Frammenti vedici dai Brāhmaṇā

Autore/i: Lorenzoni Alessandro
Editore: Youcanprint
pp. 126, Tricase (LE)

Quali insegnamenti sono racchiusi nei testi dell’India vedica, trasmessi solo da brāhmaṇà a brāhmaṇà, e concepiti solo per il brāhmaṇà, per lo kṣatríya? In questo libro, i frammenti delle testimonianze vediche in prosa sono riuniti in modo tale da far emergere un’originale conoscenza della natura divina (e umana). Infatti, Prajāpati genera, «emette» le creature, le «geniture». Ma le geniture sono solo il cibo, per Prajāpati. Le geniture sono solo per Prajāpati. Per il śraíṣṭhya. Così, Prajāpati emette gli armenti. Per sottometterli. Inoltre, il brāhmaṇà, lo kṣatrá conseguono Prajāpati. Così, sono soltanto gli armenti, la vís (la «moltitudine»), solo per il brāhmaṇà, per lo kṣatrá. E gli uomini – una volta per il rājanyá – sono come gli armenti. Perciò, alla fine, il brāhmaṇà intraprende la ’rinuncia’: «Quindi, piuttosto, dato tutto, erra» (SBK, 4, 9, 1, 10).

Lo Scettro e la Croce

La campagna di ’Amda Ṣeyon I contro l’Ifāt (1332)
Autore/i: AA. VV.
Editore: Istituto Universitario Orientale
Edizione critica, traduzione e introduzione di Paolo Marrassini pp. 226, Napoli

Estratto dalla Introduzione

Il presente volume contiene l’edizione critica, accompagnata da una traduzione italiana annotata, del racconto della campagna condotta dal re  ’Amda Ṣeyon I (1314-1344) contro i musulmani dell’Etiopia sud-orientale nel 1332. Tale racconto viene generalmente indicato come “Cronaca’’, ma, per il motivo ora esposto, e per quelli sottolineati più avanti (pp. 22 e 43), si cercherà qui di evitare, per quanto possibile, questo termine, pur non essendo in grado di sostiturlo con uno nuovo che sia del tutto soddisfacente. Lo scopo del lavoro è dunque strettamente filologico, e del testo viene data qui la prima edizione critica completa, basata su tutti e sette i manoscritti finora noti; è anche, in un certo senso, letterario, perché ha cercato di rintracciare, sia pure in modo incompleto, un certo numero di paralleli, concettuali e formali che si trovano negli altri testi storici etiopici….

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INDICE GENERALE

Ringraziamenti

Elenco delle abbreviazioni

Introduzione

I. Considerazioni preliminari

II. Dati filologici

III. Particolarità linguistiche

IV. Elementi di contenuto

V. Problemi vari

Avvertenza

Testo e traduzione

I. La ribellione di Sabraddin

II. I sette paesi musulmani

III. La grande coalizione

IV. La campagna finale

Indice dei toponimi e degli etnonimi

Errata corrige

The Archaeological Map of the Murghab Delta. Preliminary Reports 1990-95

Vol. I – Text and fgures.
Vol. II – Maps
Presentation by G. Gnoli and R. M. Munchaev.
Autore/i: Gubaev A.; Koshelenko G.; Tosi Mario
Editore: ISIAO
Vol. I. pp. 298 ill. b/n, vol. II 3 mappe, Roma

CONTENTS

Presentation, G. GNOLI AND R.M. MUNCHAEV

Introduction, L. BONDlOLI  AND M. TOSI

Outline of Recent Geological History of the Kopet-Dagh Mountains and the Southern Kara-Kum, B. MARCOLONGO, P. MOZZI

Palaeohydrography and Middle Holocene Desertification in the Northern Fringe of the Murghab Delta, M. CREMASCHI

Off-Site Archaeological Transects in Northern Margiana, S. CLEUZIOU, V. GAIBOV, A. ANNAEV

Preliminary Analysis of the Bronze Age Material Collected by the Margiana Archaeological Project and a First Chronological Assessment, E. MASIMOV, S. SALVATORI, B. UDEUMURADOV

