Il Maestro di Saidu Sharif. Alle Origini dell’Arte del Gandhara

Autore/i: AA. VV.
Editore: Ist. It. per l’Africa e l’Oriente
A cura di Pierfrancesco Callieri e Anna Filigenzi pp. 222, nn ill. ill. a colori e b/n, Roma

INDICE

Presentazione, Donatella Mazzeo

Presentazione, Gherardo Gnoli 

Introduzione, Pierfrancesco Callieri

La valle dello Swat e la Missione Archeologica Italiana dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO) in Pakistan, Pierfrancesco Callieri

L’itinerario della spedizione di Alessandro Magno nello Swat, Luca Maria Olivieri

I Maurya e la diffusione del Buddhismo nello Swat, Anna Filigenzi

Gli Indo-Greci nel Pakistan settentrionale, Pierfrancesco Callieri

Il periodo dei Saka e dei Parti: le dinastie di Apraca e di Odi ed il loro supporto al Buddhismo, Pierfrancesco Callieri

La monetazione del Nord-Ovest del sub-continente indiano tra i Greci ed i Kusana, Laura Giuliano

L’artigianato di lusso nel Nord-Ovest di epoca indo-greca, Saka e partica: i “piattelli per cosmetici”, Ciro Lo Muzio

Introduzione ad alcuni significati del simbolismo dello stupa, Massimiliano A. Polichetti

L’arte narrativa del Gandhara, Anna Filigenzi 

Il complesso buddhista di Butkara I: nascita e sviluppo, Domenico Faccenna

Le prime testimonianze di arte figurativa: il centro artistico di Butkara I ed i gruppi stilistici, Domenico Faccenna

L’area sacra buddhista di Saidu Sharif I,
Domenico Faccenna, Pierfrancesco Callieri

Il fregio dello Stupa Principale di Saidu Sharif I: il Maestro di Saidu, Domenico Faccenna

SCHEDE

L’artigianato minore dal III sec. a.c. al I sec. d.C. (Cat. 1-10) .

I piattelli per cosmetici (Ca t. 11-15)

La monetazione del Nord-Ovest del sub-continente indiano da Alessandro agli Indo-Parti (Ca t. 17-64)

La tradizione dei depositi votivi: i reliquiari (Cat. 65-68)

L’arte narrativa del Gandhara (Ca t. 69-71)

Cultura religiosa e tradizione artistica nello Swat: il centro artistico di Butkara I (Cat. 72-95)

Il fregio dello Stiipa Principale di Saidu Sharif I (Ca t. 96-139)

Intorno allo Stiipa Principale: rilievi figurati dai monumenti minori di Saidu Sharif I (Cat. 140-147) .

APPENDICE

Sui contenuti di alcuni reliquiari da Butkara I e Saidu Sharif I, Swat, Lorenzo Costantini, Loredana Costantini Biasini, Daniela Ferro

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Autobiografia di un Monaco Zen

Autore/i: Deshimaru Taisen
Editore: Se
traduzione di Guido Alberti. pp. 144, Milano

“Fui pervaso fin nel più profondo del cuore dal sentimento dell’impermanenza di tutte le cose che mi era stato trasmesso da mia madre. La vita umana era effimera come i petali avvizziti, spazzati via dal vento. La nozione buddhista dell’impermanenza (mujo) faceva parte del mio essere più intimo. Niente nell’universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è condannato a scomparire o a mutare. Anche lo spirito, come la materia, è chiamato a trasformarsi, senza mai poter raggiungere la permanenza. Per questo l’uomo è costretto ad avanzare in solitudine, senza alcun appoggio stabile. Come è detto nello Shodoka, neppure la morte, che lascia ciascuno solo nella sua bara, è definitiva. Soltanto l’impermanenza è reale”.

Buddha e il Buddhismo

Autore/i: Botto Oscar
Editore: Esperienze
premessa dell’autore. pp. 244, Fossano (Cuneo) Prezzo: € 22,00

La dottrina di Gotama Buddha, una fra le più innovatrici e stimolanti risposte a quel fermento spirituale che vivifica nell’India del VI sec. A. C. ogni religione e filosofia, appare quasi la risultante di un processo nel quale convergono o sono comunque individuabili problematiche varie e di diversa origine.
Fonti storiche e letterarie del Buddhismo, vita del Buddha – nelle sue componenti storiche e leggendarie -, origine e sviluppo della dottrina, espansione ed evoluzione nelle tre grandi scuole che lo compongono, in una parola la storia di questa religione ricca di implicanze sociali, che ha esercitato sul pensiero, sulla cultura, sull’arte non soltanto dell’India ma dell’intero continente asiatico una penetrante influenza, sono qui illustrate dal Botto in una esposizione chiara e organica.

