Diario di Murasaki Shikibu

Autore/i: Murasaki Shikibu
Editore: Marsilio
introduzione e cura di Carolina Negri. pp. 128, Venezia

Il nome di Murasaki Shikibu (970?-1019?) è legato in modo indissolubile al Genji monogatari, capolavoro della letteratura giapponese redatto agli inizi dell’XI secolo, probabilmente proprio nello stesso periodo in cui l’autrice prestava servizio come dama di corte. Della sua esistenza purtroppo ancora oggi non abbiamo molte notizie, però diverse fonti confermano l’appartenenza a una famiglia di governatori di provincia con una solida tradizione culturale e le sue straordinarie doti intellettuali, grazie alle quali fu scelta come dama al seguito di Shōshi (988-1074), figlia del potente Fujiwara no Michinaga (966-1028), negli anni successivi alla morte del marito.

Carolina Negri insegna lingua e letteratura giapponese all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha trascorso un lungo periodo di studio in Giappone dove si è specializzata in letteratura giapponese classica. Per la Letteratura universale Marsilio ha curato Le memorie della dama di Sarashina  (20102) e Diario di Izumi Shikibu (2008). La fiaba di Cenerentola nel Giappone del X secolo.

Tara, l’Arte del Potere Femminile

Autore/i: Tsultrim Freccero Carla
Editore: Chiara Luce
prefazione dell’autrice. pp. 128, ill. b/n, Pomaia (Pisa)

In questo libro, scritto da una monaca buddhista occidentale, Tara viene raccontata nel suo contesto storico e spirituale e vista come esperienza archetipica del femminile liberato, espressione di potere, gioia, saggezza e splendente virtù.
Tara può giungere in soccorso di ognuno di noi, immediatamente , al primo accenno, al primo richiamo della nostra mente sofferente. E quando Tara tocca anche un solo infinitesimale attimo psichico della nostra coscienza, come un sole che spunta dalle nuvole, dilaga ovunque riempiendo di energia radiante la nostra vita.

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Prefazione

Primo capitolo:
Tara ti presento Tara

Secondo capitolo:
Tara nel tempo

Terzo capitolo:
I 108 nomi di Tara

Quarto capitolo:
Tara siamo noi

Recitare il mantra di Tara e meditare sul mantra

Le lodi a Tara sono senza numero

Orientamenti per un Dialogo tra Cristiani e Musulmani

Autore/i: Borrmans Maurice
Editore: Urbaniana University Press
premessa di Leonardo Sileo, prefazione di Francis Arinze, presentazione di Pietro Rossano, introduzione dell’autore, traduzione italiana a cura di Costanza Vergnaghi. pp. 240, Città del Vaticano

Si può ancora parlare di dialogo islamo-cristiano dopo “l’orrore assoluto dell’11 settembre 2001” che ha visto le due torri gemelle di New York crollare con migliaia di vittime innocenti? Nell’Europa occidentale l’esigenza di laicità democratica in società pluralistiche, da una parte, e la volontà di visibilità dei musulmani immigrati raggruppati in associazioni o federazioni, dall’altra, pongono nuovi interrogativi nell’opinione pubblica e nelle comunità cristiane. Si tratta ormai di organizzare il “vivere insieme” nella “casa comune” di questo pianeta secondo i valori fondanti delle religioni che riconoscono al Creatore un disegno di bontà e di amore per tutte le sue creature. Questo disegno richiede, da parte dei cristiani, come dei musulmani e degli ebrei, in quanto credenti, una risposta generosa, un’adesione intelligente e un impegno di collaborazionetra tutti gli esseri umani. (Dalla Postfazione dell’autore) Padre Maurice Borrmans, della Società dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi), ha dedicato tutta la sua vita allo studio, all’insegnamento e all’attività pastorale in favore del dialogo islamocristiano. Con questa pubblicazione, l’Urbaniana University Press e l’Istituto di Ricerca della non Credenza e delle Culture (ISA) celebrano la consegna a Padre Maurice Borrmans della laurea honoris causa in Missiologia, Facoltà della Pontificia Università Urbaniana.

