Il Grande Racconto delle Stelle

Autore/i: Boitani P.
Editore: Il Mulino
prefazione e introduzione dell’autore. pp. 618, 256 ill. a colori, Bologna

e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren?
Giacomo Leopardi

In principio furono le stelle. Se il primo a vedere «astri infiniti splendere nel buio» è Omero, poeti e scrittori di tutte le letterature sono stati rapiti dall’incanto del cielo stellato. Su tutti, Dante, che nella Commedia si volge alle stelle all’inizio e alla fine del poema, e al termine di ciascuna cantica. Trapuntano dovunque le volte delle chiese e delle moschee, illuminano mille capolavori della pittura, da Giotto a van Gogh e a Rothko. Ispirano musiche sublimi, da Händel a Haydn, da Verdi a Wagner, come pure folgoranti sperimentazioni contemporanee. Ma il racconto delle stelle intesse di vibrante bellezza anche civiltà lontane, dalla Persia all’India, alla Cina. Sapienti e visionarie, queste pagine esplorano i pensieri e i sogni, gli interrogativi, i fantasmi, i terrori, le speranze che l’umanità ha consegnato alle stelle attraverso il tempo.

Piero Boitani insegna Letterature comparate nella Sapienza – Università di Roma. Con il Mulino ha pubblicato da ultimo «Sulle orme di Ulisse» (20072), :«Letteratura europea e Medioevo volgare» (2007) e «Il Vangelo secondo Shakespeare» (2009).

Il Regno delle Donne

Autore/i: Coler Ricardo
Editore: Nottetempo
traduzione di Angela Masotti. pp. 192, Roma Prezzo: € 14,00

Il regno delle donne è il racconto dell’affascinante esperienza che Coler, medico e reporter, ha vissuto nel paese dei Mosuo, comunità della Cina Sud-Orientale che da secoli si è data un’organizzazione matriarcale. Qui la donna si occupa della distribuzione del lavoro e della gestione del denaro, mentre all’uomo sono affidate piccole questioni di importanza secondaria che riguardano la comunità. I rapporti tra uomini e donne sono guidati dal desiderio e dall’amore e non si pongono problemi di stabilità e di durata; la forma piú istituzionale che assumono è l’”axia” o “matrimonio passeggero”, che non ha altra regola che la convenienza e il piacere reciproco. Coler è giunto alla conclusione che il “matriarcato” non è affatto da intendere come il capovolgimento del concetto occidentale di patriarcato, ma come un sistema diverso, che rispetta e preserva le peculiarità di genere.

Ricardo Coler (Buenos Aires, 1956) è un medico, fotografo e scrittore argentino. I suoi reportage antropologici e di viaggio sono stati pubblicati con successo in molti paesi. Con nottetempo ha pubblicato Eterna giovinezza (2011) e Il regno delle donne (2013).

Gli Unni

Un impero di nomadi antagonista dell’antica Cina
Autore/i: Gumilev L. N.
Editore: Res Gestae
introduzione dell’autore. pp. 260, ill. b/n, Milano Prezzo: € 16,00

Detti Unni per la loro fama di distruttori, gli Xiougnu sono la causa della costruzione della Grande muraglia cinese. Nel terzo secolo d.C. la forza di questa popolazione nomade dedita alla guerra minaccia da vicino la Cina. La ricostruzione di Gumilev è la più completa e preziosa sulle origini di un popolo che ancora oggi affascina e spaventa. Lingua, tradizioni e le arti marziali degli Unni di Cina hanno lasciato un segno indelebile nella memoria d’oriente. Un segno grandioso che serpeggia lungo i confini dell’antico impero.

Lev Nicolaevic Gumilev (1912-1992), storico di origine russa, si è occupato in particolare del grande coacervo di popolazioni originarie e scomparse dell’estremo oriente. È stato professore di Storia dei popoli dell’Asia centrale all’Università di Leningrado.

