Tradition, Veda and Law

Studies on South Classical Intellectual Traditions
Autore/i: Squarcini Federico
Editore: Società Editrice Fiorentina
pp. 186, Firenze

The essays in this volume include both general considerations and detailed investigations of South Asian cultural productions, and are arranged to fit specific South Asian materials into larger analytical frameworks.

«These contributions give us an excellent series of conceptual case studies of how to do more with normative texts than affirm or deny their applicability or reality. By reaching out to contemporary theoretical work, Squarcini shows how perennial topics of ideology-formation, the politics of contested language, and the non-physical effects of punishment may be studied through the lens of even ancient Sanskrit intellectual traditions.» (Donald R. Davis, “Journal of Hindu Studies”)

The essays presented in this volume constitute a progression from general considerations related to the ‘etic’ (in the geertzian sense of the word) approach to South Asian cultural productions, to peculiar and detailed investigations of them. Such a sequence is meant to develop a renovated and systemic approach, through which these specific cultural materials should be interpreted: materials not to be read in isolation, nor with an overemphasised concern for cultural relativity. Rather, they should be viewed as meaningful examples of sophisticated intellectual and cultural procedures to be included into a broader comparative discussion, also in order to increase the quality and the depth of such debate. The studies gathered in this volume are therefore arranged to fit specific South Asian materials into larger analytical frameworks.
Readership: Sanskritists and buddhologists; students and scholars of ancient Indian religions, history and literature; students and scholars of South and Central Asia; cultural and social anthropologists; literary theorists; and historians of religions.

Federico Squarcini is Associate Professor in the Department of History at the University of Florence, where he teaches the history of Indian religions.

Federico Squarcini è professore associato di Storia delle religioni all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha insegnato Storia delle religioni e Storia delle religioni dell’India all’Università di Firenze e Indologia all’Università di Bologna e all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Ha scritto e curato diversi volumi, fra i quali «Verso l’India, Oltre l’India. Scritti e ricerche sulle tradizioni intellettuali sudasiatiche» (Mimesis 2002); «Boundaries, Dynamics and Construction of Traditions in South Asia» (FUP 2005); «Il Buddhismo contemporaneo. Rappresentazioni, Istitu-zioni, Modernità» (SEF 2006); «Ex Oriente Lux, Luxus, Luxuria. Storia e sociologia delle tradizioni religiose sudasiatiche in Occidente» (SEF 2006); «Yoga. Fra storia, salute, mercato» (Carocci 2008); «Il Trattato di Manu sulla norma» (Einaudi 2010); «Tradition, Veda and Law. Stu-dies on Southasian Classical Intellectual Traditions» (Anthem 2011).

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I. Understanding South Asian Cultural Production. In Search for a New Historical and Hermeneutic Awareness; II . ‘Pāṣaṇḍin’, ‘vaitaṇḍika’, ‘vedanindaka’ and ‘nāstika’. On Criticism, Dissenters and Polemics and the South Asian Struggle for the Semiotic Primacy of Veridiction; II. Being Good is Being ‘vaidika’. On the Genesis of a Normative Criterion in the ‘Mānavadharmaśāstra’; IV. ‘na mlecchabhāṣāṃ śikṣeta’. On the Authority of Speech and the Modes of Social Distinction through the Medium of Language; V. Punishing in public. Imposing Moral Self-Dominance in Juridical Sanskrit Sources.

Sciiti nel Mondo

Autore/i: Scarcia Amoretti Biancamaria
Editore: Jouvence
premessa dell’autrice. pp. 350, Milano

Protagonisti politici di primo piano sulla scena mediorientale contemporanea, gli sciiti permangono una realtà poco nota, ma sentita come pericolosa e aliena. Questo libro intende offrire strumenti di conoscenza e di comprensione perché essi vengano collocati nel complesso quadro del mondo islamico. Si tratta di un profilo della loro storia sin dai primi tempi dell’Islam, nei diversi Paesi in cui sono presenti. Vengono messi in luce gli elementi di continuità con il passato e quelli determinati, invece, dal contesto internazionale a noi più prossimo. Accanto ai fatti storici, però, se ne analizza la specificità religiosa e il contributo all’elaborazione teologica e filosofica dell’Islam nel suo complesso. Pensato per i “non addetti ai lavori”, il libro costituisce nel contempo una sorta di manuale universitario, utile come tale a chiunque coltivi il settore.