Il Profeta Giuseppe (su di lui sia la Pace)

Commento alla Sûtra di Yûsuf, nel Corano
Autore/i: Sâmi Ramazanoğlu Mahmud
Editore: Erkam
traduzione e note a cura di Giuseppe Seminara. pp. 224, Istanbul

ManifestandoSi col Suo Attributo di Gloria (Jalâl) ai Profeti e ai santi, da Lui confermati con la Rivelazione, l’ispirazione divina e la pazienza, Allah li informa delle grandi sofferenze che li colpiranno.
Allah,  sia  celebrata  la  Sua  Maestà  (Jalla Jalâluhu) aveva deliberato una grande sventura e un acuto dolore per Giacobbe  e Giuseppe,  affinché  si  dimostrassero  pazienti nonostante tutta la loro amarezza, e si rafforzasse il loro pentimento
Questo  li  avrebbe  aiutati  a  essere  costantemente rivolti verso Dio e in Sua Compagnia, a troncare ogni
interesse per tutto ciò che non è Lui e a conseguire gli stati spirituali più elevati. Ve ne sono di così sublimi, da potersi
raggiungere solo affrontando e sopportando avversità e afflizioni di ogni genere.
Per questo motivo alcuni grandi sapienti hanno affermato che Giuseppe fu lasciato dodici anni in prigione, perché era necessario che raggiungesse il completo perfezionamento del suo essere e delle sue qualità con il ritiro spirituale, la
rettificazione dell’anima, le avversità e gli sforzi per superarle, affinché Dio fosse soddisfatto di lui. Se Giuseppe fosse rimasto col padre, invece, Allah non avrebbe facilitato la sua realizzazione spirituale. Per questo motivo i Profeti sono stati allontanati dalla loro Patria per qualche tempo, stranieri in terre lontane.

Il Ritorno del Mahdi

(Mukhtasaru Ithbati’r-Raja’h)
Autore/i: Al-Fadl ibn Shadhan An-Nishapūri
Editore: Irfan Edizioni
traduzione di Giuseppe Aiello. pp. XIV-34, San Demetrio Corone (CS)

Secondo la tradizione islamica, la Parusia dell’Imam al-Mahdi, l’Imam Occulto, porrà fine all’era oscura della presente umanità e inaugurerà un Governo universale restaurando la Tradizione primordiale. Quest’ opera è una raccolta di 23 tradizioni (ahadīth) compilata intorno al 258/871 e rappresenta una delle fonti più antiche sull’argomento.
Al-Fadl ibn Shadhan An-Nishapūri (180/796-260/873) fu un giurisperito e teologo musulmano di scuola sciita. Visse a Nishapūr (nel Khorasan, regione che attualmente si estende tra l’Iran e r Afghanistan) e fu tra i compagni del Decimo e dell’Undicesimo Imam dei musulmani sciiti duodecimani. Il suo mausoleo si trova nel sito della vecchia città di Nishapūr, a breve distanza dalla città attuale.
Quando si solleverà il nostro Qa’im (lett. “colui che si solleva”, ossia l’Imam al-Mahdi), metterà la mano sulla testa dei servi di Dio, riunendo i loro intelletti e perfezionandoli. Dopodiché il Signore potenzierà la loro vista e il loro udito, in modo tale che non vi sia più alcun ostacolo tra loro e il Qa’im. In tal modo, quando vorrà parlare con loro, essi potranno sentirlo e vederlo [da ogni luogo] senza che egli si muova dal posto in cui si trova.

Music and Medicine from East to West

Ibn Sīnā – Sergio Piro
Autore/i: D’Acierno Maria Rosaria
Editore: Irfan Edizioni
new edition with a comment by Nūrāldīn Nājī. pp. 120, ill. a colori, San Demetrio Corone (CS)

This research wants to highlight how important and advanced was the eastern world compared too the western civilization. My attention will focus on the philosophical field, but in the Muslim area, philosophy includes a large variety of subjects, and among them medicine and music. Medicine in the Islamic world also was “pluralistic”, with various practices serving different needs and sometimes intermingling”. Thus, I am going to examine how hospitals in Baghdad (705), in Fes (in the early 8th century), in Cairo (800), in Damascus and Aleppo (1270)  were organized, each one having its mental health department, in which psychiatric patients were cured by establishing a solid relationship with their doctors, whose firts purpose was to talk to them and consider them as human beings and not broken machines (Israel). It was applied, in fact, for the first time in history, the actual and very satisfying practice of music therapy. Then, throughout the evalutation of music from Plato to Aristotele, and well known Arab philosophers, I will analyze the link between medicine and psychology in Medieval Islam, and compare the techniques applied at that time to the methods used nowadays in western psychiatric hospitals. When talking about music within Islamic context, of course, it is necessary to examine its value, its origins, the instruments used, and how it is judged according to religious principles.