Il Re al Margine

Cinque saggi sulla regalità in Giappone e in Africa
Autore/i: Yamaguchi Masao
Editore: Transeuropa
a cura di Domenico Palumbo, Ken Takemoto, traduzione di Domenico Palumbo. pp. 152, Massa Prezzo: € 14,90

I cinque saggi qui raccolti per la prima volta in volume, ricostruiscono il percorso scientifico di un etno-antropologo giapponese cresciuto nel clima post-bellico di egemonia culturale’che, dilagante da oriente a occidente intorno alla metà del secolo scorso, portava a trascurare in ambito accademico l’analisi della regalità preferendole piuttosto quella del gruppo sociale. Una ricerca ostinata e personalissima condotta affiancando esperienza sul campo in Nigeria e studio del mito, ha permesso a Masao Yamaguchi di leggere invece la regalità come cosmologia, come ‘sistema di mito’ e di comprendere, attraverso la sua sostanziale assimilabilità al fenomeno del ‘capro espiatorio’, che essa «fornisce il modello di trascendenza rituale, politica e mitica più diffuso anche nelle società in cui è già superata in quanto istituzione politica»: uno «spazio drammatico suscettibile d’essere stabilizzato nell’immaginazione dei popoli come universo simbolico della vita individuale profonda». Di là dal merito strettamente disciplinare però, il lettore potrà scoprire inoltre in questo libro una guida lucida e appassionata alla cultura del Giappone, con i suoi poemi che narrano di dei ed eroi (la Grande Dea Amaterasu, il fratello Susano-o, maschio tremendo, il principe esiliato  Yamato-takeru) e con le sue marginalità (Kabuki, burattini, geishe e fuorilegge Yâkuza); e alcune suggestioni ammonitrici sulla pervasività di un pensiero digitale che tenderebbe ad aggregare folle e a produrre capri espiatori.

Gli Unni

Autore/i: Schreiber Hermann
Editore: Garzanti
traduzione di Gianni Pilone Colombo pp. 278, 10 ill. f. t., 7 cartine, Milano Prezzo: € 22,00

Gli unni non lasciarono fonti scritte della loro storia. Gli osservatori dell’epoca, gli autori di cronache, li descrissero con orrore e spavento. È luogo comune l’appellativo del loro capo, Attila, «Flagello di Dio». Dove passava, si disse, per descrivere l’entità della distruzione portata in Europa dalla memorabile invasione unna, «non cresceva più erba». Arrivarono improvvisi come un incubo, verso la metà del V secolo dopo Cristo, sugli instancabili cavalli della steppa. Guidati da Attila (piccolo padre, in lingua unna) combatterono senza che nulla e nessuno li potesse ostacolare, almeno fino a quando il romano Ezio non arrestò la loro avanzata nell’incerta battaglia dei Campi Catalaunici. Il loro regno durò quanto la vita di Attila, e alla morte del re i confini di quel dominio si dissolsero come nebbia. Tuttavia il sinistro e breve fulgore bastò ad Attila e agli unni per entrare sia nei cattivi sogni dell’Europa che nei suoi miti: nelle corrusche saghe nordiche Attila appare come un modello di guerriero e insieme come un re saggio e benefico.

Le fonti bizantine, se interpretate bene, ci restituiscono molta della storia unna. In esse abbiamo descrizioni dei costumi di vita di questo popolo: descrizioni spesso singolari, in ogni caso appassionanti, come quelle che indugiano sui particolari della vita alla corte di Attila. Il fosco e l’orrido abbondano nei racconti delle imprese unne, che a volte richiamano irresistibilmente alla memoria quella che fu l’epopea dei fierissimi Apaches, soprattutto quando leggiamo le descrizioni lasciate dagli occidentali: volti impenetrabili e orribili a vedersi, cavalcate furibonde seguite da feroci massacri, sprezzo sovrano per la viltà e la corruzione dell’imbelle bizantino. Gli unni vennero chiamati «barbari» da due civiltà diversissime fra loro come la cinese e la bizantina: perché i cavalieri mongoli della steppa non vennero a dominare solo l’Europa, ma fecero tremare anche la Cina. È così che al lettore viene offerta, accanto ai giudizi bizantini, la lunga serie di considerazioni dovute alla penna di sconosciuti cronisti cinesi. Lo storico tuttavia pone una domanda: come mai un massacratore come Attila entra nelle leggende nordiche come eroe purissimo e finisce, lui, un mongolo, per diventare uno dei grandi eroi della saga germanica? E come mai questi unni così esecrati saranno alla fine dei generali dell’esercito di Bisanzio? Questi barbari non finiscono sterminati dai «visi pallidi», ma s’impongono loro. In realtà non furono «barbari», né semplici massacratori: le astuzie diplomatiche di Attila, che gioca coi bizantini, ora di forza, ora di finezza, testimoniano l’eccezionalità della breve vicenda degli unni.

