René Leys

L’incanto della Città Proibita
Autore/i: Segalen Victor
Editore: ObarraO
introduzione dell’autore, introduzione, traduzione e cura di Alessandro Giarda. pp. 216, Milano

Pechino, 1911. Durante gli ultimi giorni della dinastia Qing, alla vigilia della Rivoluzione che porrà fine a un impero con oltre duemila anni di storia, il giovane professore belga René Leys, personaggio sfuggente e misterioso, sembra essere testimone delle vicende e degli intrighi che avvengono nelle stanze inaccessibili della Città Proibita.
Confidente del defunto Imperatore Guangxu, amico dell’attuale Reggente, agente della polizia segreta e, per di più, amante dell’Imperatrice vedova, la figura di René Leys e i suoi straordinari racconti offrono a Victor Segalen la possibilità di mettere in scena un serrato confronto tra Reale e Immaginario e di esprimere il suo personale concetto di esotismo, il cui “potere di concepire l’altro” è la chiave per penetrare nel cuore della Cina.
Un’opera venata di ironia e leggerezza, che oscilla tra il romanzo storico, il poliziesco, lo scritto autobiografico e costituisce una delle prove più enigmatiche e raffinate del primo Novecento.

Victor Segalen (1878-1919) scrittore, poeta, etnografo, archeologo è uno dei grandi intellettuali “irregolari” del Novecento francese. Imbarcato come medico di marina, nel 1903 giunge a Tahiti dove scopre le ultime opere di Gauguin e la civiltà maori traendo ispirazione per Les Immémoriaux. Nel 1909 parte per la Cina, dove soggiornerà a più riprese fino al 1914 prendendo parte a importanti e avventurose spedizioni archeologiche. Dall’incontro con la cultura cinese nascono, oltre a René Leys, opere come Stèles, Le Fils du Ciel ed Equipée. Muore in circostanze misteriose a Huelgoat nel 1919. La maggior parte dei suoi testi, rimasti inediti in vita, saranno riscoperti e pubblicati a partire dagli anni Cinquanta del Novecento.

Notizie su al-Ḥallāj

La mistica dell’islam
Autore/i: Massignon Louis
Editore: Morcelliana
introduzione, traduzione e cura di Luisa Orelli, postfazione di Maurice Borrmans. pp. 130, Brescia

Al-Husayn b. Mansur al-Hallaj, nato in Persia nell’858 della nostra era, morto crocifisso nel 922 a Baghdad, allora capitale del califfato abbaside, è una delle figure centrali del sufismo, la mistica islamica. Le sue parole sono state tramandate oralmente dai suoi discepoli e messe per iscritto nei secoli successivi. Il testo qui presentato è ricomposto da Louis Massignon che ha consacrato tutta la vita alla persona e all’opera di al-Hallaj, da cui ha tratto ispirazione per un profondo rinnovamento nella concezione e nella prassi del dialogo islamo-cristiano: coinvolgere tutti coloro che osano, come Abramo, accogliere «gli altri» come «ospiti di Dio», a loro volta messaggeri del solo «Straniero» che ogni credente attende di accogliere.
Si offre al lettore un classico di mistica sufi: come in una sorta di “Vangelo”, sono raccolte le sentenze, i gesti e le preghiere di al-Hallaj che i contemporanei videro attuarsi nei vari momenti della sua esistenza e soprattutto nel corso della sua Passione.

Louis Massignon (1883-1962) è stato un grande orientalista francese. Tra le sue opere, monumentale e più volte ristampata è La Passion de Husayn ibn Mansur Hallaj, 4 voll. (Gallimard, 1975). Tradotte in italiano: Parola data (Adelphi, 1995); L’ospitalità di Abramo. All’origine di ebraismo, cristianesimo e islam (Medusa, 2002); Il soffio dell’islam. La mistica araba e la letteratura occidentale (Medusa, 2008).

Luisa Orelli, arabista formatasi a Parigi (Paris III) e Roma (PISAI), ha vissuto a lungo al Cairo ed è traduttrice di letteratura araba.