Biancamaria Scarcia Amoretti, Professore Emerito della Sapienza Università di Roma, è una delle studiose più autorevoli del mondo islamico, i cui interessi spaziano dall’Islam medievale a quello contemporaneo. Lo dimostrano lavori che vanno dai contributi dedicati alla storia medievale della Cambridge History of Iran, a testi di divulgazione incentrati sulla problematica dell’impatto della religione islamica sulle dinamiche politiche del mondo musulmano nel suo complesso, quali Tolleranza e guerra santa nell’Islam (Firenze 1974) o Il mondo dell’Islam (Roma 1981). Tra le pubblicazioni più recenti Il Corano. Una lettura (Roma 2009).

Le Origini Sciamaniche della Cultura Europea

Quaderni di studi Indo-Mediterranei – VII (2014)
Autore/i: AA. VV.
Editore: Edizioni Dell’Orso
premessa di Francesco Benozzo. pp. 496, nn. ill. b/n, Alessandria

I saggi raccolti in questo volume, all’intersezione di etnofilologia, antropologia culturale e fenomenologia della percezione, affrontano il problema della sostanziale continuità millenaria della nostra tradizione, identificando nello sciamanesimo un’immagine cruciale per comprenderne alcuni aspetti. Dando per scontato il fitto dibattito degli ultimi trent’anni sulla natura e sulle origini del fenomeno sciamanico (un dibattito che non appare ancora in grado di uscire dall’opposizione, dimostratasi fondamentalmente sterile, tra diffusionismo ed evoluzionismo), gli autori analizzano, con riferimento ai rispettivi ambiti, quegli elementi strutturali e portanti che consentono di attribuire al “professionista della parola” un ruolo cruciale, dal Paleolitico a oggi, nella costruzione del nostro immaginario. L’ipotesi di fondo è che, quando riflettiamo sulle origini dell’Europa, intesa nella sua accezione geoculturale più vasta, più che con i temi e le forme del cristianesimo, dell’islamismo, della civiltà carolingia, della civiltà ellenistica alessandrina, dei vari apparati statali e meta-statali che, in quanto macchine di asservimento, ne hanno segmentato e ne segmentano i territori, siamo costretti a fare i conti, già dalla preistoria, con un’ipotesi diversa e più radicata: forse è proprio in Homo poeta, e non nei vari stadi di evoluzione culturale, tecnica e sociale di Homo sapiens (faber, religiosus, politicus, laborans, oeconomicus, ludens, aestheticus, technologicus) che dobbiamo riconoscere il segreto (sciamanico) della nostra civiltà.

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Premessa, di Francesco Benozzo • Homo poeta. Il segreto sciamanico dell’Eurasia, di Francesco Benozzo • Sciamanesimo paleolitico europeo. Paradigmi ermeneutici e riesame fenomenologico dell’arte parietale franco-cantabrica, di Matteo Meschiari • Il corvo solare: materiali per una comparazione delle concezioni sciamanistiche e totemistiche del corvo in area indeuropea e nell’area del Pacifico settentrionale, di Gabriele Sorice • Dialettiche dell’estasi. Sciamanesimo iranico e zoroastrismo, di Andrea Piras • Guaritori-veggenti greci di età arcaica, di Elena Nonveiller • Sciamanesimo a Roma antica, di Leonardo Magini • Ghāzi Pir e l’eredità sciamanica delle Sundarban bengalesi, di Alessandro Grossato • Sciamani e cavalieri medievali, di Franco Cardini • Sciamanesimo e stregoneria nella cultura degli Slavi, di Edgardo Tito Saronne • Equivoci e chiarimenti intorno al cosiddetto “sciamanismo” dantesco, di Vittorio Cozzoli • Una lettura tra Oriente e Occidente: Percorsi indo-mediterranei: trascorsi e ricorsi, di Carlo Saccone • Recensioni • Biografie e Abstracts.

The Practice of Dzogchen

Autore/i: Longchen Rabjam
Editore: Snow Lion Publications
introduced, translated and annotated by Tulku Thondup; edited by Harold Talbott pp. XXII-466, Ithaca – New York – Usa Prezzo: € 23,00

The Practice of Dzogchen is an anthology of writings on Dzogpa Chenpo (Dzogchen) by Longchen Rabjam (1308-1363), the most celebrated writer and adept of the Nyingmapa School of Tibetan Buddhism. Dzogpa Chenpo is the innermost esoteric philosophy and meditation training, which until recent decades was only whispered into the ears of heart-disciples by the learned masters. Dzogpa Chenpo employs a meditative technique which effortlessly uncovers the emotional and intellectuallay layers of the mind and instantly awakens its essential nature, which is Buddha Mind or Buddhahood itself.