Tracciare la storia unna, allineando i fatti estraibili da fonti cinesi, bizantine e romano-barbariche note finora solo agli specialisti, non era facile: renderla di scorrevole e piacevole lettura, pur senza farne un romanzo, è grande merito dello Schreiber, che unisce erudizione e misura alla sagacia e alla vivacità narrative.

Maschere dell’Himalaya e del Tibet

Autore/i: Candellero Massimo
Editore: Marco Valerio
con una premessa di Aldo Proserpio pp. 360, completamente illustrato a colori, Cercenasco (TO) Prezzo: € 150,00

La Maschera ha avuto ovunque larga diffusione, a diversi livelli culturali. Poche sono le aree geografiche dove non fu mai impiegata ed anche in quelle fu comunque diffuso il Mascheramento, attraverso la pittura corporale ed il tatuaggio.

L’origine della Maschera, inoltre, è antichissima: graffiti e dipinti ce ne testimoniano l’uso già da parte dei cacciatori paleolitici; uso che certo si accrebbe di nuovi impieghi cultuali e religiosi con la rivoluzione agricola del neolitico.

Su tali antichi ed universali impieghi ci possono illuminare le testimonianze forniteci dallo sciamanesimo, come, più in generale, dalle tradizioni rituali e dai manufatti artistici di vari popoli dell’Africa, dell’America e dell’Asia. In relazione a tale soggetto, un particolare interesse riveste l’area tibeto-himalayana.

Qui, infatti, sono presenti una varietà di popoli ed una complessa stratigrafia di credenze: molte delle quali ancora vitali, nonostante la loro lontana origine e le tante trasformazioni avvenute nel corso dell’ultimo secolo.

In esse, sotto le più recenti e complesse elaborazioni filosofiche e religiose dell’Induismo e del Buddhismo, è così tuttora possibile studiare le tracce di un primordiale animismo e di un remoto sciamanesimo pan-asiatico.

In questo volume viene dunque descritto, innanzitutto, un quadro della complessa realtà etnica del mondo himalayano. Quindi, vengono esaminate le principali valenze simboliche, cerimoniali e religiose che, in esso, sono state svolte dalla Maschera e dalla pratica del Mascheramento, nel corso del tempo. Tali valenze sono numerose, poiché comprendono la superficie e la magia, il mito e la fede religiosa, la rappresentazione storica e la pura forma di divertimento. La Maschera appare talora come una semplice espressione popolare; ma in altri casi racchiude pure profonde allegorie e arcani significati simbolici di carattere esoterico: non a tutti, dunque, immediatamente comprensibili.

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Premessa

Parte I

Distinzioni

Maschere classiche
Maschere di villaggio
Maschere arcaiche

Aree di provenienza

Il Terai

I Tharu I Rajbansi
I Rabhas
Satar e Santal

Bengala, Bihār, Jharkand e Orissa

Il Chhau
Ravankata e Ramlila
Gambhira
Polia e Desi
I Dhimal

Il medio Himalaya

I Kiranti
I Rai
I Limbu
Tamang, Magar e Gurung

Le valli centrali

Le alte terre

La Mongolia
Gli Sherpa
Il Sikkim
Il Bhutan

Storia e simbologia del ’Chams

La tradizione Nyingmapa e le danze sacre
La tradizione Sakyapa
La tradizione Kagyugpa
La tradizione Gelugpa
Alcune figure del folclore antico

Maschere cultuali e oracolari

Parte seconda

Apparato iconografico

Riferimenti bibliografici

Indice dei nomi delle divinità e delle personalità storiche

Indice delle etnie e delle località

I Sikh

Leggende e Storia dei Mistici Guerrieri – L’Opera più completa sulla setta indiana: il culto, la ricerca spirituale e le lotte per l’identità nazionale
Autore/i: Lajwanti Rama Krishna
Editore: Ghibli
introduzione dell’autore. pp. 338, Milano Prezzo: € 22,00

