Cuore dell’Eurasia

Il Xinjiang dalla preistoria al 1949
Autore/i: Rippa Alessandro
Editore: Mimesis
prefazione di Giampiero Bellingeri. pp. 210, Milano

Il testo rappresenta un’introduzione alla storia del Xinjiang, dalla preistoria fino al 1949, anno dell’istituzione della Repubblica Popolare Cinese. Il principale proposito del volume è quello di sottolineare il ruolo strategico della regione, oggi estremo confine occidentale della Cina e tradizionalmente uno dei principali snodi lungo la via della seta. Attraverso un’analisi storica ma anche geografica e letteraria, il testo mostra come la posizione “centrale” del Xinjiang abbia favorito l’approdo in regione di influenze, popolazioni e culture variegate, contribuendo alla formazione di civiltà ricche e straordinariamente complesse. L’opera si rivolge ad un pubblico non necessariamente accademico, ed è basata su anni di ricerca in Xinjiang e sull’analisi di fonti primarie e secondarie di diverso genere. Si tratta della prima storia del Xinjiang pubblicata in lingua italiana, e colma così un vuoto importante nella letteratura sulla Cina nel nostro paese.

Alessandro Rippa è postdoc presso l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, affiliato al progetto “Remoteness and Connectivity: Highland Asia in the World” finanziato dal consiglio Europeo della ricerca. Alessandro ha ottenuto il dottorato in antropologia presso l’università di Aberdeen, ha vissuto in Cina per diversi anni e condotto ricerca etnografica in Xinjiang e Pakistan tra il 2009 e il 2013.

Gli Unni

Un impero di nomadi antagonista dell’antica Cina
Autore/i: Gumilev L. N.
Editore: Res Gestae
introduzione dell’autore. pp. 260, ill. b/n, Milano Prezzo: € 16,00

Detti Unni per la loro fama di distruttori, gli Xiougnu sono la causa della costruzione della Grande muraglia cinese. Nel terzo secolo d.C. la forza di questa popolazione nomade dedita alla guerra minaccia da vicino la Cina. La ricostruzione di Gumilev è la più completa e preziosa sulle origini di un popolo che ancora oggi affascina e spaventa. Lingua, tradizioni e le arti marziali degli Unni di Cina hanno lasciato un segno indelebile nella memoria d’oriente. Un segno grandioso che serpeggia lungo i confini dell’antico impero.

Lev Nicolaevic Gumilev (1912-1992), storico di origine russa, si è occupato in particolare del grande coacervo di popolazioni originarie e scomparse dell’estremo oriente. È stato professore di Storia dei popoli dell’Asia centrale all’Università di Leningrado.

Tradurre dal Coreano

Aspetti linguistici e grammaticali
Autore/i: Bruno Antonetta L.
Editore: Università La Sapienza
premessa dell’autrice. pp. 184, ill. b/n, Roma Prezzo: € 14,00

Dalla premessa dell’autrice:
“Questo libro si rivolge a coloro coloro che già posseggono una conoscenza del coreano a livello elementare o intermedio, ossia hanno appreso le principali nozioni grammaticali e un vocabolario piuttosto ampio relativo al linguaggio quotidiano. In particolare, esso si indirizza agli studenti del corso di Laurea Specialistica, ma vuole venire incontro anche alle esigenze di quanti sono bilingui e si accingono alla professione di traduttore. Il testo non ha l’ambizione di costituire un vero e proprio trattato di teoria della traduzione, cui si fa riferimento soltanto a scopo introduttivo, né intende fornire allo studente un approccio strettamente prescrittivo, sebbene la Parte Seconda abbia una evidente funzione didattica in virtù dei suggerimenti forniti in relazione alle forme e ai modelli grammaticali che si ritengono utili per il lavoro di traduzione. Lo scopo che si intende raggiungere è piuttosto quello di migliorare l’acquisizione del coreano sviluppando ulteriormente il lavoro svolto durante la Laurea Triennale, da una parte, e di offrire una guida introduttiva alle prime esperienze di traduzione, dall’altra. Di qui una duplice funzione: dotare lo studente di una base epistemologica, e su questi presupposti innescare una riflessione sulla complessità dei processi di traduzione, affrontando il testo nella sua analisi pragmatica ma anche nei suoi elementi grammaticali, nei meccanismi della loro applicazione e nel trasferimento dal testo di partenza al testo di arrivo…[…]“