A Tavola con le Religioni. Induismo, Buddhismo, Jainismo

Autore/i: Salani Massimo
Editore: edb
pp. 76, ill. b/n, Bologna Prezzo: € 5,50

Chi e panir, cioè burro chiarificato e formaggio leggero ricco di proteine, sono due ingredienti fondamentali nella cucina dei fedeli induisti, buddhisti e jainisti che condividono, come avviene in tutte le religioni dell’India, il rifiuto di bevande alcoliche. Che cosa si mangia, quali alimenti si rifiutano e dalle mani di chi si accetta cibo cotto sono le domande che definiscono nell’induismo il posto di un uomo o di un gruppo. E mentre l’insegnamento buddhista invita alla moderazione in ogni campo della vita, compreso quello alimentare, ma consente di mangiare carne in determinate circostanze, il fondamento del jainismo risiede nel totale rispetto di ogni forma di vita creata, compreso il mondo materiale, in quanto depositaria di un’anima. La conseguenza a tavola è un rigoroso vegetarianesimo.

Ricette:
Ghi; Panir; Fagiolini alle mandorle; Riso al limone; Banana vadi; Barath allo yogurt; Matti; Dessert al mango; Cavolfiori, fagiolini e anacardi; Upma; Panir vadi; Raita di spinaci; Besan roti; Sorbetto di limone; Pizza di riso; Fagiolini gustosi; Frittelle di mais; Dolce di semolino; Crema di spinaci; Polpette di melanzane; Insalata sfiziosa; Frittelle di mele.

Massimo Salani è docente di Storia delle religioni e Patrologia allo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore (Lucca) e di Storia delle religioni, Patrologia e Didattica Il all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Pisa. Con EDB ha pubblicato A tavola con le religioni (2000, vincitore del Premio nazionale di storia e saggistica di Novara), Il figlio della strada. Per una fede che accoglie (2004) e Il Maestro di tavola. Moduli interdisciplinari di religione per gli Istituti Alberghieri e Turistici (2010).

Il Re al Margine

Cinque saggi sulla regalità in Giappone e in Africa
Autore/i: Yamaguchi Masao
Editore: Transeuropa
a cura di Domenico Palumbo, Ken Takemoto, traduzione di Domenico Palumbo. pp. 152, Massa Prezzo: € 14,90

I cinque saggi qui raccolti per la prima volta in volume, ricostruiscono il percorso scientifico di un etno-antropologo giapponese cresciuto nel clima post-bellico di egemonia culturale’che, dilagante da oriente a occidente intorno alla metà del secolo scorso, portava a trascurare in ambito accademico l’analisi della regalità preferendole piuttosto quella del gruppo sociale. Una ricerca ostinata e personalissima condotta affiancando esperienza sul campo in Nigeria e studio del mito, ha permesso a Masao Yamaguchi di leggere invece la regalità come cosmologia, come ‘sistema di mito’ e di comprendere, attraverso la sua sostanziale assimilabilità al fenomeno del ‘capro espiatorio’, che essa «fornisce il modello di trascendenza rituale, politica e mitica più diffuso anche nelle società in cui è già superata in quanto istituzione politica»: uno «spazio drammatico suscettibile d’essere stabilizzato nell’immaginazione dei popoli come universo simbolico della vita individuale profonda». Di là dal merito strettamente disciplinare però, il lettore potrà scoprire inoltre in questo libro una guida lucida e appassionata alla cultura del Giappone, con i suoi poemi che narrano di dei ed eroi (la Grande Dea Amaterasu, il fratello Susano-o, maschio tremendo, il principe esiliato  Yamato-takeru) e con le sue marginalità (Kabuki, burattini, geishe e fuorilegge Yâkuza); e alcune suggestioni ammonitrici sulla pervasività di un pensiero digitale che tenderebbe ad aggregare folle e a produrre capri espiatori.

Storia dell’Antropologia Cinese

Autore/i: Hongbao Hu; Jianmin Wang; Haiyang Zhang
Editore: Seid Editori
a cura di Andrea Pia, prefazione degli autori, nota e traduzione di Andrea Pia, Tommaso Previato, Valentina Punzi e Giulia Zoccatelli. pp. 296, Firenze