The Bronze Age in Margiana, S. SALVATORI

Margiana Archaeological Map: The Bronze Age Settlement Pattern, S. SALVATORI

Preliminary Report on Ornamental Elements of “Incised Coarse Ware”, B. CERASETTI

The Pottery Chronological Seriation of the Murghab Delta from the End of the Bronze Age to the Achaemenid Period: a Preliminary Note, M. CATTANI, B. GENITO

The Iron Age in Merv Oasis, B. GENITO

Excavations at Takhirbai-depe (thr-l) (1992-1993). Preliminary Notes, M. CATTANI

A Semiprecious Stone-Working Area Dating to the Late Iron Age on the Surface of Takhirbai-depe, M. VIDALE, P. BIANCHETTI, M. CATTANI

A Preliminary Report on the Faunal Remains at Takhirbai-depe, P.P. JOGLEKAR

Copper Arrowheads Typology and Chronology, S. CLEUZIOU

Trial-trench at Site no. 215, B. GENITO
with an appendix by R. CASTELLI, P. MOZZI

A Clay Sealing fram Site 237, D. COLLON

Language, Ethnicity and Migration in Protohistoric Margiana, G. ERDOSY

The Achaemenids in the History of CentraL Asia, B. GENITO

Survey of the “Antiochus’ Wall”. Preliminary Report on the 1993-1994 Campaigns, A. BADER, P. CALLIERI, T. KHODZHANIYAZOV
with an appendix by D. ANGELUCCI

The Seleucid Period, A. BADER, V. GAlBOV, G. KOSHELENKO

The Parthian Period, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G.KOSHELENKO

The Sasanian Period, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G. KOSHELENKO

The Mediaeval Period, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G. KOSHELENKO

3erv, Margiana, Merv Oasis: a Comparison of the Concepts, A. BADER, V. GAlBOV, A. GUBAEV, G. KOSHELENKO

Introductory Notes to the Site List

Catalogue of Sites

Authors

 

I Resti Ossei Umani delle Necropoli dello Swat (W. Pakistan)

Parte 1 – Butkara II
Autore/i: Alciati Giancarlo
Editore: Is. M.E.O.
Presentazioni di Giuseppe Tucci e Giuseppe Genna.
Introduzione dell’autore. pp. 68, XXVI tavv. b/n f.t., Roma

Estratto dalla Introduzione.

Le ricerche che la Missione Archeologica Italiana del Centro Studi e Scavi Archeologici in Asia dello IsMEO sotto la direzione del prof. G. Tucci sta svolgendo nelle regioni del Pakistan (dal 1955), dell’Afghanistan (dal 1956), dell’Iran (dal 1959) interessano vari livelli, che dalla fase preistorico-protostorica vanno all’islamica attraverso i periodi achemenide, partico, kushana, sasanide, ecc. Esse rispondono ad un programma che converge verso la soluzione di problemi di ordine storico, religioso, artistico e anche biologico in una concezione unitaria dello sviluppo di un popolo.

Accanto all’indagine più strettamente archeologica viene sentita come essenziale l’esigenza dell’analisi completa di ogni classe di reperti. Particolarmente curato e spinto a fondo in tali ricerche è lo studio tecnologico e naturalistico (analisi delle terrecotte, metalli, paste vitree, pietre, stucchi, colori, legno, terre, sostanze organiche, semi, materiale osseo; datazione dei ritrovati per mezzo del radiocarbonio, ecc.). A tal fine collaborano vari Istituti, dal cui continuo scambio di risultati scaturisce una validità di indagine estremamente profonda.

Nel quadro di questa attività, l’Istituto di Antropologia dell’Università di Roma, diretto dal prof. G. Genna, ha accolto l’impegno dello studio del materiale scheletrico umano, in quanto mezzo per la conoscenza biologica degli uomini autori di quelle civiltà. L’indagine è ora accentrata intorno a quanto proviene dallo scavo delle necropoli prebuddhiste di Butkara II, di Kātelai I, di Loebanr I, site nelle valli del Jāmbil e del Saidu (Swat, Pakistan occidentale).