L’Empire des Steppes

Attila, Gengis-Khan, Tamerlan
Autore/i: Grousset René
Editore: Payot
pp. 652, 30 cartes et 20 figures dans le texte, Paris (France) Prezzo: € 36,00

Cet ouvrage, qui englobe vingt-cinq siècles d’histoire, nous dévoile le secret même de l’évolution de l’Asie, la loi qui a présidé à la renaissance ou à la mort des Empires immémoriaux. Cette loi, c’est la lutte du nomade et du sédentaire, de l’homme de la steppe et de l’homme des cultures. L’histoire de l’Asie étudiée sous cet angle devient comme une immense leçon de géographie humaine.

Attila, Gengis-Khan, Tamerlan … Leur nom est dans toutes les mémoires. Les récits des chroniqueurs occidentaux, des annalistes chinois ou persans ont popularisé leurs figures. Ils surgissent, les grands barbares, en pleine histoire civilisée et brusquement, en quelques années, font du monde romain, du monde iranien ou du monde chinois un monceau de ruines. Leur arrivée, leurs mobiles, leur disparition semblent inexplicables, si bien que l’histoire positive n’est pas loin de faire sien le jugement des anciens auteurs qui voyaient en eux les fléaux de Dieu envoyés pour le châtiment des vieilles civilisations.

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Préface

Introduction – La Steppe et l’Histoire

1. La Haute Asie jusqu’au XIII siècle

– Histoire ancienne des steppes: Scythes et Huns

– Le haut Moyen Age: T’ou-kiue et K’i-tan

– Les turcs et l’Islam jusqu’au XIII siècle

– La steppe russe du VI au XIII siècle

2. Les Mongols Gengiskhanides

– Gengis-Khan

– Les trois premiers successeurs de Gengis-Khan

– Khoubilaï et la dynastie mongole de Chine

– Le Turkestan sous la maison de Djaghataï

– La Perse mongole et la maison de Halägu

– Le khanat de Qiptachaq

– Tamerlan

3. Les derniers Mongols

– Les Mongols de Russie

– Les Cheïbanides

– Les derniers Djaghataïdes

– Les derniers empires de la Mongolie du XV au XVIII siècle

Appendice. L’art animalier des steppes (avec 20 figures).

Gli Unni

Autore/i: Schreiber Hermann
Editore: Garzanti
traduzione di Gianni Pilone Colombo pp. 278, 10 ill. f. t., 7 cartine, Milano Prezzo: € 22,00

Gli unni non lasciarono fonti scritte della loro storia. Gli osservatori dell’epoca, gli autori di cronache, li descrissero con orrore e spavento. È luogo comune l’appellativo del loro capo, Attila, «Flagello di Dio». Dove passava, si disse, per descrivere l’entità della distruzione portata in Europa dalla memorabile invasione unna, «non cresceva più erba». Arrivarono improvvisi come un incubo, verso la metà del V secolo dopo Cristo, sugli instancabili cavalli della steppa. Guidati da Attila (piccolo padre, in lingua unna) combatterono senza che nulla e nessuno li potesse ostacolare, almeno fino a quando il romano Ezio non arrestò la loro avanzata nell’incerta battaglia dei Campi Catalaunici. Il loro regno durò quanto la vita di Attila, e alla morte del re i confini di quel dominio si dissolsero come nebbia. Tuttavia il sinistro e breve fulgore bastò ad Attila e agli unni per entrare sia nei cattivi sogni dell’Europa che nei suoi miti: nelle corrusche saghe nordiche Attila appare come un modello di guerriero e insieme come un re saggio e benefico.