Mahaparinirvana-Sutra

Ovvero il libro della totale estinzione del Buddha
Autore/i: Puini Carlo
Editore: Carabba
prefazione dell’autore. pp. 142, Lanciano Prezzo: € 15,00

Del Mahaparinirvana-sutra, – importantissimo, perchè narra gli ultimi fatti e discorsi di Buddha – s’è perso da gran tempo l’originale e non esiste che una redazione cinese dovuta a Pe-fa-tsu. Il Prof. Puini, che fù  valente sinologo italiano, ne fece una diligente versione, arricchendola di note, di appendici e di un glossario. (G. Papini)

Buddhist Iconography

Autore/i: AA. VV.
Editore: Tibet House
pp. XIV-250, 73 figure b/n in appendice, New Delhi (India) Prezzo: € 19,50

The twenty-nine essays in this volume were first presented at the International Seminar on Buddhist Iconography organized by Tibet House in 1984. Exploring images from Thailand to Nepal to Orissa, these scholarly essays provide a glimpse of the issues and various approaches in this complex area of study.

Morale Buddhista

Autore/i: De Lorenzo Giuseppe
Editore: Ar
introduzione dell’autore. pp. 68, 2 tavv. a colori e b/n f.t., Avellino Prezzo: € 10,00

“I veri monumenti classici” – scrive Giuseppe De Lorenzo, offrendoci uno di quegli aforismi che meritano di restare scolpiti nella memoria — “cominciano là dove finisce la gesticolazione.” Sono propriamente “aumani”, puntualizzerebbe Julius Evola. I passi devono essere “fermi e leggeri”, dice ancora De Lorenzo per arrivare alle regioni dove abitano “Dei, eroi e santi”. E non c’è il minimo bisogno di seguire la voce, troppo compromessa con il mondo, dell’intermediario-sensale, il sacerdote, il velli-catore della “santa asinità” (Giordano Bruno), greve e magniloquente. Spesso, sulle labbra del vero Maestro, “si vede un fine sorriso errare”, “un sottile scherzo”: la sprezzatura, il contrassegno dell’uomo eccezionale.
Oltre il desiderio, l’odio, l’errore e la paura, c’è l’opera perfetta, quella che ogni uomo dovrebbe perseguire, o venerare in chi la compie. Ma, purtroppo (ed è la grande e meschinissima tragedia umana), solo “chi ha occhi vedrà le cose”. Soprattutto vedrà che la dottrina e l’ordine sono un “rifugio”, un conforto. “Chi ha occhi”, non i “pidocchi uomini” (come disse Marco Aurelio degli assassini senza pugnale di Socrate). Ecco gli straordinari insegnamenti della morale buddhista che De Lorenzo sa offrirci nella sua sintesi, scoprendo insospettabili alleati perfino in Lucrezio, Giordano Bruno, Schopenhauer. (Anna K. Valerio)

Il Buddismo Mahayana

Autore/i: Lane Suzuki Beatrice
Editore: Ghibli
premesse di Giulio Cogni, Christmas Humphreys e T. C. H., prefazione e introduzione dell’autrice. pp. 228, Milano Prezzo: € 15,00

Il buddismo mahayana è diffuso nel Nord e nell’Est dell’Asia. Partendo dal suo contesto geografico e culturale, questo libro ne dà una rilettura che lo rende accessibile a ogni latitudine e cultura. Caratteristica di questa dottrina è infatti una spinta ecumenica, una capacità di accogliere diverse interpretazioni e sfumature di una grande forma di spiritualità. Il grande Veicolo è ciò che ci libera dal mondo materiale, che libera la nostra spiritualità. Ma quel che è importante capire è che ciascuno di noi si deve liberare da sé. Il principio, infatti non è quello di aderire a un modello o disfarsi di qualcosa. Liberarsi significa entrare in contatto con il nostro cuore autentico, che da solo tende al cielo.

Beatrice Lane Suzuki è una studiosa di teosofia, brillante divulgatrice della cultura orientale. È stata un’importante tramite tra Occidente e Giappone anche per ragioni di storia familiare, avendo sposato il famoso filosofo zen Daisetsu Teitaro Suzuki.