In attesa delle osservazioni antropologiche sulle altre necropoli, vengono qui presentati i dati e i risultati dello studio del materiale osseo proveniente da Butkara II, la prima necropoli scavata in ordine di tempo; lo scavo (1961) fu diretto da M. Taddei sotto la guida di D. Faccenna….

Nelle Terre dei (Sette) Dormienti

Sopralluoghi, appunti, spunti
Autore/i: Scarcia Gianroberto
Editore: Graphe.It
pp. 252, in appendice nn. tavv. a colori, Perugia

La leggenda dei «Sette Dormienti di Efeso», insieme con le amplissime tematiche che a essa afferiscono, è notoriamente diffusa sia nel mondo cristiano sia in quello musulmano. La presente opera non costituisce una ripresa della problematica inerente la leggenda, neanche nel suo motivo antropologico di fondo. Aspetti, questi, affrontati a dovere negli studi, fondamentali, di Louis Massignon, prezioso complemento a quanto fornito dalla ricca letteratura esistente in proposito. Si tenta qui semplicemente di individuare alcuni elementi per lo più trascurati, o non adeguatamente segnalati, concernenti aspetti e momenti della vicenda. Formatosi dalla raccolta di appunti occorsi nel tempo, soprattutto nell’occasione di quelli che vengono definiti «Sopralluoghi» dell’Autore in alcuni fra i numerosi siti di ambo i mondi – che ogni tradizione e devozione religiosa vuole, e quasi rivendica, sede per eccellenza dei Dormienti – il presente lavoro diviene, pur ben lungi dall’esaurire le molteplici fattispecie della leggenda, testimonianza della complessa trama intessuta da culture ed esperienze, forse solo in apparenza, distanti tra loro.

Forme della Negazione

Un percorso interculturale tra Oriente ed Occidente
Autore/i: AA. VV.
Editore: Mimesis
a cura di Leonardo Marcato pp. 214, Milano

Cosa vuol dire “Negazione”? Elemento centrale dell’esperienza umana di ogni tempo, sia per il ruolo grammaticale in ogni linguaggio che per le conseguenze a livello etico, morale e sociale, tentare di identificare il modo con cui essa agisce al di là del senso comune vuol dire comprenderne le implicazioni, dal punto di vista di come essa agisce e di cosa può suggerire al pensiero contemporaneo. Ma indagarla da un punto di vista unicamente filosofico, occidentale, rischia di impoverire ulteriormente la sua carica trasformativa: è per questo che il percorso che questo volume compie si struttura in senso interculturale ed interdisciplinare. I contributi qui raccolti sono infatti frutto di un dialogo tra diverse competenze e differenti approcci: filosofia e filologia si intrecciano per cercare di illuminare il simbolo della negazione da diverse angolature, da oriente ad occidente, lasciando che essa risplenda nella sua interezza. Il presente volume quindi si offre come una riflessione sull’argomento della negazione per chiunque voglia approfondirne il tema – riflessione frutto anche di un dialogo fecondo tra gli autori e le rispettive discipline.

Leonardo Marcato, dottore magistrale in Scienze delle Religioni, è attualmente dottorando in Filosofia Teoretica presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Studioso del pensiero di Raimon Panikkar e di filosofia interculturale e delle religioni, si interessa anche del pensiero di Nishida Kitaro, del patrimonio digitale immateriale, di digital philosophy e nuovo umanesimo. Ha curato la pubblicazione dei pensieri di Ascanio Pagello, accademico olimpico, in Riflessioni di un Laico 1959-1992 (2011).