C’è una rivoluzione che si sta compiendo sotto i nostri occhi: la scalata della Repubblica Popolare Cinese verso l’empireo delle superpotenze mondiali. Nella vita quotidiana di un sempre maggior numero di persone questa ascesa appare evidente nei consumi, nei rapporti di lavoro e nelle mete di viaggio. La Cina la incontriamo ogni giorno, ma la conosciamo poco. Molti ne ignorano la cultura eterogenea, i costumi popolari e gli effetti irreversibili che uno strabiliante sviluppo economico sta avendo su di essi. Per capire la Cina di oggi è necessario conoscerne affondo il processo di formazione nazionale e culturale,il modo in cui la modernità è stata costruita in questo paese. Similmente a quanto accaduto durante l’industrializzazione in Europa – processo guidato da nuove idee sulla società e sul suo sviluppo – parte cruciale in questo percorso di formazione nazionale in Cina è stato ricoperto dall’Antropologia. Una disciplina nuova, importata dall’occidente, ma che subito ha trovato in questo paese un vasto interesse per il suo respiro comparativo e per la sua capacità di identificare fenomeni strutturali in società in transizione. Fenomeni che se conosciuti potevano essere diretti e modificati. Hu Hongbao, Zhang Haiyang e Wang Jianmin ci guidano alla scoperta dell’avvento del pensiero antropologico in Cina, rintracciandone gli antecedenti storici, identificandone le ragioni del successo e fornendo un quadro dettagliato dell’istituzionalizzazione di questa disciplina nel quadro intellettuale cinese, mostrandoci vecchie conquiste e nuovi traguardi. Quello che ne esce è un quadro di incredibile complessità: la Cina in tutta la sua polivocalità e ricchezza culturale.

Alani

“la riscoperta ”; il nome; l’Alania Medioevale
Autore/i: Ognibene Paolo
Editore: Mimesis
introduzione dell’autore. pp. 152, Milano Prezzo: € 18,00

Alla fine del XVIII secolo il conte polacco Jan Potocki, mentre si trovava in viaggio attraverso i territori del Caucaso settentrionale, scrisse nel suo diario una frase che riassumeva bene il pensiero degli storici dell’epoca sulla “questione alana”: «15 dicembre. Ho trovato alla cancelleria circassa delle prove dell’esistenza degli Alani, che oggi sono ridotti ad un migliaio di anime. Se si potesse comunicare con gli ultimi appartenenti a questo popolo e conoscere la lingua che parlano, si avrebbe sicuramente la soluzione di un grande problema storico»”. Gli Alani rappresentavano allora un vero e proprio enigma. Al di là delle discussioni sull’appartenenza etnica di questo popolo – ed in questo senso le testimonianze degli autori del mondo classico, tardo antico e medioevale non aiutavano più di tanto – restava da capire cosa fosse successo a un popolo che sembrava essere svanito nelle nebbie di un passato, nemmeno troppo lontano, senza lasciare alcuna traccia.

Paolo Ognibene, laureato in Lettere e Filosofia con tesi in Filologia Slava e Iranistica ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca presso l’Università di Bologna. Attualmente è Assegnista di Ricerca presso il Dipartimento di Storie e Metodi per la Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna. Si occupa principalmente di Iran Esterno. Per Mimesis Edizioni ha pubblicato: Feste e calendari degli Osseti, Milano, 2004; Bibliografia critica delle opere in lingua russa sull’Iran achemenide, Milano, 2011; ha curato i volumi: V.F. Miller, Studi Osseti, Milano, 2004 e Conflitti sociali e movimenti politico-religiosi nell’Iran tardo antico. Contributi della storiografia sovietica nel periodo 1920-1950, Milano, 2004.

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Introduzione; Capitolo primo: gli Alani; §1.1: La “riscoperta” degli Alani; §1.2: Il nome degli Alani; § 1.3 La composizione etnica degli Alani; § 1.4 Fonti sugli Alani; Capitolo secondo: l’Alania medioevale; §2.1: Definizione; §2.2: Localizzazione e collocazione temporale; §2.3 La cristianizzazione dell’Alania; §2.4 Il lessico religioso osseto; § 2.5 Sincretismo religioso osseto; Conclusioni; Appendice; Bibliografia; Indice NP.

Islam

Autore/i: Allam Khaled F.; Lo Jacono Claudio; Ventura Alberto
Editore: Laterza
prefazione e cura di Giovanni Filoramo. pp. VIII-440, Bari Prezzo: € 24,00

Mai come oggi l’Occidente si sente minacciato dai fondamentalismi e troppo facilmente riduce la complessità del mondo musulmano a quella di una piatta categoria aggressiva. Ecco allora che un volume sulla religione dell’islam è strumento prezioso di conoscenza. Dall’Arabia preislamica alla contraddittoria realtà contemporanea, gli avvenimenti principali attraverso i quali l’islam si è diffuso nel mondo e i temi essenziali per riscoprirne la ricchezza e le varietà storico-religiose.

