pastore protestante tedesco racconta la propria esperienza. Un’opera in cui si fondono vari aspetti, dall’autobiografico al filosofico, allo storico.

“Ho un grande debito di gratitudine verso Richard Wilhelm, sia per la luce che ha gettato sul complesso problema dell’I Ching sia per il suo contributo all’applicazione pratica del libro. Per più di trent’anni mi sono interessato a questa tecnica oracolare, o metodo di esplorazione dell’inconscio, perché a me sembrava di non comune importanza. Avevo già una certa dimestichezza con l’I Ching quando conobbi Wilhelm poco dopo il 1920. Egli mi confermò allora ciò che già sapevo, e mi insegnò molte cose ancora.” Carl Gustav Jung
All’inizio del XX secolo gli europei stanno conquistando in Cina poteri coloniali e non hanno alcun rispetto per la millenaria cultura locale. I cinesi, dal canto loro, considerano gli occidentali come dei barbari e tengono gelosamente per sé le proprie tradizioni spirituali. Richard Wilhelm si rende conto del valore del pensiero cinese e getta un ponte tra le due culture. Durante i venticinque anni trascorsi in Cina, impara ad amare quella terra tanto distante – non solo dal punto di vista geografico – e il popolo che vi abita. Sono anni particolarmente importanti sotto il profilo storico, Wilhelm è testimone di un passaggio epocale, dell’incontro tra il vecchio e il nuovo. Vive il crollo della vecchia Cina e la nascita di una nuova vita dalle macerie. Tuttavia, c’è qualcosa che accomuna le due dimensioni, il prima e il dopo: l’anima della Cina. E come afferma lo stesso autore nella prefazione, se anche solo una parte di quest’anima si svelerà al lettore, lo scopo della sua testimonianza sarà raggiunto.

Platone e il Vedānta

Autore/i: AA. VV.
Editore: Tipheret
introduzione e cura di Carmelo Muscato. pp. 136, Acireale Prezzo: € 12,00

Molti indizi lasciano intravedere delle significative affinità tra il pensiero platonico e il pensiero indiano, che, se approfondite, rivelano l’unità della Tradizione sapienziale, al di là di confini spazio-temporali. Tuttavia questo tema rimane poco esplorato dalla ricerca accademica, costituendo una lacuna che lascia nell’ombra alcuni aspetti del complesso pensiero platonico. Il volume “Platone e il Vedanta” si propone di colmare, almeno in parte, questa lacuna, presentando ai lettori italiani due interessanti articoli sull’argomento apparsi in lingua inglese, il primo su Platone e lo Yoga e l’altro su Platone e le Upanishad, con un saggio introduttivo, Discriminazione tra sé e non sé in Platone, che traccia un parallelismo tra il Drig-Drishya-Viveka attribuito a Shankaracharya e l’Alcibiade I di Platone. I due articoli sono: Platone nella luce dello Yoga di Jeffrey Gold, docente di filosofia antica presso il Philosophy Department della East Tennessee State University, e Platone e le Upanishad dell’indologo Nicholas Kazanas, già Direttore dell’Omilos Meleton Cultural Institute di Atene.

L’Uomo alla Ricerca dell’Immortalità

Testimonianze dalle Scritture Indù
Autore/i: Nikhilananda Swami
Editore: Asram Vidya
pp. 152, Roma Prezzo: € 11,00

Fin da quando l’uomo ha cominciato a pensare e la coscienza è diventata autocoscienza, egli si è chiesto quale fosse la sua vera natura, la sua origine e il suo destino ultimo. A queste domande i filosofi, i teologi e i mistici hanno dato varie risposte; quella che propone l’Induismo è l’immortalità dell’anima – la sua reale natura, senza nascita né morte. La dottrina della trasmigrazione, che ne è l’inevitabile corollario, può fornire agli indù la spiegazione della disuguaglianza tra gli uomini, mostra loro la via verso il futuro miglioramento della loro sorte e li assicura della loro liberazione finale dal dolore e dalla sofferenza.

Secondo gli indù l’immortalità dell’anima non è un dogma ma una verità metafisica basata sull’esperienza diretta; essa toglie alla morte quel suo potere di incutere una paura paralizzante e rappresenta un bene inestimabile senza il quale la vita perde ogni suo significato e non rimane nulla per cui valga la pena di lottare e di vivere.

Gli argomenti trattati nel libro si basano sulle principali Upanisad: la Brhadaranyaka per quanto riguarda l’impossibilità di descrivere il Brahman (neti neti: non questo, non questo), la Katha per la natura dell’atman, la Mandukya per i tre stati dell’Essere, la Chandogya per il mahavakya (grande sentenza) “Tat tvam asi: Tu sei Quello” e infine la Taittiriya per quanto riguarda le cinque guaine-kosa che velano il jivatman.

In Appendice sono riportati dei brani significativi, inerenti alla tematica del libro, tratti dalle principali Upanisad e dalla Bhagavadgita.