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PREFAZIONE. ESPERIENZE DELLA NEGAZIONE di Luigi Vero Tarca

INTRODUZIONE di Leonardo Marcato

SEZIONE I: ZENITH

LA NEGAZIONE NELLA CULTURA E NEL PENSIERO GIAPPONESE di Aldo Tollini

IL PROBLEMA DELLA NEGAZIONE NEL BUDDHISMO di Giongiorgio Pasqualotto

LA NEGAZIONE NELL’OPERA DI DOGEN. RELAZIONE TRA LINGUAGGIO E RISVEGLIO di Federica Sgnaolin

ESSERE E NULLA NELLA LINGUA CINESE di Massimiliano Cabella

SEZIONE II: HORIZON

IL PRIVILEGIO DELLA NEGAZIONE di Luigi Vero Tarca

NEGAZIONI E SILENZI SOTTO I CIELI DELL’INDIA Orizzonti upanisadici e buddhisti a confronto di Antonio Rigopoulos

FUNZIONE E LUOGO DELLA NEGAZIONE NELLA “DIALETTICA” DELLA VACUITÀ di Emanuela Magno

“ASSENZA, PIÙ ACUTA PRESENZA”
Sul concetto di abhava come trattato nelle introduzioni medievali al Navyanyaya di Gianni Pellegrini

SEZIONE III: NADIR

IL NEGATIVO È INSIEME ANCHE POSITIVO
La trasfigurazione della negazione tra immediatezza e mediazione di Laura Candiotto

SULLE DIMENSIONI FORMALE E STRUTTURALE DELLA NEGAZIONE di Marcello Ghilardi

IL RITMO DEL NON-ESSERE.
Il negativo nel pensiero di Raimon Panikkar, tra critica a Parmenide e prospettive advaita di Leonardo Marcato

GLI AUTORI

L’Islamismo

Autore/i: Foot Moore George
Editore: Laterza
Traduzione dall’inglese di Giorgio La Piana pp. 160, Bari

Il ruolo che la tradizione religiosa islamica ha avuto, e continua ad avere – come strumento di autocoscienza nazionale e di mobilitazione rivoluzionaria – nella lotta di molti paesi ex-coloniali per la propria indipendenza politica e culturale, o nella emancipazione civile di minoranze etniche oppresse, ha significativi precedenti nel più fitto intreccio fra storia civile e storia religiosa, che caratterizza l’islamismo nei confronti delle altre religioni storiche del bacino mediterraneo e delle grandi religioni di massa dell’Oriente.

Di questa vicenda di reciproci condizionamenti fra l’Islam, la dottrina della «sottomissione a Dio», e il contesto economico, politico, culturale in cui essa compì la sua parabola storica, l’analisi del Moore fornisce una ricostruzione completa. Dal periodo delle origini, in cui la predicazione maomettana unifica elementi della religiosità giudaica e cristiana e l’appello a una riforma morale per esprimere molti dei motivi di polemica sociale più diffusi fra le tribù nomadi della penisola arabica, alla fase turbolenta della definizione dell’ortodossia coranica, nella quale spesso i contrasti dottrinali sottintendono scontri di classe, rivalità tribali, incompatibilità etniche e culturali. Dalla fulminea espansione militare, che perfeziona la sottomissione politica con un energico apostolato religioso ed estende l’unità spirituale del mondo musulmano su un gruppo di stirpi assai diverse, alla contrastata nascita di una teologia razionalistica islamica.

Nella insoddisfazione per la soluzione teocratica, accentratrice, autoritaria che, in quasi tre secoli di evoluzione, l’islamismo storico aveva fornito alle aspirazioni popolari delle origini, il Moore indica una delle condizioni fondamentali della crisi di secessioni ereticali che colpisce il mondo musulmano nella seconda metà dell’8OO. E nella misura in cui, nelle sette messianiche di questo periodo, si riproduce l’unità fra riforma religiosa ed emancipazione politica e sociale delle masse, l’islamismo si diffonde nell’Africa Nera e in Asia, dove spesso figura fra le componenti ideologiche dei movimenti anticolonialisti.

Buddhist Caves of Jāghūrī and Qarabāgh-e Ghazni, Afghanistan

Autore/i: Verardi Giovanni; Paparatti Elio
Editore: Isiao
with an Appendix by Minoru Inaba pp. 120, in appendice CXVI tavv. b/n f.t., ill. b/n, mappe allegate, Roma

THE CAVES – General Observations:

The Jāghūrī ano Qarabāgh groups of caves not only belong to one and the same geographical environment but also share common characteristics in terms of typologies and the techniques employed to excavate them. The features they have in common are discussed in a separate chapter for the reader’s convenience, and to avoid repetitions in the descriptive chapter.