Maria Rosaria D’Acierno is professor of English and English Linguistics at the University of Naples Parthenope. She started as a researcher at Università L’Orientale with publications in particular on bilingualism and multilingualism/multiculturalism. Sha has studied abroad and as a speaker has partecipated in many international conferences. Sha has been a member and a research at the Mental Health Department of Scuola Antropologico-Trasformazionale held by Prof. Sergio Piro and has completed the five year psychotherapist course at the Mental Health Hospital “Frullone” in Naples. She has a three year master degree in Clinical Pedagogy attended in Florence. She graduated at Università L’Orientale in “lingue e Letterature Straniere” (Inglese, Tedesco e Francese), “Filosofia” (Facoltà di Lettere e Filosofia), and “Arabo e Urdu” (Facoltà di Studi Islamici). She has publications in the filed of linguistics in various areas from the analysis of political language, to that of advertisements, poetry, literary language and many other subjects. She is now considering the linguistic and socio-cultural problems related to immigrant people. With “Irfan Edizioni” she has published Contrastive Analysis and Translation: Arabic, Italian, English (2011).

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A comment by Nūrāldīn Nājī
Introduction
Chapter I
Islamic Influence on Medieval Europe
a) Can we deny Islamic Influence on Medieval Europe?
b) Arab fields of research influencing Medieval Europe
Chapter II
Music in the eastern world and its influence on the western civilization
a) Halāl –- حلال or Harām –- ?حرام
b) The origins of Arab music موسيقى عربية
c) Musical theory
d) Musical instruments
Chapter III
Greek and Islamic philosophers
a) Music and the soul: Greek and Islamic philosophers
b) The theory of humours and the meaning of soul for Muslim scholars
c) Arab philosophers and music
d) The Ikhwān al-Ṣafā إحْوَان الصًّفاء
Chapter IV
Music therapy and its resources in our post-modern world
a) The brain map for music and language
b) Effect of music therapy on the brain
c) The Anthropological-Transformational School between music and communication
Appendix
Bibliography

Arte ed Estetica nell’Islam

Autore/i: Allamah Muhammad Taqi Jafari
Editore: Irfan Edizioni
prefazione di Maria Rosaria D’Acierno, traduzione di Kazem Zakeri (Zaccaria). pp. 148, San Demetrio Corone (CS)

In quest’opera l’Autore affronta, dal punto di vista filosofico islamico, i temi più importanti dell’arte e dell’estetica, tra cui: il significato e i differenti tipi di bellezza, la distinzione tra arte conformista e arte d’avanguardia, il ruolo dell’artista nella società, il talento e la creatività, il rapporto tra la bellezza con l’etica e la verità rivelata. Un intero capitolo, infine, è dedicato al tema della bellezza artistica e naturale, nelle fonti tradizionali dell’Islam, ossia il Corano e le tradizioni del Profeta e degli Imam.

Allamah Muhammad Taqi Jafari  (1923-1998), nato a Tabriz (Iran), è stato un autorevole filosofo e teologo musulmano di scuola sciita. Scrisse molte opere nelle quali affrontò diverse tematiche in ambito antropologico, sociologico, mistico e filosofo, tra le quali ricordiamo un imponente commentario in 15 volumi al capolavoro del misticismo universale del poeta Rumi, il Mathnawi, e la sua incom-piuta traduzione commentata in persiano del Nahj al-Balaghah, che raccoglie i detti, i sermoni e le lettere (in lingua araba) attribuite ad Ali ibn Abu Talib, quarto califfo e primo Imam sciita.

