Originalité de l’Architecture Musulmane Libyenne

Autore/i: Messana Gaspare
Editore: Maison Arabe du Livre
pp. 244, ill. b/n, Libye-Tunisie

Extrait par la Première Partie

[…]…la Libye, comme l’Afrique du Nord d’ailleurs, a connu des àges d’activité bàtisseuse, meme si celle-ci fut de proportions modestes, la Tripolitaine, par exemple, (et surtout sa capitale) a vécu, du XIIe au XVle siècle, quelques périodes de prospérité dues soit à son commerce avec les pays de l’Afrique centrale et les Républiques thalassocratiques italiennes, soit aux riches profits dus à la course ou à la piraterie; si bien que selon Marmol et autres chroniqueurs, Tripoli possédait, à la veille de l’attaque déclenchée par la marine de Charles Quint, «de nombreuses mosquées, des hôpitaux et des écoles».

Certes, ce devaient ȇtre des édifices de peu d’importance si les Espagnols, qui prirent la ville le 5 juin 1510, purent en effacer les traces en vingt ans à peine de domination, alors que, dans la meme Afrique, tant de monuments ont eu raison de la furie dévastatrice des Vandales – avec et sans majuscule – qui s’acharna sur eux pendant plusieurs siècles.

Quoi qu’il en soit,c’est avec les Turcs que commence l’âge d’or de la construction en Tripolitaine, dans les temps modernes (1551). Pour ce qui est de la Cyrénaïque – autre région de la Libye nettement définie nous n’avons que de rares documents concernant l’époque de la domination arabe (642-1517) tandis que nous possédons de nombreux renseignements sur sa capitale (Benghazi) aux temps des Turcs (1517-1911) et si aucune œuvre architecturale remarquable n’a surgi dans la première période, on en édifia quelques-unes d’intéressantes dans la seconde, ainsi que nous le verrons par la suite….

La Külliye di Kavála

Storia di un’Istituzione – Quaderni di Semitistica 22
Autore/i: Bruni Barbara
Editore: Dipartimento di Linguistica Università di Firenze
introduzione dell’autrice. pp. XIX-204, nn. ill. b/n, Firenze Prezzo: € 45,00

L’oggetto di questo studio è la Külliye che sorge a Kavála, cittadina greca situata lungo la costa della Tracia occidentale, lungo la direttrice Thessaloniki-Istanbul. Si tratta di un complesso architettonico poli funzionale che rientra nella tipologia degli edifici destinati all’educazione islamica.
Il grande istituto a carattere filantropico risale all’ultimo periodo ottomano e fu fondato e modificato in diverse fasi, tra il 1818 e il 1821, per iniziativa di Muḥammad ’Ali Pāšā, governatore dell’Egitto, originario di Kavála. Il presente studio esamina il complesso di Kavála in tutti i suoi aspetti: sotto il profilo storico, culturale, sociale, politico, religioso e architettonico, sulla scorta dei dati ricavati da una grande quantità di informazioni di diverso genere.
Il lavoro è stato condotto, in gran parte, sul posto. Non solo l’osservazione del monumento, ma anche il reperimento della bibliografia ha richiesto diverse ricerche in biblioteche locali e dei centri limitrofi. Si tratta di fonti disparate e di materiale tutt’altro che facilmente reperibile registri catastali e amministrativi del periodo ottomano, censimenti, verbali parlamentari, diari di viaggiatori e di mercanti, quotidiani locali – i quali sono redatti in diverse lingue: neogreco, turco, turco ottomano e arabo.
Con questo studio si intende fornire una testimonianza affinché questo monumento, che versa in condizioni difficili, venga conosciuto e opportunamente tutelato.

’Uyûn al-Akhbâr – Studi sul mondo islamico

Autore/i: AA. VV.
Editore: Il Ponte Editrice
a cura di Daniele Cevenini e Svevo D’Onofrio, introduzione di Giulio Soravia pp. 264, Bologna Prezzo: € 19,00

I saggi raccolti in questo volume, ’Uyûn al-Akhbâr (letteralmente “le fonti delle notizie”), spaziano in molteplici direzioni – cronologiche, geografiche, di materie e soggetti nel tentativo di abbracciare la varietà e la vastità del mondo islamico e farne emergere l’inesauribile ricchezza e complessità.