Con l’esotica complicità di Emilio Salgari, i Sikh – lunghe barbe e minacciosi coltelli – popolano da sempre la nostra immaginazione. Il mito fa parte della loro storia, almeno per noi occidentali.
Sono devoti del Guru Granth Sahib, le sacre scritture dei 10 guru che si sono succeduti dal 1469 al 170a e di altri amanti del Creatore. Vivono principalmente nel Punjab (Nord-India). Pregano il Creatore onnipresente e onnipotente, che si manifesta attraverso il Creato e che è raggiungibile grazie alla preghiera e all’aiuto di una guida, il guru, cioè colui che dà la luce (saggezza) al buio (l’ignoranza).
Per lo più dediti all’agricoltura e alla ricerca spirituale, si sono anche trasformati in terribili, leggendari guerrieri in risposta alle persecuzioni di cui sono stati vittime per almeno due secoli. L’opera di Lajwanti Rama Khrishna è l’unico libro in italiano che offra una ricostruzione approfondita dell’epopea sikh. Un quadro completo dal punto di vista storico, perché ricostruisce gli eventi decisivi di questo popolo, ma anche da un punto di vista più culturale, perché ne approfondisce la specificità religiosa.

Lajwanti Rama Krishna è stata la prima donna indiana a ottenere il dottorato in una Università francese. Nata nel Punjab in una famiglia di religione indù ma imparentata con nuclei di ceppo Sikh, si è sentita precocemente attratta dallo studio di questa originale confraternita, sino a pubblicare, sotto l’egida di Sylvain Lévi, Professore al Collège de France, il frutto delle sue ricerche.

Lo Scambio dei Doni nel Vicino Oriente durante i Secoli XV – XIII

Orientis Antiqui Collectio – XI
Autore/i: Zaccagnini Carlo
Editore: Ipocan
pp. XII-224, Roma Prezzo: € 25,00

Indice

ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI

INTRODUZIONE

1. Oggetto e limiti della trattazione

2. Le fonti

3. Stato degli studi ed impostazione metodologica

CAP. I: LE OCCASIONI

1. Introduzione

2. Conclusione di un matrimonio

a. Introduzione

b. Gli apporti di beni nelle codificazioni del II millennio

c. Matrimoni internazionali: la norma della reciprocità

d. Deviazioni dalla norma della reciprocità: conseguenze sul piano degli apporti patrimoniali

Accentuarsi degli elementi commerciali
La funzione della dote
Il matrimonio come occasione di scambio di doni

3. Ascesa al trono

4. Conclusione di un trattato di alleanza

5. Vittoria sul nemico

6. Celebrazione di festività

7. Arrivo di messaggeri

CAP. II: LA PRASSI

1. L’inizio

2. Le richieste

3. Contrasti, rifiuti e dilazioni

4. La valutazione dei doni

5. I ritmi

CAP. III: I MODELLI DI COMPORTAMENTO

1. Introduzione

2. La reciprocità

3. La fratellanza

4. Reciprocità e mercato

5. Reciprocità e redistribuzione

6. La generosità

7. La tradizione

CAP. IV: L’ARTICOLAZIONE SOCIALE

1. La posizione dei soggetti

a. Influenza del rango

b. Influenza dell’età

c. Influenza della posizione politica

d. Influenza del sesso

2. Differenziazione in livelli

3. Pertinenza dei beni

4. Personalità del dono

APPENDICE: NOTE SULLA TERMINOLOGIA ACCADICA

INDICE DEI TESTI

Il Matrimonio Interdinastico nel Vicino Oriente durante i Secoli XV – XIII

Orientis Antiqui Collectio – XIV
Autore/i: Pintore Franco
Editore: Ipocan
pp. X-208, figg. b/n, Roma Prezzo: € 25,00