Fatima Zahra

La figlia prediletta del Profeta Muhammad
Autore/i: Sayyed Jaf’ar Shahidi
Editore: Irfan Edizioni
presentazione Alireza Esmaeili, prefazione e traduzione di Kazem Zakeri, introduzione dell’autore. pp. 150, Setteville di Guidonia (Roma)

Fatima era la cara e diletta figlia del Profeta Muhammad. La sua sapienza, la sua fede, il suo timor di Dio e le sue virtù le valsero l’appellattivo di Sayyidatunnisà (la migliore di tutte le donne ). Da Fatima e da suo marito, l’Imam Alì, discendono undici dei dodici Imam successori del Profeta e guide dell’umanità. Secondo quanto affermato nel Corano, Fatima è infallibile.

Sayyed Jaf’ar Shahidi (1918-2008) è stato uno dei più noti e autorevoli storici e linguisti iraniani contemporanei.

Dio ha fatto, per voi, della fede un mezzo di purificazione dall’idolatria, della preghiera uno strumento con il quale tenere lontana la superbia, della zakat ciò con cui purificare l’anima e aumentare il pane quotidiano, del digiuno un mezzo per rinsaldare la devozione. Egli ha costituito il pellegrinaggio per rinforzare la religione, la giustizia per avvicinare i cuori; ha fatto dell’ubbidienza ai nostri ordini uno strumento con il quale preservare l’ordine della nazione islamica. Ha costituito il jihad per donare onore e dignità all’Islam, ha fatto della pazienza un mezzo per ottenere la ricompensa divina e dell’ordinare il bene ciò con cui difendere e fare rispettare i diritti comuni. Egli ha fatto del beneficiare i genitori un mezzo per prevenire la Sua ira e dell’intrattenere buoni rapporti con i parenti causa d’aumento della popolazione credente; ha costituito il contrappasso per difendere la vita degli uomini e ha fatto del rispetto dei voti ciò con cui guadagnarsi il Suo perdono. Ha ordinato d’impedire che si venda detraendo illecitamente dal peso per combattere le ristrettezze, ha proibito di bere il vino e tutto ciò che inebria per purificare la gente dalle turpitudini, ha fatto del divieto di calunniare e ingiuriare il prossimo uno scudo contro la Sua maledizione, ha ordinato di astenersi dal rubare per preservare la dignità delle Sue creature e ha proibito l’idolatria affinché gli uomini mantengano pura la loro fede nella Sua divinità e unicità. Temete dunque Iddio come merita d’essere temuto e badate di morire musulmani. Eseguite ciò che Dio vi ha ordinato e astenetevi da ciò che Egli vi ha proibito: “Tra i servi di Dio solo i sapienti divini lo temono” (Corano XXXV, 28).

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Presentazione Alireza Esmaeili – direttore dell’Istituto culturale della Repubblica islamica dell’Iran – Roma
Prefazione di Kazem Zakeri
Introduzione
I.      L’Arabia prima e dopo l’avvento dell’Islam
II.     Il matrimonio di Muhammad con Khadija e la nascita di Fatima
III.    Gli anni dell’infanzia
IV.    Il matrimonio con Alì, il Principe dei Credenti
V.     La vita coniugale, i figli e la devozione a Dio
VI.    L’ultimo pellegrinaggio del Profeta e il suo testamento
VII.   La vicenda di Saqifa e l’usurpazione dei diritti di Fatima
VIII.  La denuncia di Fatima e il testo del suo sermone
IX.    La sua morte e gli ultimi insegnamenti
X.     Per un ammonimento della storia
Appendice. I figli di Fatima

Autobiografia di un Monaco Zen

Autore/i: Deshimaru Taisen
Editore: Se
traduzione di Guido Alberti. pp. 144, Milano

“Fui pervaso fin nel più profondo del cuore dal sentimento dell’impermanenza di tutte le cose che mi era stato trasmesso da mia madre. La vita umana era effimera come i petali avvizziti, spazzati via dal vento. La nozione buddhista dell’impermanenza (mujo) faceva parte del mio essere più intimo. Niente nell’universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è condannato a scomparire o a mutare. Anche lo spirito, come la materia, è chiamato a trasformarsi, senza mai poter raggiungere la permanenza. Per questo l’uomo è costretto ad avanzare in solitudine, senza alcun appoggio stabile. Come è detto nello Shodoka, neppure la morte, che lascia ciascuno solo nella sua bara, è definitiva. Soltanto l’impermanenza è reale”.