Lettera di un Amico

I versi che svelano la via del sacro dharma
Autore/i: Acharya Nagarjuna
Editore: Jouvence
con testo a fronte, a cura di Chodup Tchiring Lama, Domenico Grandi e Alma Lauria. pp. 142, Milano

Questa magnifica opera di Nagarjuna, che è studiata e citata da tutti i grandi maestri e principali autori di testi filosofici buddisti di tradizione tibetana, in quanto universalmente apprezzata, offre una guida al buddismo in forma metrica. È considerata una raccolta di consigli ad un amico di stirpe regale, evidentemente propenso al buddismo.

Acharya Nagarjuna (tib. klu-sdrub), è un celebre filosofo buddista indiano del II secolo d.C., fondatore della scuola filosofica Madhyamika (tib. dbu-ma), che è stato più volte riconosciuto come secondo Buddha storico.

Chodup Tchiring Lama, nato in Tibet, ex monaco buddista. Fondatore e docente della Scuola Moderna presso l’Università monastica di Sera-Jeh, nel sud dell’India. Docente di lingua e cultura tibetana presso l’Ismeo di Milano. Diverse volte è stato accanto a Sua Santità il Dalai Lama, come accompagnatore e interprete.

Domenico Grandi, diploma di lingua e cultura tibetana presso l’Ismeo di Milano, preceduto dallo studio pluriennale del giapponese e di altre lingue dell’Asia Orientale. Traduttore di testi poetici.

Alma Lauria, socio fondatore dell’Istituto di studi economico-sociali dell’Asia Orientale presso l’Università Bocconi di Milano. Ha compiuto ripetuti viaggi nei paesi himalaiani cui sono seguiti approfondimenti sul Tibet, preceduti dal diploma di lingua e cultura tibetana presso l’Ismeo di Milano.

Buddha e la Dottrina del Buddhismo

Autore/i: Coomaraswamy Ananda K.
Editore: Luni
traduzione e cura di Giuditta Sassi. pp. 368, Milano Prezzo: € 20,00

Chi era il Buddha? Che cos’è il Buddhismo? In un momento in cui di questi temi si parla molto, ma in realtà non molto si conosce, questo è un libro che si presenta con singolari caratteristiche di chiarezza e di opportunità. A queste domande esso dà infatti serie, estese e documentate risposte, trattando del Buddhismo sotto diverse angolature: alla vita di Gautama è dedicata la sua prima parte; la seconda è dedicata alla dottrina buddhistica, mentre le due seguenti trattano degli sviluppi a cui diede luogo il Buddhismo primitivo e l’ultima prende in considerazione le forme artistiche e letterarie che nacquero da esso. Pur favorendo la riflessione, il racconto della vita del Buddha è narrato con semplicità e vivacità, ed è tale, anche, da toccare il Cuore del lettore. I princìpi della dottrina sono esposti evitando distorsioni o partiti presi; l’esame a cui sono sottoposti, vòlto alla ricerca del loro senso più profondo, è concepito in modo da far risaltare l’accordo essenziale del Buddhismo ortodosso con altre forme tradizionali, quindi con lo stesso Induismo, con il quale esso può apparire in opposizione solo se lo si considera in modo esteriore e superficiale. Infine, la descrizione degli aspetti assunti dal Buddhismo nel tempo e quella delle sue produzioni nel campo dell’arte, sono integrate da abbondanti citazioni o sintesi da testi originali che permettono di farsi un’idea diretta ed aderente alla realtà sui diversi argomenti.

Il Buddha e la Sua Dottrina

Autore/i: Costa Alessandro
Editore: Fratelli Bocca
prefazioni dell’autore. pp. 272, Milano Prezzo: € 22,00

Dalla prefazione dell’autore:
“In un tempo come il presente tutto dedito alla ricerca dell’utile e del benessere e che ripone la sua maggior gloria nell’aver realmente, con un gran numero di scoperte pratiche, reso più facile ad una classe di persone la soddisfazione dei desiderii, delle ambizioni e degli appetiti, – un libro come il presente potrà sembrare non poco fuori di proposito. Poichè se ben si guarda, il carattere intimo del nostro tempo può riassumersi in una sola parola: irreligiosità. Il presentimento o per lo meno il sospetto che all’universo (intesa questa parola nel suo più vasto senso, fisico, intellettuale e morale) non possa attribuirsi quella assoluta realtà alla quale l’uomo irriflessivo naturalmente crede; e che perciò una uscita misteriosa debba pur trovarsi ai mali d’ogni specie di cui è piena la vita – tutto ciò sembra ignoto al mondo moderno. E se non fosse che le tradizioni religiose mettono ancora in conflitto con le tendenze moderne, i pensieri e le conclusioni di tanti secoli sul vero carattere della vita, quel presentimento o sospetto di una misteriosa o (come dicesi) religiosa conclusione della vita, non esisterebbe oggi forse neppure di nome.[…]“