As pointed out above, the walls of the rock formations into which the caves were hewn out have partly collapsed. Frost split the rock along the clefts, rain and snow opened fissures, and the combined action of earthquakes led lo further collapse of walls already weakened by the excavation work. Consequently, huge blocks of rock and piles of debris often encumber the entrance to the caves, as well as the inner rooms and corridors, which are often inaccessible.

The cave fronlt as we see it now does not in general correspond to the original front of the rock-cut monasteries; today the mountain walls look as if cross-sectioned by falls of rock. Where the original front is preserved, the openings are generally warped by either the action or the natural elements or re-working activity carried out by later dwellers when the monastic period had come to an end. These have probably always been the poorest among the local people, unable even to afford houses in unfired brick, living in the caves with their cattle over the centuries. At Nāy Qal’a, however, we have an example of a cave preserving the original façade and at Tapa Zaytūn the outline of a large niche is intact…

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Foreword (by Giovanni Verardi)

Transliterations and Transcriptions

Maps

1. THE GEOGRAPHICAL SETTING

2. THE CAVES

General Observations

The Caves to the East of Mount Dehbaday

1. Nāy Qal’a

2. Homāy Qal’a

The Caves of the Upper Arghandāb Valley

The Caves along the Tayna Tangī/Daryā-ye Gawargīn

3. Tapa Sanawbar

4. Shāh Khwāja

5. Ghār-e Shākī Nōka

6. Gawargīn

7. Kōh-e Ēl

8. Ghār-e Shāh

The Caves along the Qōl-e Karīz in the Nāwaye Khodāydād

9. Sangdara

10. Tapa Hesār and Bālā Khāna

11. Bayak and Lālā Khēl

The Caves along the Daryā-ye Alwadā and beyond

12. Qaryā-ye Bābā Kamāl

13. Tapa Zaytūn

Excursus: Cave 2 al Haybāk

14. Shotor Ghār and Tōp-e Āhangarān

3. THE HISTORICAL SETTING

To the West of Ghaznī: The Archaeological Data

Caojuzha/Zābulistān and Jāghūrī

Fulishisatangna/Wujīristān

The Buddhist Kingdom of Zābul

Buddhist and tīrthikas

4. TENTATIVE CHRONOLOGY

APPENDIX: Nāy Qal’a, Wujīristān and the Khalaj (by Minoru Inaba)

References

Index

Plates

Repertorio Terminologico per la Schedatura delle Sculture dell’Arte Gandharica

Sulla base dei materiali provenienti dagli scavi della missione archeologica italiana dell’IsIAO nello Swat, Pakistan
Autore/i: Faccenna Domenico; Filigenzi Anna
Editore: Isiao
pp. 280, ill. b/n, Roma

Dall’Introduzione:

L’analisi e la descrizione di un oggetto necessitano di un linguaggio e di una terminologia quanto più possibile univoci e costanti, onde evitare al massimo una disturbante varietà espressiva, purtroppo frequente. La coerenza terminologica del linguaggio inoltre diventa necessaria qualora si faccia uso di tecniche di schedatura informatizzata. Questo è precisamente il nostro caso.

Pertanto nella schedatura e nello studio del materiale scultoreo di arte gandharica, proveniente dagli scavi della Missione Archeologica Italiana dell’lslAO (già IsMEO) in Pakistan, si è ritenuto opportuno elaborare un Repertorio Terminologico, organizzato per argomento. Il materiale comprende rilievi figurali, statue, elementi architettonici, decorati o semplicemente modanati, quali parti di monumenti.

Il Repertorio, pur riferentesi nella sua fase iniziale soprattutto a tale materiale, si è successivamente ampliato, comprendendo l’insieme di questa produzione artistica manifestatasi nella regione del Gandhara e quindi talvolta esteso nei sensi geografico (Afghanistan) e temporale (post-Gandhara). Esso, iniziato da tempo, ha subito poi inevitabilmente un graduale processo di elaborazione, del quale si riscontrano evidenti tracce nella scelta bibliografica del materiale e nella sua rappresentazione grafica.