Le fonti bizantine, se interpretate bene, ci restituiscono molta della storia unna. In esse abbiamo descrizioni dei costumi di vita di questo popolo: descrizioni spesso singolari, in ogni caso appassionanti, come quelle che indugiano sui particolari della vita alla corte di Attila. Il fosco e l’orrido abbondano nei racconti delle imprese unne, che a volte richiamano irresistibilmente alla memoria quella che fu l’epopea dei fierissimi Apaches, soprattutto quando leggiamo le descrizioni lasciate dagli occidentali: volti impenetrabili e orribili a vedersi, cavalcate furibonde seguite da feroci massacri, sprezzo sovrano per la viltà e la corruzione dell’imbelle bizantino. Gli unni vennero chiamati «barbari» da due civiltà diversissime fra loro come la cinese e la bizantina: perché i cavalieri mongoli della steppa non vennero a dominare solo l’Europa, ma fecero tremare anche la Cina. È così che al lettore viene offerta, accanto ai giudizi bizantini, la lunga serie di considerazioni dovute alla penna di sconosciuti cronisti cinesi. Lo storico tuttavia pone una domanda: come mai un massacratore come Attila entra nelle leggende nordiche come eroe purissimo e finisce, lui, un mongolo, per diventare uno dei grandi eroi della saga germanica? E come mai questi unni così esecrati saranno alla fine dei generali dell’esercito di Bisanzio? Questi barbari non finiscono sterminati dai «visi pallidi», ma s’impongono loro. In realtà non furono «barbari», né semplici massacratori: le astuzie diplomatiche di Attila, che gioca coi bizantini, ora di forza, ora di finezza, testimoniano l’eccezionalità della breve vicenda degli unni.

Tracciare la storia unna, allineando i fatti estraibili da fonti cinesi, bizantine e romano-barbariche note finora solo agli specialisti, non era facile: renderla di scorrevole e piacevole lettura, pur senza farne un romanzo, è grande merito dello Schreiber, che unisce erudizione e misura alla sagacia e alla vivacità narrative.

Iconografie dell’Aldilà

La ricostruzione della percezione della morte nel regno di Koguryo attraverso le sue pitture parietali (IV-VII secolo)
Autore/i: De Benedittis Andrea
Editore: Mimesis
introduzione dell’autore. pp. 208, nn. ill. b/n, Milano Prezzo: € 16,00

La monografia è dedicata alle pitture parietali rinvenute in contesto tombale e prodotte fra il IV e il VII secolo. Esse, che si trovano attualmente nel territorio cinese, nelle province del Liaoning e Jilin, e in Corea del Nord, ci consentono di analizzare alcuni aspetti della concezione del post-mortem degli antichi coreani e di ricostruire alcuni elementi della loro visione religiosa. Lo studio prenderà in esame la diffusione di questo genere artistico, la sua datazione e il suo sviluppo nel territorio.

Andrea De Benedittis insegna Lingua e Storia della Corea presso il Dipartimento di Studi sull’Asia e Africa del Mediterraneo, Ca’ Foscari di Venezia. Già visiting researcher presso la North East History Foundation, la Ehwa University e la Jilin University, è autore di vari articoli scientifici sulla Storia e sulla cultura delle Coree.

La Letteratura Coreana

Autore/i: AA. VV.
Editore: L’Asino d’Oro Edizioni
premessa e cura di Antonetta L. Bruno e Maurizio Riotto, introduzione e prefazione degli autori. pp. 346, Roma Prezzo: € 24,00

Impostasi all’attenzione mondiale solo recentemente grazie a fenomeni di massa come il K-POP e la cinematografia, la Corea è tuttavia un paese d’antica cultura e civiltà che, pur avendo spesso vissuto all’ombra di due ingombranti vicini come la Cina e il Giappone, ha saputo conservare la propria identità, adattando al gusto locale modelli stranieri o addirittura plasmando nuove realtà intellettuali. La civiltà giapponese, ben più ammirata e studiata, si formò anche grazie al contributo della Corea, capace di influenzare fortemente (se non addirittura di creare), agli albori della storia, le premesse e le basi di quello che sarebbe poi stato il percorso culturale nipponico.
La letteratura coreana, sebbene fortemente mutilata a causa dei tanti luttuosi eventi sofferti dal paese nel corso della sua tormentata storia, rappresenta oggi un patrimonio culturale unico e immenso, capace di abbracciare quasi due millenni di storia e certamente degno di figurare tra le grandi eredità letterarie del mondo. Questo volume ne rappresenta un vivace profilo, disegnato non solo per lo studente di orientalistica, ma anche per ogni comune lettore che volesse, per un momento, posare lo sguardo su un tesoro di versi e prose ancora scarsamente conosciuto.