Il Mediterraneo e l’Italia nell’Ottocento nelle Opere di Jacopo Gråberg di Hemsö (1776-1847)

Autore/i: Rainero Romain H.
Editore: Ipocan
pp. 184, Roma

Sommario

Introduzione
Jacopo Gråberg di Hemsö, uno studioso svedese nella diplomazia e nella cultura del Mediterraneo e dell’Italia agli inizi dell’Ottocento

Ritratto di Jacopo Gråberg di Hemsö

Capitolo primo
La fase marocchina: da Genova a Tangeri: importanza del ruolo dell’Italia

Capitolo secondo
Gråberg a Tripoli: alla ricerca di Ibn Khaldun

Appendice: Schema della Muqaddima, nella versione di Gråberg

Capitolo terzo
Gråberg, bibliotecario della Biblioteca Palatina di Firenze

Epilogo
Gråberg, un enciclopedico svedese devoto all’Italia e al Mediterraneo

APPENDICI
Da “Prospetto del commercio di Tripoli d’Affrica e delle sue relazioni con quello dell’Italia” (1827-1828-1830)

Da “Prospetto del commercio dell’impero di Marocco e delle sue relazioni con quello dei popoli d’Italia” (1834)

Da “Relazioni commerciali dell’Egitto, dell’isola di Candia, e della Siria coi porti d’Italia e principalmente con quello di Livorno” (1841)

Da “Notizia intorno alla famosa opera istorica di Ibnu Khaldun” (1846)

Elenco degli opuscoli e delle opere pubblicate da Jacopo Gråberg di Hemsö (1801-1847)

Il Fondo Gråberg di manoscritti arabi della Biblioteca Nazionale di Firenze

Riproduzioni dei frontespizi dei più importanti volumi di Gråberg in italiano

1. Lettera al dottor Luigi Grossi sulla peste di Algeri negli anni 1819 – 1820 – 1820

2. Notizia intorno alla famosa opera istorica di Ibnu Khaldun – 1834

3. Specchio geografico e statistico dell’Impero di Marocco – 1834

4. Catalogo delle opere di Gråberg di Hemsö – 1837

5. Notizia intorno alla famosa opera istorica di Ibnu Khaldun – 1846

Il Padre del Tai Ki Kung

Chi Song Zi – Siu gao Tin. I nove Piccoli Cieli del Maestro del Pino rosso
Autore/i: Ming Wong Chun Ying
Editore: Mimesis
a cura di Huang Siu Chin e Masako Suzuki. pp. 300, interamente e riccamente illustrato b/n, Milano Prezzo: € 22,00

In Occidente poco o niente si sa sull’origine del Tai Ki Kung e della lunghissima vita del suo fondatore il Maestro Taoista Chang Sam Fung. La causa di tutto ciò è da ricercare nell’incapacità di leggere il cinese antico e, di conseguenza, i documenti ufficiali imperiali di quattro dinastie che parlano della vita del Fondatore. Un simile limite ha portato a credere che l’esistenza di Chang Sam Fung sia stata solo una leggenda. La Scuola “Gong” (la cui traduzione è “Fiume”) fondata da Chang Sam Fung è l’unica Scuola in tutta la Cina a praticare ancora oggi il Tai Ki Kung come lo realizzava il suo Fondatore, con i simboli e concetti che costituiscono lo studio del Taoismo Originario fondamento della storia e della cultura cinese. Questo libro, unico e straordinario, è una guida a questa antichissima Arte per conoscerla attraverso il suo Principio riscoprendo la vita di Chang Sam Fung.

Il Maestro Ming Wong C.Y. ha il piacere della ricerca, è una delle più alte personalità viventi nello studio del Taoismo. 36°(trentaseiesimo) Zong Si Capo Scuola Centrale, depositario storico ufficiale del Tai Ki Kung lo stile Originario della Scuola “Gong”. Quinto Grande Maestro della Scuola del Sud di Medicina Tradizionale Cinese, la Scuola dell’Ago Sottile.