Khaled Fouad Allam, Università di Trieste.

Claudio Lo Jacono, Istituto Orientale Universitario di Napoli.

Alberto Ventura, Istituto Orientale Universitario di Napoli.

Giovanni Filoramo (Monopoli, Bari, 1945) insegna Storia del cristianesimo presso la facoltà di Lettere di Torino. Tra le sue numerose pubblicazioni, per i nostri tipi: L’attesa della fine. Storia della gnosi (19933), Cristianesimo e società antica (con S. Roda, 1992), Storia del Cristianesimo (con D. Menozzi, 4 voll., 1997), Manuale di storia delle religioni (con M. Massenzio, M. Raveri e P. Scarpi, 19982).

Maschere dell’Himalaya e del Tibet

Autore/i: Candellero Massimo
Editore: Marco Valerio
con una premessa di Aldo Proserpio pp. 360, completamente illustrato a colori, Cercenasco (TO) Prezzo: € 150,00

La Maschera ha avuto ovunque larga diffusione, a diversi livelli culturali. Poche sono le aree geografiche dove non fu mai impiegata ed anche in quelle fu comunque diffuso il Mascheramento, attraverso la pittura corporale ed il tatuaggio.

L’origine della Maschera, inoltre, è antichissima: graffiti e dipinti ce ne testimoniano l’uso già da parte dei cacciatori paleolitici; uso che certo si accrebbe di nuovi impieghi cultuali e religiosi con la rivoluzione agricola del neolitico.

Su tali antichi ed universali impieghi ci possono illuminare le testimonianze forniteci dallo sciamanesimo, come, più in generale, dalle tradizioni rituali e dai manufatti artistici di vari popoli dell’Africa, dell’America e dell’Asia. In relazione a tale soggetto, un particolare interesse riveste l’area tibeto-himalayana.

Qui, infatti, sono presenti una varietà di popoli ed una complessa stratigrafia di credenze: molte delle quali ancora vitali, nonostante la loro lontana origine e le tante trasformazioni avvenute nel corso dell’ultimo secolo.

In esse, sotto le più recenti e complesse elaborazioni filosofiche e religiose dell’Induismo e del Buddhismo, è così tuttora possibile studiare le tracce di un primordiale animismo e di un remoto sciamanesimo pan-asiatico.

In questo volume viene dunque descritto, innanzitutto, un quadro della complessa realtà etnica del mondo himalayano. Quindi, vengono esaminate le principali valenze simboliche, cerimoniali e religiose che, in esso, sono state svolte dalla Maschera e dalla pratica del Mascheramento, nel corso del tempo. Tali valenze sono numerose, poiché comprendono la superficie e la magia, il mito e la fede religiosa, la rappresentazione storica e la pura forma di divertimento. La Maschera appare talora come una semplice espressione popolare; ma in altri casi racchiude pure profonde allegorie e arcani significati simbolici di carattere esoterico: non a tutti, dunque, immediatamente comprensibili.

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Premessa

Parte I

Distinzioni

Maschere classiche
Maschere di villaggio
Maschere arcaiche

Aree di provenienza

Il Terai

I Tharu I Rajbansi
I Rabhas
Satar e Santal

Bengala, Bihār, Jharkand e Orissa

Il Chhau
Ravankata e Ramlila
Gambhira
Polia e Desi
I Dhimal

Il medio Himalaya

I Kiranti
I Rai
I Limbu
Tamang, Magar e Gurung

Le valli centrali

Le alte terre

La Mongolia
Gli Sherpa
Il Sikkim
Il Bhutan

Storia e simbologia del ’Chams

La tradizione Nyingmapa e le danze sacre
La tradizione Sakyapa
La tradizione Kagyugpa
La tradizione Gelugpa
Alcune figure del folclore antico

Maschere cultuali e oracolari

Parte seconda

Apparato iconografico

Riferimenti bibliografici

Indice dei nomi delle divinità e delle personalità storiche

Indice delle etnie e delle località

The Path of the Buddha

Buddhism Interpreted by buddhists
Autore/i: AA. VV.
Editore: Motilal Banarsidass
edited by Kenneth W. Morgan pp. X-432, India Prezzo: € 24,00

This book presents Buddhism from the Buddhist point of view. It is an earnest attempt on the part of eleven devout Buddhist scholars to describe the beliefs and practices of the Buddhist world twenty five centuries after the Buddha.