East and West – Year VII – Number 2 – July 1956

Autore/i: AA. VV.
Editore: Ist. Italiano per il Medio ed Estremo Oriente
a cura di Giuseppe Tucci Prezzo: € 20,00

Contents

LOUIS HAMBIS: The Mongols in the Ming Era (1368-1644)

AHMAD ALI KOHZAD: Afghanistan – Geographical and historical sketches of some localities

PETER OF GREECE AND DENMARK: The P’aspun of Leh Tehsil in Ladak, Eastern Kashmir, India

REWI ALLEY: The t’ai-k’ou. Some notes on the clothing hook of old China

JULIUS EVOLA: Oriental and Mediterranean ancient erotic symbolism

HSIA NAI: Our Neolithic Ancestors

SANTOSH K. BOSE: Khajuraho

REV. FR. RICHARD ARENS, SVD: Camote Ritual in Leyte and Samar

GIUSEPPE TUCCI, LIONELLO LANCIOTTI, GIUSEPPE MORICHINI, MASSIMO SCALIGERO: In the Library

ELIO RUFFO: Cinema: Liang Shan-po and Chu Ying-tai

Activities of the IsMEO

La Samaritana

Autore/i: Ki-duk Kim
Editore: Distribuzioni Associate
DVD durata 95 minuti, audio: Coreano con sottotitoli in italiano Italiano, sottotitoli: Italiano per non udenti, Milano Prezzo: € 17,00

Seoul. Due liceali molto amiche con un sogno: mettere insieme i soldi per andare in Europa. Cosi’ una delle due decide di prostituirsi ma con lo spirito di una prostituta orientale i cui clienti, dopo aver fatto l’amore con lei, diventavano buddhisti. Vuole dare gioia. L’amica non condivide il suo atteggiamento ma le tiene i contatti. Finche’ un giorno, per sfuggire all’arresto, la baby prostituta si getta da una finestra e muore. Da quel momento l’amica prendera’ il suo posto ricercando tutti suoi clienti per offrire loro un rapporto sessuale restituendo i soldi che in precedenza avevano dato alla scomparsa. Ma il padre della ragazza e’ un poliziotto. La scopre casualmente e decide di seguire i suoi clienti.
L’importante regista coreano Kim-ki- Duk torna sul tema della sessualita’ e del senso di colpa che porta con se’. Lo affronta questa volta dal punto di vista del rapporto con la religione. Buddhismo e cristianesimo a confronto in una storia in cui pedofilia e amore paterno si mescolano, come suggerisce il titolo, alla figura della Samaritana che da’ acqua a chi ha sete. Un film forse meno risolto degli altri del regista ma capace di far pensare senza cadute di stile.

Kim Ki-duk, è un regista e sceneggiatore sudkoreano. A venticinque anni, nel 1995, vince il premio della Korea Film Commission per la migliore sceneggiatura con “Jaywalking”. Debutta come regista l’anno seguente con “The Crocodile”. Nel 1997 è sceneggiatore, scenografo e regista di “Wild Animals” e nel 1998 di “Birdcage Inn”. Le sue opere sono state selezionate da oltre dieci festival cinematografici di tutto il mondo tra cui Berlino, Montreal e Venezia.

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Cast:
Lee Uhl, Kwak Ji-min, Seo Min-jung

Time

Autore/i: Ki-duk Kim
Editore: Feltrinelli
DVD + Libro, pp. 104, Milano Prezzo: € 17,90

I dubbi e l’angoscia di una donna legati all’amore che prova verso il suo compagno: “Ci ameremo per tutta la vita? Con il passare del tempo, non si stancherà di vedermi?” E allora, per trovare una risposta, ricorre a una soluzione estrema… Con il libro Il volto e l’anima. Negli extra interviste esclusive a Umberto Galimberti e al chirurgo estetico Carlo Gasperoni.
Il film