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Presentazione

Profilo biografico di Allamah Jafari

1. Uno sguardo alla filosofia dell’arte secondo l’Islam

2. L’arte dal punto di vista filosofico

3. Arte conformista e arte d’avanguardia

4. Arte e innovazione

5. L’artista e la creativita’

6. Unita’ e molteplicita’ nell’arte

7. La bellezza e la sua relazione con la verita’ e l’etica

8. La bellezza dal punto di vista filosofico

9. La bellezza secondo le fonti islamiche

Notizie su al-Ḥallāj

La mistica dell’islam
Autore/i: Massignon Louis
Editore: Morcelliana
introduzione, traduzione e cura di Luisa Orelli, postfazione di Maurice Borrmans. pp. 130, Brescia

Al-Husayn b. Mansur al-Hallaj, nato in Persia nell’858 della nostra era, morto crocifisso nel 922 a Baghdad, allora capitale del califfato abbaside, è una delle figure centrali del sufismo, la mistica islamica. Le sue parole sono state tramandate oralmente dai suoi discepoli e messe per iscritto nei secoli successivi. Il testo qui presentato è ricomposto da Louis Massignon che ha consacrato tutta la vita alla persona e all’opera di al-Hallaj, da cui ha tratto ispirazione per un profondo rinnovamento nella concezione e nella prassi del dialogo islamo-cristiano: coinvolgere tutti coloro che osano, come Abramo, accogliere «gli altri» come «ospiti di Dio», a loro volta messaggeri del solo «Straniero» che ogni credente attende di accogliere.
Si offre al lettore un classico di mistica sufi: come in una sorta di “Vangelo”, sono raccolte le sentenze, i gesti e le preghiere di al-Hallaj che i contemporanei videro attuarsi nei vari momenti della sua esistenza e soprattutto nel corso della sua Passione.

Louis Massignon (1883-1962) è stato un grande orientalista francese. Tra le sue opere, monumentale e più volte ristampata è La Passion de Husayn ibn Mansur Hallaj, 4 voll. (Gallimard, 1975). Tradotte in italiano: Parola data (Adelphi, 1995); L’ospitalità di Abramo. All’origine di ebraismo, cristianesimo e islam (Medusa, 2002); Il soffio dell’islam. La mistica araba e la letteratura occidentale (Medusa, 2008).

Luisa Orelli, arabista formatasi a Parigi (Paris III) e Roma (PISAI), ha vissuto a lungo al Cairo ed è traduttrice di letteratura araba.

Atharva Veda Saṁhitā

2 Volumes
Autore/i: Whitney William Dwight
Editore: Motilal Banarsidass
translated into english with critical and exegetical commentary William Dwight Whitney. vol. 1 pp. 470, vol. 2 pp. 471-1046, Delhi

Atharva-veda means `the Veda of the Atharvan’ or `the Knowledge of Magic Formulas’. The great importance of the Atharva-veda Samhita lies in the fact that it is an invaluable source of knowledge of popular belief as yet uninfluenced by ancient Indian priestly religion, of the faith in numberless spirits, imps, ghosts, and demons of every kind, and of the witchcraft, so eminently important to ethnology and for the history of religion. This work includes in the first place, critical notes upon the text, giving the various readings of the manuscripts; second, the readings of Paippalada of Kashmere version, furnished by the late Professor Roth; furhter, notice of the corresponding passages in all the other Vedic texts, with report of the various readings; the data of the Hindu scholiast respecting authorship, divinity, and metre of each verse; also references to the anciallary literature, especially to the well-edited Kausika and Vaitana Sutras, with account of the ritualistic use therein made of the hymns or parts of hymns, so far as this appears to cast any light upon their meaning; also, extracts from the printed commentary;p and finally, a simple literal translation with introduction and indices.

Tradition, Veda and Law

Studies on South Classical Intellectual Traditions
Autore/i: Squarcini Federico
Editore: Società Editrice Fiorentina
pp. 186, Firenze

The essays in this volume include both general considerations and detailed investigations of South Asian cultural productions, and are arranged to fit specific South Asian materials into larger analytical frameworks.