Recognition of the need for such a book grew out of conversations among Fellows of the National Council of USA on Religion in Higher Education. It was agreed that a fuller understanding of the leading non-Christian religions requires books written by men speaking from the point of view of their own faiths, and edited by a Westener to make sure that the meaning would be clear to readers brought up in the Greek-Hebrew-Christian tradition.

Bhikkhu J. Kashyap of India has contributed the first chapter on the origin and expansion of Buddhism. U. Thittila of Rangoon wrote the second chapter on the fundamental principles of Theravada Buddhism. Balangoda Ananda Maitreya of Ceylon who wrote the third chapter was recommended as a man who can speak for all Theravada countries. Prof. Yamagu, the author of the fourth chapter on the development of Mahayana Buddhist belief is one of the great masters of Mahayana thought. The fifth chapter on Buddhism in China and Korea has been contributed by Prof. Tsukamoto, President of the Institute of Humanistic Studies at the University of Kyoto. In the next chapter Tibetan Buddhism is described by Lobsang Phuntsok Lhalungpa, who now lives in India, with the help of two scholarly Lamas. The seventh chapter on Buddhism in Japan includes four sections, of which the first is a general introduction by Prof. Hanayama, the second on the Shui sect by Prof. Ishida, the third on Zen Buddhism by Prof. Masunaga and the fourth on Nichiren Buddhism by Prof. Kubota. The last chapter on unity and diversity in Buddhism is by Prof. Nakamura who undertook the difficult task of pointing out the common elements and the points of divergence in Buddhism, both Theravada and Mahayana.

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1 ORIGIN AND EXPANSION OF BUDDHISM Bhikkhu J. Kashyap

2 THE FUNDAMENTAL PRINCIPLES OF THERAVADA BUDDHISM U. Thittila

3 BUDDHISM IN THERAVADA COUNTRIES Balangoda Ananda Maitreya

4 DEVELOPMENT OF MAHAYANA BUDDHIST BELIEFS Susumu Yamaguchi

5 BUDDHISM IN CHINA AND KOREA Zenryu Tsukamoto

6 BUDDHISM IN TIBET Lobsang Phuntsok Lhalungpa

7 BUDDHISM IN JAPAN Shinsho Hanayama – Mitsuyuki Ishida – Reiho Masunaga – Shobun Kubota

8 UNITY AND DIVERSITY IN BUDDHISM Hajime Nakamura

East and West – Vol. 59 – Nos. 1-4 – December 2009

Bon The Everlasting Religion of Tibet – Tibetan Studies in Honour of Professor David L. Snellgrove
Autore/i: AA. VV.
Editore: Isiao
founded by Giuseppe Tucci, edited by Samten G. Karmay and Donatella Rossi pp. 414, ill. b/n, Roma

Papers presented at the International Conference on Bon, 22-27 June 2008, Shenten Dargye Ling, Château de la Modetais, Blou, France

Contents

Preface by Gherardo Gnoli
Introduction by Samten G. Karmay

Part I. Myths and History

Per Kværne, Bon and Shamanism
Tsering Thar, Mount Ti se (Kailash) Area: The Center of Himalayan Civilization
Francisco Ayllón, Lha: Towards Assessing Discontinuity in Paradigms of the Sacred
Samten G. Karmay, A New Discovery of Ancient Bon Manuscripts from a Buddhist stūpa in Southern Tibet

Part II. Monasticism and Philosophy

Stéphane Arguillère, mNyam med Shes rab rgyal mtshan on the Special Features of the Bon Monastic Discipline
Matthew T. Kapstein, The Commentaries of the Four Clever Men: A Doctrinal and Philosophical Corpus in the Bon po rDzogs chen Tradition
Seiji Kumagai, Development of the Theory of the “Two Truths” in the Bon Religion

Part III. Medicine and Yogic Practices

Colin Millard, The Life and Medical Legacy of Khyung sprul ’Jigs med nam mkha’i rdo rje (1897-1955)
Alejandro Chaoul, From Caves to the Clinic and Research: Bon Magical Movement (rtsa rlung ’phrul ’khor) Can Help People with Cancer
Philippe Cornu, A Comparative Study of the Bar do Views in the Bon Religion and the rNying ma pa School