Come scrive Giulio Soravia nell’introduzione a questo volume, «l’islam non è una realtà semplice da capire e da presentare. La sua è la storia di una civiltà che non si contrappone al cosiddetto mondo occidentale, ma piuttosto – almeno da quattordici secoli a oggi – ne fa parte. Antagonista o collaboratrice, la civiltà islamica ha contribuito alla crescita del mondo civile tout court, con una complessità di apporti strabiliante: nell’arte come nella letteratura, nelle scienze e nella medicina, nel pensiero filosofico e nella ricerca spirituale… Non conoscere questa civiltà, la sua storia, la sua complessa interrelazione col mondo europeo, significa non conoscere il mondo contemporaneo».

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Premessa

Introduzione

Arte

A. Addous, Ricostruzione storica, identificazione e tipologia degli edifici sacri rinvenuti nella regione Sud del Levante del Tardo bronzo/Ferro I

G. Sayaf, L’arte islamica nell’età dei Mamelucchi

A. Spinelli, La mistica della danza e della preghiera tra arte copta e arte omayyade

Letteratura

M. Bazzocchi, Traduzioni del Corano nel Medioevo europeo: caso dell’Arrivabene

S. Breveglieri, Gamal ad-din al-Afgani e Muhammad ’Abduh: le relazioni fra maestro e allievo

M. Pistoso, Di parole e di immagini. Due libri russi sulla civiltà letteraria e artistica dell’Iran medievale

G. Soravia, Nizar Qabbani e la letteratura siriana contemporanea

L. Zanella, La riflessione politica nella produzione letteraria di Tawfiq al-Hakim

S. Zoppellaro, Sette ghazal di Baba Fighani Shirazi

Storia

F. Foschini, I Mujaddidi di Shur Bazar: sufismo, ortodossia e politica nell’Afghanistan del XX secolo

S. Giandonato, Lo sfruttamento delle risorse idriche in Israele

A. Osman Ornar, Conflitti di legislazioni in Somalia

S. Soravia, Il processo di radicalizzazione dell’Islam in Eritrea nel secolo XIX

Sufismo

D. Cevenini, Ascolto della parola, conoscenza, realizzazione: alcune prospettive da Ibn ’Arabi

S. D’Onofrio, Un episodio significativo di islamizzazione di un testo sanscrito

Madaba le Chiese e i Mosaici

Autore/i: Piccirillo Michele
Editore: Edizioni Paoline
presentazione di Noël Duval, introduzione e premessa dell’autore. pp. 374, interamente illustrato b/n, Cinisello Balsamo (MI) Prezzo: € 36,00