Indice

ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI

I: INTRODUZIONE

1. Natura della ricerca

2. Delimitazione del campo di ricerca. La documentazione

3. Il campione documentario: classificazione e valutazione

II: I MATRIMONI ASIATICI DEI FARAONI DEL NUOVO REGNO

1. L’ipergamia faraonica

2. I matrimoni con donne di case vassalle

3. I matrimoni mitannici

4 I matrimoni cassiti

5. Il matrimonio anatolico di Amenophi III

6. I matrimoni hittiti di Ramesse II

7. Il caso Dahamunzu – Zannanza

III: LA FORMA DEL MATRIMONIO EGIZIO-ASIATICO

1. Premessa

2. Dalla richiesta all’assenso

3. Antagonismo cerimoniale

4. La retorica delle nozze

5. Dall’assenso alle nozze

IV: I MATRIMONI INTERDINASTICI IN ASIA

1. Matrimoni nell’ambito della Mesopotamia

2. Matrimoni tra le dinastie di Babilonia e di Hattusa

3. Matrimoni di principesse hittite con vassalli e satelliti dell’Impero

4. Le nozze di Ehli-nikkalu

5. Spose reali egiziane in Asia?

6. I matrimoni amurriti dei re di Ugarit

7. Matrimoni nell’ambito della Siria egiziana

V: CARATTERI E PROBLEMI DI UNA DOCUMENTAZIONE

1. La documentazione “asiatica”

2. I dati “asiatici” sui procedimenti

3. Schema antagonistico e documentazione “asiatica”

4. La polarizzazione delle parti

5. Un secondo schema e i suoi problemi

6. L’unità tipologica del matrimonio interdinastico

VI: LE CONVENZIONI MATRIMONIALI INTERDINASTICHE

1. Patto e trattative

2. La questione dello “status” nelle trattative

3. La questione degli esborsi nelle trattative

4. Le contribuzioni patrimoniali

5. La dimensione patrimoniale del matrimonio

6. La sposa reale straniera

VII: CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

1. La circolazione di donne a livello interdinastico

2. Il retroterra dottrinale del sistema

NOTE

APPENDICE: I TRENTA MATRIMONI INTERDINASTICI DEL TARDO BRONZO

INDICE DEI TESTI

Città Carovaniere

Autore/i: Rostovtzeff Michael
Editore: PGreco
pp. XX-290, ill. b/n, Milano Prezzo: € 16,00

“Città carovaniere”, a distanza di anni dalla sua prima edizione, si conferma un impareggiabile e affascinante affresco sulla funzione economica, culturale e storica di quelle città che un tempo costituirono i punti di riferimento di una fitta rete di commerci e relazioni umane: Samarcanda, Palmira, Petra, per citare le più famose. La seta, il cotone, il sale, l’incenso… Le grandi vie commerciali del passato attraversavano il Continente africano per approdare nelle città costiere del Mediterraneo dall’Algeria alla Libia, oppure facevano rotta verso il Mar Caspio per raggiungere il Centro Asia. La Via della Seta attraversava l’odierno Azerbaijan, la catena del Caucaso, le oasi di Bukhara e Samarcanda fino a Kashgar, nell’odierna Cina. Il saggio di Michael Rostovtzeff, ricco di storie e di intrecci esotici, rappresenta anche una pietra miliare della ricerca storiografica: in un tempo in cui gli studiosi dell’antichità concentravano ancora la propria attenzione esclusivamente sugli eventi politici e militari, “Città carovaniere” dimostrò quale profondità di analisi potesse permettere una ricostruzione storica basata innanzitutto sugli scambi commerciali e sociali.

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PREFAZIONI

PREFAZIONE di G. Pugliese Carratelli

PREFAZIONE di M. Rostovtzeff

PREFAZIONE all’edizione italiana

AVVERTENZA

I. Commercio carovaniero. Esame storico

II. Petra

III. Gerash

IV. Palmira e Dura

V. Le rovine di Palmira

VI. Le rovine di Dura

APPENDICE – Viaggio in Egitto e sulle coste del Mar Nero L’Egitto. La storia di Zenone e di Apollonia

La vita degli antichi sulle coste del Mar Nero

NOTA BIBLIOGRAFICA

Canti Sciamanici Coreani

Autore/i: AA. VV.
Editore: Utet
a cura di Antonietta L. Bruno e Boudewijn C. A. Walraven pp. 508, tavv. b/n, Torino Prezzo: € 65,00

È possibile affermare che la Corea è un Paese dove, all’inizio del XXI secolo, lo sciamanesimo è più vitale che in qualsiasi altra regione del mondo. Il numero dei suoi officianti, in gran parte donne, si aggira sulle centinaia di migliaia, a testimonianza di come non si tratti certo di una reliquia di un attardato passato rurale destinata a scomparire in fretta. L’animata metropoli di Seoul è circondata da luoghi destinati alla celebrazione dei suoi rituali: lo sciamanesimo coreano è vivo e vegeto all’interno di una società fortemente industrializzata e urbanizzata.