Buddhismo in Cina

Autore/i: Ikeda Daisaku
Editore: Bompiani
traduzione di Daniela Sagramoso. pp. 176, Milano Prezzo: € 20,00

La storia della diffusione del buddhismo in Cina è anche l’affascinante cronaca dell’incontro di due grandi civiltà asiatiche: quella dell’India, la terra dove nacque il Buddha ed ebbe origine la religione, e quella della Cina, dove il buddhismo poté trasformarsi in una religione universale e da cui gli insegnamenti del Buddha vennero tramandati in Corea e Giappone.
Dopo aver ripercorso l’arrivo del buddhismo in Cina tramite i viaggiatori e i monaci lungo la Via della Seta, attraverso l’Asia centrale, l’autore esamina le prime traduzioni dei testi buddhisti realizzate dai monaci provenienti dalla Parti a e dalla Sogdiana; una materia su cui si sofferma anche a proposito della carriera e dell’opera del grande Kumarajiva, celebre per le sue straordinarie versioni dei sutra e dei trattati filosofici primo fra tutti, il Sutra del Loto – che costituiscono il nocciolo della letteratura buddhista dell’Estremo Oriente.
I pellegrinaggi dei monaci cinesi in cerca della Legge buddhista in terra indiana rappresentano uno dei più pregnanti momenti nella storia del buddhismo cinese; la fase di intenso studio che seguì – quando la massa enorme delle opere recate in Cina venne organizzata e ordinata – viene descritta con grande vivacità, e perfino alcune sottili distinzioni dottrinarie vengono presentate in modo da risultare di facile comprensione anche per il lettore non specialista.
Particolare attenzione è devoluta al Sutra del Loto e alla nascita della scuola T’ien-t’ai; in un linguaggio chiaro e incisivo vengono tracciate la vita e le opere dei grandi patriarchi del T’ient’ai, Hui-ssu e Chan-jan, così da rendere disponibile anche a chi ne è ancora digiuno un’utilissima introduzione alla scuola di buddhismo destinata a’ esercitare un profondo influsso sul Giappone, e segnatamente sulla dottrina di Nichiren Daishonin.
La storia del buddhismo cinese viene conclusa con le persecuzioni effettuate dalla dinastia T’ang e con l’ultima, definitiva sfida affrontata dalla comunità buddhista. Daisaku Ikeda mette in rilievo le ragioni di quanto avvenne, illuminando il ruolo giocato dal buddhismo nella società cinese e, per estensione, in tutta la società umana: così da render chiaro che la religione buddhista sa andare incontro ai bisogni dell’umanità, oggi come nella Cina del X secolo. Le appendici (contenenti fra l’altro una lista dei termini tecnici, delle opere buddhiste e dei nomi propri redatta in cinese, giapponese e italiano) rendono il libro uno strumento utilissimo per chi voglia occuparsi del buddhismo.

Daisaku Ikeda è nato a Tokyo nel 1928. Nel 1960 è succeduto a Toda nella presidenza della Soka Gakkai, un’organizzazione buddhista laica per lo sviluppo dell’educazione, della cultura e della pace che conta dieci milioni di membri in Giappone e mezzo milione nel resto del mondo. Dal 1975 è presid~nte della Soka Gallai Intemational e nel 1983 ha ri~evuto il premio delle Nazioni Unite per la Pace. Ha fondato organizzazioni culturali quali il Fuji Art Museum e la Minon Concert Association nonché l’università Soka e le scuole ad essa collegate. Per favorire gli scambi culturali e la pace nel mondo, ha visitato trentasette paesi incontrando leader politici e uomini di cultura. Tra le sue opere tradotte in varie lingue: The Human Revolution, Songfrom My Heart, On the Japanese Classics, A Lasting Peace, The Living Buddha (La Vita del Buddha, Bompiani 1986), Buddhism. The First Millennium (Buddhismo. Il primo millennio, Bompiani 1986), Life: an Enigma, a Precious Jewel, Choose Life (con Arnold Toynbee), Before it is too Late (con Aurelio Peccei) (Campanello d’allarme per il XXI secolo, Bompiani 1985), Human Values in a Changing World (con Bryan Wilson).