Huang Siu Chin è un ricercatore Taoista e allievo diretto del Maestro Ming Wong C.Y.

Masako Suzuki è insegnante di lingua giapponese all’Università “Ca’ Foscari” di Venezia.

La Spada Non Spada

Una via all’illuminazione zen
Autore/i: Stevens John
Editore: Ubaldini Editore
a cura di Claudio Regoli pp. 200, ill. b/n, Roma Prezzo: € 18,00

Fondatore della scuola di scherma “Itto Shoden Muto Ryu”, la scuola della ’non spada’ da cui si è sviluppato il moderno kendo giapponese, Yamaoka Tesshu fu uno dei pochi cultori di arti marziali ad aver penetrato l’essenza di tante vie diverse: la via della spada, lo zen e la calligrafia. Questo libro di John Stevens, docente di buddhismo all’Università di Sendai, in Giappone, ma anche maestro di aikido, calligrafo e traduttore, ripercorre, attraverso fonti e documenti storici, le fasi salienti della sua vita e del suo insegnamento: la passione per la spada e l’addestramento; l’impegno politico al fianco dell’imperatore e poi il ritiro dalla scena pubblica per dedicarsi all’insegnamento della scherma fondando una propria scuola; la pratica dello zen nella tradizione di Tekisui e il conseguimento del risveglio a quarantacinque anni, e infine l’amore per la calligrafia, testimoniato da oltre un milione di opere, con cui usava sovvenzionare il restauro di templi o aiutare i bisognosi. Il volume è arricchito da una selezione di scritti di Tesshu tradotti dagli originali conservati nella biblioteca dello Shumpukan e da numerose riproduzioni delle sue opere pittoriche e calligrafiche.

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La vita e i templi di Tesshu

La spada non spada

La grande illuminazione

Il drago si alza in volo

I tre Shu

Gli scritti di Tesshu

Warrior-King of Shambhala

Remembering Chögyam Trungpa
Autore/i: Hayward W. Jeremy
Editore: Wisdom Publications
foreword by Sakyong Mipham pp. XVI-472, ill. b/n, Boston Prezzo: € 17,00

This book attempts to offer a peep-hole glimpse into the vast and inconceivable mind of a great mahasiddha, a being of great spiritual accomplishment, Chögyam Trungpa Rinpoche.

This project really began at Rinpoche’s cremation, in 1987, when groups of us would sit around and tell stories of being with him. I thought to myself then that “somebody” should write all this down. My own effort began in 1990, but all of it was still too dose and too personal – and I did not get very far. Over the years I occasionally gave talks on “The Life of Trungpa Rinpoche” or, as I would insist, my life with Trungpa Rinpoche – because, after all, who could speak of the life?

In 2004 when I was teacher in residence at Dechen Chöling, the European residential Shambhala Center, I was invited to give such a talk at a month-long program of advanced study, by its director David Schneider. After the talk, I received a supplication to write these stories down signed by all seventy participants and staff. I was aided by the fact that Fabrice Midal had already produced a very thorough objective account of Chögyam Trungpa’s outer activity in North America, so that did not need to be done again. Now, I felt, it was possible to write a personal account of how it was to be with Rinpoche without worrying about completeness or objectivity. […]

One of the important aspects of my own journey with Rinpoche was the struggle between the logical, rational way of thinking that dominates our culture today, and my actual experience of what was happening at the moment. The skepticism and doubt of my science – trained intellect not infrequently came into conflict with a deeper, more direct perception of Rinpoche’s way of manifesting. Put another way, my conceptual interpretations came into conflict with my direct experience of what was going on. I had to learn to trust that experience without giving up the genuine openness and questioning of the intellect. I was not always successful and this sometimes gave rise to holding back, misunderstanding, and even, occasionally, to panic…

I have included a glossary defining those Tibetan and Sanskrit words, as well as important dharma terms, that I have used frequently.