«These contributions give us an excellent series of conceptual case studies of how to do more with normative texts than affirm or deny their applicability or reality. By reaching out to contemporary theoretical work, Squarcini shows how perennial topics of ideology-formation, the politics of contested language, and the non-physical effects of punishment may be studied through the lens of even ancient Sanskrit intellectual traditions.» (Donald R. Davis, “Journal of Hindu Studies”)

The essays presented in this volume constitute a progression from general considerations related to the ‘etic’ (in the geertzian sense of the word) approach to South Asian cultural productions, to peculiar and detailed investigations of them. Such a sequence is meant to develop a renovated and systemic approach, through which these specific cultural materials should be interpreted: materials not to be read in isolation, nor with an overemphasised concern for cultural relativity. Rather, they should be viewed as meaningful examples of sophisticated intellectual and cultural procedures to be included into a broader comparative discussion, also in order to increase the quality and the depth of such debate. The studies gathered in this volume are therefore arranged to fit specific South Asian materials into larger analytical frameworks.
Readership: Sanskritists and buddhologists; students and scholars of ancient Indian religions, history and literature; students and scholars of South and Central Asia; cultural and social anthropologists; literary theorists; and historians of religions.

Federico Squarcini is Associate Professor in the Department of History at the University of Florence, where he teaches the history of Indian religions.

Federico Squarcini è professore associato di Storia delle religioni all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha insegnato Storia delle religioni e Storia delle religioni dell’India all’Università di Firenze e Indologia all’Università di Bologna e all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Ha scritto e curato diversi volumi, fra i quali «Verso l’India, Oltre l’India. Scritti e ricerche sulle tradizioni intellettuali sudasiatiche» (Mimesis 2002); «Boundaries, Dynamics and Construction of Traditions in South Asia» (FUP 2005); «Il Buddhismo contemporaneo. Rappresentazioni, Istitu-zioni, Modernità» (SEF 2006); «Ex Oriente Lux, Luxus, Luxuria. Storia e sociologia delle tradizioni religiose sudasiatiche in Occidente» (SEF 2006); «Yoga. Fra storia, salute, mercato» (Carocci 2008); «Il Trattato di Manu sulla norma» (Einaudi 2010); «Tradition, Veda and Law. Stu-dies on Southasian Classical Intellectual Traditions» (Anthem 2011).

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I. Understanding South Asian Cultural Production. In Search for a New Historical and Hermeneutic Awareness; II . ‘Pāṣaṇḍin’, ‘vaitaṇḍika’, ‘vedanindaka’ and ‘nāstika’. On Criticism, Dissenters and Polemics and the South Asian Struggle for the Semiotic Primacy of Veridiction; II. Being Good is Being ‘vaidika’. On the Genesis of a Normative Criterion in the ‘Mānavadharmaśāstra’; IV. ‘na mlecchabhāṣāṃ śikṣeta’. On the Authority of Speech and the Modes of Social Distinction through the Medium of Language; V. Punishing in public. Imposing Moral Self-Dominance in Juridical Sanskrit Sources.

La Tradizione Estetica Giapponese

Sulla natura della bellezza
Autore/i: Ricca Laura
Editore: Carocci
premessa dell’autrice. pp. 192, nn. ill. b/n, Roma

L’indagine del volume si incentra sull’esame di alcune idee estetiche del Giappone tradizionale che non sono state oggetto di analisi teoretiche sistematiche, ma hanno trovato espressione in concrete pratiche di vita e attività artistiche concepite come vere e proprie “vie” di perfezionamento spirituale. Il saggio si compone di due parti. Nella prima si pongono le premesse per indagare le idee-patrimonio dell’arte e della cultura estetica nipponica; la messa a fuoco di alcuni principi cardine che affondano le loro radici nella sensibilità “classica” giapponese contribuisce a illuminare taluni tratti della visione del mondo estremo-orientale. Nella seconda parte si analizzano alcune significative idee estetiche, la cui peculiarità è di non essere mai state organizzate in un sistema organico, forse perché troppo ovvie o troppo “vissute”. Proprio nello spirito di tale dimensione esistenziale la struttura del libro segue un percorso non lineare, dettato essenzialmente da libere associazioni, ispirandosi al genere classico zuihitsu – letteralmente “seguire il pennello”, ovvero pensieri in libertà, non necessariamente legati da nesso logico. Lungo questo percorso si sviluppano poi ulteriori diramazioni innescate da quei punti di congiunzione con il pensiero filosofico ed estetico occidentale che si offrono all’intuizione nella prospettiva di un’ermeneutica comparata.