Sutra del Loto

Autore/i: Anonimo
Editore: Bur
introduzione di Francesco Serra, traduzione e note di Luciana Meazza. pp. 418, Milano Prezzo: € 11,00

Io consegno, metto, pongo, depongo nelle vostre mani il supremo perfetto risveglio da me raggiunto dopo incalcolabili infinite miriadi di centinaia di migliaia di kalpa. Figli di nobile schiatta, accettatelo, conservatelo, diffondetelo, comprendetelo, mostratelo, illustratelo e predicatelo a tutti gli esseri. (Buddha Śākyamuni)

Il Sutra del Loto è la mistica visione del Buddha a cui, per quasi venti secoli, si sono inchinati India, Cina e Giappone.
Dire che il Sutra del Loto è la Bibbia dell’Oriente è solo un’approssimazione molto vaga. Esso è soprattutto un mantra, una formula magica, un frammento di paradiso caduto sulla terra. Un’apertura del cuore e della mente. Dove il tempo e lo spazio della successione ordinata e lineare a cui abbiamo incatenato le nostre vite e i nostri pensieri si perde nella visione simultanea dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, dell’infinitamente prima e dell’infinitamente dopo. Il dolore dell’esistenza è sempre presente ma è ormai ridotto a un incidente trascurabile, dovuto all’infantilità di esseri così persi nelle loro piccole gioie e dolori da non scorgere che fuori c’è l’universo intero con cui giocare. Proprio come il fiore di loto che, pur crescendo nel e dal fango, non ne resta macchiato.

Francesco Sferra insegna Lingua e letteratura sanscrita presso l’Università di Napoli L’Orientale.

Luciana Meazza ha tradotto e scritto diversi saggi sulla filosofia buddhista e sul tantrismo.

Il Nulla e la Croce

Due saggi filosofici su Buddhismo e Cristianesimo
Autore/i: Tanabe Hajime
Editore: Mimesis
introduzione e traduzione di Tiziano Tosolini. pp. 158, Milano Prezzo: € 14,00

In questi due saggi, tratti dal volume La dialettica del Cristianesimo (1948), Tanabe Hajime intraprende un’appassionata analisi del rapporto tra il pensiero buddhista e la fede cristiana. Concetti fondamentali come quelli del ritorno “da Paolo a Gesù”, del “nulla eppure amore”, dell’unità triadica dell’amore e dell’interpretazione esistenziale della morte-risurrezione, sono solo alcune delle nozioni che egli elabora a partire dalla dialettica della mediazione assoluta, una dialettica in cui tutte le cose sorgono e si costituiscono attraverso la loro reciproca negazione e affermazione. Il “Nulla assoluto” assume ora i contorni religiosi-filosofici della conversione di sé, o dell’autoconsapevolezza religiosa, che tenta di sintetizzare al suo interno le verità delle religioni storiche dando così vita a una simbiosi creativa tra Cristianesimo, marxismo e buddhismo giapponese.

Tanabe Hajime (1885–1962) è con Nishida Kitaro e Nishitani Keiji il filosofo più rappresentativo della cosiddetta “Scuola di Kyoto”, un gruppo di intellettuali che ha dato vita ad una delle esperienze più creative e influenti nel panorama di pensiero del Giappone moderno e contemporaneo. Autore di numerosissimi saggi, Tanabe visse una vita di profonda semplicità e completamente dedita alla ricerca filosofica.

Tiziano Tosolini, missionario Saveriano. Vive a Osaka, in Giappone, e collabora con il Nanzan Institute for Religion and Culture di Nagoya. Di Nishida Kitaro ha tradotto La logica del luogo e la visione religiosa del mondo (Palermo 2005), con E. Fongaro e C. Saviani il volume di J. W. Heisig Filosofi del nulla. Un saggio sulla scuola di Kyoto (Palermo, 2007), e da ultimo l’importante opera di Tanabe Hajime Filosofia come metanoetica (Milano 2011).