Con i Lama del Tibet

Autore/i: Arnold Paul
Editore: Città Nuova
traduzione di Gisella Waldman pp. 186, Roma Prezzo: € 12,00

Negli ultimi tempi l’Oriente suscita un interesse crescente fra gli Occidentali: è in aumento la letteratura sulle mistiche orientali, così il numero di coloro che fanno esercizi yoga per curarsi le nevrosi che provoca la società superindustriale, come pure dei pellegrini diretti verso Oriente per appagare esigenze interiori rimaste insoddisfatte dal nostro ambiente razionalista e agnostico.

L’Autore di questo libro, – affermato scrittore alsaziano che ha pubblicato varie opere sull’esoterismo in letteratura e nel teatro e che collabora a importanti riviste in Francia -, animato dallo struggente desiderio di raggiungere la pace interiore, lascia Parigi, dove vive, e arriva a Darjeeling, un villaggio indiano prossimo alle frontiere del Tibet, ove un giovane monaco buddista lo introduce nel monastero di Bhouthia Bousty, sotto le pendici imalayane, una delle roccaforti rimaste del lamaismo tibetano in esilio, dopo che il Tibet ha subito l’invasione cinese. L’Autore viene accolto nel gonpe (la lamaseria) come futuro iniziato, e sotto la guida di un rinpotcé (grande lama) egli comincia la sua ascesi spirituale. Attraverso riti di iniziazione ed esercizi psico-fisici, egli è introdotto ai metodi della concentrazione mentale che gli permettono di padroneggiare non solo il flusso dei pensieri, ma anche dei muscoli, insomma l’intera vita vegetativa. Soprattutto, gli fanno scoprire un’insospettata energia dentro di sé che è l’amore. «Ero venuto qui per scoprire la strada che porta alla pace del cuore: ora sapevo che essa non può mai essere solitaria, che se la cerchiamo soltanto per noi, senza che ci importi quella del nostro prossimo, ci sfugge di mano. Dovevo dimenticare i miei sentimenti e il mio bene, per poter operare per gli altri». Questa singolare esperienza ci offre un’immagine fresca ed esatta di questo mondo leggendario, a volte artefatto da giornalisti e cineasti. Con stile attraente ci comunica tutto quanto è possibile conoscere del lamaismo: templi, riti, danze, usi, costumi e la vita interna di questi monaci. Inoltre, è testimonianza di una ricerca estremamente sincera e che, proprio per questo, giunge a scoprire alcuni fra i più genuini e fondamentali valori iscritti nella natura umana.

Ibn Saud Signore dell’Arabia

Vita intima di un regnante
Autore/i: Armstrong H. C.
Editore: Garzanti
traduzione di Elsa Asinari di San Marzano pp. VIII-256, 12 ill. e 6 cartine, Milano Prezzo: € 18,00

Dalla Nota dell’Autore:

Descrivere, in modo che egli possa vivere davanti al lettore, un Mussulmano ed un Arabo di spiccata personalità, che è tuttora in vita e che governa un grande Paese, in ternini che siano compresi dalla mentalità Cristiana ed Europea non è stato facile.

Gli Europei e gli Arabi hanno molti punti in contrasto: differiscono in esperienza, nel modo di considerare le cose, nella maniera di esprimersi.

Spesso le loro idee fondamentali di «bene» e di «male» non sono le stesse.

Così gli Arabi del deserto sono stupefatti degli impuniti adulteri e fornicazioni degli Europei, mentre gli Europei sono offesi dalla poligamia legale del deserto. In Europa la poligamia è punita con la prigione: in Arabia l’adulterio è punito con la morte per lapidazione.

lo ho, quindi, audacemente tradotto tanto le idee quanto le frasi così che il lettore possa afferrarne facilmente l’esatto significato, piuttosto che la sua mente debba sbigottirsi nell’incertezza su particolari meticolosi espressi in linguaggio inusato.

La lingua araba è piena di suoni complicati che non possono essere riprodotti correttamente con caratteri romani. Essa ha 28 lettere che possono essere unite in combinazioni intricate e che cambiano di forma mentre si combinano.

Per l’ortografia delle parole arabe io mi sono tenuto ad una regola per la quale la parola scritta, pur tenendosi per quanto è possibile vicina al suono originale, non tormenterà l’occhio del lettore. Così Saud può essere scritto Saoud, Sa’ud, Sa’oud, Seoud, Se’aoud, Si’oud, Esseoud e in più di una dozzina di altri modi. Io mi sono tenuto alla forma Saud.