Dall’introduzione dell’autore:
“Con il presente studio, continuando la pubblicazione sulle chiese e i mosaici di Giordania di cui è già uscito il primo volumetto Chiese e Mosaici della Giordania Settentrionale, Collectio Minor Studium Biblicum Franciscanum, n. 30), abbiamo inteso fare il punto sulla ricerca storico-archeologica dedicata alla città di Madaba e alla regione circostante.
Per i mosaici delle sue chiese e degli edifici pubblici e privati finora scoperti, Madaba è stata giustamente indicata come un centro importante dell’arte del mosaico in Giordania, tanto da far scrivere di una Scuola di Madaba operante in città e nella regione.
Lo scopo primo di questo studio è quello di documentare la ricchezza di tematiche dei pavimenti mosaicati finora scoperti e conservati in città, al Monte Nebo e nella regione circostante, al fine di precisare il gusto dei mosaicisti artigiani che li misero in opera.
Essendo quest’opera una sezione preparatoria di un lavoro più ampio esteso a tutta la Giordania, tralasciamo volutamente di approfondire queste tematiche sotto l’aspetto iconografico ed artistico, limitandoci ad accennare alle linee generali di sviluppo interno e ai loro possibili significati.
Da fatto artistico e di gusto di un’epoca, i mosaici pavimentali con le iscrizioni che li accompagnano sono diventati una fonte insostituibile per la conoscenza della storia della diocesi di Madaba e del suo territorio. L’opera perciò si presenta come un lavoro di sintesi che tocca diversi aspetti documentario, artistico e storico ricavabili dai mosaici, con una preferenza per il dato storico-geografico. L’intenzione è di riscrivere una pagina dimenticata della storia interna di una comunità cristiana di Giordania in epoca bizantino-omayyade, tentando nello stesso tempo sempre sulla base delle iscrizioni dei mosaici di fissare i limiti geografici della diocesi di Madaba.
A pochi anni dalla rioccupazione moderna del tell da parte di alcune famiglie di beduini cristiani, padre Séjourné poté già scrivere nel 1892 un nutrito articolo dedicato alla storia e alle antichità della città romano-bizantina che si andava riscoprendo. Una sintesi della ricerca successiva fù pubblicata dal Leclercq nel 1931 La ripresa degli scavi a Madaba e nella regione da parte di diversi istituti archeologici ha reso necessario questo aggiornamento, dove gli storici potranno trovare riuniti tutti i dati oggi disponibili sulle antichità bizantine della città e della regione.
Un particolare risalto è stato dato alle iscrizioni che sono la chiave portante di questo tentativo di storia e geografia ecclesiastica. Senza troppo attardarci in problemi tecnici di epigrafia, per i quali rimandiamo al lavoro di P .-L. Gatier (Inscriptions de la Jordanie, 2, cfr LA 1986, 386-392), presentiamo le iscrizioni nel loro contesto archeologico, sicuri di contribuire in modo determinante alla loro corretta lettura e comprensione. Degli scavi già ampiamente studiati da altri o dai noi stessi, come i mosaici del Monte Nebo e la Carta di Madaba, diamo un riassunto e, se è il caso, il nostro contributo chiarificatore alla luce delle nuove scoperte.
Eccetto che per alcuni scavi iniziati qa noi (il Palazzo Bruciato di Madaba, la chiesa di en-Nitl, le chiese di Ayoun Mousa e di Um er-Rasa.s, l ambiente di Procapis e l’ala orientale del monastero del Nebo), altrove abbiamo ripreso lo scavo a cominciare dal pavimento mosaicato di superficie messo in luce dai nostri predecessori. Dobbiamo perciò lamentare una mancanza di documentazione per lo strato di abbandono.[…]“

Le Chiese in Roccia di Lalibelà e Altri Luogi del Lasta

Estratto da Rassegna di Studi Etiopici, voll. 18-19
Autore/i: Bianchi Barriviera Lino
Editore: Ipocan
pp. 118, 60 tavv., Roma Prezzo: € 18,00

La presente descrizione è da intendersi come un diffuso commento ai disegni architettonici, e alle necessariamente scarne didascalie che li accompagnano nelle tavole originali, qui riprodotte in formato molto rimpiccolito. Proposito di queste pagine, infatti, è di dare, sui monumenti oggetto del presente studio, notizie e precisazioni, soprattutto di carattere architettonico-decorativo, che valgano a chiarire la lettura dei disegni stessi i quali vengono in questa circostanza, e per la prima volta, riprodotti così numerosi in una pubblicazione specializzata. Perciò si è creduto opportuno di non aggiungere alcuna ripresa fotografica nè dei monumenti nè dei loro particolari, che gli studiosi possono trovare in altre opere più o meno abbondantemente illustrate, edite in questi ultimi venti anni e anche prima, la maggior parte delle quali, peraltro, è citata nel corso di questo studio.

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[Volume XVIII]

«Tomba di Adamo»

Petròs-Paulòs

Chiesa di Golgota-Mika’él-Sellase

Chiese di Maryam, Masqal, Datlagèl

Chiesa di Madhane Alam

[Volume XIX]

Chiesa di Amanu’el

Chiesa di Marqorewòs

«Bietalehem»

Chiesa di Gabri’el-Rufa’el

Chiesa di Libanòs

Chiesa di Giyorgis

Chiesa di Wuqrò Masqala Kristòs

Chiesa di Gannata Maryam

Chiesa di Bilbola Qirqòs

Chiesa di Bilbola Giyorgis

Chiesa di Bilbola Arbat’etù Ensesa

Chiesa di Qanqanit Mika’el

Chiesa di Yemrahanna Kristòs

Appendice: Chiesa di Asetan Maryam

Chiesa di Bilbola TuqursA Maryam

Riproduzione delle didascalie originali delle tavole

Il Tempio Indù

Autore/i: Kramrisch Stella
Editore: Luni
traduzione di Anna Pensante, fotografie di Raymond Burnier pp. 598, LXXX tavv. b/n in appendice, ill. b/n, Milano – Trento Prezzo: € 62,00