Ugualmente, è necessario riflettere sul significato del termine quando lo si applica alla realtà della Corea. Se si accetta la definizione di Mircea Eliade, popolare ma empiricamente mal fondata, secondo cui lo sciamanesimo è una tecnica dell’estasi, laddove l’estasi implica che lo spirito dello sciamano lasci il suo corpo per viaggiare verso regioni celesti, ben poche tracce se ne possono trovare in Corea. Poiché qui, generalmente, gli sciamani non stabiliscono un contatto con il regno degli spiriti e delle divinità facendo viaggiare il loro spirito per incontrarli, ma piuttosto li fanno «discendere» nei loro stessi corpi e prestano la loro voce agli esseri soprannaturali da cui sono posseduti. Qualcuno potrebbe definirli medium, ma il termine suggerirebbe un’attitudine passiva, mentre in realtà gli specialisti religiosi che i coreani solitamente chiamano mudang mantengono decisamente il controllo dei procedimenti e, una volta completato il percorso iniziatico, sono in grado di mettersi in contatto con l’altro mondo quando e dove vogliono. La caratteristica li farebbe rientrare nel novero degli sciamani anche applicando il criterio formulato da Gilbert Rouget, il musicologo che adattò le idee di Eliade allo studio del ruolo della musica nei rituali di possessione, indicando nella possessione volontaria un tratto distintivo della categoria. Ulteriori motivi per ascrivere i mudang al novero degli sciamani si possono rinvenire nel processo con cui i cosiddetti mudang posseduti accettano la loro vocazione, rivelando sorprendenti somiglianze con il cammino per cui lo sciamano siberiano prototipo viene condotto alla sua carriera…

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Introduzione

Tipologia generale

Tipologia regionale

Nota bibliografica

PARTE PRIMA. PERIODO COLONIALE

Ch’angsega

Ch’onjiwang ponp’uri

Irwol nori p’unyom

Sogwi ponhyangdang ponp’uri

Shinjungto ponp’uri

T’osandang ponp’uri

Igong ponp’uri

Samgong ponp’uri

Segyong ponp’uri

Ch’esa ponp’uri

Songjo ponp’uri

Songju ponp’uri

Sugyong-sonbe Aengyon-kakssi

Hwangch’on Honsi

PARTE SECONDA. PERIODO POSTCOLONIALE

Pari Kongju, la principessa abbandonata

Il rito di iniziazione del signor Sin

Chesok kut, rituale della divinità Chesok

Sonnim kut, rituale per le divinità Sonnim

Sonnim kut

Ssikkim kut, rituale di purificazione

Anttang

Ch’ogamangsok

Sonnim, le divinità del vaiolo

Congedare i Sonnim

Kop’uri, «sciogliere i nodi»

Ssikkim, «il lavacro»

Nok olligi, innalzamento dell’anima

Kilttakkum, spianare la strada

Congedare il defunto

Indice delle tavole

Tra Giungle e Pagode

Le grandi civiltà Himalaiane nella sacra terra del Buddha
Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: Newton & Compton
prefazione dell’autore, fotografie di F. Bonardi e C. Guttuso. pp. 160, nn. tavv. b/n f.t., Roma Prezzo: € 16,00

Questo libro è il resoconto di una spedizione archeologica compiuta da Giuseppe Tucci nel Nepal. Durante il viaggio, dalle trasparenze cristalline del cielo himalaiano ai margini del Tibet, l’autore scende nelle giungle del Terai, ove sei secoli prima di Cristo nacque il Buddha. Lo scopo è quello che sempre ha sospinto le imprese di Tucci: scoprire e salvare, almeno nel documento della fotografia, i resti delle civiltà che si sono succedute nel remoto Oriente e ricostruire le complesse vicende delle genti che fecero da ponte fra il subcontinente indo-pakistano e l’Asia centrale. In queste pagine si mostra al lettore come l’arte dispiegata con profusione negli edifici tibetani abbia ricevuto la sua spinta iniziale dalle scuole nepalesi, e come gli incubi e i terrori delle cappelle iniziatiche tibetane abbiano in realtà preso forma e contorni nelle visioni tremebonde delle comunità esoteriche del Nepal.
Le testimonianze di una terra primordiale che racchiude nella sua varietà remote risonanze dell’India e della Cina: un mondo rivisitato nei suoi monumenti, nelle sue opere figurate e nei suoi documenti letterari.