Java

Brahamanische, buddhistische und eigenlebige architektur und plastik auf Java
Autore/i: With Karl
Editore: Folkwang Verlag
pp. 168 + 160 tavv. b/n f. t., Hagen I. W. (Germania) Prezzo: € 80,00

Die Werke des altindischen Geistes sind so sehr Ausdruck eines in sich immer gleich gerichteten und einheitlichen Lebensbewuβtseins, daβ die Unterschiede von Zeiten und Disziplinen gegenuber der monumentalen Eindringlichkeit dieser inneren Einheit fast in den Hintergrund treten. Die Gedanken der Vedas, Upanishads, der Brahmanas und Puranas wie der buddhistischen Werke gruppieren sich letzten Endes alle um einen Mittelpunkt. Ein Relief von Sàntsmì in Nordindien aus vorchristlicher Zeit und ein Relief vom Prambanan in Java aus dem 9. nachchristlichen Jahrhundert sind einander ihrer Verwandtschaft: nach naher als in ihren Abwandlungen verschieden. Und das Seltsamste mag sein, dass irgendeine Stelle aus den Upanishads uns uberwaltigen kann durch die innere Obereinkunft mit einem Tempelbau wie dem Boro Budur.

Manimekhalai

la ragazza con la ciotola magica (una storia buddhista)
Autore/i: Shattan
Editore: Casadeilibri
tradotto dalla versione francese di Alain Daniélou, in collaborazione con T. V. Gopala Iyer; traduzione italiana di Pietro Faiella pp. 222, ill. b/n, Padova Prezzo: € 16,00

Dalla Nota Editoriale:

Il Manimekhalai è il seguito ideale dello Shilappadikaram (La cavigliera d’oro), da noi edito nel 2011. Si tratta di due tra le opere maggiori della letteratura tamil antica – la lingua principale tra quelle preariane sopravvissute nel sud dell’India – giunte fino ai nostri giorni e in assoluto di due tra i più antichi romanzi della letteratura universale. Il Manimekhalai attribuito al principe mercante Shattan (o Sithalai Sàttanar) resuscitato nel 1898 da U. V. Swaminatha Iyer (1855-1942) è inoltre l’unica epica buddhista in lingua tamil sopravissuta, probabilmente grazie allo status di seguito dello Shilappadikaram.

Entrambe le opere furono tradotte per la prima volta in francese da Alain Daniélou, grazie all’aiuto di due pandit indiani. R. S. Desikan diede un apporto sostanziale alla traduzione dello Shilappadikaram mentre per il Manimekhalai Daniélou fu coaudivato da T. V. Gopala Iyer, indologo di prim’ordine scomparso nel 2007 e questa resta la versione più recente in lingua occidentale (una traduzione in giapponese ad opera di Shuzo Matsunaga è stata pubblicata nel 1991). […]

Per l’edizione francese Daniélou scelse come sottotitolo Le Scandale de la Vertu, forse parafrasando la nota opera del marchese De Sade Justine, ovvero le disavventure della virtù. In effetti il Manimekhalai è un’apologia della rettitudine in senso buddhista incarnata nelle intriganti forme della bella protagonista.

Quest’opera appare fondamentale per conoscere non solo l’antico buddhismo indiano del Grande Veicolo ma anche le diverse tradizioni con il quale il buddhismo, presto diffusosi in mezza Asia ma destinato a scomparire dalla sua terra natale, doveva confrontarsi.

La piccola isola a nord dello Sri Lanka, dove Manimekhalai dissipa le tenebre dell’ignoranza alla vista delle impronte del Buddha, chiamata nel romanzo Manipallavam e meglio nota come Nainathivu o Nainatheevu, dal nome del misterioso popolo dei Naga, adoratori, secondo il costume dravidico, dei serpenti, è un luogo di culto della Shakti dove è conservata una delle 64 shakti pitha venerate dagli shivaiti e non sarebbe forse fuori luogo trovare in questo fatto un segno dell’intimo rapporto tra shivaismo tantrico e tradizione Mahayana, al quale sembrano alludere le leggende di Nagarjuna.

È opportuno infine notare che il tema ricorrente della trasmigrazione, che fa da sfondo al canovaccio, è presentato in modo romanzesco nel Manimekhalai, e non può essere confuso con la reincarnazione come è stata poi intesa in occidente, poiché nel buddhismo Mahayana non esiste alcun sé permanente, né alcuna anima individuale, che possa “reincarnarsi”. È il continuum della coscienza che passa da una vita all’altra, proprio come in un romanzo la mente del lettore.