Esso non è un dizionario poiché una tale opera si pone per sua natura quale prodotto conclusivo di una ricerca; non è un manuale pur fornendo dati e parametri utili; non ha ovviamente illusorie pretese di completezza. Esso si pone soltanto come primo strumento di lavoro, nel corso del quale potrà acquistare una definizione più articolata e forse giungere ad una sufficiente ampiezza.

I termini scelti oscillano tra una loro natura ora prettamente tecnica ora più generica e corrente: ciò sta appunto a sottolineare la convenzionalità della loro assunzione e come in tali limiti debbano essere considerati. La loro scelta è dettata da un principio di utilità del tutto pratica per giungere all’adozione e all’impiego di un comune linguaggio.

Ripetizioni, errori e imprecisioni nei lemmi, mancanze, discontinuità nella disposizione delle immagini, possono nel tempo essere ovviate. Il lavoro è “aperto”: né può essere altrimenti per un materiale, come il nostro, che sempre più si arricchisce nel numero e nelle particolarità espressive.

Ci si è fermati alla descrizione dell’oggetto nella sua forma rappresentativa. Procedere oltre, nel contenuto, nella sua esegesi, avrebbe significato entrare in altra dimensione di lavoro, che non appartiene alle finalità del presente assunto…

Con la collaborazione di Pia Brancaccio, Pierfrancesco Callieri, Domenico Giubilei, Ciro Lo Muzio, Francesco Martore, Patrizio Pensabene, Peter Rockwell, Piero Spagnesi, Elisabetta Valento.

Shahr-I Sokhta 1975-1978: Central Quarters Excavations

Preliminary report
Autore/i: Salvatori Sandro; Vidale Massimo
Editore: Isiao
pp. 188, nn. ill. b/n, cartine allegate, Roma

THE EXCAVATIONS – Architectural Remains:

When, in 1975, (Salvatori 1977, 1979; Biscione et al. 1977) we began excavations at the so-called Central Quarters, in the archaeological compound of the protohistoric settlement of Shahr-i Sokhta, the aim was to unearth a vast architectonic complex located by M. Tosi, with the help of aereal photography, at approximately 300 m west of the Eastern Residential Area (hereafter ERA; see Tosi 1976) where urban excavations during previous campaigns had been concentrated (Tosi 1968; 1969; 1983a). The area in question is separated from the ERA by a rather vast clayey depression (labelled North Eastern Depression, hereafter NED), and located in the southern portion of the part of the site called Central Quarters, due to its topographic position in relation to the general setting of the archaeologic territory of Shahr-i Sokhta (Fig. I). From a morphological point of view, the area is relatively level, with the exception of a slight, breast-shaped relief in the north-eastern part, at the edge of the NED, and which gives origin to a slight slope on the whole of the south-western part.

The complex proved to consist of a thick boundary wall which defines an area of approximately half a hectare (Fig. 2). In the south-eastern corner of this area, regular internal partitions of a rectangular building are clearly identifyable, due to evident chromatic variations produced by salt concentrations on the top of the buried structures. At the beginning of the excavations, the mud brick structures came to light only few cm below the present aeolian surface (Fig. 3)…

The Kũfic Inscription in Persian Verses in the Court of the Royal Palace of Mas’ūd III at Ghazni

Autore/i: Bombaci Alessio
Editore: Is. M.E.O.
Preface by author pp. XV-68, XLI tavv. b/n f.t., Roma

Introduction

Between 1959 and 1964 the Italian Archaeological Mission in Afghanistan brought to light tbe remains of a Persian inscription in verse at once historical and monumental; it was of considerable length (about 250 m), carved in floriated Kũfic characters, and because of its overall features appears to be unique. It covered the façades of the main court of a palace that has been tbe object of excavation at Ghazni since 1957. The parts of the inscription that have been preserved afford no evidence as to the date which is obviously the same as that of the palace itself. That it was the residence of the Ghaznavid ruler Mas’ūd III, who was born at Ghazni in 453/1061 and reigned from the 5 shavval 492/25 August 1099 to the shavval of 508/March 1115 can no longer be doubted….