Inoltre l’Arabo gode nel complicare i nomi. Dato un nome qualunque egli avrà per esso un’intera tavola genealogica. Così egli descriverà Ibn Saud come Abdul Aziz ibn (figlio di) Abdur Rahman al-Feisal al (della famiglia di) Saud. Se vi è particolarmente disposto egli aggiungerà altre generazioni. Ad accrescere le complicazioni egli può chiamare Ibn Saud, Abu Turki, il padre di Turki, il primogenito di Ibn Saud.
In questo libro io ho scelto e conservato un nome per ogni personalità.

Sulla vita di Ibn Saud esistono pochi documenti sia come libri ed articoli sia come documenti pubblici.
Le due principali autorità in materia sono il signor St. John Philby, un Mussulmano Inglese che fu un tempo nel Servizio Civile Indiano e che ora commercia in Arabia per Ditte Inglesi ed Americane; ed il signor Ameen Rihani, un Arabo Cristiano originario della Siria, di nazionalità americana.
La maggior parte di quanto ho scritto è stato sentito personalmente da me.

I libri dei signori St. John Philby e Ameen Rihani sono stati da me usati liberamente. Essi contengono materiale prezioso che ho però sfruttato soltanto dopo aver ottenuto, quando ciò mi è stato possibile, una accurata conferma degli avvenimenti in essi riportati da persone presenti agli avvenimenti stessi.

Alexandra David-Néel

Autore/i: Bruni Alessandra
Editore: Ali&No
pp.146, ill. b/n, Perugia Prezzo: € 12,00

Il viaggio di Alexandra è quello di uno spirito libero, di un’indomita e coraggiosa esploratrice che ha scelto di inseguire un sogno, quello della conoscenza della filosofia buddista, e ha fatto una scelta di vita controcorrente in un’epoca, la prima metà del Novecento, in cui viaggiare per una donna era a dir poco disdicevole. Di Alexandra David-Néel in questo libro si ricorda l’anelito di libertà, l’emancipazione, la forza, la sete filosofica, i viaggi in Oriente. Della sua ricerca di vita, svolta contemporaneamente su un piano geografico e spirituale, queste pagine raccontano le tappe più importanti, ma soprattutto la messa in discussione di tutti i luoghi comuni, di tutte le certezze, con l’unico obiettivo della ricerca di quella Verità che, da sola, soddisfa e appaga i veri cercatori dello spirito.

Alessandra Bruni nel 1993 pubblica il racconto Brezza per l’editore Parole e Immagini di Firenze. Nel 1997 pubblica, per le Edizioni Via del Vento, Collana Ocra Gialla, il volume di racconti L’isola, nel 1999, per le stesse edizioni, Natale a Villa Seurat e altre prose, racconti inediti di Henry Miller, curandone la traduzione. Nel maggio 2001 compare nell’antologia Anime lontane, a cura di Luigi Arcangeli, insieme a Antonella Anedda, Roberto Roversi, Anna Cascella e altri. Dal 2000 al 2003 dirige una casa editrice a San Gimignano, La Rosa dei sensi. Scrive di arte contemporanea con testi per Marco lodola, Soheir Kashoggi, Paolo Staccioli, Giampaolo Talani, Mario Ceroli e altri. Orientalista, si dedica alla divulgazione della dottrina buddista theravada.

Buddha

La sua vita e la sua dottrina
Autore/i: Pischel Riccardo
Editore: Messaggerie Pontremolesi
premessa di Nando Murti. pp. XXI-184, Milano Prezzo: € 20,00