Giuseppe Tucci, nato a Macerata nel 1894, premio Jawaharlal Nehru, è professore emerito di Religioni e filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente all’Università di Roma. Ha compiuto numerose esplorazioni nel Tibet e nel Nepal.

Tibet Ignoto

Una spedizione fra santi e briganti nella millenaria terra del Dalai lama
Autore/i: Tucci Giuseppe
Editore: Newton & Compton
prefazione dell’autore, fotografie di Eugenio Ghersi. pp. 160, nn. tavv. b/n f.t., 1 cartina b/n f.t., Roma Prezzo: € 16,00

Nella terra del Manasarovar e del Kailasa, meta di asceti e sâdhu, s’inoltrò nel 1935 una famosa spedizione scientifica guidata da Giuseppe Tucci, spedizione ancor oggi ritenuta importante per aver offerto del Tibet una documentazione fondamentale sotto i più vari aspetti culturali. Infatti il diario di quel viaggio, qui pubblicato in una nuova edizione, mentre dà notizia dei monumenti per lo più in rovina che fiancheggiano con la loro mole deserta le piste abbandonate, viene segnalando quanto dal punto di vista storico, religioso e folcloristico attesta la vitalità della gente che abita zone così impervie. Ne risulta una testimonianza appassionata e anche sofferta di tutto quanto concorre infine a trarre dalla dimenticanza e dall’abbandono le misteriose regioni delle convalli himaliane.
Un viaggio che è non solo ricerca di civiltà scomparse, tramite la ricostruzione di antiche vicende e la scoperta di documenti. ma anche storia di un’iniziazione alle mistiche liturgie orientali: una rivelazione. tra le solitarie contrade del Tibet, dei
prodighi e trepidi tesori del nostro profondo.

Giuseppe Tucci, nato a Macerata nel 1894, premio Jawaharlal Nehru, è professore emerito di Religioni e filosofia dell’India e dell’Estremo Oriente all’Università di Roma. Ha compiuto numerose esplorazioni nel Tibet e nel Nepal.

Coran et Talismans

Textes et pratiques magiques en milieu musulman
Autore/i: Hamès Constant
Editore: Karthala
pp. 418, Paris Prezzo: € 40,00

La question de la conception, de la réception et de la mise en oeuvre de procédés magiques en milieu musulman n’a guère suscité de travaux systématiques jusqu’à ces dernières années.

La question de la conception, de la réception et de la mise en oeuvre de procédés magiques en milieu musulman n’a guère suscité de travaux systématiques jusqu’à ces dernières années. Seuls deux auteurs ont abordé le problème de façon approfondie : Edmond Doutté dans Magie et religion dans l’Afrique du Nord, qui date de 1908 et Tawfic Fahd dans sa thèse publiée sous le titre La divination arabe, en 1965 (réédition en 1987). On peut y ajouter l’ouvrage récent (2004), édité par Emilie Savage-Smith, Magic and Divination in early Islam, qui reproduit des articles de divers auteurs, parfois anciens.
Nous avons voulu montrer et expliquer les bases de pratiques contemporaines dans ce domaine, tout en explorant les textes historiques (du Coran à al-Bûnî) auxquels se réfèrent ces pratiques et en interrogeant, au passage, les réactions et conceptions d’auteurs musulmans (al-Qurtubî, Ibn Khaldûn). Nous avons surtout mis l’accent sur l’utilisation de l’écrit dans ces actes de magie : écrits conçus et prescrits par un homme de religion en général et appliqués sur des supports divers ; l’ouvrage consacre des chapitres aux supports plus ou moins habituels que sont le papier, le tissu (vêtements) ou le métal (coupes), avec reproduction des documents originaux.
L’approche générale est anthropologique et islamologique. Les auteurs ont une connaissance de terrain de longue date des sociétés concernées, qui représentent un échantillon varié de pays à populations musulmanes : Tunisie, Yémen, Mauritanie, Sénégal, Mali, Comores, Madagascar, France. L’interprétation des écrits talismaniques a été rendue possible grâce à une longue fréquentation de milliers d’entre eux (récoltés par le fonds ALEP), grâce à des discussions et informations venant de praticiens de terrain et grâce à une lecture assidue des très nombreux « classiques » du genre, parmi lesquels al-Bûnî (XIIIe siècle) et son Shams al-macârîf (« Soleil des connaissances »), toujours non traduit en langue européenne.
Les auteurs ont travaillé ensemble, pendant quatre ans, sur le sujet spécifique de Magie et écriture islamique, dans le cadre d’un Groupement de recherche du CNRS (2000-2003), spécialement créé à cette intention et dirigé par Constant HAMES, auteur de nombreuses publications scientifiques sur la question (dont L’art talismanique dans l’islam d’Afrique occidentale, Thèse, E.P.H.E., 5e section, sciences religieuses, 1997, 425 pages).