Che cosa si ama in chi si ama? Il volto, vivo teatro della persona? Il corpo, esistenza dell’anima nello spazio? E che cosa stravolgerà il tempo, in quel viso, in quel corpo? I dubbi e l’angoscia di una donna, legati all’amore che prova verso il suo compagno: “Ci ameremo per tutta la vita? Con il passare del tempo, non si stancherà di vedermi?”. Per cercare di rispondere a questo interrogativo la donna ricorre a una soluzione estrema: cambiare il suo volto e il suo corpo per continuare a essere amata dall’uomo che adora. Un viaggio intorno alle fondamenta dell’amore e della natura umana.

Con il libro Il volto e l’anima, interviste esclusive a Kim Ki Duk e allo scultore Lee Il-ho, testi di Alberto Pezzotta e Umberto Galimberti. Negli extra making off, trailer, interviste esclusive a Umberto Galimberti e al chirurgo estetico di fama internazionale Carlo Gasperoni.

Kim Ki-duk, è un regista e sceneggiatore sudkoreano. A venticinque anni, nel 1995, vince il premio della Korea Film Commission per la migliore sceneggiatura con “Jaywalking”. Debutta come regista l’anno seguente con “The Crocodile”. Nel 1997 è sceneggiatore, scenografo e regista di “Wild Animals” e nel 1998 di “Birdcage Inn”. Le sue opere sono state selezionate da oltre dieci festival cinematografici di tutto il mondo tra cui Berlino, Montreal e Venezia.

Time

Autore/i: Ki-duk Kim
Editore: Feltrinelli
DVD + Libro, pp. 104, Milano Prezzo: € 17,90

I dubbi e l’angoscia di una donna legati all’amore che prova verso il suo compagno: “Ci ameremo per tutta la vita? Con il passare del tempo, non si stancherà di vedermi?” E allora, per trovare una risposta, ricorre a una soluzione estrema… Con il libro Il volto e l’anima. Negli extra interviste esclusive a Umberto Galimberti e al chirurgo estetico Carlo Gasperoni.
Il film

Che cosa si ama in chi si ama? Il volto, vivo teatro della persona? Il corpo, esistenza dell’anima nello spazio? E che cosa stravolgerà il tempo, in quel viso, in quel corpo? I dubbi e l’angoscia di una donna, legati all’amore che prova verso il suo compagno: “Ci ameremo per tutta la vita? Con il passare del tempo, non si stancherà di vedermi?”. Per cercare di rispondere a questo interrogativo la donna ricorre a una soluzione estrema: cambiare il suo volto e il suo corpo per continuare a essere amata dall’uomo che adora. Un viaggio intorno alle fondamenta dell’amore e della natura umana.

Con il libro Il volto e l’anima, interviste esclusive a Kim Ki Duk e allo scultore Lee Il-ho, testi di Alberto Pezzotta e Umberto Galimberti. Negli extra making off, trailer, interviste esclusive a Umberto Galimberti e al chirurgo estetico di fama internazionale Carlo Gasperoni.

Kim Ki-duk, è un regista e sceneggiatore sudkoreano. A venticinque anni, nel 1995, vince il premio della Korea Film Commission per la migliore sceneggiatura con “Jaywalking”. Debutta come regista l’anno seguente con “The Crocodile”. Nel 1997 è sceneggiatore, scenografo e regista di “Wild Animals” e nel 1998 di “Birdcage Inn”. Le sue opere sono state selezionate da oltre dieci festival cinematografici di tutto il mondo tra cui Berlino, Montreal e Venezia.