Quando siamo svegli, siamo davvero svegli oppure, essendo noi immersi in un profondo sonno, tutto quel che vediamo, tutto quel che facciamo non è altro che un variopinto sogno? E, se fosse vero, quando nel sonno i sogni ci si affollano e ci si accavallano l’uno sull’altro, che sta succedendo? Sembrano, a noi occidentali, domande o sciocche o semplicemente assurde, eppure basta un poco di meditazione per rendersi conto che esse non sono, poi, così sciocche e tanto meno assurde. Esse si possono riassumere nella domanda fondamentale che tutti gli esseri pensanti e massime i filosofi e gli scienziati si sono sempre posti e sempre si pongono: quel che vediamo è davvero così come noi lo vediamo? la sua essenza è davvero quella che appare ai nostri occhi?
La nostra cultura occidentale ha dato a questa domanda risposte fondate su quella che noi definiamo la “ragione” le cui espressioni supreme sono la logica e la matematica, come strumenti che soli ci consentono di cogliere la “verità”. Ma la “nostra” logica, la “nostra” matematica sono le “uniche”, le “vere” o non sono che una delle infinite logiche possibili ed una delle infinite matematiche possibili?
La cultura indiana, che trovò nel Buddha una delle sue più sublimi espressioni, ci presenta un modo completamente diverso di vedere il mondo. Avvicinare questo mondo completamente diverso attraverso una “Vita” del Buddha ed una esposizione della sua dottrina esemplari per limpidità, linearità e sintetica brillantezza, oltre che per la competenza assoluta che vi rivela uno dei più grandi indianisti di tutti i tempi, Richerd Pischel, è quanto di più stimolante si possa incontrare.
E una vera e propria avventura fantastica nel mondo affascinante del pensiero umano, è un confrontarsi con un’altra cultura, è un riuscire a capirla e a porre, così, le basi di una più vasta e più profonda comprensione fra gli uomini tutti, al di là e al di sopra delle differenze di razza, di nazionalità, di territorio, di cielo e di clima, che nulla incidono sulla fondamentale “unità” di tutti i popoli della Terra.

Hokusai, il Pittore del Mondo Fluttuante

Autore/i: de Goncourt Edmond
Editore: Luni
prefazione dell’autore, traduzione di Valeria Pazzi, revisione dei termini giapponesi di Roberto Tresoldi. pp. 240, Milano Prezzo: € 19,00

Hokusai, il pittore del mondo fluttuante, è allo stesso tempo un saggio critico-descrittivo e un catalogo molto dettagliato del corpus delle opere del grande artista giapponese di cui Edmondo de Goncourt aveva proprietà, notizia oppure riferimento certo.
Katsushika Hokusai (1760-1849) uno degli artisti orientali più celebrati al mondo – la cui opera di pittura, incisioni, stampa e illustrazione è sterminata e ha sviluppi molto complessi (arriverebbero a trentamila i titoli dei suoi lavori) -, fu uno dei massimi esperti dell’Ukiyo-e, la forma artistica che rappresenta il mondo nella sua quotidianità, il mondo dell’«impermanenza» buddhista, che cambia e che fluttua. Egli non ne fu il creatore, ma un innovatore senza pari: le tradizioni, le leggende e le consuetudini del popolo del Giappone – da cui traeva ispirazione – ci vengono proposte da un punto di vista raffinato, originale e acuto, che va bene al di là degli angusti limiti della morale del tempo.
Le intuizioni di questo artista hanno mutato profondamente la maniera pittorica sia d’Oriente che d’Occidente: la libertà di linee curve, già caratteristiche del suo stile, andò trasformandosi gradualmente in movimenti a spirale, un tocco inconfondibile di grazia e di leggerezza che arriva alle vette delle ultime serie paesaggistiche e del celeberrimo tema dell’Onda.
La sua arte, entusiasticamente collezionata nell’Europa del XIX secolo, in particolare in Francia, influenzò dapprima Impressionismo e Liberty, penetrò di prepotenza nel tracciato stesso del disegno e pose le basi per quelle rivoluzioni della rappresentazione del reale che saranno il Cubismo e l’Astrattismo.