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CONTENTS

Preface

Acknowledgements

Abbreviations

Part I. THE INSCRIPTION

1. Introduction

2. Archaeological data

3. Text and Translation

Part II. COMMENT

1. Epigraphic Comment

2. Historical Comment

a. The background

b. The content of the inscription

c. The cultural significance

Bibliographical Index

A. Primary Sources

B. Studies

Index

List of Illustrations

Concordance

Le Dottrine e il Pensiero Politico dell’Islam dalle Origini a Oggi

Autore/i: Campanini Massimo
Editore: Ipocan – Libreria Editrice Aseq
pp. 168, Roma

La storia del pensiero islamico è sempre stata solcata da tensioni contraddittorie: tra sovranità e autorità umana, tra opposte concezioni dell’autorità suprema, tra spinte al rinnovamento dei fondamenti teorici e tendenza a salvaguardare gelosamente il passato. Tutto ciò ha condizionato la storia stessa dei paesi islamici generando conflitti e fratture tuttora insanati.
Conoscerlo è dunque fondamentale per comprendere la vicenda storica dell’lslam in generale e per ipotizzare quali tendenze potrebbero segnare l’evoluzione futura del mondo islamico.

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Indice

Prefazione

I fondamenti

Califfato e imamato

Il pensiero contemporaneo

Glossario

Bibliografia

The Aron Collection – I. Islamic Magic-Therapeutic Bowls

Autore/i: Giunta Roberta
Editore: Ipocan
pp. 348, ill. a colori e b/n, cm. 21×29,30, Roma

Introduction

The Aron Collection is an important English private collection of Islamic metalwork, known in part through a monograph study conducted a number of years ago by James W. Allan, dealing with a then total of 44 objects. The collection has continued to grow and now includes a remarkable compilation of Islamic magic bowls, almost all in good condition. These represent a precious source for expanding knowledge on this entire class of vessels, whose production continued up to quite recent times. The generic term ’magic’ has historically been applied to a particular type of bowl, in brass or copper alloy, of various forms and manufactures, independently of their potential functions within the specific cultural-historic contexts. Their commonality lies in the massive presence of inscriptions in Arabic, more rarely in Persian, and of pseudo-texts executed in unintelligible alphabets, of numerie, alphabetic and alphanumeric sequences, of magic squares and grids, symbols, as well as a rich repertoire of images. Texts, symbols and iconographies are incised on the exterior and interior, in a manner that often carpets the surfaces, enclosed in frames, cartouches and medallions, and assembled in geometrie and geometric-vegetai compositions.

In 2010, the collection owner requested Michele Bernardini and the current author to prepare a catalogue of the entirety of the magie bowls, a work which is now nearing publication. However the two authors also decided to prepare monograph studies of two specific categories of the bowls: the former scholar basing his research on the 21 Aron specimens of Iranian production, and the latter on the 14 items produced in the near eastem area. In this way it would be possible to provide the necessary in-depth examination of the morphological, decorative and functional traits associated with these two broad categories.

The 14 bowls presented in this volume are the ones of hemispheric form, generally of very small dimensions, composing a category identified as ’magic-therapeutic’, given the consistent presence of an Arabic text that provides precise information concerning the curative functions of the object, its powers and beneficial properties, and sometimes its means of use. The decorative architecture of these bowls is peculiar, and indicative of future fortune, being inspired by the structure of the cosmos. In fact the design is almost always construeted on the basis of a number of concentric circles and medallions, incised on one or both of the inner and outer surfaces. The arrangement of the medallions, whether with or without figurative representations, quite plainly suggests the positions of the sun, planets and zodiac constellations. The pseudo-inscriptions and alphanumeric sequences, evidently empowered with strong magical and apotropaic virtues, are almost always more numerous than the inscriptions of comprehensible meaning, and are visually emphasized by the incision of rigidly inscribed underlining….