Laura Ricca yamatologa di formazione, è attualmente assegnista di ricerca (2011-16) in Estetica all’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze dell’Educazione, Scuola di Psicologia e Formazione). Tra il 2003 e il 2009 è stata Lettrice di Italiano e in seguito Research Fellow presso l’Università del Tohoku di Sendai in Giappone. Le sue ricerche hanno come oggetto le idee dell’arte e della cultura estetica giapponese in una prospettiva comparata.

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Premessa
Parte prima
Percorsi
1. L’armonia (wa) come filosofia di vita
2. Il soffio vitale (qi)
3. L’assenza di sistematicita: lo zuihitsu
4. La relazione uomo-natura
5. La via del te

Parte seconda
Idee dell’arte e della cultura estetica giapponese
6. Furyu e iki
7. Aware
8. Wabi, sabi e mingei
9. Shibui e yugen
10. I volti del vuoto
Bibliografia essenziale

Fatima Zahra

La figlia prediletta del Profeta Muhammad
Autore/i: Sayyed Jaf’ar Shahidi
Editore: Irfan Edizioni
presentazione Alireza Esmaeili, prefazione e traduzione di Kazem Zakeri, introduzione dell’autore. pp. 150, Setteville di Guidonia (Roma)

Fatima era la cara e diletta figlia del Profeta Muhammad. La sua sapienza, la sua fede, il suo timor di Dio e le sue virtù le valsero l’appellattivo di Sayyidatunnisà (la migliore di tutte le donne ). Da Fatima e da suo marito, l’Imam Alì, discendono undici dei dodici Imam successori del Profeta e guide dell’umanità. Secondo quanto affermato nel Corano, Fatima è infallibile.

Sayyed Jaf’ar Shahidi (1918-2008) è stato uno dei più noti e autorevoli storici e linguisti iraniani contemporanei.

Dio ha fatto, per voi, della fede un mezzo di purificazione dall’idolatria, della preghiera uno strumento con il quale tenere lontana la superbia, della zakat ciò con cui purificare l’anima e aumentare il pane quotidiano, del digiuno un mezzo per rinsaldare la devozione. Egli ha costituito il pellegrinaggio per rinforzare la religione, la giustizia per avvicinare i cuori; ha fatto dell’ubbidienza ai nostri ordini uno strumento con il quale preservare l’ordine della nazione islamica. Ha costituito il jihad per donare onore e dignità all’Islam, ha fatto della pazienza un mezzo per ottenere la ricompensa divina e dell’ordinare il bene ciò con cui difendere e fare rispettare i diritti comuni. Egli ha fatto del beneficiare i genitori un mezzo per prevenire la Sua ira e dell’intrattenere buoni rapporti con i parenti causa d’aumento della popolazione credente; ha costituito il contrappasso per difendere la vita degli uomini e ha fatto del rispetto dei voti ciò con cui guadagnarsi il Suo perdono. Ha ordinato d’impedire che si venda detraendo illecitamente dal peso per combattere le ristrettezze, ha proibito di bere il vino e tutto ciò che inebria per purificare la gente dalle turpitudini, ha fatto del divieto di calunniare e ingiuriare il prossimo uno scudo contro la Sua maledizione, ha ordinato di astenersi dal rubare per preservare la dignità delle Sue creature e ha proibito l’idolatria affinché gli uomini mantengano pura la loro fede nella Sua divinità e unicità. Temete dunque Iddio come merita d’essere temuto e badate di morire musulmani. Eseguite ciò che Dio vi ha ordinato e astenetevi da ciò che Egli vi ha proibito: “Tra i servi di Dio solo i sapienti divini lo temono” (Corano XXXV, 28).