Cavalieri del Deserto

Sulle tracce della nipote di Byron dall’Inghilterra vittoriana alle sabbie arabe
Autore/i: Berton Claudia
Editore: Irfan Edizioni
pp. 254, 1 cartina b/n, San Demetrio Corone (CS) Prezzo: € 16,00

Questo saggio è al tempo stesso una biografia, documentata e non romanzata, di Lady Anne Blunt (nipote del poeta Byron), un libro di viaggio e di avventura nel Levante (in particolare nell’ancora inesplorata Arabia e in Mesopotamia), la cronaca del “matrimonio vittoriano” di Lady Anne e Wilfred Blunt (poeta, politologo e uno dei primi anti-imperialisti inglesi), dei loro incontri e delle loro amicizie (come quelle con l’emiro sufi algerino Abd al-Kader e con il filosofo e riformatore al-Afghani), e una panoramica della storia dell’Egitto moderno, dove Anne Blunt visse, morì nel 1917 ed è sepolta. Un testo con diversi livelli di lettura, in cui l’autrice ama ricercare negli eventi del passato la radice e la spiegazione di ciò che accade oggi.

Posso affermare di conoscere piuttosto bene lo scenario vittoriano che forma la cornice esterna, e forse anche interna, di questa storia. Ne conosco i sinistri bagliori imperiali, l’impronta impressa con violenza sui paesi sudditi, in particolare il mondo musulmano che, in modi diversi, stava allora emergendo alla cosiddetta modernità. Ma alla profondità dell’animo individuale di Lady Anne riconosco di non poter avere un accesso che non sia arbitrario, cioè guidato da una mia identificazione nemmeno troppo inconscia, nonostante le frequenti citazioni delle sue stesse parole. La sua storia individuale diventa il catalizzatore dei grandi nomi che mossero la Storia del suo tempo, nel quale si trovano, evidentissime, le premesse per il nostro. (Claudia Berton)

Claudia Berton (Padova, 1947), già docente di lingua inglese, tiene regolarmente conferenze per l’Università Itinerante Auser di Verona e provincia e corsi di letteratura e civiltà mediorientale presso il Circolo Lettori della Società Letteraria di Verona. Dal 2006 collabora con la rivista “La Porta d’Oriente”, diretta dallo storico Franco Cardini, e la rivista on-line Mondogreco.net. Ha già pubblicato: Sulle vie del Levante (Stampa Alternativa, 2003), Frontiere di sabbia – da Palermo a Samarcanda (C.d.A. & Vivalda, 2006), Ponti sull’Egeo – viaggi e storie tra Grecia e Turchia (Diabasis, 2010).

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Scatole cinesi: quasi una prefazione
Parte I: Introduzione a una storia segreta
Parte II: L’eredità di Byron
Parte III: Un appassionato pellegrino byroniano
Parte IV: Cavalieri del deserto
Parte V: L’ultima partenza
Parte VI: Risvegli
Ringraziamenti

Il Turco in Italia

Una biografia di Nazim Hikmet
Autore/i: Salvadori Lussu Gioconda
Editore: L’Asino d’Oro Edizioni
con un saggio di Giampiero Bellingeri. pp. 116, Roma Prezzo: € 12,00

Quando nel 1958 Joyce Lussu e Nazim Hikmet si incontrano per la prima volta a un congresso per la pace a Stoccolma, lei non conosce una parola di turco, lui si esprime in un francese sgrammaticato e fantasioso. Eppure Joyce, attraverso la conoscenza diretta del mondo ideologico, etico, estetico e psicologico di Hikmet, delle esperienze che l’hanno formato, degli autori che lo interessavano, della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi nemici, è stata la prima traduttrice italiana del più importante poeta turco del Novecento.
Attraverso quest’agile e brillante biografia di Nazim Hikmet, Joyce Lussu racconta in prima persona il loro rapporto di amicizia, facendo emergere con abili pennellate sia l’Hikmet uomo che l’Hikmet poeta, senza tralasciare aneddoti curiosi come la rocambolesca fuga da Istanbul.

Gioconda Salvadori Lussu, (1912-1998 ) nota come Joyce, nasce a Firenze da genitori marchigiani, entrambi con ascendenze inglesi. Joyce vivrà all’estero gli anni dell’adolescenza, in collegi e ambienti cosmopoliti, maturando un’educazione non formale, ispirata agli interessi della famiglia per la cultura, l’impegno politico e la propensione al dialogo e ai rapporti sociali, che in seguito confermerà con il suo lavoro di traduttrice di poeti rivoluzionari del Terzo mondo, testimoni della cultura orale di diversi popoli. Tra questi in particolare Nazim Hikmet, ma anche Agostinho Neto e Jalal Talabani.