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CONTENTS

Contents

Foreword

Acknowledgements

Table of transliteration

Introduction

I – CATALOGUE

Introduction to catalogue records

no. 1

no. 2

Commentary (cat. nos. l, 2)

no. 3

Commentary (cat. no. 3)

no. 4

no. 5

Commentary (cat. nos. 4, 5)

no.6

Commentary (cat. no. 6)

no. 7

no. 8

no. 9

no. 10

Commentary (cat. nos. 7-10)

no. 11

no. 12

Commentary (cat. nos. 11, 12)

no. 13

no. 14

Commentary (cat. nos. 13, 14)

Index of the fourteen Aron Collection bowls

II – A DOCUMENTED CORPUS OF ISLAMIC MAGIC-THERAPEUTIC BOWLS

Islamic magic-therapeutic bowls: from early accounts to contemporary studil Survey of 114 Islamic magie therapeutie bowls

Typological classification

Transcriptions of magic-therapeutic formulas

III – ANALYSIS OF TEXTS AND TYPES

The magic-therapeutic formulas: structure and contents

Description of types: patterns and therapeutic formulas

IV -CONCLUSIONS

V – BIBLIOGRAPHICAL REFERENCES

ANNEXES

I – Table of concordance for numbering of Aron Collection bowls

II – Koranic verses on the 14 bowls of the Aron Collection

III – List of bowls including historic information in their formula

INDICES

I – List of ailments and complaints

II – General Index

Canzoni dell’Amore Infinito

Autore/i: Kabīr
Editore: Lindau
cura e traduzione dal sanscrito di Brunilde Neroni pp. 130, Torino

Poeta, filosofo e mistico del XV secolo, Kabīr visse a stretto contatto prima dell’islam e poi dell’induismo, in un periodo di lotte sanguinose. Scelse di imboccare un cammino radicalmente diverso: rigettando gli sterili formalismi, gli inutili riti e i digiuni mortificanti prescritti ai fedeli dei due credi, propose una nuova concezione unitaria e gioiosa di Dio e del mondo. È l’amore universale da cui tutto nasce quello celebrato nelle “Canzoni dell’amore infinito”: in esso non c’è separazione tra vita e morte e ha finalmente termine ogni inquietudine umana, perché l’Amore non ha principio né fine, è il Senza Forma, e «per la sua misericordia» insegna a «camminare senza piedi, a vedere senza occhi, a udire senza orecchi, a bere senza labbra e a volare senza ali». Paradossalmente Kabīr divenne un punto di riferimento tanto per i credenti dell’islam quanto per gli induisti e quando morì, pare alla veneranda età di 119 anni, gli uni e gli altri si disputarono il corpo del Maestro. La leggenda vuole che al suo posto sia stato trovato un enorme fascio di gladioli selvatici che i due schieramenti si divisero: così una parte di quei fiori fu bruciata e gettata nel Gange, mentre l’altra venne sepolta.

Vagabondo Illuminato

La vita e gli insegnamenti di Patrul Rinpoche
Autore/i: Ricard Matthieu
Editore: Astrolabio Ubaldini
a cura di Constance Wilkinson, traduzione di Guido Lena pp. 304, fotografie in b/n, Roma

Il libro offre una messe di aneddoti sulla vita di Patrul Rinpoche, uno dei maestri e yogin più stimati del diciannovesimo secolo. Famoso per la sua dedizione alla pratica spirituale, Patrul preferiva vivere tra la gente comune, nelle tende dei nomadi, anziché tra gli sfarzi dei grandi monasteri tibetani. Le storie, raccolte da fonti orali e scritte e tradotte dallo studioso e monaco Matthieu Ricard nell’arco di trent’anni, illustrano l’insegnamento spesso non convenzionale di un grande santo capace di trasmettere il dharma in ogni suo atto. Il volume è arricchito dalle numerose fotografie (molte delle quali di Ricard) che raffigurano i luoghi in cui visse Patrul e gli eremitaggi e le grotte in cui si ritirava a meditare.