Part IV. Ritual and Society

Charles Ramble, Playing Dice with the Devil: Two Bonpo Soul-retrieval Texts and Their Interpretation in Mustang, Nepal
J.F. Marc des Jardins, Bon Institutions in Contemporary Tibetan Territories and the Dynamics of Religious Authority
Heather Stoddard, The Lexicon of Zhangzhung and Bonpo Terms. Some Aspects of Vocabulary in Relation to Material Culture and the Persian World
Kengo Konishi, Reconstruction of the Education System in a Bon Monastery: A Case Study of sKyang tshang Monastery in Amdo Shar khog Today
Hiroyuki Suzuki, Tibetan Dialects Spoken in Shar khog and Khod po khog
Mona Schrempf and Jack Patrick Hayes, From Temple to Commodity? Tourism in Songpan and the Bon Monasteries of A’mdo Shar khog
Katia Buffetrille, Khyung mo Monastery (A’mdo) and Its ’Map’ of ’Ol mo lung ring
Mara Arizaga, An Introduction to the Study of Bon in Modern China
Donatella Rossi, A Brief Note on the Bonpo Texts of the Giuseppe Tucci Fund Preserved at the Library of IsIAO

* * *

Brief Notes and Items for Discussion

Chiara Bellini, An Autobiography by David Snellgrove
Gherardo Gnoli, Giuseppe Vignato, Saerji and Francesco D’Arelli, Giuseppe Tucci’s Indo-tibetica. A Chinese Edition
Fabio Scialpi, The Figure of the Great Mother in India. A Comparison between the East and the West

Obituaries

Ahmed Hassan Dani (1920-2009) (by Luca M. Olivieri)
Walter Belardi (1923-2008) (by Gherardo Gnoli and Adriano V. Rossi)
F.A. Khan (1910-2009) (by Sh. Khurshid Hasan)

Book Reviews
by Michela Clemente, Matteo De Chiara, Marcello De Martino, Lionello Lanciotti

Books Received

List of Contributors

Table of Contents

Prezzo di listino euro 200,00 – sconto 80%

Atti del 1° Convegno Italiano sul Vicino Oriente Antico (Roma, 22-24 Aprile 1976)

Orientis Antiqui Collectio – XIII
Autore/i: AA. VV.
Editore: Ipocan
pp. X-242, 36 figg. b/n f. t., XIII tavv. b/n f. t, Roma Prezzo: € 31,00

Indice

ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI

S. MOSCATI, Gli studi del Vicino Oriente antico in Italia

G. R. CASTELLINO, Un « Giudizio Divino » con rituale in Mesopotamia?

S. RIBICHINI, Lilith nell’albero HULUPPU

C. GROTTANELLI, Un passo del Libro dei Giudici alla luce della comparazione storico-religiosa: il Giudice Ehud e il valore della mano sinistra

P. XELLA, L’analisi strutturale e le mitologie del Vicino Oriente Antico. Prospettive e limiti di un metodo

P. MERIGGI, Spigolando nei testi storici etei

J. A. SOGGIN, Il punto fermo nella storia antica d’Israele

A. DE MAIGRET, Fluttuazioni territoriali e caratteristiche tipologiche degli insediamenti nella regione del Matah (Siria). Nota preliminare

C. DOLZANI, Il culto del dio Sobek e della dea Renenut nei testi del tempio di Medinet el Ma’ di

A. ROCCATI, L’offerta di Geb

S. CURTO, Attività del Museo Egizio di Torino

E. ACQUARO, La necropoli meridionale di Tharros: Appunti sulla simbologia funeraria punica in Sardegna

F. BARRECA, Le fortificazioni fenicio-puniche in Sardegna

A. M. INGRASSIA BISI, Elementi vicino-orientali nell’arte punica

S. F. BONDI, Un tipo di inquadramento architettonico fenicio

M. L. UBERTI, Scarabeo punico del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

G. GARBINI, Il Semitico di Nord-Ovest nell’età del Bronzo

F. A. PENNACCHIETTI, Uno sguardo comparativo sul comparativo semitico

F. M. FALES, L’ onomastica aramaica in età neo-assira: raffronti tra il corpus alfabetico ed il materiale cuneiforme

G. COACCI POLSELLI, Per un corpus delle iscrizioni latino-puniche

Canti Sciamanici Coreani

Autore/i: AA. VV.
Editore: Utet
a cura di Antonietta L. Bruno e Boudewijn C. A. Walraven pp. 508, tavv. b/n, Torino Prezzo: € 65,00

È possibile affermare che la Corea è un Paese dove, all’inizio del XXI secolo, lo sciamanesimo è più vitale che in qualsiasi altra regione del mondo. Il numero dei suoi officianti, in gran parte donne, si aggira sulle centinaia di migliaia, a testimonianza di come non si tratti certo di una reliquia di un attardato passato rurale destinata a scomparire in fretta. L’animata metropoli di Seoul è circondata da luoghi destinati alla celebrazione dei suoi rituali: lo sciamanesimo coreano è vivo e vegeto all’interno di una società fortemente industrializzata e urbanizzata.