Ogni dettaglio di un tempio indù è codificato dai testi sacri e dai trattati di architettura per esprimere un simbolismo molto complesso. E la funzione di un luogo sacro così ricco di simboli è fondamentale nell’accostare il devoto alla liberazione finale. Dal momento che la vita stessa e, anzi, le numerose vite e morti dell’individuo sono concepite come stazioni del pellegrinaggio verso lo scopo ultimo, nel corso dell’esistenza ci si purifica recandosi presso i siti dove si avverte la presenza del divino, i cosiddetti tirtha, o guadi nelle vicinanze di laghi, fiumi o mari. Proprio in corrispondenza dei tirtha sono costruiti i templi, perché “gli dèi giocano vicino a sorgenti, selve, montagne, luoghi piacevoli”; e dove si vedono gli dèi intenti al divertimento, là non vi è che “l’unico Dio immerso nel gioco eterno della manifestazione”. Per creare una dimora degna della presenza divina, un patrocinatore commissiona l’opera a un architetto, che sarà guidato da un sacerdote e assistito da vari altri artigiani. L’architettura indiana, definita come “conoscenza dell’estensione ordinata e pianificata” oppure come “atto del mettere in ordine la realtà”, richiede notevoli conoscenze accessorie nel campo dell’astronomia-astrologia e del rituale vedico. Alla base del tempio viene posto un mandala, o diagramma mistico di forma quadrata, la cui forma corrisponde a quella dell’altare divino. È singolare che, diversamente da quanto avviene in Occidente, il quadrato sia considerato come la forma perfetta, superiore al cerchio. È il quadrato che denota la casta brahmanica, mentre il cerchio appartiene ai guerrieri. Il quadrato è ciò che dura nel tempo in modo stabile, il cerchio esprime il dinamismo del cambiamento. Ma il tempio indù non è solo un contesto che opera una catarsi mediante forme e simboli: esso è anche un organismo vivente con punti vitali da non ostruire, con un proprio respiro (pra-na) e un corpo che corrispondono a quelli del patrocinatore. Molto vari sono gli aspetti assunti da questo organismo nelle diverse epoche storiche e regioni del sub-continente indiano; tuttavia, come mostra bene Stella Kramrisch, a questa varietà è sottesa un’unità densa di significato, che si intravede dai miti e dai riti di questa tradizione.

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Il sito

La pianta

La pianta e l’Uomo Celeste

I materiali con cui è costruito il tempio

Nomi e origini del tempio

La sovrastruttura

Misurazione proporzionata e varietà del tempio

Le immagini del tempio

Spiegazione delle tavole

Appendice

Fonti

Tavole I-LXXX

 

Barabudur

Autore/i: Mus Paul
Editore: Editions Arma Artis
préface de M. George Cœdès. pp. 1120, La Bégude de Mazence cedex (France) Prezzo: € 120,00

Une somme de la pensée architecturale, de la symbolique, de la métaphysique mahayaniste et tantrique indienne par cet auteur, philosophe et grand indianiste, qui fut, jusqu’en 1969, professeur au Collège de France et à l’Université de Yale.

Le Pitture Musulmane al Soffitto della Cappella Palatina in Palermo

Autore/i: Monneret De Villard Ugo
Editore: Ist. Poligrafico dello Stato
1250 esemplari numerati, nostro esemplare numero 884, introduzione dell’autore. interamente illustrato b/n, Roma Prezzo: € 160,00

Dall’introduzione dell’autore:
“Il soffitto della Cappella Palatina di Palermo malgrado costituisca il più grande complesso di pitture musulmane del medio evo era fino ad ora praticamente inedito, in quanto gli studiosi non disponevano per la sua conoscenza se non di un piccolo numero di vecchie litografie e disegni, accurati è vero ma sempre insufficienti per uno studio approfondito. Per il cortese interessamento del prof. Charles Rufus Morey, ben noto archeologo americano ed ora Addetto culturale presso l’ambasciata degli Stati Uniti di America in Roma, è stato possibile costituire un gruppo di istituzioni scientifiche americane che ha fornito i fondi per una riproduzione fotografica completa del monumento. Altri istituti hanno contribuito acquistando immediatamente una serie completa delle fotografie.[…]“