Ont également contribué à cet ouvrage:
Philippe Beaujard; Louis Brenner; Sophie Blanchy; Alain Epelboin; Moussa Khedimellah; Liliane Kuczynski; Abderrahmane Lakhsassi; Pierre Lory; Yahya Ould El-Bara; Anne Raggi; Ahmed Rahal; Anne Regourd; Benjamin F. Soares; Francesco Zappa.

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Introduction
Louis Brenner
1. La notion de magie dans le Coran
Constant Hames
2. La magie vue par un exégète du Coran : le commentaire du verset de Harut et Marut par al-Qurtubi (XIIIe siècle)
Francesco Zappa
3. L’interprétation des rêves dans la culture musulmane
Pierre Lory
4. Magie : le point de vue d’Ibn Khaldun
Abderrrahmane Lakhsassi
5. La tradition talismanique en Tunisie
Ahmed Rahal
6. Cinq tuniques talismaniques récentes en provenance de Dakar (Sénégal)
Alain Epelboin, Constant Hames, Anne Raggi
7. Morsures de serpents : thérapeutique et magie chez les Bidan de Mauritanie
Yahya Ould El-Bara
8. Les sciences ésotériques musulmanes et le commerce des amulettes au Mali
Benjamin F. Soares
9. Les manuscrits arabico-malgaches (sorabe) du pays Antemoro (Madagascar)
Philippe Beaujard
10. Les textes islamiques protecteurs aux Comores : transmissions et usages
Sophie Blanchy
11. Deux coupes magico-thérapeutiques, biens de fondation pieuse (Nord du Yémen) : transmission du savoir et efficacité
Anne Regourd
12. Variations sur le retour de l’aime. Consultations maraboutiques parisiennes
Liliane Kuczynski
13. Une version de la ruqiya de rite prophétique en France. Le cas d’Abdellah, imam guérisseur en Lorraine
Moussa Khedimellah
Glossaire

L’Adorazione

Il giapponese cannibale per amore
Autore/i: Kara Juro
Editore: Pironti
traduzione di Franco Mazzei pp. 128, Salerno Prezzo: € 9,00

Signor Juro Kara,

perdonate la mia audacia nello scrivere così. Sono
colui che ha ucciso una giovane olandese, che ha mangiato la sua carne e che è stato arrestato dalla polizia parigina. Attualmente sono nella prigione della Santé.
Il signor … qualche giorno fa mi ha riferito che avete intenzione di girare un film il cui soggetto tratterebbe del mio caso. In una precedente lettera al signor … avevo già fatto allusione al tema di un film al quale pensavo già da molto tempo. Lo avevo intitolato L’adorazione.

Un orientale (più esattamente un giapponese) adora una donna occidentale fino ad ucciderla e mangiare la sua carne. Da una parte è l’espressione di una tendenza non sradicabile, di un desiderio, che nutre il Giappone nei confronti dell’Occidente, ma allo stesso tempo è l’espressione di uno strano impulso che si nasconde in me e che voglio esprimere. Il giapponese deve essere fisicamente il più piccolo, il più gracile possibile e la donna deve essere tipicamente occidentale, alta e bionda.

Come prima immagine, l’eroe isolato al centro di una grande città. L’ultima inquadratura sarà un paesaggio in riva ad un mare burrascoso con delle onde che si infrangono (come ad esempio sulla costa bretone) …