L’Impero delle Luci

Autore/i: Young-Ha Kim
Editore: Metropoli d’Asia
postfazione e traduzione dal coreano di Andrea De Benedittis. pp. 384, Milano Prezzo: € 16,50

Pubblicato nel 2006, L’impero delle luci rappresenta una delle opere di spicco dell’autore. Il protagonista, Kim Kiyong, proprietario di una piccola società d’importazione di film stranieri, inizia una sua tipica, banalissima giornata di lavoro. Come sempre si è svegliato in orario, i suoi affari vanno a gonfie vele e la famiglia lo adora. Tutto inizia nella più opprimente delle routine, ma, appena arriva in ufficio, basta un messaggio nella sua casella di posta a infrangere l’illusione di questa apparente normalità: basta un messaggio per far tornare alla mente del protagonista la sua vera identità: lui è in realtà una spia nordcoreana, arrivata vent’anni prima a Seoul, ma poi dimenticata per chissà quale motivo dai suoi stessi mandanti. Rimasto nel Sud come una monade e abbandonato da tutti, si era allora visto costretto a recuperare una propria identità e a ricostruirsi una propria vita, adattandosi a un mondo del tutto differente da quello dal quale proveniva. E proprio ora che tutto sembrava andare per il verso giusto, ecco che qualcuno al Nord si era improvvisamente ricordato di lui e gli chiedeva di rientrare a P’yongyang. In meno di ventiquattr’ore.

«Kim Young-ha è uno scrittore da tenere d’occhio. L’impero delle luci è la rivelazione letteraria della Corea. Narrando eventi che si svolgono in un unico giorno, l’autore ci guida nel cuore della Corea moderna e descrive cosa significa essere un uomo in un mondo oppresso dai confini. Non trovo parole sufficienti per esprimere il mio apprezzamento» (Vikas Swarup, autore di Slumdog Millionaire)

«[Un] romanzo ambizioso, di uno degli scrittori più ammirati della Corea… Esprime con efficacia la difficoltà di ‘appartenere’ a un luogo e a un tempo pericolosi. Probabilmente il romanzo coreano più compiuto e intrigante finora pubblicato in lingua inglese» (Kirkus Reviews)

«Davvero convincente… una spy-story mozzafiato con osservazioni sagaci sul comportamento umano» (Publishers Weekly)

«Dall’esterno, la divisione tra le due Coree è vista generalmente in termini di minaccia geopolitica; ma dall’interno viene vissuta come una forma bizzarra di crisi di identità. Questo è precisamente l’argomento alla base dell’Impero delle luci, il nuovo, brillante thriller di Kim Young-ha, che a quarantun anni è uno dei migliori scrittori della Corea del Sud, dotato di un particolare talento per l’ironia e un surrealismo di tipo kafkiano. Grande osservatore, trasforma la sua storia in una radiografia sconfortante e divertente al tempo stesso della Corea del Sud dei giorni nostri, presentando un’ampia gamma di personaggi emblematici tratteggiati con grande abilità». (NPR Fresh Air)

Kim Young-Ha nato nel 1968 a Hwach’on, approdò a Seoul nel 1980, dopo aver seguito le varie tappe della carriera militare del padre. Al suo debutto, nel 1995, nella rivista letteraria «Review», con il suo romanzo ‘Io ho il diritto di distruggermi’, ottenne il premio come migliore autore nel concorso Munhaktongne. A quell’opera sono seguiti nel 1997 il romanzo breve Chiamata e nel 1999 Cosa ci fa un morto nell’ascensore che, insieme ai suoi lavori più celebri (L’impero delle Luci, Fiore nero e Quiz…

L’Impero delle Luci

Autore/i: Young-Ha Kim
Editore: Metropoli d’Asia
postfazione e traduzione dal coreano di Andrea De Benedittis. pp. 384, Milano Prezzo: € 16,50

Pubblicato nel 2006, L’impero delle luci rappresenta una delle opere di spicco dell’autore. Il protagonista, Kim Kiyong, proprietario di una piccola società d’importazione di film stranieri, inizia una sua tipica, banalissima giornata di lavoro. Come sempre si è svegliato in orario, i suoi affari vanno a gonfie vele e la famiglia lo adora. Tutto inizia nella più opprimente delle routine, ma, appena arriva in ufficio, basta un messaggio nella sua casella di posta a infrangere l’illusione di questa apparente normalità: basta un messaggio per far tornare alla mente del protagonista la sua vera identità: lui è in realtà una spia nordcoreana, arrivata vent’anni prima a Seoul, ma poi dimenticata per chissà quale motivo dai suoi stessi mandanti. Rimasto nel Sud come una monade e abbandonato da tutti, si era allora visto costretto a recuperare una propria identità e a ricostruirsi una propria vita, adattandosi a un mondo del tutto differente da quello dal quale proveniva. E proprio ora che tutto sembrava andare per il verso giusto, ecco che qualcuno al Nord si era improvvisamente ricordato di lui e gli chiedeva di rientrare a P’yongyang. In meno di ventiquattr’ore.