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Presentazione Alireza Esmaeili – direttore dell’Istituto culturale della Repubblica islamica dell’Iran – Roma
Prefazione di Kazem Zakeri
Introduzione
I.      L’Arabia prima e dopo l’avvento dell’Islam
II.     Il matrimonio di Muhammad con Khadija e la nascita di Fatima
III.    Gli anni dell’infanzia
IV.    Il matrimonio con Alì, il Principe dei Credenti
V.     La vita coniugale, i figli e la devozione a Dio
VI.    L’ultimo pellegrinaggio del Profeta e il suo testamento
VII.   La vicenda di Saqifa e l’usurpazione dei diritti di Fatima
VIII.  La denuncia di Fatima e il testo del suo sermone
IX.    La sua morte e gli ultimi insegnamenti
X.     Per un ammonimento della storia
Appendice. I figli di Fatima

Cuore dell’Eurasia

Il Xinjiang dalla preistoria al 1949
Autore/i: Rippa Alessandro
Editore: Mimesis
prefazione di Giampiero Bellingeri. pp. 210, Milano

Il testo rappresenta un’introduzione alla storia del Xinjiang, dalla preistoria fino al 1949, anno dell’istituzione della Repubblica Popolare Cinese. Il principale proposito del volume è quello di sottolineare il ruolo strategico della regione, oggi estremo confine occidentale della Cina e tradizionalmente uno dei principali snodi lungo la via della seta. Attraverso un’analisi storica ma anche geografica e letteraria, il testo mostra come la posizione “centrale” del Xinjiang abbia favorito l’approdo in regione di influenze, popolazioni e culture variegate, contribuendo alla formazione di civiltà ricche e straordinariamente complesse. L’opera si rivolge ad un pubblico non necessariamente accademico, ed è basata su anni di ricerca in Xinjiang e sull’analisi di fonti primarie e secondarie di diverso genere. Si tratta della prima storia del Xinjiang pubblicata in lingua italiana, e colma così un vuoto importante nella letteratura sulla Cina nel nostro paese.

Alessandro Rippa è postdoc presso l’università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, affiliato al progetto “Remoteness and Connectivity: Highland Asia in the World” finanziato dal consiglio Europeo della ricerca. Alessandro ha ottenuto il dottorato in antropologia presso l’università di Aberdeen, ha vissuto in Cina per diversi anni e condotto ricerca etnografica in Xinjiang e Pakistan tra il 2009 e il 2013.

Autobiografia di un Monaco Zen

Autore/i: Deshimaru Taisen
Editore: Se
traduzione di Guido Alberti. pp. 144, Milano

“Fui pervaso fin nel più profondo del cuore dal sentimento dell’impermanenza di tutte le cose che mi era stato trasmesso da mia madre. La vita umana era effimera come i petali avvizziti, spazzati via dal vento. La nozione buddhista dell’impermanenza (mujo) faceva parte del mio essere più intimo. Niente nell’universo intero può resistere al tempo. Tutto ne viene travolto, tutto è condannato a scomparire o a mutare. Anche lo spirito, come la materia, è chiamato a trasformarsi, senza mai poter raggiungere la permanenza. Per questo l’uomo è costretto ad avanzare in solitudine, senza alcun appoggio stabile. Come è detto nello Shodoka, neppure la morte, che lascia ciascuno solo nella sua bara, è definitiva. Soltanto l’impermanenza è reale”.

Il Canto dell’Immediato Satori

Autore/i: Daishi Yoka
Editore: Se
introduzione e commento del Maestro Taisen Deshimaru, traduzione di Lucia Corradini pp. 174, Milano

Dalla Prefazione:

La verità autentica risiede nel sistema cosmico e nei fenomeni del reale. Ma questi fenomeni reali devono essere creati a partire dalla fonte originaria e pura di ku, vacuità. Realizzare questo crea una vita meravigliosa, una morte meravigliosa.

Il maestro Yoka descrive come risvegliarsi a questa vita e a questa morte, come decidere della nostra vita quotidiana, come «troncare» la nostra mente e il nostro ego. Yoka Daishi è morto più di mille anni fa, nel 713 dopo Cristo, ma il suo Shodoka, «Canto dell’immediato satori», ancora attuale alla nostra epoca, possiede una freschezza che la maggior parte dei sutra e dei canti antichi non hanno. Nella nostra epoca, gli uomini vivono solo a metà. In tutti gli ambiti, sono soltanto «tiepidi», incompleti, semi-vivi e semi-morti. Più nessuno ha fede nella verità o in se stesso, neppure gli insegnanti, i politici o gli scienziati. La specializzazione ha reso gli uomini incompleti. Lo Shodoka è destinato a tagliare i dubbi che abitano gli uomini, a troncare la loro mente e a trovare la verità in Dio o in Buddha; grazie a esso, l’uomo può risvegliarsi a una vita autentica.