Ugualmente, è necessario riflettere sul significato del termine quando lo si applica alla realtà della Corea. Se si accetta la definizione di Mircea Eliade, popolare ma empiricamente mal fondata, secondo cui lo sciamanesimo è una tecnica dell’estasi, laddove l’estasi implica che lo spirito dello sciamano lasci il suo corpo per viaggiare verso regioni celesti, ben poche tracce se ne possono trovare in Corea. Poiché qui, generalmente, gli sciamani non stabiliscono un contatto con il regno degli spiriti e delle divinità facendo viaggiare il loro spirito per incontrarli, ma piuttosto li fanno «discendere» nei loro stessi corpi e prestano la loro voce agli esseri soprannaturali da cui sono posseduti. Qualcuno potrebbe definirli medium, ma il termine suggerirebbe un’attitudine passiva, mentre in realtà gli specialisti religiosi che i coreani solitamente chiamano mudang mantengono decisamente il controllo dei procedimenti e, una volta completato il percorso iniziatico, sono in grado di mettersi in contatto con l’altro mondo quando e dove vogliono. La caratteristica li farebbe rientrare nel novero degli sciamani anche applicando il criterio formulato da Gilbert Rouget, il musicologo che adattò le idee di Eliade allo studio del ruolo della musica nei rituali di possessione, indicando nella possessione volontaria un tratto distintivo della categoria. Ulteriori motivi per ascrivere i mudang al novero degli sciamani si possono rinvenire nel processo con cui i cosiddetti mudang posseduti accettano la loro vocazione, rivelando sorprendenti somiglianze con il cammino per cui lo sciamano siberiano prototipo viene condotto alla sua carriera…

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Introduzione

Tipologia generale

Tipologia regionale

Nota bibliografica

PARTE PRIMA. PERIODO COLONIALE

Ch’angsega

Ch’onjiwang ponp’uri

Irwol nori p’unyom

Sogwi ponhyangdang ponp’uri

Shinjungto ponp’uri

T’osandang ponp’uri

Igong ponp’uri

Samgong ponp’uri

Segyong ponp’uri

Ch’esa ponp’uri

Songjo ponp’uri

Songju ponp’uri

Sugyong-sonbe Aengyon-kakssi

Hwangch’on Honsi

PARTE SECONDA. PERIODO POSTCOLONIALE

Pari Kongju, la principessa abbandonata

Il rito di iniziazione del signor Sin

Chesok kut, rituale della divinità Chesok

Sonnim kut, rituale per le divinità Sonnim

Sonnim kut

Ssikkim kut, rituale di purificazione

Anttang

Ch’ogamangsok

Sonnim, le divinità del vaiolo

Congedare i Sonnim

Kop’uri, «sciogliere i nodi»

Ssikkim, «il lavacro»

Nok olligi, innalzamento dell’anima

Kilttakkum, spianare la strada

Congedare il defunto

Indice delle tavole

Inni all’Io Vivente

Antichi Testi Manichei
Autore/i: Mani
Editore: Tilopa
traduzione, introduzioni e note di Marcello Meli e Franco De Pascale. pp. 84, Teramo Prezzo: € 10,00

Come una messe inaspettata, giunsero in questo secolo i ritrovamenti di una parte della letteratura manichea, dissepolta dalle sabbie del Fayyum egiziano o tratta alla luce dalle grotte del Turchestan cinese, dove un tempo, potente, fioriva l’impero degli Uiguri. Attraverso inni, epistole, salmi, poemi cosmogonici, trattati dottrinari, risorge il linguaggio di una dimenticata visione del Divino che affidava all’uomo le sorti della lotta cosmica tra Luce e Tenebra.
Fra tutti gli scritti manichei, forse ,sono proprio gli Inni qui presentati, per la prima volta tradotti dal mediopersiano, quelli che più facilmente possono trovare accesso alla nostra anima suscitando, non solo l’interesse legittimo e prezioso del filologo o dello storico, ma soprattutto l’ammirazione di chiunque possegga sensibilità, poetica in senso originario, ed amore per le eterne domande che inquietano il cuore umano.
Il segreto della provenienza della rivelazione di Mani traspare dalle sue stesse parole (Kephalaia, I): «Negli anni stabiliti, sotto il regno di Ardashir, scese su di me il Paracleto Vivente e mi parlò. Mi rivelò il mistero occulto, che era nascosto al mondo e alle generazioni: il mistero delle profondità e delle altezze; mi rivelò il mistero del1a luce e delle tenebre ».