«Kim Young-ha è uno scrittore da tenere d’occhio. L’impero delle luci è la rivelazione letteraria della Corea. Narrando eventi che si svolgono in un unico giorno, l’autore ci guida nel cuore della Corea moderna e descrive cosa significa essere un uomo in un mondo oppresso dai confini. Non trovo parole sufficienti per esprimere il mio apprezzamento» (Vikas Swarup, autore di Slumdog Millionaire)

«[Un] romanzo ambizioso, di uno degli scrittori più ammirati della Corea… Esprime con efficacia la difficoltà di ‘appartenere’ a un luogo e a un tempo pericolosi. Probabilmente il romanzo coreano più compiuto e intrigante finora pubblicato in lingua inglese» (Kirkus Reviews)

«Davvero convincente… una spy-story mozzafiato con osservazioni sagaci sul comportamento umano» (Publishers Weekly)

«Dall’esterno, la divisione tra le due Coree è vista generalmente in termini di minaccia geopolitica; ma dall’interno viene vissuta come una forma bizzarra di crisi di identità. Questo è precisamente l’argomento alla base dell’Impero delle luci, il nuovo, brillante thriller di Kim Young-ha, che a quarantun anni è uno dei migliori scrittori della Corea del Sud, dotato di un particolare talento per l’ironia e un surrealismo di tipo kafkiano. Grande osservatore, trasforma la sua storia in una radiografia sconfortante e divertente al tempo stesso della Corea del Sud dei giorni nostri, presentando un’ampia gamma di personaggi emblematici tratteggiati con grande abilità». (NPR Fresh Air)

Kim Young-Ha nato nel 1968 a Hwach’on, approdò a Seoul nel 1980, dopo aver seguito le varie tappe della carriera militare del padre. Al suo debutto, nel 1995, nella rivista letteraria «Review», con il suo romanzo ‘Io ho il diritto di distruggermi’, ottenne il premio come migliore autore nel concorso Munhaktongne. A quell’opera sono seguiti nel 1997 il romanzo breve Chiamata e nel 1999 Cosa ci fa un morto nell’ascensore che, insieme ai suoi lavori più celebri (L’impero delle Luci, Fiore nero e Quiz…

La Storia del Cammello che Piange

Autore/i: Davaa Byambasuren; Falorni Luigi
Editore: Distribuzioni Associate
DVD durata 95 minuti, audio: Lingua originale, sottotitoli: Italiano, Milano Prezzo: € 15,00

Primavera nel Deserto dei Gobi, Mongolia del sud. Una famiglia di pastori nomadi aiuta a far nascere i cammelli del loro branco. Uno dei cammelli ha un parto terribilmente difficoltoso e doloroso ma, con l’aiuto della famiglia, viene alla luce un bellissimo cucciolo bianco. Nonostante gli sforzi dei pastori, la madre rifiuta il nuovo nato, negandogli brutalmente il suo latte e l’amore materno. Quando tutte le speranze per il piccolo sembrano essere svanite, i nomadi inviano due dei loro bambini nel deserto, in cerca di un musicista…Il suono arcaico del violino e i canti melodici di una delle donne arrivano al cuore della madre del piccolo cammello: quando le viene portato nuovamente il cucciolo, scoppia in lacrime e gli lascia finalmente prendere il latte di cui ha bisogno per sopravvivere.

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Contenuti Speciali:
Menù Interattivi e animati
Accesso diretto alle scene
Trailer 2 MIN.
Interviste 15 MIN.
Scene dal film 9 MIN.
Premi
Festival
Sinossi
Cast Tecnico
Cast Artistico
Critiche
Making Of 16 MIN.
press-book completo

 

Primavera, Estate, Autunno, Inverno… e Ancora Primavera

Autore/i: Ki-duk Kim
Editore: Distribuzioni Associate
DVD durata 103 minuti, audio: Coreano Italiano, sottotitoli: Italiano per non udenti, Milano Prezzo: € 13,00

Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera è un film dell’autore-regista coreano Kim Ki-duk, ambientato in un eremo buddista al centro di un lago in una foresta incontaminata. Il film racconta la vita di un monaco buddista attraverso le stagioni della sua vita.

PRIMAVERA
Le porte in legno di un cancello si aprono su un piccolo monastero buddista galleggiante sulla quieta superficie di un lago artificiale tra le montagne. I soli abitanti del monastero sono un vecchio monaco e un bambino suo allievo. Mentre esplora il mondo intorno al monastero, il monaco bambino si abbandona alle capricciose crudeltà tipiche della fanciullezza: dopo avere legato pietre a un pesce, una rana e un serpente, il piccolo monaco si sveglia un giorno con una grossa pietra che il vecchio monaco gli ha legato addosso. Con pacatezza il vecchio gli ordina di liberare gli animali e lo ammonisce: “se anche una sola delle creature che hai torturato è morta, sarai condannato a portare nel cuore un peso per il resto della tua vita”.

ESTATE
Le porte si aprono di nuovo. Il monaco ora ha 17 anni. Una donna affida la giovane figlia bisognosa di cure al monastero. “Quando troverà la pace nell’anima”, dice il vecchio monaco alla madre, “il suo corpo tornerà in salute”. La ragazza è attratta del monaco adolescente e il rapporto fra i due culmina in un appassionato amplesso. Dopo un furtivo convegno amoroso sulla barca a remi del monastero, i giovani amanti sono scoperti dal vecchio monaco. La ragazza, ora guarita, viene rimandata dalla madre. Il ragazzo, innamorato, abbandona il monastero per seguirla.

AUTUNNO
Dopo una lunga assenza dal monastero il monaco, ormai trentenne, vi fa ritorno dopo aver commesso un terribile crimine, spinto dalla gelosia. Quando il giovane monaco, furente di rabbia e di dolore, tenta di espiare la sua colpa infliggendosi pene severe, il vecchio monaco gli insegna ad incidere il sutra buddista Pranja Paramita sul pontile in legno del tempio per trovare la pace nel suo cuore. Due poliziotti arrivano al monastero per arrestare il giovane monaco, ma grazie alle intercessioni del vecchio lasciano che il giovane continui ad incidere il sutra. Quando il monaco giovane, esausto per la lunga fatica, perde i sensi, i due poliziotti finiscono di decorare le incisioni prima di arrestarlo. Di nuovo solo, il vecchio monaco si prepara a morire.

INVERNO
Le porte si aprono sul lago gelato e sul monastero in abbandono. Il monaco, ormai uomo, vi fa nuovamente ritorno per allenarsi nella penultima stagione del suo ciclico viaggio spirituale. Una donna con il viso coperto da un velo giunge al tempio e affida un bambino alle cure del monaco. Il monaco intraprende un pellegrinaggio e si ritira su di una delle montagne innevate attorno al lago per imparare le arti del buddismo.

… E ANCORA PRIMAVERA
Ancora una volta le porte del tempio si aprono su una bella giornata di primavera. Ancora una volta un vecchio monaco cresce un bambino nella pace del tempio…

Kim Ki-duk, è un regista e sceneggiatore sudkoreano. A venticinque anni, nel 1995, vince il premio della Korea Film Commission per la migliore sceneggiatura con “Jaywalking”. Debutta come regista l’anno seguente con “The Crocodile”. Nel 1997 è sceneggiatore, scenografo e regista di “Wild Animals” e nel 1998 di “Birdcage Inn”. Le sue opere sono state selezionate da oltre dieci festival cinematografici di tutto il mondo tra cui Berlino, Montreal e Venezia.

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Cast
Il monaco anziano – Oh Young-soo
Il monaco adulto – Kim Ki-duk
Il monaco giovane – Kim Young-min
Il monaco ragazzo – Seo Jae-kyung
La ragazza – Ha Yeo-jin
Il monaco bambino – Kim Jong-ho
La madre della ragazza – Kim Jung-young